Andare alla riunione della scuola e scoprire che tuo figlio di sette anni, che si è ben guardato dal raccontarti alcunchè, è uno dei capibanda di una classe vivace e turbolenta, indisciplinata e un po’ strafottente, non è che ti fa tornare a casa proprio lieta della serata.
So che mio figlio è un tipo tosto che vuole stare sempre in prima fila e che non si smonta facilmente, ma scoprirlo tra i più indisciplinati e noncuranti dei rimproveri è il rovescio della medaglia della sua disinvoltura che non vorresti dover affrontare.
E ieri sera mi è venuto alla mente un episodio di Piccoli Uomini. di L.M. Alcott. Libri, Piccole donne e tutta la serie, che io ho letto da grande e non avevo invece conosciuto da piccola. Da mamma mi hanno sorpreso: l’aspetto morale ed etico, la retorica, ma insieme anche i buoni sentimenti, sono qualcosa che oggi ci è totalmente estraneo e sembra quasi imbarazzante dire che si DEVE fare qualcosa e ancor più che si deve fare semplicemente perchè è giusto.
Eppure con mio figlio, come raccontava l’insegnante di Piccoli Uomini, l’aspetto più efficace, spero, della punizione, è stata la mia delusione e il mio dispiacere nel non poter essere fiera, orgogliosa di lui, che a vedermi così infatti era veramente mortificato, e non ha voluto parlare neanche col padre, ma solo andarsene a dormire, triste e sconsolato.
Almeno questo dava a vedere, il mio piccolo uomo.
Piccoli uomini
ottobre 27, 2009 di caterinacomi