Siamo in partenza per Torino, il pomeriggio su moda e bellezza mi attende, ispiriamoci al solito insuperabile, Gibran.
“La bellezza non è un bisogno, ma un’estasi.
Non è una bocca assetata né una mano vuota protesa,
È piuttosto un cuore infiammato e un’anima incantata.
Non è l’immagine che vorreste vedere, e non è il canto che vorreste udire,
È piuttosto un’immagine che vedete pur tenendo chiusi i vostri occhi, è un canto che udite con le orecchie tappate.
Non è la linfa nel solco della corteccia, né un’ala congiunta ad un artiglio.
È piuttosto un giardino sempre fiorito, e uno stormo di angeli eternamente in volo.
Popolo d’Orfalese, la bellezza è la vita quando la vita svela il suo sacro volto.
Ma voi siete la vita e voi siete il velo.
La bellezza è l’eternità che si contempla in uno specchio.
Ma voi siete l’eternità e voi siete lo specchio.” (Gibran, Il profeta)
Ho sempre letto questo brano nei momenti buoni, con aria di compiacenza per gli zoppi, le tartarughe, i pigri e i bighelloni.
Non avevo mai provato a leggerlo, come oggi, con lo stomaco che mi si contorce perchè è uno di quei giorni difficili dove ti sembra di annaspare e hai la brutta sensazione, come l’acqua piatta, che non ti smuoverai di un centimetro.
E’ stata una buona cosa, una consolazione e una lezione di umiltà.
Tenetelo, se volete, per uno di quei giorni.
“E uno degli anziani della città disse: Parlaci del Bene e del Male.
Ed egli rispose:
Del bene che è in voi, posso parlare, ma non del male.
Perché cos’è il male se non il bene tormentato dalla fame e dalla sete?
Quando il bene è affamato cerca cibo nella più nera caverna,
e quando è assetato beve anche acqua morta.
Voi siete buoni quando siete in unione con voi stessi.
Ma anche quando non siete in unione con voi stessi, voi non siete cattivi.
Perché una casa divisa non è un covo di ladri; è soltanto una casa divisa.
E una nave senza timone può vagare alla deriva in mezzo ad isole pericolose senza colare a fondo.
Voi siete buoni quando vi adoperate per dare qualcosa di voi stessi.
Ma non siete cattivi se cercate profitto per voi stessi.
Perché quando cercate il profitto,
voi siete come una radice che si aggrappa alla terra e succhia il suo seno.
Il frutto non può dire alla radice: “Sii come me, maturo e pieno, e pronto a dare la tua ricchezza”.
Perché donare è necessario al frutto, come per la radice è necessario ricevere.
Voi siete buoni quando siete pienamente coscienti di quello che dite.
Ma non siete cattivi quando dormite, e la lingua farfuglia senza ragione.
Anche un discorso che incespica può rafforzare una debole lingua.
Siete buoni, quando vi indirizzate alla meta fermamente e con passo gagliardo.
Ma non siete cattivi se vi andate zoppicando.
Anche chi zoppica non cammina a ritroso.
Ma voi che siete forti e veloci, non zoppicate davanti allo zoppo, credendo d’esser cortesi.
Voi siete buoni in infiniti modi, ma non siete cattivi quando non siete buoni.
Siete solo pigri e bighelloni.
È un peccato che il cervo non possa insegnare alla tartaruga a diventare veloce.
La vostra bontà è nel desiderio del gigante ch’è in voi; e quel desiderio è in ciascuno di voi.
Ma in alcuni è un torrente che scorre impetuoso verso il mare,
trasportando i segreti dei pendii delle colline, e i canti della foresta;
In altri è un’acqua piatta che si perde in angoli e curve e indugia a lungo prima di raggiungere la spiaggia.
Ma chi desidera molto non dica a chi desidera poco: “Per quale ragione sei così lento ed esitante?”.
Perché chi è buono davvero non chiede al nudo: “Dov’è il tuo vestito?”
né al senzatetto: “Che cosa è accaduto alla tua casa?”.(Gibran)
Certo da figlia, pronta a conquistare il mondo, mi faceva un’altro effetto che ora da mamma, ma non si può ignorare..
“E una donna che reggeva un bambino al seno disse:
Parlaci dei Figli.
E lui disse:
I vostri figli non sono i vostri figli.
Sono i figli e le figlie della fame che ha in sé stessa la vita.
Essi vengono attraverso di voi, ma non da voi,
e benché vivano con voi non vi appartengono.
Potete donare loro il vostro amore ma non i vostri pensieri
poiché essi hanno i loro pensieri.
Potete offrire rifugio ai loro corpi ma non alle loro anime:
poiché le loro anime abitano la casa del domani, che voi non potete visitare, neppure in sogno.
Potete tentare di essere simili a loro,
ma non cercate di renderli simili a voi:
perché la vita non procede a ritroso e non s’attarda sul passato.
Voi siete gli archi da cui i figli, le vostre frecce vive, sono scoccate in avanti.
L’Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell’infinito, e vi tende con forza affinché le sue frecce vadano rapide e lontane.
Affidatevi con gioia alla mano dell’Arciere;
poiché come ama il volo della freccia così ama la fermezza dell’arco.”
Il Profeta, GIBRAN