Sarà meglio che scriva la storia di Giacchettino, prima che me la dimentico.
Un giorno dovevamo uscire e mio figlio non ne voleva sapere, lo dovevo tirare, ma lui aveva deciso di -fare il birbone, no, non vengo!- E non sentiva ragioni.
-Ma se non vieni non ti posso raccontare chi era Giacchettino, lo sai chi era?- intanto mi divertivo e preoccupavo allo stesso tempo perchè non ne avevo idea neanch’io. Ma tant’è che non tirava più la mano e mi seguiva docilmente.
-Lo sai che era un mio amico?- intanto pensavo ad un mio compagno delle elementari, uno dei due che alternativamente mi piacevano, uno era il bello, uno il bullo, in questo caso pensavo al bullo.
-Ma non è vero che esiste!-intanto obietta mia figlia, che non lo dà a vedere perchè è grande, ma rizza sempre le orecchie se c’è in giro una nuova storia.
-Giacchettino era un bambino che andava sempre in giro con appunto un giacchettino che gli piaceva tanto e lo portava con il colletto rialzato a furbetto e tutti lo chiamavano: Giacchettino che fai? Giacchettino dove vai?
Lui se ne andava in giro con una fionda a tirare sassi ai piccioni. (Noi abitiamo in mezzo ad un’intera colonia di piccioni e ogni tanto mio figlio con il padre fantasticano su battute di caccia)
La mamma lo sgridava, gli diceva di lasciar stare che poteva colpirne uno e fargli male, ma lui, figurati, non dava retta.
Un giorno però un piccione gli passa sopra e gli fa la cacca proprio sul suo bel giacchettino!
La mamma glielo lava, ma per un giorno non può uscire col giacchettino e quando lo vedono gli chiedono: e il giacchettino Giacchettino?
E lui risponde la verità: un piccione me l’ha sporcato…
Ahi Ahi Giacchettino! Vedi che succede a insistere troppo?
Meglio dar retta e non fare i birboni. Tu vuoi fare come Giacchettino o essere bravo?”
Meglio insegnarli che prima o poi i nodi vengono al pettine, vi pare?
Ma anche per noi i nodi arrivano.
La mattina dopo mio figlio appena sveglio
-Mamma, voglio anch’io una fionda come Giacchettino.”