Vorrei raccontarvi molte cose di questi tre giorni a Torino, ma su tutte, imperante un raffreddore mi ha ovattato la testa tanto che mi sembra, non solo per come tutto è stato bellissimo, di aver sognato. Nell’attesa di riprendermi eccovi intanto la storia che ho scritto per l’incontro di sabato, con due diversi finali, per riflettere su come noi genitori bisogna saper mollare, qualche volta, ma anche esser capaci di tenere, qualche altra.
Una madre e una figlia
C’era una volta una principessa che non voleva vestirsi da principessa. Decise di non volersi vestire come ci si aspettava da lei. Da anni, forse secoli le principesse del suo regno indossavano per il ballo della presentazione ufficiale alla corte reale la stessa foggia di abiti, lo stesso tipo di veste e di scarpette, la stessa acconciatura con lo stesso diadema, così era stato per sua zia, non per sua mamma che non era nata principessa e aveva soltanto sposato il re, ma così era stato per sua nonna, la sua bisnonna e molte prima di loro, indietro indietro nel tempo e nelle generazioni. Selenia, questo il nome della principessa che fin da bambina nelle cerimonie ufficiali aveva portato i capelli intrecciati con nastri tempestati di pietre splendenti e grembiuli iridescenti, era arrivata ormai all’età di passare alle vesti da futura regnante e figlia legittima dei sovrani. Più si avvicinava il giorno della cerimonia ufficiale più lei però provava disagio e sentiva che aveva a che fare con la famosa vestizione che l’attendeva. A lungo da bambina aveva sognato e aspettato quel giorno sapendo che avrebbe rappresentato il passaggio dal mondo sicuro e familiare, ma anche circoscritto e controllato dell’infanzia, dal potere dei genitori, dei precettori e delle balie reali, alla maturità, alla libertà, alla possibilità di decidere per se stessa, per la sua persona e per la sua vita. Ma più si avvicinava il giorno più si sentiva imbrogliata. Che libertà, che scelte avrebbe avuto se anche per gli abiti non avrebbe potuto seguire le sue inclinazioni, i suoi gusti e le sue preferenze? Come uscire dal guscio, con tutto il suo percorso già stabilito? L’attesa trepidante si era trasformata pian piano in un fastidio, cresciuto giorno per giorno senza che avesse osato manifestarlo. Non voleva e non poteva arrivare allo scontro, soprattutto con suo padre, Gran Sovrano del Regno, non poteva sfidare ufficialmente la sua autorità, ma ogni giorno Selenia aveva sentito nascere in lei il bisogno sempre più forte di poter determinare liberamente come vestirsi, come presentarsi, cosa esprimere e mostrare della sua persona alla corte e all’intero regno. Quello che provava era che non voleva mascherarsi, indossare un abito che percepiva ogni giorno di più come un’uniforme che non le apparteneva e che in qualche modo la soffocava, le faceva mancare l’aria. Era soltanto un abito, un vestito, ma era come se andasse a coprire l’intera sua anima, e proprio non poteva sopportarlo.
Mancava una settimana alla cerimonia ufficiale e i sarti e i calzolai di Palazzo avevano già preso tutte le misure e avevano iniziato a lavorare, non poteva rimandare oltre la decisione, doveva affrontare l’argomento. Si alzò decisa, ne avrebbe parlato senza girarci intorno e avrebbe dato battaglia se occorreva, a sua madre, a suo padre, alla corte intera.
Si vestì da sola, prima che la sua cameriera o la sua balia arrivassero a svegliarla e andò a cercare sua madre, sarebbe stato più facile, o almeno meno traumatico, iniziare da lei. Dopo tutto la regina non era nata principessa e aveva potuto scegliere di vestirsi come aveva desiderato, non era stata costretta ad uniformarsi, a lasciare che altri decidessero per lei. Bussò fiduciosa alla sua porta, sicura che fosse già sveglia e pronta ad ascoltarla. La regina stava parlando con la prima cameriera, probabilmente le disposizioni per la giornata, ma sorrise sorpresa nel vedere la figlia e le fece cenno di entrare.
Selenia si rincuorò, si avvicinò e -ti posso parlare, madre?- chiese seria.
-Certo, figlia mia, siediti- rispose e subito congedò la cameriera e si fece attenta.
In qualche modo Selenia, prima titubante, poi sempre più determinata, quasi aggressiva, spiegò alla madre che non poteva, non voleva!, indossare gli abiti ufficiali, stabiliti per lei prima ancora che nascesse, per la sua prima cerimonia ufficiale da principessa. Le chiarì che voleva mostrare se stessa e non assomigliare a qualcun altro, non essere soltanto un ruolo, una maschera, ma esprimere quello che lei veramente provava, come si sentiva, insomma chi era lei.
La regina la ascoltò in silenzio e poi sorrise, Selenia si sentì sollevata.
-Capisco come ti senti, capisco che vuoi esprimerti, anche con i tuoi abiti, che tu abbia bisogno di provare, di dimostrare, di sperimentare chi sei anche nel modo in cui ti mostri agli altri. E rispetto questo tuo bisogno. Adesso vorrei che tu ascoltassi e cercassi di capire perché, nonostante tutto quello che dici, ti chiedo di indossare comunque quegli abiti-.
Finale 1
-Quando ero una ragazza anche io sono stata costretta ad indossare abiti e a recitare una parte che non mi appartenevano né mi piacevano e credimi era molto diversa da qualsiasi cosa tu possa immaginarti. Non ti ho mai raccontato della mia infanzia prima, ma voglio che tu sappia ora che io ero una sguattera, vestita di stracci e coperta di cenere, costretta a sottostare e a servire la mia matrigna e le mie sorellastre. Ma non ho mai lasciato che altri decidessero per me, che definissero chi io fossi, per cui posso comprendere quello che senti. Perchè ero costretta, agivo e vestivo come una sguattera, ma dentro di me continuavo ad essere la figlia di mio padre, che mi amava come la più preziosa delle dame e anche allora era questo che mi sentivo: una principessa. Io non fui neanche invitata al mio primo ballo, o meglio sarei dovuta andarci, ma la matrigna non me lo aveva permesso. Eppure ci andai, con un abito sontuoso e scarpette di cristallo, e fu lì che conobbi tuo padre. Una fata venne a consolarmi, mi trasformò e mi fece arrivare al ballo. Ma non è esatto dire che mi trasformò e credo che se io non fossi stata quella che io mi sentivo il miracolo non sarebbe potuto accadere, semplicemente la fata vide dentro di me e rese visibile i miei sentimenti e le mie aspirazioni, i miei gusti e le mie inclinazioni, i miei sogni. E’ per quello che avevo dentro che si trasformò il mio aspetto esteriore e non viceversa, non furono gli abiti a farmi sentire una nobile dama, si uniformarono invece ai miei sentimenti. La bellezza dei nostri sogni che sono i desideri racchiusi in fondo ai nostri cuori, possono trasformare e far risplendere ciò che siamo. Tu sei nata principessa e non ti rendi conto di quale grande privilegio hai, ma non è questo che conta, come giustamente vuoi esprimere e affermare. Ma non è nascondendo o rifiutando ciò che sei che troverai il tuo equilibrio e che la tua anima e la tua bellezza risplenderanno. Puoi però scegliere di far brillare ciò che sei, a modo tuo, senza permettere che i tuoi abiti siano un limite per te, puoi indossarli dando loro vita e scoprire davvero chi sei, accettando di essere Selenia, la persona particolare che tu senti e anche una principessa che rivesta un ruolo. Non è rinnegare un abito che farai, se deciderai di rifiutarti di indossarlo, ma rifiuterai una parte della tua vita che dovrai imparare ad accettare e gestire, se non vorrai un giorno scappare.
Se invece senti che non puoi svolgere questo ruolo, che quello che ti viene richiesto è troppo per la tua persona e comunque deciderai di non voler mettere la veste tradizionale, puoi certo farlo, ma dovrai parlarne con tuo padre, col cerimoniere, e accettare le conseguenze di malcontento, rabbia e delusione che provocherai e dovrai imparare a sostenerlo e a comprendere anche la posizione delle persone che ti amano e ti stanno accanto.
Qualunque sarà la tua scelta, qualunque veste deciderai di indossare, se riuscirai a trovare dentro di te comunque quello che il tuo cuore davvero desidera e ad esprimerlo in armonia con i tuoi gesti come con i tuoi abiti, allora avrai imparato qualcosa, sarai cresciuta e forse sarai davvero diventata una principessa.
Finale 2
Quello che dici mi addolora e mi spaventa e preoccupa, perchè tutti si aspettano che tu rivesta il tuo ruolo e prenda il tuo posto nel mondo, nel tuo mondo. Ma tu senti che non puoi farlo, che questo significherebbe tradire una parte di te. Credi veramente che scegliere di indossare quegli abiti significhi questo? Voglio raccontarti, come non ho fatto mai, la mia storia. Tu sai che io non sono nata principessa, ma quello che non sai è che dopo aver perso i miei genitori che mi amavano e proteggevano, mi sono ritrovata sguattera, vestita di stracci e coperta di cenere, costretta a servire la mia matrigna e le mie sorellastre. Ma non ho mai permesso che fossero i miei abiti o il ruolo che mi era stato dato a decidere per me chi io fossi. E non mi sono lasciata abbattere né convincere da altri, per questo sono stata sempre libera, senza dipendere da ciò che gli altri vedevano in me, ma da ciò che io sapevo dei miei sogni, della mia persona e questo è ciò chela Fata ha saputo vedere dentro di me, per questo lo ha potuto rendere visibile, farmi bella anche fuori, ben vestita, distinta ed elegante, proprio come io mi sentivo. Questa è la forza che si esige anche da te perché quello che ti verrà richiesto come principessa sarà molto di più che indossare degli abiti tradizionali. Il potere e i privilegi sono vuoti, una forma di prepotenza se non sono legati alla responsabilità e al senso del servizio. Stai crescendo e vuoi affermare la tua persona, la tua essenza, la tua anima e vuoi essere bella a modo tuo. Ma non ti puoi nascondere né scappare da ciò che sei, devi riuscire a trovare un senso per fare il tuo dovere senza farti schiacciare e annullare da questo. Ti senti mascherata, ma lo saresti comunque perché, che ti piaccia o meno, tu sei una principessa e questo è quello che ci aspetta da te, quello che io e tuo padre ci aspettiamo da te. Dipende dalla tua capacità indossarli come una bambina punita o come una ragazza che sta diventando adulta e che sa vestire il suo cuore e la sua persona del suo nuovo stato con dignità e gratitudine. Quando vedrai quante persone aspettano di conoscerti e di vedere in te un modello e un riferimento per le loro vite, allora comprenderai che quello che fai non riguarda soltanto te: il tuo posto nel mondo, anche con gli abiti, puoi prenderlo soltanto tu. Se vuoi decidere, come solo le principesse possono fare, della tua vita, comportati come tale. Forse non ti sentirai accolta, forse mi odierai, ma è proprio per trattarti come un’adulta che ti chiedo ufficialmente di fare quello che il tuo dovere esige, abiti inclusi. Un giorno forse, mi comprenderai, o forse no, ma io non sarò venuta meno al mio compito, a quello che io, nel mio cuore, sento che ci si aspetta da me. Se non mi comporto io da regina, anche imponendomi, come posso pretendere che lo faccia tu come principessa? Amare una figlia sai può anche significare non accontentarla, andare, guardare oltre, perché la vita è fatta di orizzonti e di traguardi che sempre, anche quando non li vediamo, si schiudono davanti a noi.
