I bambini, riescono sempre a sorprendermi e ad incantarmi.
Quattro storie di animali con i laboratori, quattro gruppi di cinque anni, con i loro nomi fantasiosi, due amichette hanno voluto avere lo stesso nome, e non, c’è chi ha persino deciso di chiamarsi Bo’. Con le loro soluzioni ovvie e quelle inattese, come cantare una ninna nanna come arma, con il loro bisogno di un personaggio cattivo o di un problema per coinvolgersi, per scoprire che sono chiamati a compiere una piccola grande impresa e così divertirsi. E con la loro voglia di partecipare, anche quando non tocca a loro, accontentandosi magari di fare l’iceberg o la vaschetta per il mangime..
Nel bosco di Trenciatreccia
Nel bosco di Trenciatreccia tornarono all’inizio della primavera due piccole rondini Rosaspina e Luccichina, ma quando cercarono il loro solito nido che usavano gli altri anni ecco che lo trovarono occupato da un grosso gufo di nome Giallino.
-Ehi! Questo nido è nostro!- esclamarono forte tanto che anche la pappagallina Bianca e la cignetta Odette vennero a vedere cosa stava succedendo.
-Ma ora ci sono io!- rispose un po’ arrabbiato Giallino.
-Non litigate- disse Bianca –Ho trovato un nido vuoto che potrete usare e insieme ad Odette le due rondinine andarono a vedere il nuovo rifugio.
Ma nessuno sapeva che durante l’inverno il cattivo Corvo Nero aveva scavato sotto quel nido un grosso buco e quando le quattro uccelline vi si posarono sopra finirono giù giù attraverso una galleria sottoterra sotto il tronco di un grande albero.
-Aiuto! Aiuto!- cominciarono tutte insieme a gridare.
L’aquilotto Riccio Spinoso che volava alto proprio lì sopra si abbassò perché gli era sembrato di sentire gridare aiuto, ma non si riusciva a capire, non si sentiva bene.
Il merlo Bo’ prese allora dei binocoli e guardava guardava per tutto il bosco, ma il buco sotto il tronco e sottoterra da fuori proprio non si riusciva a vedere e così si continuava a sentire gridare aiuto senza riuscire a vedere niente.
-Stiamo tutti zitti!- propose allora il cigno Tommy e così in tutto il bosco di Trenciatreccia ogni uccello smise di cantare e scese un gran silenzio.
-Aiuto! Siamo qui sotto! Aiutateci!- riuscirono allora a sentire bene questa volta e capirono da quale punto del bosco arrivavano le voci.
Tutti quanti si misero scavare e anche le rondinine, la pappagallina e la cignetta sentendo le voci fuori si misero a spostare con i loro piccoli artigli e con il becco la terra e i sassi e finalmente si aprì un buco e tutte poterono uscire.
Che ringraziamenti per gli amici che le avevano liberate! E che bella festa si fece quel giorno nel bosco di Trenciatreccia!
Nel mare Oceano
La balena Gelsomina fa grosse bolle con la sua enorme bocca: è la campanella del mare Oceano nella scuola marina che avverte che la lezione sta per iniziare.
Oggi sarà una giornata davvero speciale, gli scolari faranno una gita al relitto del vascello fantasma, si chiama così perché si racconta che dentro il vecchio e mal ridotto veliero ci vivano i fantasmi, ma nessuno i ha mai visti.
Il tratto di mare dove bisogna passare si trova davanti ad un’alta scogliera ed è così profondo che non si vede niente, l’acqua è scura scura, così gli scolari nuotano vicino alla maestra Gelsomina, l’enorme balena.
Ecco Tom e Tom-e-jerry, due squali un po’ birichini, ma coraggiosi e Vittorio, più calmo e poi gli altri.
Finalmente, arrivano e per primi si infilano nel relitto i due minuscoli cavallucci marini dallo stesso nome Anastasia e Anastasia, ma subito le acque si agitano! Non si tratta di fantasmi però, ma di una piovra gigante che cattura i due minuscoli cavallucci e minaccia che non li lascerà andare a meno che gli altri non le portino la perla gigante. Allora i tre squali, aiutati dagli altri loro compagni Rosa, Bo’ e Aurora, tre coraggiosi delfini, vanno a cercare la perla gigante nelle acque profonde vicino al relitto mentre la maestra Gelsomina resta vicino al vascello a sorvegliare.
Eccola! Ci sono riusciti! L’hanno trovata! La perla viene subito portata alla piovra gigante, ma quella che fa? Si rimangia la promessa e dice che non vuole restare da sola e non libera Anastasia e Anastasia.
Eh no! Così non si fa! Le promesse vanno mantenute, tutti si arrabbiano e cominciano a mostrare i denti e dare musate, persino la balena Gelsomina. Tanto che alla fine la piovra cede e libera i due cavallucci e tutti possono tornare a casa.
Mamma mia che gita movimenta!
La storia della fattoria
In una bella fattoria vive un grande cavallo marrone di nome Rock che se ne va sempre a fare lunghe passeggiate al galoppo. Intanto il gatto Bianco fa finta di dormire, ma in realtà osserva il pulcino Piu Piu che va a trovare il suo amico, il maialino Tachi, perchè vorrebbe mangiarselo. Ecco, ci prova, gli si avvicina, ma la cagnolina Roberta sempre all’erta e di guardia abbaia forte e gli corre dietro. Così mentre il gatto rincorre Piu Piu, il cane rincorre il gatto e anche Tachi si agita e in quel mentre arriva Rock e vede che anche quel giorno le cose vanno come al solito.
Ma in quel momento si alza una grande bufera di vento e soffia e soffia che tutti si devono tenere per non volare via e si attaccano allo steccato, ma anche quello vola via e persino la vaschetta del mangime chissà dove se ne va. Infine si alza un così gran polverone che nessuno vede più niente.
Quando tutto si calma gli animali cominciano a mettere in ordine, ma dov’è Piu Piu? Dove si è nascosto?
-Sono quassù!- si sente ad un certo punto la vocina del pulcino. Gi animali alzano la testa: Piu Piu è finito, lui così leggero, sopra una nuvola che se ne sta proprio sopra la fattoria.
Bisogna farlo scendere! Ma come si fa ad arrivare fino alla nuvola?
Decidono tutti insieme di fare una grande torre, sotto si mette Rock il cavallo che è il più forte e anche il più alto e poi su su tutti gli altri animali, ma non basta!
Allora si prendono pezzi della fattoria, lo steccato, anche la vaschetta del mangime e insomma alla fine Piu Piu con un saltino riesce a scendere da lassù.
Evviva! Sono di nuovo tutti insieme. Che gran festa, prima di ricominciare a rincorrersi..
La storia dei ghiacci
C’era una volta un mare ghiacciato con due iceberg, uno molto grande e uno più piccolo, intorno ai quali nuotavano giocando a nascondino tre pinguini di nome Rocco, Andrea e Alice che dovevano farsi prendere da una grande e magnifica balena di nome Francesco.
I quattro amici si divertivano tutto il giorno e i due iceberg erano proprio perfetti per nascondersi.
Soltanto che un giorno la balena prese male le misure e rimase incastrata, non riusciva più ad uscire e neanche a muoversi.
-Aiuto! Voglio uscire! Ho fame!- cominciò a sbraitare tutta arrabbiata.
I te amici provarono a liberarla con tutte le loro forze, ma come facevano tre piccoli pinguini a spostare quell’enorme balena?
Intanto dovevano anche portarle del cibo perché con quella gran pancia vuota Francesco non poteva proprio stare.
Finalmente ecco un’idea, lì vicino a dove loro nuotavano, avevano visto un giorno un igloo, una casa di ghiaccio, dove era vissuto per un po’ un pescatore, magari lì c’era qualcosa di adatto per liberare Francesco. E infatti trovarono una vecchia ascia, la portarono dove stava la balena e cominciarono a spezzettare gli iceberg.
Ma rompendo tutto quel ghiaccio ecco che spuntò una piovra, rimasta intrappolata anche lei, la quale senza tanti complimenti e discorsi si prese i pinguini e se li portò via in una caverna.
La balena subito cercò anche lei allora di liberare i suoi amici, ma quella brutta piovra gli spruzzava addosso l’inchiostro che le faceva bruciare gli occhi e così tutto diventava difficile.
I pinguini furbi però si misero a cantare tante volte la ninna nanna: -Ninna o ninna o, questa piovra a chi la do, ninna o ninna o questa piovra a chi la do- finchè non riuscirono a farla davvero addormentare.
Poi sottovoce chiamarono la balena e lei molto silenziosamente riuscì a farli uscire e a liberarli. L’avrebbero sistemata loro! Spostarono di nuovo gli iceberg e i pezzi di ghiaccio in modo che la piovra non potesse di nuovo uscire.
Certo lei a quel punto si svegliò, ma non poteva più fare niente, quella dispettosa!
I quattro amici gli fecero marameo e se ne andarono a giocare un po’ più in là.

che proprio lì sotto aveva la sua casa e se ne stava tranquilla ad affettarsi con il suo pescespada un po’ di spicchi di stella marina per colazione. Tutta in disordine e di malumore com’era era per non aver potuto finire di mangiare era anche un po’ bruttina, non sembrava tanto una fata…