Vivere è come disegnare su un album da disegno: è bello avere tante pagine bianche da riempire dei nostri colori e con le nostre forme. Ma talvolta sembra di avere solo fogli neri, dove si fatica con un gesso bianco a lasciare qualche tratto.
Perchè il foglio ci appare come siamo noi, ma soprattutto perchè per avere colori da mettere nei fogli, pennelli, matite e pastelli, occorre riempire sempre i nostri astucci con emozioni buone, con momenti di gioia, ma soprattutto di sentire, mentre spesso pensiamo e facciamo, e ci scordiamo che se il cuore non è pieno tutto poi ci appare grigio.
Pensavo di aver avuto un pensiero originale, poi mi è venuta in mente la canzone Acquarello..
Però se si tratta di colori anche io ho qualche freccia al mio arco. Leggete…
Il gatto buffo
Il gatto buffo si accorcia le code, o se le attorciglia. Sì, perché ne ha nove di code, come tutti i gatti, si sa. Noi ne vediamo una, le altre le attorciglia, le nasconde, ma a lui servono tutte e nove.
La prima, quella gialla, è quella dei cinesi. Ogni volta che la scuote un cinese, codino e risciò, inizia a correre e a urlare. Pensa, in cinese, di essere matto. Correndo, e gli altri lo guardano e pensano, in cinese, che lui è matto, gli prende un’allegria e comincia a divertirsi. Vede le facce stupite e scandalizzate e sorprese e qualcuna divertita. Allora comincia a ridere e anche chi lo vede alla fine ride. E anche il gatto buffo alla fine, di nascosto, sotto i suoi baffi, ride.
La seconda coda è quella azzurra e quando la taglia, a ogni pezzetto gli spuntano le ali e sale in alto in alto, diviene un gabbiano e inizia a volare verso il mare. Vede le case da lassù e i prati e le colline verdi. Anche il gatto buffo vede attraverso gli occhi del gabbiano e guarda, guarda tutto. Quando arriva al largo si butta giù in picchiata e nell’istante in cui tocca l’acqua si trasforma di nuovo e diviene un pesce volante. Va sotto la superficie e di nuovo attraverso i suoi occhi il gatto buffo conosce tutto quello che lui incontra là sotto, in fondo al mare.
La terza coda, la rossa, il gatto buffo non la muove quasi mai. Quando succede sventolano le bandiere e le sciarpe colorate dei tifosi, si elevano le insegne dei reggimenti, i gladiatori iniziano a combattere e le belve entrano nell’arena, suona la tromba della cavalleria, le rivali in amore si strappano i capelli, e macchine incrociano a 180 all’ora, e il gatto buffo guarda tutto questo e il suo pelo diventa tutto intirizzito. Poi il pelo torna liscio, la coda si ferma e tutto piano piano si acquieta. Il gatto buffo a questo punto dorme tranquillo.
La quarta coda è trasparente e così il gatto buffo non riesce mai ad afferrarla nel punto giusto. Più non la vede e più la guarda, più è convinto di averla individuata e allunga le zampe e il muso per prenderla, più si ritrova senza niente. Questa è la coda che più odia e più ama, non riesce a controllarla né a possederla. Per fortuna nessuno può prendergliela perché nessuno la vede, ma ogni tanto gliela pestano e lui sente insieme al dolore quanto quella coda sia sua. Spera sempre che il livido, la cicatrice scura gli permetta finalmente di vederla. Ma continua a restare trasparente.
La coda nera è la quinta, ma qualche volta cambia di posizione e diventa prima, quarta, sesta. Quando si attorciglia ogni volta, le finestre si aprono e una donna guarda fuori per vedere se il tempo è buono per stendere il bucato, una ragazza la richiude guardando le stelle. Poi un bambino viene ad appiccicare il naso al vetro, ad alitarci sopra per disegnare astronavi pronte per partire. Apre la finestra e fa partire l’astronave, chiude, va a letto e sogna il viaggio intorno ai pianeti, a passeggio per le galassie. E attraverso il bambino il gatto buffo esplora le galassie.
La sesta coda, la coda grigia e lunga, batte ogni tanto piccoli colpetti per terra e subito tutti i cappelli cadono come fosse passata una folata di vento. Le persone alzano gli occhi a cercare il cappello e il gatto buffo guarda tutti quegli occhi, e legge dentro di loro. State attenti a non guardarlo negli occhi perché vi conosce fino in fondo e vi prende tutto. Non si stanca mai, il gatto buffo.
La settima coda si attorciglia con l’ottava e stanno lì, strette strette, insieme. Quando il gatto buffo le pensa un uomo e una donna si guardano negli occhi e fanno all’amore. Quanto più il gatto buffo pensa le sue code tanto più loro si attorcigliano. Poi, se ne taglia un pezzettino, allora da qualche parte nasce un bambino. E il gatto buffo è felice.
La nona coda è quella che vediamo anche noi. Con questa il gatto buffo tiene il ritmo per le altre otto, segna il tempo come la bacchetta del maestro. Se la liscia e se la lecca e non si preoccupa di tagliarla o attorcigliarla. Se la tiene contento e rilassato e la muove libera nell’aria, mentre gira annusando qua e là.
Ogni tanto il gatto buffo fa una corsa per sgranchirsi le zampe. Poi si riposa. E sogna di avere nove code.