“La donna di carta prese la sporta e andò al mercato. E andando si accorse, vedeva le altre donne, che tutte erano di carne, mentre lei sola era fatta diversamente.
Erano tutte ossute e muscolose, e piene di sangue e di linfa vitale. Lei sola invece era sottile e bianca, di carta e si accorse di come non riusciva a capire né a intendere i sentimenti e i dolori, le fatiche e i piaceri delle donne di carne.
Soltanto parole e immagini e disegni poteva lei conoscere e nient’altro.
E assimilava tutte le parole del mondo, la donna di carta, e tutti i pensieri e ciò che queste potevano esprimere e raccontare.
Ma tutto quel mondo che nell’aria e nel respiro delle persone trova la sua strada, lei non poteva comprenderlo.
Era triste la donna di carta, e la parola tristezza comparve scritta vicina a dove aveva disegnato il cuore.
E –lacrime- scritta sulle guance. E in questo modo la donna di carta piangeva.
La donna di carta prese la sporta e andò al mercato. E andando si accorse, vedeva le altre donne, che tutte erano di carne, mentre lei sola era fatta diversamente.
-Non importa- pensò, -posso stare con loro anche in questo modo. Le persone di carne mi vorranno comunque bene-.
E così cominciò a guardare con i sui occhi di carta, le donne di carne. Qualcuna la riguardò e lei, un sorriso le si disegnò sulla bocca di carta, sorrise.
Subito provò un calore e si aspettò, la donna di carta, di leggere la parola calore da qualche parte sul suo corpo.
Invece un piccolo movimento iniziò a muoverle la figura bianca e sottile, all’altezza del petto. Pum pum pum, sentì, e commossa, si accorse di piangere lacrime vere.
Da quel giorno la donna di carta-di carne ebbe un suo nome e cominciò ad essere come le altre donne.
Non dimenticò il suo passato e utilizzò le sue parole per raccontare alle donne di carne quello che lei aveva conosciuto, com’era il mondo di carta.
Scrisse tante storie, la donna di carta-di carne, e tante ne raccontò.
Anche questa.”