C’era un bambino che non voleva mettere le scarpe alte che a lui non piacevano,ma fuori era brutto tempo e la sua mamma non sapendo cosa fare gli ha raccontato che anche nonno Gianni quando piove e fuori è brutto tempo per non bagnarsi i piedi ed averli poi tutti freddi,mette le scarpe quelle più alte così è sicuro di stare protetto ed asciutto.Infatti il bambino si ricorda bene che è proprio così,l’ultima volta che ha piovuto aveva delle scarpe così leggere e poco adatte che bagnandosi i piedi ha poi avuto il raffreddore e la tosse e poi anche la febbre,stava così male che è dovuto rimanere a letto senza uscire e che peccato,doveva andare da suo nonno in campagna!
Quella sera stessa che si era ammalato,nonno Gianni gli aveva telefonato e gli aveva dovuto raccontare per telefono le cose belle che aveva fatto quel giorno,peccato non esserci potuti essere con il nonno!!! Si deve ascoltare il consiglio dei grandi perchè hanno più esperienza e sanno spesso come risolvere i piccoli problemi quotidiani.
Archivio per marzo 2009
Storie di Francesco 2 (il ritorno)(si ricorda che le vostre storie, come quelle di Rita, sono più che gradite)Grazie Rita
Postato in Altre cose e altre storie, tagged Bambini, mamma, storia di mamma il giorno marzo 30, 2009 | 1 Commento »
Storie di Francesco
Postato in Altre cose e altre storie, tagged Francesco, mamma, storie, storie di mamma per suo figlio il giorno marzo 29, 2009 | Lascia un commento »
Ecco la prima delle storie di Francesco che Rita ci ha mandato, grazie per ora!
“C’era un bambino che andando a fare la spesa con la sua mamma ed il suo papà,entrando in un supermercato con tante cose ed attrattive piacevoli,si ferma tutto serio davanti allo scaffale degli ovetti Kinder e prega la sua mamma ed il suo papà di volerne uno.La mamma ed il papà puntualizzano che ci deve pensare bene,che poi non verrà comprato niente altro di superfluo per il bambino.Il bambino acconsente al patto,’Sì -dice-voglio solo quello’,ma poi passando davanti alle caramelle,la sua idea cambia:’Mamma,papà,voglio le caramelle,!’ ma il papà e la mamma gli ricordano di quanto poco prima avevano stabilito,ci doveva essere solo l’ovetto Kinder e niente altro fra la spesa per lui,ma il bambino comincia a fare capricci di tutti i tipi,si butta per terra,piange,strilla,urla…ed allora i due genitori disperati gli comprano anche le caramelle.I pianti ed i capricci del bambino finiscono,ma per poco…quando il bambino passa davanti allo scaffale dei giocattoli,vuole anche a tutti i costi quel giochino che gli piace tanto ed allora ecco ancora pianti,strilla,capricci,perchè mamma e papà gli ricordano la regola stabilita prima,ma il bambino fa finta di non ricordarsela e dà il via ancora ai sui piagnistei ed ai suoi capricci.Allora mamma e papà prendono il bambino,lo mettono sul carrello,gli fanno vedere che rimettono al proprio posto l’ovetto e le caramelle ed escono così dal negozio senza aver comprato niente di niente per il bambino capriccioso che si scorda così velocemente le regole ed i patti che insieme avevano fatto.”
Mio figlio ha trovato la storia divertente e dice che conviene fare come fa lui che anche può scegliere una cosa sola, ma la cambia a mano a mano che trova una cosa che preferisce alla precedente, fino certe volte alle caramelle in vendita alla cassa! Grazie ancora Rita.
Il sorso di formica
Postato in Le cose da fare in casa, tagged Bambini, colazione, fantasia, mangiare il giorno marzo 27, 2009 | Lascia un commento »
Uno dei giochetti passati dalla grande ora al piccino sempre per sfangare la colazione, momento delicato, inizio della giornata, fretta degli orari, risveglio assonnato e bisogna finire di bere il fatidico latte o succo di frutta, neanche ne avesse avuto un ettolitro, ma è sempre un’impresa arrivare in fondo..
-Dai finisci il latte!
-Non mi ci va più..-
-Va bene allora solo un sorso, però di elefante, e come beve un elefante, grosso, eh?-
E lui beve un bel sorso, lungo lungo.
-Ora un sorso da gatto-
E così un altro sorso, un po’ più piccolo e il latte comincia a diminuire..
-Ora un sorso da topolino, piccolo piccolo-
Rimane un gocciolino -E ora un sorso di formica!-
Il latte è terminato, e non se ne è neanche accorto.
Una volta imparato, quando rimane il classico avanzo nel bicchiere, basta scegliere l’animale adatto…
Il serpentello
Postato in Le cose da fare in casa, tagged Bizze, capricci, colazione, fantasia, serpentello il giorno marzo 25, 2009 | Lascia un commento »
Mio figlio, 7 anni, tipino di quelli “mi spezzo , ma non mi piego” è un grande ispiratore di storie in quanto grande costruttore di quelle belle bizze in cui non si smuove con niente, appunto piuttosto si spezza..
Una mattina se ne stava seduto a colazione, non ricordo per cosa era arrabbiato, non voleva mangiare. Magari aveva fame, magari voleva andare a prendere il suo adorato pulmino, ma aveva deciso per una di quelle sfide in cui non cede per non darla vinta e per non perdere la faccia.
Avevo messa una nuova piccola zuccheriera sul tavolo e la curiosità lo fece distrarre un attimo.
-Cosa c’è qui dentro?- chiede con aria indifferente.
E io d’istinto -Un serpentello-
-Non ci credo- risponde lui, ma intanto la bizza è andata, chi ci pensa più!
-E’ un piccolo serpentello, ti dico- lo incalzo io.
-Allora ora ci guardo- e fa per sollevare il piccolo coperchio.
-Attento che con la sua piccola bocca ti può mordere un dito- rincaro io.
Apre e -ma non c’è!- deluso.
-Ma certo, se ne sta sotto mica vuole farsi vedere da te, magari gli fai paura…-
Lui prende in mano la zuccheriera e la scuote, poi comincia a mangiare.
-Mi avrà sentito?-
Cosa ci fa diventare genitori.
Postato in Altre cose e altre storie, amati libri, tagged crescere, diventare genitori, Genitori, Hermann Hesse il giorno marzo 23, 2009 | Lascia un commento »
“Chi me lo avesse detto, quando ero piccola, che sarei diventata così, che avrei fatto tutte queste cose?” Vi è mai capitato di pensarlo?
“Per la maggior parte delle persone arriva un periodo in cui le cose cambiano, in cui essi vivono maggiormente per gli altri, non certo per virtù, ma proprio come atto spontaneo e naturale.
Per i più, è effetto della famiglia. Si pensa meno a se stessi e ai propri desideri, quando si hanno figli. Altri perdono l’egoismo per amor di una carica, per amor di politica, per l’arte o per la scienza.
La gioventù vuole giocare, l’età adulta lavorare.
Nessuno si sposa per avere figli, ma quando li ha, essi lo trasformano, e alla fine egli riconosce che tutto in fondo è stato per loro.”
Hermann Hesse
Durante l’intervista, grazie Anna!, mi è venuta in mente questa storia, scritta tanto tempo fa..
Postato in Le cose da fare fuori, le mie storie, tagged gli occhi, guardare in prospettiva, storie il giorno marzo 21, 2009 | Lascia un commento »
Quante volte ricordiamo che è un privilegio, oltre che fatica, gioia, responsabilità, soddisfazione, preoccupazione e gratificazione essere genitori? Con quali occhi guardiamo questa esperienza che la vita ci ha donato?
Gli occhi
Quella mattina al solito mi alzai e andai nello stanzino per fare la mia scelta: 14 paia di occhi mi attendevano, tranquillamente,socchiusi, pronto ognuno ad essere indossato e utilizzato. Quale paio avrei scelto? Quelli verdi dell’infanzia che portavo nelle giornate terribili ed in quelle particolarmente liete? O forse quelli grigi del novembre con cui guardavo la pioggia rigare i vetri davanti a me? Forse avrei indossato quelli neri delle differenze che mi mettevo per ricordare che anch’io ero una diversa, se solo la prospettiva non era la mia. Erano lì pronti anche gli occhi color del cielo da indossare per vedere lassù, oltre i tetti, oltre le noie e le preoccupazioni, per poterle tenere con me.
Ma quel giorno decisi di tenere gli occhi castano-verdi di mia madre. Questi erano occhi speciali. Non solo perché erano di mia mamma, che me li aveva regalati proprio uguali ai suoi. Questi occhi avevano anima di scoiattolo ed ogni volta che li indossavo un fremito mi percorreva e il mio sguardo cominciava a sobbalzare qua e là, proprio come se andassero da un albero all’altro in cerca di noci.
E tutto amavano osservare, ma velocemente, senza lunghe soste fino a che non arrivavano ad una visione più allargata. Allora subentrava un attimo di calma, di pace, prima di riprendere il loro girovagare. Così io li chiamavo gli occhi di scoiattolo, veloci e leggeri ed erano perfetti per il mese di ottobre con i suoi colori autunnali.
Indossatili, mi preparai ad uscire. Per la strada vagavo velocemente da una vetrina all’altra, vedevo tutte le insegne e i volti delle persone. C’erano in giro molti occhi grigi ed infatti quel giorno pioveva ed anche qualche paio azzurro e nero, soprattutto nei pressi della stazione.
Io però cercavo occhi di scoiattolo tra le persone e mi sembrava impossibile che nessuno ne avesse. Avevo fatto una scelta troppo originale?
Quando arrivai alla scuola dove lavoravo vidi tutte le colleghe con gli occhi azzurri e subito mi prese un dubbio. Avevo dimenticato qualche avvenimento importante? Forse avremmo cantato con i bambini o raccontato fiabe, altrimenti perché tutte avevano proprio gli azzurri? Ricordai che quel giorno sarebbe venuto un giovane a farci uno spettacolo di mimo.
Lo avrei visto con i miei occhi di scoiattolo, ormai non c’era tempo di andare a cambiarli. I bambini mi vennero incontro con i loro sguardi multicolori, loro non hanno ancora bisogno di scegliere perché i loro occhi hanno colori cangianti e io mi distrassi salutandoli e togliendo loro le giacche.
Le colleghe vennero a salutarmi, ma non le guardai e non sorrisi loro. Pensai che fossero venute per farmi notare che ero l’unica a non aver indossato, come loro, occhi azzurri. Come avrei voluto avere gli occhi neri in quel momento o che li avessero avuti loro!
E invece chissà perché mi ero messa quegli stupidi occhi castano-verdi che nessuno portava uguale a me quel giorno, esclusa mia madre che me li aveva regalati e che, come tutte le persone di una certa età non li cambiava più ormai.
Avrei voluto di nuovo piangere, ma di nuovo i miei occhi di scoiattolo non me lo permettevano. Non provavano tristezza, ma solo stupore, non riuscivano neanche a capirla la tristezza, conoscevano soltanto la curiosità.
Desiderai in quel momento gli occhi grigi per piangere la pioggia di lacrime che sentivo dentro, ma di nuovo non potevo andare a prenderli!
Cercai di tirarmi su guardando i bambini, uno ad uno, velocemente e in realtà questo mi fece bene. Finalmente ci disponemmo intorno al palco fatto soltanto da un tappeto e aspettammo che entrasse il mimo. Non vedevo l’ora di andarmene e che tutto finisse. Volevo solo buttar via quegli occhi, indossarne un paio qualunque e poter finalmente piangere e sfogarmi.
Eravamo tutti lì pronti a vedere entrare l’azzurro degli occhi del mimo. Quale altro colore potevano avere per parlare senza parlare di case, animali e persone e quindi della vita?
Con le grida dei bambini e un piccolo applauso il mimo entrò, ma io non lo vidi perché tenevo gli occhi bassi. Quando li sollevai stava rappresentando qualcuno che dormiva, un bambino o forse un cagnolino.
Finalmente con un salto che ci fece sobbalzare tutti si alzò in piedi e sollevò lo sguardo. Ed in quel momento io di nuovo sobbalzai: guardò tutti velocemente e fu con occhi di scoiattolo che mi sfiorò, un attimo e mi sorrise. Poi proseguì il suo mimo.
L’intervista
Postato in Le cose da fare fuori, tagged intervista, Patrizia Cavalli, poesia il giorno marzo 20, 2009 | Lascia un commento »
Oggi vengono a farmi un’intervista, per un giornale locale, per via del mio libro. L’unica esperienza di interviste che ho avuto è stata alle medie, con la scuola, qualche domanda su una mostra.
Inter-vista vedere tra, cosa si può vedere facendo domande ad una persona e soprattutto cosa si vedrà di me? Spero di non parlare molto come faccio quando sono tesa o anche solo emozionata.
Per ispirarmi una poesia: in quindici parole qualcosa che conosco bene.
Se di me non parlo
e non mi ascolto
mi succede poi
che mi confondo.
Patrizia Cavalli
Nel giorno della festa del papà, una poesia per ricordarci che siamo figli, creature, piccoli piccoli..
Postato in Altre cose e altre storie, amati libri, tagged festa, Margaret Fishback Powers, messaggio di tenerezza, poesia il giorno marzo 19, 2009 | Lascia un commento »
Questa notte ho fatto un sogno,
ho sognato che ho camminato sulla sabbia
accompagnato dal Signore
e sullo schermo della notte erano proiettati
tutti i giorni della mia vita.
Ho guardato indietro e ho visto che
ad ogni giorno della mia vita,
apparivano due orme sulla sabbia:
una mia e una del Signore.
Così sono andato avanti, finché
tutti i miei giorni si esaurirono.
Allora mi fermai guardando indietro,
notando che in certi punti
c’era solo un’orma…
Questi posti coincidevano con i giorni
più difficili della mia vita;
i giorni di maggior angustia,
di maggiore paura e di maggior dolore.
Ho domandato, allora:
“Signore, Tu avevi detto che saresti stato con me
in tutti i giorni della mia vita,
ed io ho accettato di vivere con te,
perché mi hai lasciato solo proprio nei momenti
più difficili?”.
Ed il Signore rispose:
“Figlio mio, Io ti amo e ti dissi che sarei stato
con te e che non ti avrei lasciato solo
neppure per un attimo:
i giorni in cui tu hai visto solo un’orma
sulla sabbia,
sono stati i giorni in cui ti ho portato in braccio”.
Margaret Fishback Powers
Un racconto, mio questa volta, per un papà speciale e per tutti gli altri babbi e papà, per domani festa di San Giuseppe. Auguri! Lo potete stampare e leggere ai vostri principini e principessine…
Postato in Altre cose e altre storie, le mie storie, tagged festa del papà, papà, storia del pozzo il giorno marzo 18, 2009 | Lascia un commento »
LA SCUOLA DEL POZZO
C’era un giovane principe che aspettava ogni giorno che suo padre il re andasse in pensione per poter essere a sua volta incoronato e iniziare a governare. Per fare questo si era a lungo preparato, aveva girato da solo per il mondo senza farsi riconoscere, aveva imparato le ultime notizie di governologia, le strategie più sofisticate di amministrologia, e aveva fatto anche un master in sudditanza per comprendere bene come comportarsi con il suo popolo. Eppure suo padre il re ogni volta che andava a visitarlo nel suo nuovo e ultramoderno castello scuoteva la testa e ripeteva le fatidiche parole che lui non sopportava più di sentire “Ancora non sei pronto”. Il giovane principe non sapeva più cosa studiare o comprare per diventare degno della corona.
Un giorno che cavalcava inquieto vide una fanciulla vicino ad un pozzo circondata da bambini, tutti seduti per terra. La ragazza stava insegnando a scrivere usando dei pezzetti di legno con cui segnavano la superficie polverosa. Era la scuola più povera che avesse mai visto, lui che aveva studiato nelle più prestigiose accademie e università del suo regno e non solo. La ragazza sollevò lo sguardo e gli sorrise, per nulla intimorita. I bambini subito si avvicinarono incuriositi dal cavallo, non capitava tutti i giorni di vederne uno così da vicino.
Così senza sapere come si ritrovò seduto in mezzo a loro a raccontare di tutte le cose che conosceva e dei molti luoghi che aveva visitato. E il tramonto e l’ora di rientrare arrivò senza che lui se ne accorgesse.
Il giorno dopo si recò di nuovo alla scuola del pozzo e prese l’abitudine di partecipare alle lezioni con uno dei suoi racconti e facendo fare un giro sul suo regale cavallo ai bambini che gli riempivano il cuore con la loro felicità. Pian piano si appassionò alla scuola del pozzo e decise di migliorare le possibilità di imparare per i piccoli allievi. Così aprì un’ala del suo castello e la trasformò nella sede ufficiale della scuola e la ingrandì così che tanti altri bambini arrivarono per imparare da tutto il regno. E allora ci fu bisogno, di letti, di cuochi e pasti e vestiti. Insomma con tutto quel da fare si dimenticò le sue lezioni e persino la corona tanto che quando suo padre venne a trovarlo si era persino dimenticato della sua visita.
Quando se lo trovò davanti, mentre con le maniche della regale camicia tirate su aiutava i bambini a lavarsi le mani, quasi si vergognò: si sentiva così diverso. Ma non ne ebbe il tempo. Il volto di suo padre, il re, si illuminò e guardandosi intorno fece un gran sorriso come mai il principe gli aveva visto sul volto. Poi con sguardo commosso aprì bocca per pronunciare quelle parole a cui ormai il principe non pensava da molti giorni: “Figlio mio, finalmente sei pronto per diventare re”. Il principe non credeva alle sue orecchie e guardò il regale padre con sguardo stupito e incredulo. Ma il padre aggiunse soltanto “Hai capito cosa conta veramente per poter governare, ti aspetto domani per l’incoronazione.” E lo abbracciò.
Così il principe divenne re, e ben presto sposò la maestra della scuola del pozzo che diventò così la sua regina. E siccome l’amore quando si impara non si dimentica più, la vita del sovrano divenne piena di amici e di progetti, non ebbe più tempo per studiare, ma i suoi sudditi lo consideravano il re migliore che avesse mai avuto quel regno. Suo padre era orgoglioso di lui e la sua regina lo amava profondamente.
Un giorno la regina chiamò suo marito e le comunicò felice che il suo regno stava per avere un erede e che lui sarebbe diventato papà. Il re, ripensando forse al suo passato, si impensierì un pochino, si disse “ancora non sei pronto” e si spaventò di non essere capace di fare il papà e pensò se non avesse dovuto prepararsi. Se ne andò a d assistere ad una lezione alla scuola del pozzo. Non disse niente alla regina, ma ogni tanto si preoccupava. Fino al momento in cui non vide la sua bellissima principessa. Allora comprese che lei, la piccola e perfetta creatura che teneva tra le sue braccia, lei, il suo bisogno di un padre e l’amore, sempre quello, insieme alla straordinaria felicità che gli riempiva il cuore, gli avrebbero insegnato a fare il papà.
Fecero una bellissima festa per la piccolina alla scuola del pozzo che per l’occasione era stata addobbata con ghirlande e ghirlande di fiorellini rosa di cui la principessa era il bocciolo più prezioso.
Una persona speciale
Postato in Le cose da fare fuori, le mie storie, tagged persona speciale, storia della streghessa il giorno marzo 16, 2009 | 1 Commento »
Chi conosce le storie del mio libro, sa che c’è anche una scuola per maghetti e streghette. Ma non sa che c’è una persona speciale che sabato scorso ha fatto una cosa davvero magica per me.. ha dato vita alle mie storie. Simona, lo sai, questa è per te!
“Quel giorno Alla Scuola Elementare di Stregoneria e all’Asilo di Magia successe qualcosa di veramente importante. Una famosa maghessa-streghessa dei Territori dell’Ovest sarebbe venuta a fare una lezione speciale per gli allievi. Tutti erano molto contenti perché questa Maghessa-streghessa faceva delle lezioni in cui attraverso i suoi racconti accresceva il potere di Magia di chi la ascoltava. Con la sua voce infatti trasmetteva insieme alle sue storie una polverina magica invisibile che entrando dentro le orecchie aveva questo effetto potente. Le bacchette di chi ascoltava diventavano luminosissime al suono della sua voce e restavano così per molti mesi. Così erano tutti impazienti di ascoltare la maghessa. Soltanto Gedeone non era contento, quella mattina. Ma chi era Gedeone?
Gedeone era un maghetto simpatico e in gamba, un maghetto nato senza orecchie. Non era mai stato un gran problema per lui perché come tutti i maghetti e le streghette poteva ascoltare e parlare con la forza del pensiero, anzi così non aveva mai dovuto fare la fatica di lavarsi con l’acqua di fango le orecchie, come tutti gli altri.
Ma quella mattina era preoccupato, a cosa gli sarebbe servita la lezione? Così si sedette in un angolo con la sua bacchetta in mano, senza nessun entusiasmo.
La Maghessa-streghessa arrivò e cominciò a raccontare le sue storie e subito un gran silenzio calò nel salone e sembrava di vederla scorrere la polverina magica che usciva dalla sua bocca verso tutte quelle orecchie bambine.
Gedeone ascoltava sconsolato, ma piano piano cominciò ad appassionarsi alle storie della Maghessa e si dimenticò di tutto il resto, compresa la sua tristezza.
A mano a mano che le storie proseguivano le bacchette gradualmente si illuminavano, ma Gedeone preso com’era non si rese conto di nulla fino a quando non vide che anche la sua bacchetta si stava illuminando, anzi era diventata la più luminosa di tutte le bacchette presenti nel salone, persino più luminosa di quella della Maghessa.
-Com’è possibile?- si disse col suo pensiero e guardò la Maghessa-streghessa che si accorse del suo stupore e subito capì di cosa si trattava, non era mica Maghessa per niente!
Tutti i maghetti e le streghette si girarono verso Gedeone che chiese con tutta la sua forza del pensiero –come posso avere la bacchetta illuminata se non ho le orecchie per ascoltare?-
La maghessa si avvicinò e lo accarezzò.
-Vedi Gedeone- disse a voce alta rivolgendosi a tutti quanti –quello che è successo è un evento raro che non vedevo accadere da almeno 250 anni. Quest’oggi non hai ascoltato con le orecchie, né con la forza del tuo pensiero, tu oggi hai ascoltato con un cuore grande e spalancato, un cuore che solo gli animi più nobili possiedono. Hai ricevuto un grande dono, fanne buon uso.-
Tutti gli scolari guardarono ammirati e commossi Gedeone che si sentì così felice che quel cuore di cui parlava la streghessa gli sembrava che gli dovesse scoppiare.
Allora salutò tutti e uscì e corse e corse e corse finché le gambe lo portarono.
Dopo si sentì più tranquillo e andò subito a casa a raccontare tutto alla sua mamma.”
Grazie ancora, anche a tutti quelli che hanno partecipato, a chi ha dato una mano, a chi si è commosso, a chi ha portato una rosa, a chi ha fatto le foto e le riprese, a chi mi ha prestato la penna per firmare i libri, ai bambini, a quelli ipnotizzati, rapiti dalla voce di Simona, e a quelli, il mio! che facevano i furbetti, ai nonni e ai genitori e a tutti gli amici e amiche che sono venuti a festeggiare con me e con Simona il nostro figliolino, come io chiamo questo mio primo libro.