Ieri anche se è iniziato l’Avvento, con i miei bambini del catechismo abbiamo parlato di Noè e allora mi è tornata alla mente la mia storia della goccia. Lo so che è vecchia e che certo molti qui l’avranno già letta, ma ripensarci mi ha portato tanti ricordi dolci, posso?
Storia della goccia
C’era una volta una piccola goccia che usciva da un rubinetto che perdeva, se ne stava lì attaccata e non andava né su né giù. Non si divertiva e non era per niente soddisfatta di quella posizione “Vorrei uscire da qui, conoscere terre nuove e trovare un posto meraviglioso dove poter stare e vivere felice”.
Mentre era lì che rifletteva arrivò davanti alla finestra la Fata del Vento. La minuscola Fata del Vento viaggiava nel cielo sopra un minuscolo cocchio trainato da una lumachina dorata che lasciava una minuscola scia di polvere dorata là dove lei passava. La lumachina aveva fiutato un desiderio da esaudire, le lumachine dorate possono riconoscere i desideri nell’aria anche se si trovano molto distanti.
La goccia quando la vide la chiamò subito: “Fata del Vento ti prego, puoi aiutarmi? Voglio uscire da qui e andare a conoscere terre nuove e trovare un posto meraviglioso dove poter stare e vivere felice”.
La Fata rispose: “Posso trasportarti con il mio soffio e lasciarti dove tu desideri”.
Allora la goccia salutò il rubinetto e si preparò a partire.
Un soffio leggero, ma continuo la trasportò fuori dalla finestra e oltre, sopra i tetti e le strade. La goccia guardava giù, vide un largo prato verde e se ne innamorò.
“Qui!”, esclamò, “Qui andrà bene!”
La Fata la depose su un filo d’erba accanto a una goccia di rugiada proprio mentre passava di lì una coccinella.
“Grazie Fata del Vento!”, salutò cortesemente la goccia, ma la Fata era già ripartita, trainata dalla lumachina attratta da nuovi desideri che affioravano qua e là. Trascorse dei giorni felici la goccia immersa in quel verde di cui si beava, ma piano piano ci si abituò e cominciò a desiderare nuovi colori e nuove terre.
Arrivò allora la Fata del Sole, che la sua lumachina dorata aveva sentito il desiderio e si avvicinò al filo d’erba dove la goccia si trovava.
“Fata del Sole”, subito si fece avanti la piccolina, “Puoi aiutarmi? Desidero tanto trovare un posto meraviglioso dove poter stare e vivere felice”.
La Fata del Sole rispose: “Posso trasportarti in cielo col mio calore e farti arrivare fino a una nuvola”.
“Va bene”, rispose la goccia e salutati il filo d’erba e la coccinella si preparò a partire.
Un calore tenue ma continuo la rese leggera leggera e così iniziò a salire e si ritrovò in mezzo a una nuvola, insieme a milioni di gocce uguali a lei.
“Grazie Fata del Sole”, salutò cortesemente, ma anche lei era già volata via.
Adesso vedeva tutte le sfumature dal bianco, al grigio fino al nero di tutte le nuvole che incontrava e ne restò affascinata.
Ma dopo un po’ di tempo anche questi colori cominciarono a sembrarle sempre gli stessi e cominciò a desiderarne ancora di nuovi e nuove terre.
Allora lo vide, il posto meraviglioso dove poter stare e vivere felice e desiderò con tutta se stessa di raggiungerlo.
Subito arrivò la Fata della pioggia e la goccia subito le chiese se poteva aiutarla ad arrivarci. La Fata poteva trasportarla con la pioggia, ma non sarebbe stato sufficiente. Il suo desiderio era però così ardente che lo sentirono anche le lumachine della Fata del Vento e della Fata del Sole che giunsero lì sulla nuvola.
La Fata della Pioggia fece piovere la piccola goccia, la Fata del Vento la trasportò col suo soffio fino all’orizzonte e la Fata del Sole la sollevò e la fece risplendere col suo calore e così la piccolina si ritrovò nel luogo che aveva visto: una miriade di colori che tante piccole gocce come lei creavano stagliandosi contro l’azzurro del cielo.
La goccia si sentì finalmente a casa e quando si girò per ringraziare le sue amiche fate vide che tutte e tre si inchinavano a salutare il grande Padre Arcobaleno.
Ed è lì che lei si trova ora e vive felice e anche tu potrai vederla e gioire insieme a lei ogni volta che davanti a te incontrerai il grande arco colorato dell’arcobaleno.