Alta, bel fisico, magra (!), elegante e sofisticata, vestito attillato, orecchini e tacchi alti, balla gioiosa con sua figlia, una bimba biondissima sui tre-quattro anni e un’amica con la sua bambina.
Io le guardo, tutte e quattro, nella mia solitudine con tre ragazzini, sola in mezzo alla folla, non conosco nessuno in campeggio.
Mi giro, suo marito, belloccio e distinto anche lui le riprende con la telecamera.
Ad un certo punto la chiama, il bambino di pochi mesi nel passeggino accanto piange.
Lei smette di ballare, si siede, lo prende in braccio, si scopre il vestitino elegante e comincia ad allattarlo.
Non è mica finita.
La mattina dopo la vedo con i figli e il passeggino pieno di buste della spesa, in costume e pareo, sta d’incanto, capelli appuntati e accaldata che cammina veloce.
E’ una vera mamma, non di quelle figlie ragazze, beate loro che possono!, che fanno le vacanze sulle spalle di mamme o suocere.
Ripenso io ai primi mesi del mio secondo figlio. Anzi, meglio non pensarci, perché ancora non ho deciso se lasciarmi prendere dall’ammirazione e la simpatia o dall’invidia.
Dipende con quali occhi guardi: quelli sereni con te stessa, che non sai cosa c’è dietro di lei, ma sai bene cosa c’è dietro di te e ti basta, sai qual è stato ed è il tuo lavoro, quanto hai fatto, quanto fai.
O quelli che ti criticano, che pensano che tu in quel modo non sei mai stata, neanche a diciott’ anni, neanche prima del tuo matrimonio, quando si dimagrisce spontaneamente, quasi il corpo sapesse che vuole entrare bene nel vestito bianco. Figuriamoci dopo la seconda gravidanza.
Ieri sera era vestita un po’ troppo vistosa per i miei gusti.
Magari mio marito non la trova così bella: non è il suo tipo.
Stasera quando arriva dovrà stare attento a cosa mi risponde.
I mariti, d’altronde, servono anche a questo.