C’era un vascello che navigava in mezzo al mare.
Era bello, di legno tutto lucido, con le vele grandi e bianche spiegate al vento, e con le corde grosse, tese e sicure.
A bordo di questo vascello ci stavano 40 passeggeri, piccoli ometti che quasi si sperdevano sopra il ponte a guardare l’orizzonte, sporgendosi dalle balaustre di legno.
Un giorno, mentre navigavano, cominciarono a spuntare da chissà dove tanti gatti, morbidi e miagolanti, che venivano a sfregarsi ai piedi dei passeggeri.
Facevano un gran rumore tutti insieme e poi, come nutrirli?
Il vascello non aveva così tanti topi e certo se li erano già mangiati tutti.
Così i passeggeri erano preoccupati, anche perché non sapevano da dove sbucavano questi gatti.
Ad un certo punto qualcuno di loro cominciò a fissare uno dei gatti negli occhi, e il gatto lo rifissava. E si fissavano immobili a vicenda.
Piano piano cominciarono tutti a fissarsi, 80 occhi di passeggeri che fissavano 80 occhi di gatto. E a mano a mano che si fissavano, i gatti cominciarono a sbiadirsi, diventarono trasparenti e alla fine scomparvero.
A forza di fissarli i gatti non c’erano più e quando rialzarono lo sguardo si accorsero che i loro occhi di passeggeri ora erano diventati diversi, ognuno aveva gli occhi del gatto che aveva fissato e con occhi stupiti, ma di gatto, si guardavano l’uno con l’altro.
Proseguirono il viaggio tra le onde ed ecco un altro avvenimento.
Cominciarono a spuntare prosciutti, grandi prosciutti crudi, da tutte le parti.
Inciampavi in una tavola ed ecco che sotto scoprivi un prosciutto.
Alzavi il coperchio di una botte ed era piena di prosciutti, aprivi l’armadio e i prosciutti ti cascavano addosso.
Insomma prosciutti ovunque, a non finire.
All’inizio erano contenti i passeggeri, anche se smarriti. Poi però capirono che non potevano mica mangiarne molto perché il prosciutto mette sete e l’acqua era limitata.
Decisero così di metterli giù nella stiva per venderli o mangiarli alla fine del viaggio, ben stagionati. E trasformarono la stiva in una cantina di prosciutti.
Ma non era mica possibile, la quantità aumentava di giorno in giorno, lo spazio e il peso dei prosciutti toglieva posto ad ogni cosa.
Se avessero continuato così avrebbero presto naufragato. Dovevano disfarsene.
Salirono tutti sul ponte, con i prosciutti, per gettarli in mare.
Ma nessuno trovava il coraggio di farlo. Erano lì, immobili, sospesi, non riuscivano a pensare che i prosciutti si dovessero gettare via così, come bucce di mela o foglie di insalata marcia.
In quel silenzio, finalmente due passeggeri si guardarono, fecero un gran sospiro, annuirono e insomma, chiusero gli occhi, girarono la testa e lasciarono cadere i benedetti prosciutti in mare.
Ma quale prodigio immediato avvenne! Appena entrati dentro l’acqua, prima ancora di andare a fondo, uscirono subito, trasformati due gabbiani che salirono alti nel cielo e girarono in tondo sopra il vascello.
Allora anche gli altri passeggeri cominciarono a lanciare i prosciutti e il cielo si riempì di ali bianche, di piume soffici e le goccioline d’acqua brillavano al sole. I passeggeri erano così contenti che non si tennero neanche un prosciutto per la merenda, preferivano che diventassero invece gabbiani.
Erano così felici, sollevati e spensierati, che si misero a danzare leggeri sopra il ponte intrecciando le mani e battendo i piedi a ritmo sul legno che risuonava.
E ogni volta che intrecciavano le mani e battevano i piedi spuntavano dall’aria tante farfalle azzurre, verdi, gialle.
Il vascello si riempì di farfalle e mentre danzavano il ponte cambiò piano piano colore finché si accorsero che non erano più su un vascello in mezzo al mare, ma sopra un prato fiorito, insieme con le farfalle, in cima ad una collina da cui si vedevano tante altre colline e paesi laggiù in fondo.
Capirono che il loro viaggio era terminato. Finalmente erano arrivati.