Da quando ho sentito la notizia non riesco a togliermi davanti l’immagine: un bambino di neanche due anni buttato giù da un ponte sul Tevere da suo padre, e penso alla sua mamma, e l’unico modo per addormentarmi o riuscire a pensare ad altro è pregare. Penso al suo terrore, alla mamma che non ha più neanche il suo piccolo corpo per piangerlo e come un essere umano possa arrivare a tanto. Ma non è che penso, sento, sento qualcosa che non trova posto, armonia con tutto il resto dentro di me. Lo so, lo so che anche questo è il prezzo della libertà, del frutto proibito, che senza la possibilità di sbagliare, anche di uccidere, anche il proprio figlio, saremmo solo dei burattini e non esseri a sua immagine. Dio, nel suo infinito amore, può accettare che arriviamo a tanto, che questa è l’estrema conseguenza perchè ci ha voluto rendere liberi per darci la possibilità davvero di essere come Lui, che il vero bene arriva solo se c’è una scelta e che si può quindi scegliere anche il male. Ma davanti a quest’immagine Lui che è divino e capace di un dono così infinito, ai cui occhi mille anni sono come un giorno e un giorno come mille anni, saprà sostenere tutto questo. Una cosa però non dovete perdere di vista, carissimi: davanti al Signore un giorno è come mille anni e mille anni come un giorno solo. Il Signore non ritarda nell’adempiere la sua promessa, come certuni credono; ma usa pazienza verso di voi, non volendo che alcuno perisca, ma che tutti abbiano modo di pentirsi.(2Pt 3, 8-10) Io non ci riesco, proprio no. Allora delego, mi affido, perchè da sola non so trovare un senso, un posto dentro di me che lasci poi spazio alla serenità, alla fiducia, all’ottimismo, alla speranza, al perdono, io non lo so fare e chiedo aiuto, -Signore pensaci tu- e a chi di dolori di madre se ne intende e comincio: Ave Maria, piena di grazia.. e bene o male mi adddormento o vado oltre coi pensieri.
Pregare
febbraio 6, 2012 di caterinacomi
Pubblicato in Altre cose e altre storie | Contrassegnato da tag bene e male, dare senso al dolore, dolore, dolore per la morte di un figlio, libertà | 2 commenti
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Storie per fare le cose
Per le mamme e i babbi, ma anche le nonne, le zie, le babysitter, le nuove fidanzate, che non hanno l'esercizio di sopravvivenza collaudato che le ha rese capaci di tutti quegli stratagemmi per mettere insieme le mille cose della giornata, qualche dritta, insieme a un po' d'ironia e di poesia. Una cosa che funziona quando ci sono le mega bizze, quando si ha fretta e non un minuto da perdere, quando non si sa come sbloccare le situazioni senza azioni di forza: LE STORIE PER FARE LE COSE. Queste storie sono tratte dal Libro "Storie per fare le cose" Pascal editrice, Siena.Archivi
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Ha perdonato, compreso, lasciato fare… chi gli ha messo a morte il Figlio. Ma era necessario.. la morte del Figlio era necessaria alla salvezza, non so se di tutti, ma di tanti che a Lui si affidano. Non è dato sapere il destino di chi compie certi gesti, mi “piace” pensare, sperare, meglio, che ogni morte ingiusta dei figli sia strumento di salvezza per altri che in quel dolore, che Lui per primo ha provato, a Lui si affidano. La bellezza di quella libertà sta poi nell’allontanarsi e nel saper ritornare…il Figliol prodigo insegna la speranza anche ai disperati. E’ quell’infinita misericordia che noi umani non useremo a nessuno, a renderlo Dio. Nelle angosce, nelle assurdità dei gesti e di certe esistenze mi addormento con questo pensiero. Siamo tutti creature.
Grazie, è vero, siamo tutti creature, tranne Lui.