Con la psicologa Francesca Saccà, dopo la storia della Bella, stiamo continuando a collaborare per unire le nostre forze. Lei i suoi commenti e le sue chiare analisi su temi psicologici, io le mie storie. Questa è nata dalla lettura e riflessione sui suoi scritti sulla solitudine.
Nel cerchio
“Pietro faceva la quarta elementare e fino a quel giorno aveva odiato l’intervallo e il dopo pranzo, non sapeva mai dove stare. Finchè c’era scuola tutto andava bene. Poi…Avrebbe voluto giocare con Marco, il più bravo a correre e a calcio, ma non voleva essere il secondo, quello che arrivava sempre dopo.Sarebbe stato meglio giocare con Luca? Era meno bravo di lui, avrebbe sempre o quasi vinto, ma era troppo facile. Oppure Valentino, che ti chiedeva sempre di giocare? No, lui in fondo voleva decidere da sé.
Così rimaneva sempre indietro, lontano da loro. Allora si trovava qualcosa da fare, guardava le formiche, le nuvole, ci metteva una vita a mangiare la colazione. Però doveva stare attento sennò finiva a guardare Luca e Marco o capitava vicino a Valentino che aveva quel brutto vizio di invitarti.
Avrebbero capito e non voleva: anche a lui piaceva giocare, si sentiva solo.
Luca stava sempre in porta. Lo sapeva che ce lo mettevano perchè non era veloce a correre e neanche bravo a tirare e poteva anche andar bene. Però lui voleva andare avanti, sognava di fare goal. Marco e Valentino erano così sicuri e decisi, non ce la faceva a dirglielo. Quanto avrebbe voluto essere come loro, non come era lui. Si sentiva diverso e solo.
Valentino chiedeva sempre agli altri di giocare, ma nessuno mai invitava lui: forse non lo volevano? Non aspettava, era sempre lui a organizzare, a mettere su le partite, ed era sempre il capitano, ma la sua diventava sempre la squadra perdente, quella degli scarti. Giocava giocava, ma si sentiva solo.
Marco era stufo di giocare sempre a calcio. Gli sarebbe piaciuto andare a caccia di formiche, o magari starsene lì tranquillo a mangiare la colazione e guardare le nuvole. Ma gli altri avrebbero riso, lui era il più bravo, faceva più goal di tutti. Avrebbe voluto esser solo.
Quel giorno la maestra ebbe una strana idea: chiese di fare un gioco diverso nell’intervallo, ognuno avrebbe dovuto cambiare le proprie abitudini.
Valentino non sapeva cosa chiedere.
Pietro era terrorizzato.
Marco era contento.
Luca eccitato.
Arrivarono le femmine, presero tutti per mano e iniziarono a giocare allo sculaccione
All’inizio ci volle la presenza della maestra per farli stare. Poi si scordarono di tutto: dei bambini delle altre classi, della maestra, della campanella. Si sentivano soli nel cortile.
Valentino poteva aspettare, prima o poi sarebbe toccato anche a lui: era nel cerchio, con gli altri.
Pietro sapeva che avrebbe gareggiato con Marco, lo avrebbe certo battuto, era felice, era nel cerchio.
Luca si sentiva tutto emozionato: era per mano con Margherita, gli batteva forte il cuore.
Marco si divertiva come non mai, nessuno vinceva o perdeva a quel gioco, erano tutti insieme, nel cerchio.
L’intervallo volò.
L’insegnante se ne stava seduta sul muretto in disparte, controllando con la coda dell’occhio gli scolari, che per il momento se la cavavano senza di lei.
Pur tra le grida e gli strepiti e la responsabilità, era un momento tranquillo.
Guardò il cielo azzurro e si stiracchiò rilassata: si sentiva quasi sola”.
Qui trovate le riflessioni e i suggerimenti di Francesca che hanno fatto spuntare dai ricordi delle mie elementari e dai miei colori Pietro e i suoi amici.