Quella mattina al solito mi alzai e andai nello stanzino per fare la mia scelta: 14 paia di occhi mi attendevano, tranquillamente,socchiusi, pronto ognuno ad essere indossato e utilizzato. Quale paio avrei scelto? Quelli verdi dell’infanzia che portavo nelle giornate terribili ed in quelle particolarmente liete? O forse quelli grigi del novembre con cui guardavo la pioggia rigare i vetri davanti a me? Forse avrei indossato quelli neri delle differenze che mi mettevo per ricordare che anch’io ero una diversa, se solo la prospettiva non era la mia. Erano lì pronti anche gli occhi color del cielo da indossare per vedere lassù, oltre i tetti, oltre le noie e le preoccupazioni, per poterle tenere con me.
Ma quel giorno decisi di tenere gli occhi castano-verdi di mia madre. Questi erano occhi speciali. Non solo perché erano di mia mamma, che me li aveva regalati proprio uguali ai suoi. Questi occhi avevano anima di scoiattolo ed ogni volta che li indossavo un fremito mi percorreva e il mio sguardo cominciava a sobbalzare qua e là, proprio come se andassero da un albero all’altro in cerca di noci.
E tutto amavano osservare, ma velocemente, senza lunghe soste fino a che non arrivavano ad una visione più allargata. Allora subentrava un attimo di calma, di pace, prima di riprendere il loro girovagare. Così io li chiamavo gli occhi di scoiattolo, veloci e leggeri ed erano perfetti per il mese di ottobre con i suoi colori autunnali.
Indossatili, mi preparai ad uscire. Per la strada vagavo velocemente da una vetrina all’altra, vedevo tutte le insegne e i volti delle persone. C’erano in giro molti occhi grigi ed infatti quel giorno pioveva ed anche qualche paio azzurro e nero, soprattutto nei pressi della stazione.
Io però cercavo occhi di scoiattolo tra le persone e mi sembrava impossibile che nessuno ne avesse. Avevo fatto una scelta troppo originale?
Quando arrivai alla scuola dove lavoravo vidi tutte le colleghe con gli occhi azzurri e subito mi prese un dubbio. Avevo dimenticato qualche avvenimento importante? Forse avremmo cantato con i bambini o raccontato fiabe, altrimenti perché tutte avevano proprio gli azzurri? Ricordai che quel giorno sarebbe venuto un giovane a farci uno spettacolo di mimo.
Lo avrei visto con i miei occhi di scoiattolo, ormai non c’era tempo di andare a cambiarli. I bambini mi vennero incontro con i loro sguardi multicolori, loro non hanno ancora bisogno di scegliere perché i loro occhi hanno colori cangianti e io mi distrassi salutandoli e togliendo loro le giacche.
Le colleghe vennero a salutarmi, ma non le guardai e non sorrisi loro. Pensai che fossero venute per farmi notare che ero l’unica a non aver indossato, come loro, occhi azzurri. Come avrei voluto avere gli occhi neri in quel momento o che li avessero avuti loro!
E invece chissà perché mi ero messa quegli stupidi occhi castano-verdi che nessuno portava uguale a me quel giorno, esclusa mia madre che me li aveva regalati e che, come tutte le persone di una certa età non li cambiava più ormai.
Avrei voluto di nuovo piangere, ma di nuovo i miei occhi di scoiattolo non me lo permettevano. Non provavano tristezza, ma solo stupore, non riuscivano neanche a capirla la tristezza, conoscevano soltanto la curiosità.
Desiderai in quel momento gli occhi grigi per piangere la pioggia di lacrime che sentivo dentro, ma di nuovo non potevo andare a prenderli!
Cercai di tirarmi su guardando i bambini, uno ad uno, velocemente e in realtà questo mi fece bene. Finalmente ci disponemmo intorno al palco fatto soltanto da un tappeto e aspettammo che entrasse il mimo. Non vedevo l’ora di andarmene e che tutto finisse. Volevo solo buttar via quegli occhi, indossarne un paio qualunque e poter finalmente piangere e sfogarmi.
Eravamo tutti lì pronti a vedere entrare l’azzurro degli occhi del mimo. Quale altro colore potevano avere per parlare senza parlare di case, animali e persone e quindi della vita?
Con le grida dei bambini e un piccolo applauso il mimo entrò, ma io non lo vidi perché tenevo gli occhi bassi. Quando li sollevai stava rappresentando qualcuno che dormiva, un bambino o forse un cagnolino.
Finalmente con un salto che ci fece sobbalzare tutti si alzò in piedi e sollevò lo sguardo. Ed in quel momento io di nuovo sobbalzai: guardò tutti velocemente e fu con occhi di scoiattolo che mi sfiorò, un attimo e mi sorrise. Poi proseguì il suo mimo.