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È ora di uscire  e il mio amatissimo figlioletto deve lavarsi i denti, e siccome anche se lo adoro lui sente che io ho fretta, ecco che lui rallenta e perde tempo, tanto per ricordarmi, senza rendersene conto, “ehi, mamma, lo sai che io sono importante, più importante di tutto quello che fai?” E siccome io non ho in quel momento la disposizione d’animo, cerco di fingere calma, mentre in realtà friggo, e lui rincara la richiesta e rincara la bizza, non trova lo spazzolino, non trova il dentifricio, non trova la bocca…  Mollare non è educativo, ma perdere  il pulmino e fare tardi non è fattibile, come ne esco?
Con una storia, la storia per lavarsi i denti!!!
Io me le invento, lì per lì, ma ormai alcune sono diventate un classico, e le ascolta sempre di nuovo anche la grande, quando le racconto per l’ennesima volta.

Ehi, ma te la ricordi la storia di Dotto? Una mattina Dotto, (proprio lui, quello dei sette nani), arriva al bagno per lavarsi i denti e non trova lo spazzolino. “Dove sarà finito?” (E intanto lui prende in mano lo spazzolino), “Forse l’avrò scambiato”, dice e cerca. “Cucciolo, no, Mammolo, no, (qui bisogna ricordarsi tutti i nomi, lui mi corregge e mi aiuta, e intanto ha messo il dentifricio), Brontolo, Eolo, Pisolo, Gongolo, macchè non c’è”.
A un certo punto, Dotto sente il rumore di uno spazzolino che… spazzola! “Fai sentire come fa?” (E lui spazzola, tutto contento), “Segue il rumore e vede un buchino su uno scalino, guarda dentro e sai cosa c’è?” (intanto lui si sciacqua la bocca) “Un topino che si lava i denti!”
Allora Dotto gli dice: “Ehi, ma quello non sarà mica il mio spazzolino?” (Intanto si asciuga la bocca e inizia a infilarsi il giacchetto)
Allora il topino risponde: “Sì, Dotto scusa, è proprio il tuo, ma ieri sera sono stato dal topo dentista e mi ha detto che se non iniziavo subito a lavarmi i denti, li avrei persi tutti e capisci, poi come faccio a mangiare il formaggio?” (Si apre finalmente la porta e si comincia a scendere), “Così stamattina ho preso il tuo spazzolino, perché non potevo aspettare, scusami”.
Dotto allora gli risponde. “E va bene, topino, capisco, però se me lo dicevi te ne costruivo uno nuovo tutto per te. Vuol dire che me ne farò io uno nuovo e se lo vuoi, uno anche per te, per la tua piccola bocca”.
La tensione è calata, il mio bambino si sente importante perché è come il topino e perché mamma, in qualche modo, lo ha accontentato e lui ha potuto mollare senza perdere la faccia, arriva il pulmino, baci e, che bellezza, ci si vede nel pomeriggio.
La storia poi, quando diventa familiare, può cambiare, ma anche diventare una fonte di scambio, un patto implicito: ok, io ti racconto la storia e intanto tu fai la cosa. E si sopravvive!

La vita prosegue e anche le cose da scrivere dopo il libro!

Grata

Se avessi tempo di scrivere con calma, potrei raccontare di tutte le riunioni, gli incontri, le persone, ma anche le corse, il sonno che non viene perchè la mente non si vuole fermare e poi, come stamattina, degli uccellini che mi svegliano all’alba, ma di questo come lamentarsi? Potrei raccontarvi dei cambiamenti che questo mio diverso ritmo di impegni sta portando nel rapporto con i miei figli, io che ero la mamma onnipresente, potrei raccontarvi del regalo che mi ha fatto mia figlia il giorno prima della festa della mamma, semplicemente avendo bisogno di me, ha voluto che le asciugassi io i capelli, voleva sentirmi vicino, che la incoraggiassi e la tranquillizzassi in uno di quei tanti momenti di vedotuttonero tipici della sua età, e di come mio figlio ci sta sconvolgendo con le sue prime scoperte sul sesso, mammamianonsonoancorapronta!, e di come non ha imparato la poesia per la mamma senza di me e ha preso anche un meno e che però io mi sono presa lo stesso la mia dose di commozione quando alla fine la poesia me l’ha detta una buona volta quando poi l’ha imparata. Potrei raccontarvi e raccontarvi, ma questo non è lo spazio delle corse e dell’elenco forsennato, questo è il momento per me, l’alzata dello sguardo verso le rondini, lungo i campi verdi di grano ancora verde e rosso dei papaveri, dell’aria profumata, delle colline che mi vedono sfrecciare in qua e là nel comporre il mio ricamo personale di tragitti tra palestre, scuole, supermercati, sale e riunioni che tra mille giri, compongono la trina della mia vita. E con gli occhi delle colline mi guardo e quello che vedo mi piace, sono orgogliosa della trina, e con gli occhi che mi apppartengono guardo la mia vita e me stessa e mi sento fortunata. E grata.

Io, mamma

Sono qui in questi giorni che lotto con mio figlio perchè vuole studiare la poesia per la festa dellla mamma con me, come è abituato con tutte le altre. Ma io non voglio. Anche io, come suo padre, voglio poterla ascoltare per la prima volta recitata da lui, provare quell’intensità e commuovermi il giorno della festa, cioè domenica prossima, non trattenendo le lacrime come ha fatto mio marito, ma con un bel pianto liberatorio come ho già fatto stamattina leggendo questo brano pubblicato da un’amica. Che ci volete fare, nonostante i tanti impegni, le mille anime e vesti che mi ritrovo a ricoprire l’amore per i miei figli, il mio cuore di mamma viene sempre prima di tutto.. e piango, felice.

UN BIMBO CHE STAVA PER NASCERE SI RIVOLSE AL SIGNORE…..
«Mi dicono che domani mi farai scendere sulla terra. Come potrò vivere così piccolo e indifeso?». «Fra tanti angeli ne ho scelto uno per te. Lui ti proteggerà. – rispose Dio. E continuò: Il tuo angelo canterà per te parole dolci e tenere, con infinita pazienza e tenerezza ti insegnerà a parlare». Ma il bambino chiese con apprensione: «Come potrò parlare ancora con te?». «Il tuo angelo unirà le tue manine e ti insegnerà a pregare». Rispose Dio con dolcezza infinita. «Ho sentito dire che la terra è abitata da uomini cattivi… Chi mi difenderà?». Chiese il bimbo preoccupato. Dio, guardandolo con tenerezza gli rispose: «Il tuo angelo ti difenderà a costo della propria vita». «Ma il mio cuore sarà sempre triste, Signore, perché non ti vedrò più!». Disse il bimbo con molta tristezza… «Il tuo angelo ti parlerà di me e ti indicherà il cammino per ritornare alla mia presenza; sappi, però, che io sarò ogni istante accanto a te!». In quel momento si diffusero delle voci e dei rumori ed il bambino angosciato gridò a gran voce: «Signore, sto scendendo verso la terra! Dimmi ancora una cosa: qual è il nome del mio angelo?!?». E Dio sorridendo rispose: «Il nome non importa, tu lo chiamerai…mamma!».

Dubbi

Sono così esasperata! La rabbia non riesce a passarmi! Mio marito comincia a dirmi che forse la politica non fa per me. Sono troppo emotiva, viscerale e forse illusa, non sono abbastanza pragmatica. Forse il mio campo deve restare quello dei rapporti diretti, delle anime delle persone, soprattutto della mia. Perchè vedere quale sia oggi la gestione del potere, anche nelle piccole cose da candidata e delle semplici azioni che nella mia poca pratica politica sto sperimentando mi mortifica dentro. Io non sono mica tipo da mediazioni, sono per le grandi emozioni, per le passioni, per i sogni quelli che ti cambiano la vita, mi interessa quello cha fa muovere e commuovere le persone. Come la mia amica cassiera che rassicura una signora anziana che vuole comprare la maglietta ad offerta e si confida con lei che non sa se spende troppo e lei le dice scherzando, o forse no, -vai, vai, che magari ti porteranno i fiori di plastica, spendili per te ora, che è meglio!- Pensavo che quella signora probabilmente vede più spesso la mia amica, magari tutte le mattine, che non i figli o i nipoti. -Complimenti per come lavori- le ho detto commossa, mentre pagavo. Io ho bisogno di nutrirmi di questi sentimenti, di sentire i miei figli che ridono al buio e così non riescono ad addormentarsi, di guardare le stelle e sentire il verso delle rondini sopra la mia testa. Però sto incontrando anche tante persone belle, da stimare, che mi piace pensare che esistano e che hanno più forza e determinazione di me. Basteranno a bilanciare lo squallore e il grigiore umano che vedo altrove? O forse è proprio che lavorando insieme a loro che potrò tollerarlo? Forse proprio così riuscirò a superare la rabbia.

 

Il nome in realtà mi viene da una prozia materna, laziale, ma di fatto mi chiamo Caterina e sono nata a Siena. Qualche cosa, ho pensato, dovrà pur dire. Così mi sono trovata mesi fa nella Basilica di San Domenico, la chiesa che Caterina Benincasa a cavallo del 1300 frequentava, dove si recava a Messa. Nella libreria interna, tra rosari e immaginette ho comprato una biografia romanzata della santa dal titolo che non mi ha lasciato dubbi, La mia natura è il fuoco. Questa santa va conosciuta, mi son detta. Ho scoperto una donna eccezionale, mistica da sembrare quasi fiabesca e leggendaria e allo stesso tempo con un impegno civile unico io credo in tutta la storia. Lei, umile donna illetterata figlia di un tintore, interloquiva con tutti potenti di allora senza timore o reverenza, forte della sua umiltà e della verità.
In questi giorni pieni ed inquietanti, il mio vivere la politica si è concretizzato anche in una candidatura in una lista civica, per esserci, per dare il mio contributo e testimonianza, ma sperando, con la mia paura, davvero di non essere eletta che preferisco contribuire in altro modo. Ma i veri giochi, quelli che mi inquietano sono altri.
Mia figlia, quindicenne adolescente in crescita, tra amici, scuola e ragazzo vuole giustamente fare da sè, ma io e suo padre la vediamo soffrire, o arrabbiarsi, o sfogarsi con noi, sbagliare, ma non volere il nostro aiuto. Ci siamo detti proprio in questi giorni, per consolarci, che essere genitori di figli adolescenti è forse meno faticoso, ma più doloroso: se non vuole confidarsi, se non vuole essere aiutata, non puoi fare altro che soffrire per lei, o se te lo permette, con lei.
Questo nostro paese, questa nostra democrazia, dove vedo tante persone al potere pronte a buttarsi alle spalle ogni principio, ogni valore, ogni capacità di ascolto e di rispetto per i cittadini, considerati delle pedine, carri armatini del Risiko che loro stanno giocando, presidenti e segretari che stanno affondando in una vergogna sempre più profonda, e questa nostra incapacità di costruire e creare una nuova classe di rappresentanti, la nostra incapacità di indignarci, di ricordarci che noi siamo altro da tutto ciò e staccarci indignati, che non uno, ma mille movimenti dovrebbero crearsi, il paese dovrebbe pullulare di assemblee, di incontri, di richieste di muoversi verso nuovi obiettivi. E invece tutti spenti, disillusi, paralizzati o peggio ancora violenti.
Come a volte proprio con mia figlia, l’adolescente, aspetto e soffro, veglio, faccio quello che mi è possibile, convinta che la crescita e la maturazione, le capacità di trovare la propria strada arriveranno. Dopo tutto Caterina da Siena è la patrona d’Italia e d’Europa, culle di civiltà, diritto e democrazia. Qualcosa dovrà pur dire.

“Manterrai vivo il ricordo dei tempi passati, affinchè la gente ricordi il Grande Pericolo ed ami ancora di più il suo caro paese.”
(Frodo a Sam, J.R.R. Tolkien, Il Signore degli anelli)

La vita mi rincorre, quante cose mi stanno accadendo, o meglio sto facendo, non ho il tempo di metabolizzarle, sono io questa? Pare di si, ma quando potrò tornare ai miei scritti, alle mie riflessioni? Le rondini da lassù volteggiano lontane e mi guardano. Lo so, lo so che sono io che guardo loro, ma come le stelle ogni sera fin da bambina, le salutavo dalla finestra e mi sentivo seguita e protetta da loro, così ora le seguo da lontano, le mie piccole stelle bianche e nere, in attesa di tempi più calmi, quando avrò tempo di far volteggiare, insieme a loro i miei pensieri e covare su queste pagine le mie parole.

Tornate

Settimana di quelle piene e intense, dove in qualche modo sopravvivi e anche ora che finalmente scrivo ho mille cose per la testa e pentole sui fornelli e lavatrici che aspettano di essere tese a questo tanto atteso sole di primavera. Perchè la primavera è sempre così, una signora o forse una fanciulla timida e delicata di cui cerco impaziente ad ogni momento i segni del suo arrivo, come nel mio Le farfalle. Io da circa un mese controllo i rami degli alberi sotto casa e seguo i butti, le gemme, annuso i primi fiori e scruto le prime foglie, sperando, senza volermi illudere, che sia arrivato quel tempo in cui il mio cuore si rilassa e qualcosa dentro mi si scioglie, sapendo che la promessa di una nuova estate, di un rinascere della campagna e del tempo a cui io mi posso aggregare e fiorire e colorarmi dentro e fuori a mia volta, è stata ancora una volta mantenuta. In questa settimana però sono stata così presa e stanca che anche se i miei occhi hanno guardato, i miei pensieri e i sentimenti continuavano a correre distratti. Poi stamattina mentre tornavo dopo aver lasciato mio figlio al pulmino ho alzato lo sguardo e le ho viste.
-Benvenute!- ho detto dentro di me. E mi sono commossa.
Le prime rondini dell’anno, leggere e leggiadre, eppure con migliaia di chilometri percorsi, svolazzavano nel cielo sopra alla mia testa affollata che quasi non me me accorgevo. Come loro, devo percorrere chilometri e chilometri di impegni e intemperie e fatiche e oltrepassare tanti orizzonti, ma quando arrivano voglio essere anche io pronta a svolazzare nel cielo azzurro.
Affinchè il viaggio non sia invano.

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