Anche se è da molto tempo che non segnalo un film, voglio riprendere questa mia rubrica per l’amore che mia figlia quindicenne sta dimostrando, con mia sorpresa, per questa pellicola. Certo c’è poco da dire, chi non può amare questa storia? Ispirata alla realtà, quindi che ci si può davvero credere, vien da pensare, si narra il rapporto tra un miliardario francese paralizzato dal collo in giù e di un ragazzone immigrato di origine africana, appena uscito di prigione, della periferia parigina, che gli fa da badante. Nella loro amicizia, nel loro rapporto i due prendono e danno l’uno all’altro ciò di cui hanno bisogno per trovare i loro rispettivi equilibri, cambiando le loro vite. Non è che a me non sia piaciuto… La prima volta, appena uscito, l’ho visto in un raro pomeriggio senza marito e senza figli, da sola al cinema, poi di nuovo al cinema con mio marito e mio figlio, poi finalmente tutti e quattro insieme in tv a casa. E da lì è partita la passione di mia figlia che ogni volta che lo rincrocia su qualche canale della tv satellitare lo riguarda fino alla fine. Ha visto che c’era il libro da cui è tratto il film e vuole leggere anche quello. Perchè? Mi sono chiesta. Certo fa questa cosa con molti film, specie d’amore e di vicende adolescenziali. Ma cosa ha trovato in questa storia? Lei mi ha detto che le piace perchè oltre che far ridere, e lo fa davvero, è una storia di amicizia, le piace tanto il finale. Io credo che sia anche perchè il rapporto, lo scambio tra i due protagonisti, avviene fuori dagli schemi. Il ragazzo non vede nel miliardario e nel suo contesto nè una persona di cui avere soggezione nè un malato di cui avere pietà. E il miliardario vede nel ragazzo la sua intelligenza ed energia, lo guarda senza pregiudizi, si concentra su ciò di cui ha bisogno e sente l’atteggiamento “pulito” che ha nei suoi confronti. -Non avrà nessuna pietà- gli dice un amico per spaventarlo. E lui risponde che è proprio quello che vuole, -nessuna pietà-. Ecco per una ragazza adolescente credo che andare oltre gli schemi e le convenzioni e vedere il nocciolo, il cuore delle situazioni e ancor più delle persone sia liberatorio. E poi scoprire che la vera felicità non sta nella cose, neanche nella salute, ma nei rapporti, nella poesia e nell’ironia di cui il film è pieno, nell’amicizia e nell’amore, sia un messaggio pieno di speranza, un bene, in mezzo ai tanti oggetti che ci circondano, di cui siamo oggi forse tutti più bisognosi. -E poi mamma, mi piace tanto la musica- mi ha detto. E ne sono felice, perchè la colonna sonora, è bellissima, lontana dai suoi stili eppure capace di parlare al suo cuore, di farsi apprezzare e amare, proprio come i due protagonisti.
Archivio per la categoria ‘film da amare’
Un film da amare: Quasi amici
Postato in film da amare, Piccole donne crescono, tagged figlia adolescente e cinema, film sul valore dell'amicizia, film sull'amicizia, Olivier Nakache e Eric Toledano, Quasi amici, un film d'amare il giorno marzo 5, 2013 | 2 Commenti »
Un film da amare: alcuni telefilm, La vita secondo Jim, Scrubs
Postato in film da amare, tagged film da amare, La vita secondo Jim, leggerezza e profondità, Scrubs, telefilm il giorno maggio 10, 2012 | Lascia un commento »
Anche se in genere preferisco guardare un intero film, volente o nolente, oltre ai vari Ben Ten, Bakugan, Ninjia e Power Rangers che mi devo sorbire con mio figlio, dieci anni, mi toccano anche alcuni telefilm con mia figlia, quattordici, che abbandonati i cartoni e anche le serie più da ragazzini ormai sceglie solo MTV e le vicende di adolescenti ginnaste, liceali, impegnate in concorsi di ballo o di canto. Ma ce ne sono alcuni che mi piace seguire e che quando mi capita guardo anche da sola, per rilassarmi, ma anche per imparare. Perchè La vita secondo Jim racconta, divertendo, le vicende di una famiglia e soprattutto di una coppia con un marito sanguigno, concreto, infantile e istintivo,ma anche profondo, che deve relazionarsi con una moglie efficiente ed equilibrata, ma in realtà un po’ rigida e “perfettina” che lui riesce spesso a sgamare. Immaginate a chi assomigliano.. Tra scoppiettanti sfide e schermaglie riescono alla fine di ogni puntata a trovare un equilibrio tra le loro così diverse personalità, anche e soprattutto nella gestione dei figli. E’ stata così istruttiva la puntata in cui il marito si rende conto e fa comprendere anche alla moglie di come lei faccia fatica a sganciarsi dal terzo, ultimo e unico maschio dei loro figli!
Completamente diverso invece è Scrubs, telefilm ambientato in un ospedale che insieme alle risate e ad uno stile dissacrante del mondo medico propone in realtà tra le righe contenuti molto più alti e profondi di quello che l’apparente leggerezza al limite della demenzialità potrebbe far pensare. Come le parole del primario davanti alla ragazza obesa che vuole farsi restringere lo stomaco per dimagrire. Leggerezza e profondità, un unione irresistibile.
Un film da amare: Dragon trainer
Postato in film da amare, tagged ama il tuo nemico, draghi, dragon trainer, insegnare a perdonare ai propri figli, L'ultimo elfo, L'ultimo orco, messaggio del vangelo di perdonare, perdonare, perdono, Silvana De Mari il giorno aprile 16, 2012 | Lascia un commento »
Devo ammettere che andando ogni tanto al cinema con mio figlio, che tanto ormai c’è un film per ragazzi ogni domenica, uno dei pochi cartoni che mi sono davvero piaciuti negli ultimi anni, e che riguardiamo se ci capita in tv, è Dragon trainer. Un film che si pone semplicemente come singola avventura, senza seguiti, che non fu particolarmente acclamato, eppure è proprio bello. E’ una storia, per una volta non accattivante nè umoristica, alla Shrek per intendersi, che è certo più apprezzabile da noi adulti che dai nostri figli. Qui invece si parte con un tono epico sottotono visto che il protagonista, senza troppo tragedie e drammi è il perdente del villaggio di vichinghi dove vive, lui, orfano di una mamma da cui deve aver ereditato tutta la dolcezza e l’intelligenza, visto che il padre, il capo, come tutti gli altri abitanti è un mezzo gigante che vede nella lotta con i draghi e nell’uso della forza l’unica ragione di vita. E non è che Hic, il ragazzino, anche per compiacerlo, non vorrebbe essere così, solo che non ne ha il fisico, ma soprattutto il cuore. E quando se ne presenta l’occasione invece di uccidere il più temuto dei draghi, di nascosto, lo addomestica, ne diventa amico, cambiando il suo modo di vedere queste creature, se stesso, il suo modo di stare al mondo. Grazie all’aiuto e alla fiducia dei suoi compagni di scuola, una scuola speciale per combattere i draghi, riuscirà a far ricredere anche gli adulti e persino suo padre e le loro vite cambieranno. Mi ha ricordato la saga dell’Ultimo elfo della mia Silvana (De Mari) quando alla fine de L’ultimo orco il comandante degli uomini scopre come la vera vittoria, per entrambi, sia usare la compassione con i nemici, gli orchi, dare loro un’opportunità, trasformandoli in amici. Quanto piansi! La commozione di quando senti che il cuore si allarga e che c’è posto per un’altra strada che va oltre l’odio e la paura. E andando ancora più in alto, scusate forse esagero, ma per tradurre ai bambini, e ai nostri cuori bambini, il concetto di “ama il tuo nemico, perdona fino a settanta volte sette” e più ancora “Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non t’accorgi della trave che è nel tuo?” quale occasione migliore di un film divertente e avvincente dove un ragazzino confida all’amica del cuore che gli chiede le ragioni del suo comportamento quando tutto sembra perduto, nel momento della sconfitta, badate bene, non quando vince, lui risponde “Trecento anni e sono il primo vichingo che non ha voluto uccidere un drago. Non ho voluto ucciderlo perchè aveva l’aria spaventata quanto me, ho guardato lui e ho visto me stesso”
Un film da amare: Luci della città
Postato in film da amare, tagged amore disinteressato, Charlie Chaplin, Charlot, finale di Luci della città, Luci della città, scena di amore disinteressato il giorno febbraio 8, 2012 | Lascia un commento »
Ieri per caso ho rivisto la scena finale del film Luci della città di Charlie Chaplin che è una delle più belle e commoventi scene con cui sono cresciuta. Mi commuovo un po’ a parlarne perchè i film di Charlot li ho sempre guardati, fino ai suoi ultimi mesi, anche con i miei figli, con il mio babbo. E ho anche già accennato a questo film, ma rivedendo la scena ieri mi sono resa conto che non gli ho reso giustizia. Il film, muto in bianco e nero, del 1931, anche se comico non è certo un film facile per i nostri figli, abituati ai ritmi e a agli stimoli del cinema di oggi, però, però ne vale la pena, se non altro per il finale. Lui è un vagabondo che si innamora di questa giovane cieca, allora si diceva così, che vende i suoi fiori all’angolo di una strada, quando ancora “la gardenia nell’occhiello” era un’abitudine. Lei crede che lui sia un gran signore e lui glielo lascia credere e con varie vicissitudini riesce a procurarle i soldi perchè lei possa operarsi agli occhi. Ma subito dopo viene arrestato, anche se ingiustamente e trascorre molti mesi in prigione. Nel frattempo lei recupera la vista e apre un negozio di fiori. Ed ecco la parte più bella, lui esce va a cercarla al suo angolo, ma lei non c’è. Poi, per caso, capita davanti al negozio e all’improvviso la vede, capisce che il suo sacrificio è servito, lei adesso vede. Ma lei non lo riconosce ovviamente, di lui conosceva solo le sue mani e la sua voce. Lei che credeva che lui le avesse dato il suo superfluo, potrà finalmente “vedere” cosa lui ha fatto per lei, e la battuta finale insegna sull’amore forse più di interi romanzi, canzoni, poesie e certo delle mie parole.
Un po’ di cinema
Postato in Altre cose e altre storie, film da amare, tagged Associazione Peter Pan, cinema, cinema e bambini, film Winter il delfino, incontro sul cinema, passione per il cinema il giorno gennaio 23, 2012 | Lascia un commento »
Se vivete nei dintorni di Siena e volete passare un sabato pomeriggio con i vostri figli a guardare un bel film tutti insieme, questa volta non via darò soltanto l’indicazione di un titolo. Riprende infatti la mia collaborazione con l’Associazione Peter Pan di Colle Val d’Elsa e sabato prossimo, 28 gennaio, ci troveremo presso la sede della Misericordia alle 17.30 per guardare un film. Ma anche per riflettere, confrontarci e avere qualche spunto su cosa sono i cartoni animati e come si fa a sceglierli, come regolarsi con la tv, come si fa a gestire questa vice-mamma e tecnologica baby-sitter con cui tutti siamo chiamati a rapportarci. Se invece vivete lontano, ma vi interessa l’argomento vi ricordo la mia sezione dedicata a questo Un film da amare e i miei post sulla tv, frutto delle mie riflessioni e un po’ dei miei studi, ma soprattutto del mio stare a casa con i miei figli. A proposito di cinema ieri siamo andati a vedere un film con mio figlio e mi è davvero piaciuto Winter il delfino, ve lo consiglio davvero.
Un film da amare: classici di famiglia, da Ben Hur a The warriors
Postato in film da amare, tagged Ben Hur, Charlton Heston, Clark Gable, Grease, John Travolta, Olivia Newton John, The warriors - I guerrieri della notte, Via col vento, Vivien Leigh il giorno gennaio 16, 2012 | Lascia un commento »
In questi giorni, e settimane!, di influenza ci siamo fatti vere scorpacciate di film e mi è venuto in mente che ci sono pellicole che, come le vecchie fiabe o gli aneddoti, sono un po’ un patrimonio, un’eredità delle nostre famiglie. Me ne sono resa conto perchè hanno mandato in onda proprio in queste sere e pomeriggi, i film che ho in qualche modo ereditato dai miei genitori, almeno i due più rappresentativi e più lunghi che ho riguardato con i miei figli, se non interi, almeno le scene più importanti e famose. Così ho guardato con mio figlio che si è entusiasmato, la corsa delle bighe, la scena più famosa di Ben Hur, il classico storico con Charlton Heston del 1959, uno dei primi film che ho visto al cinema dopocena quando avevo sui dieci anni con il mio babbo. Era il nostro film, aveva tutti elementi a lui cari: la storia, sua grande passione, e poi un personaggio e una vicenda morale e anche religiosa, l’intreccio con la vita di Gesù che appare, anche se non se ne vede mai il volto, in molte scene, la forza e l’onore e la capacità di perdonare per essere perdonati. Ieri invece mi sono rivista con mia figlia il film preferito di mia madre, ma anche di mia zia, mia cugina, il film del ramo femminile delle mie radici: Via col vento, del 1939, ambientato in Georgia durante la guerra di secessione, la vicenda di Rossella o’ Hara. Lo spirito libero e l’intelligenza oltre le limitazioni delle convenzioni e un amore più grande di quello romantico, da cui trarre la forza per andare avanti, -Dopotutto domani è un altro giorno-, -mamma, ma che lieto fine è?- e io a spiegare che è nella tenacia e nella vitalità inesauribile di Rossella che sta il lieto fine, qualcosa che sta dentro di lei e non che le arriva passivamente dall’esterno, non è nel bacio o nel matrimonio col principe azzurro che sta la chiave della felicità, ma nel credere in se stessa. Messaggi con cui sono cresciuta e che mi sento di continuare a trasmettere, che ancora valgono per me. E poi così imparano anche un po’ di storia del cinema, si fanno anche un po’ di cultura. D’altronde i film che abbiamo amato da ragazzi io e mio marito e che gli abbiamo fatto vedere sono di ben altro livello, con mia figlia abbiamo visto Grease, che mi folgorò quando avevo tredici anni, mentre con mio figlio abbiamo guardato The warriors – I guerrieri della notte, che io non conoscevo, e mi è piaciuto, che mio marito ha cominciato a vedere quando aveva sedici anni. Non so se eravamo noi che avevamo gusti “più bassi” o se queste erano le mode durante la nostra adolescenza, certo sono due film minori rispetto agli altri, comunque noi li riguardiamo volentieri insieme, anche così si impara a conoscersi, a creare spunti e motivi di dialogo e di confronto, si dà loro modo di imparare un po’ di storia e un po’ delle nostre storie, da dove loro provengono.
Un film da amare: Il grinch e Canto di Natale di Topolino
Postato in film da amare, tagged Canto di Natale di Topolino, family man, film di Natale, film natalizi, Il grinch, La vita è meravigliosa di Frank Capra il giorno gennaio 5, 2012 | Lascia un commento »
Per questo ultimo fine settimana di festa eccovi i miei film preferiti natalizi. Oltre a Family man e La vita è meravigliosa di Frank Capra di cui ho già parlato, specialmente se avete figli piccoli, ma mia figlia di quattordici anni quest’anno lo aspettava a gloria, se volete dedicarvi ad un film di animazione che è ormai un classico, non dovete trascurare Il grinch di Ron Howard, il Richie di Happy days per intenderci, diventato regista, con il bravissimo Jim Carrey. Una storia poetica e surreale di un popolo i Nonsochi, che festeggia il Natale tutto l’anno, tra canti, addobbi e regali e che in realtà vive dentro un cristallo di ghiaccio, un fiocco di neve. Con un cattivo, il Grinch appunto, che ritrova la sua bontà grazie alla generosità e al coraggio di una bambina, Cindychilù che darà anche l’opportunità di riflettere al suo popolo di cosa, tra pacchetti, dolci e competizioni di illuminazioni, sia davvero importante e da festeggiare. Mica vi viene in mente qualche popolo di nostra conoscenza? Il secondo cartone, ma certo solo in ordine di citazione e non di bellezza e di importanza, è la versione del Canto di Natale di Topolino con Topolino e zio Paperone nella versione del vecchio arcigno e avaro Scrooge. Certo anche quella recente di casa Disney merita, ma la commozione di zio Paperone davanti al piccolo Timmy, il figlio malaticcio del suo dipendente Topolino, fa sentire tutti noi un po’ più buoni, più sensibili e generosi e ci vuole proprio per ripartire con cuore nuovo e rinnovato alla fine di queste feste. A proposito, sapevate che il nome originale in lingua inglese di zio Paperone è uncle, zio, Scrooge?
Un film da amare: La freccia azzurra e Principi e principesse
Postato in film da amare, tagged Enzo D'Alò, fim da amare, Kirikù e gli animali selvaggi, Kirikù e la strega Karabà, La freccia azzurra, La gabbianella e il gatto, La pimpa, Michel Ocelot, Momo, Opopomoz, Principi e principesse il giorno dicembre 15, 2011 | Lascia un commento »
Sono malata! Ho beccato l’influenza, allora ricicliamo. Mi sono accorta che non avevo messo questi due film a cartoni, eccezionali, nella mia sezione di cinema. Allora, vista la testa poco lucida, copio e incollo per chi non lo avesse, allora, letto.
A proposito di cartoni animati, ieri parlando con Lucia le raccontavo che secondo me il più bel film d’animazione, il più adatto e poetico che supera anche l’insuperabile La carica dei 101 della Disney, è La freccia azzurra, film di animazione finalmente italiano. Io lo scoprii per caso al supermercato nel cestone delle allora videocassette, semplicemente perchè.. costava poco.
E invece si tratta di una storia italiana, senza hamburger o skateboard, la protagonista è la Befana in un Italia degli anni ’70, è tratta dal romanzo di Gianni Rodari, ma secondo me il film è più bello. Le voci sono di Dario Fo e Lella Costa e le musiche di Paolo Conte, il ritmo è lento, non c’è violenza, nè concitazione ed è invece pieno di poesia.
Il regista è Enzo D’Alò, prima regista della Pimpa e poi de La gabbianella e il gatto di Momo e Opopomoz, ma La freccia azzurra è stato il mio preferito.
Un altro film bellissimo è Principi e principesse, di Michel Ocelot, lo stesso dei due film di Kirikù, Kirikù e la strega Karabà, Kirikù e gli animali selvaggi, insomma nomi su cui si può andare sul sicuro, semmai la difficoltà è trovarli.
Ma sono dei piccoli capolavori, Principi e principesse è a episodi, ognuno ambientato in luoghi ed epoche diverse. Il secondo si svolge nell’antico Egitto e la sua storia l’ho dovuta poi raccontare decine e decine di volte, un’altro si svolge in Giappone, uno nel Medio Evo, uno è di fantascienza, gli altri nel mondo dei principi, per cui, specie con i bimbi piccoli, se ne può vedere anche solo uno alla volta.
Ma dopo aver visto il primo viene voglia di conoscere anche gli altri cinque episodi e l’ultimo poi, che dà infatti il titolo al film, è forse il migliore. Per chi avesse occasione di vederlo non aggiungo altro per non sciupare la sorpresa.
Un film da amare: Johnny English e le comiche
Postato in Altre cose e altre storie, film da amare, tagged Charlot, comiche, Johnny English, La febbre dell'oro, Luci della città, Mr Bean, Rowan Atkinson, Stanlio e Onlio, un film da amare il giorno novembre 7, 2011 | Lascia un commento »
Per una volta voglio parlare di un film che ho visto proprio in questi giorni al cinema e che ci ha divertito: Johnny English, la rinascita, parodia di 007 con Rowan Atkinson, il comico inglese diventato famoso con “4 matrimoni e un funerale”, creatore del personaggio di Mr Bean. Un film allegro che non solo fa una parodia non basata sul demenziale, come quelle che oggi dilagano nei film per adolescenti, ma riesce a farlo con leggerezza e semplicità. Johnny English infatti si rifa piuttosto alla comicità fisica, come quando da bambini si guardava Franco e Ciccio e soprattutto mi ha ricordato le espressioni poetiche e irresistibili di Stanlio e Ollio e prima ancora di Charlot. Non a caso una delle scene che ci è piaciuta di più, specialmente a mio figlio di nove anni, è stata quando Johnny English si trova come diviso in due e la mano destra lotta contro la sinistra. E che bello poi ridere insieme ricordandola dopo essere usciti. Le comiche infatti sono, come la fantasia, una grossa fonte di condivisione perchè anche in questo caso siamo tutti uguali, grandi e piccini, le mie osservazioni sono alla pari con quelle di mio figlio, per ridere non occorre essere colti o competenti, ma solo lasciarsi coinvolgere. Purchè si tratti di comicità intelligente e non volgare o violenta, proprio come con questo film. Se poi volete fare un tuffo nel passato, se avete un maschio, potete guardare insieme La febbre dell’oro di Charlot, se una femmina, Luci della città, il mio preferito e tutti quanti insieme potete godervi in questa scena tutte le invenzioni di Stanlio per riuscire a bere il cognac del San Bernardo in Avventure a Vallechiara.
Un film da amare: Mi chiamo Sam
Postato in Altre cose e altre storie, film da amare, tagged cosa vuol dire essere genitore, Dakota Fanning, Mi chiamo Sam, Michelle Pfeiffer, Sean Penn il giorno ottobre 24, 2011 | 3 Commenti »
Ho visto un film con il bravissimo Sean Penn e mi è tornato in mente il bellissimo Mi chiamo Sam un fim di 10 anni fa che abbiamo visto più volte con i miei figli, con Dakota Fanning, che mia figlia ora ammira per aver partecipato alla saga di Twilight, ma che qui era ancora una bambina. Un film allegro e commovente allo stesso tempo, dove un padre solo, ritardato mentale, vive con la figlioletta di sette anni felicemente fino a quando i servizi sociali ritengono che lui non sia più adeguato per educarla e crescerla e vogliono affidarla ad un’altra famiglia. Lui però non si arrende e chiede aiuto ad un’avvocatessa di grido, brava, bella e famosa, interpretata da Michelle Pfeiffer. Una storia che fa comprendere come essere genitori significhi molto di più, o molto di meno, di quello che oggi tutti noi ci affanniamo a dare ai nostri figli e che la cosa più importante sia essere in contatto e dare spazio ai nostri sentimenti piuttosto che preoccuparci delle cose da comprare o da fare. La frase più bella, ma il film, oltre che con attori bravissimi, è bellissimo dall’inizio alla fine, ma la frase più bella, quella che a me, mamma capace, normodotata, che può identificarsi nel personaggio dell’avvocatessa, è rimasta nel cuore è quando lei, l’avvocatessa, alla fine dice a Sam che in questo loro scambio, nel conoscerlo e frequentarlo, e non si è fatta pagare, è lei quella tra i due che ha guadagnato e ha preso di più dall’altro.
Anche come genitori “Se non ritorneremo come bambini non entreremo nel regno dei Cieli”.