Mentre mio marito sprona mia figlia a studiare scienze politiche un domani perchè le ripete che bisogna creare una nuova e sana classe politica, e insite anche a dirmi che dovrei entrare in politica, mi interrogo e mi chiedo che cosa concretamente io possa fare in questo momento per il mio paese. Eccovi allora questo piccolo sfogo, o riflessioni, che non avendo altra vetrina mi sento di mettere qui. Abbiate pazienza, leggetelo per quello stesso senso civico che ha spinto me a scriverlo.
Come si può togliere un osso dalla bocca di un cane senza farsi mordere? Offrendogli una bistecca. Cambiare è faticoso, antieconomico, non conveniente, talvolta spaventoso, occorre un’alternativa percepita come migliore, una speranza. Bisogna credere e avere un obiettivo per accettare di cambiare, per vincere la fatica, la paura, il rischio. Non serve concentrarsi sul distruggere, parlare male dell’avversario, non perché non lo meriti, ma perché dietro ci deve stare altro, bisogna costruire, offrire bistecche, e che siano tenere e saporite, perché la competizione è forte. YES WE CAN, chi è che oggi non conosce questa frase? Speranza, bistecca.
Gli anni ’80 insieme a Flashdance e Ritorno al futuro ci hanno portato con l’edonismo reaganiano la speranza che il denaro, il potere e il successo ci avrebbero dato la felicità, una società perfetta.
E invece ci hanno portato ad essere ricchi e presuntosi sì, ma vuoti, sempre in cerca di qualcosa da comprare o da fare oggetti e non soggetti del consumismo. E’ da lì che abbiamo cominciato a diventare una società che ha potuto credere e far diventare Berlusconi e l’Italia ciò che oggi è e siamo. Ma non abbiamo ancora sofferto abbastanza, perché il dolore del cuore è difficile da sentire, è un male sottile, inesorabile, difficile da ascoltare quando si è indaffarati, quando si è a pancia piena e pieni di tutto. Ma non se ne va e avanza e presto, se qualcuno avrà il coraggio di ammetterlo le persone si accorgeranno che oggi, e che esempio abbiamo, è facile divertirsi, riposarsi, rilassarsi o eccitarsi, magari sballarsi e inebriarsi, ma manca la possibilità di commuoversi, di meravigliarsi, di emozionarsi. E con questa quella di indignarsi, arrabbiarsi, ribellarsi.
Berlusconi e la destra ci hanno voluto convincere che un leader debba essere tanto potente da non dover render conto, anzi che si può diventare grandi grazie alle sregolatezze, all’essere fuori dalle regole ordinarie, su tutti i fronti, televisivi, economici, giudiziari, morali, e non può certo trovare ora una nuova strategia. Lui finchè glielo permetteremo continuerà per la sua miserevole strada, che sta devastando le nostre.
Eppure nessuno ha trovato un’alternativa più affascinante e seduttiva di questo suo potere scellerato, le persone in fondo in fondo riconoscono la sua efficacia, le sua capacità e la sinistra ha fatto credere di avere sempre la risposta giusta, la chiave di lettura e la soluzione per tutto, non si è mai lasciata scalfire dal suo allontanamento dalla vita reale, dai cittadini e dai voti. Hanno solo scozzato il mazzo, senza cambiare per paura di perdere ancora di più. Meglio un peggio che il nulla davanti all’ascesa del cavaliere. Perchè per esempio ora tutte le opposizioni non si dimettono? Tutti, tutti quanti in blocco? E noi? Noi niente, vigliacchi abbiamo sofferto ancora troppo poco, l’osso è ancora bello invitante, nessuna bistecca ci convince.
E’ questo il governo che vogliamo? Troppo facile rispondere. Il punto è che questo è il paese però che ci siamo costruiti, comodo dare la colpa agli altri. La bistecca, un nuovo corso, arriverà solo quando saremo pronti, in prima linea a cambiar musica. Come? Non sappiamo cosa fare? Io mi ci metto per prima. Ma questi sono solo alibi, scuse. Muoversi, attivarsi, farsi venire idee, sbagliando magari, buttandone via la maggior parte, ma inventandosi così un nuovo paese, cambiando le atmosfere, anche le mode, le tendenze civili, oggi così indebolite. Io, intanto e per ora, condivido con voi almeno questi miei pensieri.