Versando l’acqua nel bicchiere zio Antonio, lo vidi bene, fece una piccola smorfia e la mano gli tremò per un attimo: aveva l’aria stanca, nascosta dietro un sorriso.
Mi proposi di parlare con lui appena avessi trovato un momento tranquillo in mezzo alla lieta confusione della festa.
Continuai a mangiare tranquilla i miei tortellini e fino al panettone non ci pensai più.
Ma quando tutti cominciarono ad alzarsi e mentre i bimbi piccoli giocavano con i doni appena scartati e i più grandi, compreso i miei, reclamavano il tavolo libero per giocare a tombola, decisi di non perdere d’occhio i movimenti di mio zio.
Appena finito di sparecchiare e apparecchiata invece la tombola con tutti quanti pronti con cartelle e fagioli lui, con aria indifferente, si alzò e avviò verso le camere.
Anch’io con aria indifferente lo seguii e lo raggiunsi solo nel corridoio fuori dal salone.
Lo presi a braccetto –Vai a riposare?- gli chiesi sorridendo.
-Si, sono un po’ stanco- mi rispose.
-Non hai dormito bene stanotte?-
Si irrigidì e questo mi sorprese. Poi, imbarazzato, -ecco, si, non ho riposato bene, è vero- e affrettò il passo.
-Ho chiesto qualcosa che non dovevo?- chiesi con aria veramente dispiaciuta, non volevo metterlo in difficoltà.
Lui era il mio zio preferito. Quello che da bambina mi aveva coccolata, che mi faceva fare il Presepe, mi insegnava le storie dei personaggi, mi cantava le canzoni, scartava con me i regali.
Ero la sua nipote preferita, anche ora che ero cresciuta, come lui era il mio zio speciale. Non volevo vederlo imbarazzato con me, mi faceva male.
Lui se ne rese conto e subito mi sorrise.
-Scusami, sono io che ho fatto qualcosa che non dovevo, non mi sto fidando di te, ma non lo meriti.-
Non capivo, ma non lo dissi, non dissi nulla.
-Ti ricordi quando facevamo il presepio, le storie dei personaggi che ti raccontavo?-
Non avrebbe potuto farmi domanda più gradita.
-Le racconto ai mie figli, ma non sono brava come lo eri tu con me- gli risposi.
-Nessuno le ascoltava e le amava come te. Nessuno dei tuoi fratelli e dei tuoi cugini. Tu amavi il Natale.-
-E’ vero, per me è importante e l’ho imparato da te.-
-Allora meriti che io mi fidi di te, ora come quando eri bambina.-
-Non capisco- risposi.
-Ti sei accorta che sono stanco ed è una stanchezza tutta speciale, soltanto tu l’hai notata, neanche tua zia.
-Mi stavo spaventando, ma la sua espressione era lieta.
-Promettimi che non dirai a nessuno quello che ti racconterò, almeno fino al prossimo Natale e che non riderai e trarrai conclusioni finchè non avrò finito.-
Annuii con la testa.
-Non tutti lo sai amano il Natale come te e me. Non so se c’è una percentuale fissa in ogni famiglia, ma certo nella nostra siamo noi due quelli per cui questa è La festa e in questi giorni tutto è diverso. Vieni con me.-
E mi portò davanti al presepe nell’ingresso, quello piccolo dei bambini e chiuse la porta.
-Ascolta attentamente e mantieni ciò che hai promesso.-
Io sorrisi.
-Sto parlando alla bambina che passava le ore con me qui a giocare con i personaggi, lei potrà capire.
L’altro giorno, mentre facevo questo presepio, e stranamente ero da solo, è sucesso un fatto straordinario.
Mentre tiravo fuori i personaggi dalla scatola, ecco che sento che un pastore, quello col cane che lo tira, diventa improvvisamente caldo e un pensiero si forma dentro di me: non spaventarti.
Lo appoggio subito invece, spaventato. Ma il pensiero dentro di me continua.
Sono proprio io che ti parlo, il pastore col cane di cui hai sentito il calore. Ho bisogno del tuo aiuto. Ascolta col cuore prima di tutto. Sapessi tra quante mani sono passato senza che nessuno si fermasse un attimo a tenermi, guardarmi per scoprire chi sono e per accorgersi del mio calore.
Sono un pastore e questo è il mio cane. Le pecore sono nel mio ovile, ma vedi quella sera, la famosa sera, mentre mi avviavo ad adorare il Bambino Santo che ci era stato annunciato, mio figlio venne correndo a dirmi che le pecore si erano spaventate per via di quella strana stella che era sopra di noi e stavano scappando.
Era un fatto straordinario anche questo, le pecore non scappano mai di notte. Tra tanti eventi eccezionali dovetti occuparmi di quello da cui dipendeva la mia sopravvivenza immediata e così rinunciai ad andare dal Bambino.
Non portai alcun dono né amore e non merito di essere qui. Non è un privilegio che mi spetta. Ma se tu mi aiuterai potrò anche per quest’anno fare la mia parte.
Ero stordito, ma anche affascinato. Come posso fare qualcosa io? chiesi.
Non ti preoccupare, basta che tu faccia quello che io ti dirò. Dovrai venire qui da solo a mezzanotte la sera in cui il Bambino Santo viene messo nella grotta.
Così feci e da solo, mentre tutti andavano a Messa, mi recai qui dove siamo ora. Ed ecco la voce, il pensiero: attraverso di te potrò fare anche io doni al Bambino Santo, come avrei voluto allora. Non farti domande e vai sul terrazzo.
Uscii e accostai la porta dietro di me
Sospesa nell’aria c’era una slitta, la slitta, capisci? E un mantello e un cappello rossi lì appoggiati. Li indossai, poi saggiai la stabilità della slitta, sembrava appoggiata sul terreno, così salii. Mi ritrovai in mezzo alle stelle, le renne erano maestose e l’aria fredda mi pungeva la faccia, ma mi spuntò la barba che mi proteggeva. Ero io, tuo zio, eppure ho passato la notte su una slitta, le renne sapevano dove andare e al loro arrivo la finestra a cui si accostavano si apriva e io potevo lasciare dentro il pacco, quello che usciva dall’enorme sacco dietro di me.
Alla fine mi hanno riportato al punto di partenza, io sono sceso barcollando, mi sono tolto il costume e persino la barba era diminuita quasi che il vento, tornando, se la fosse portata via.
Allora sono tornato davanti al presepio. Forse qualcuno lo aveva spostato, il pastore col cane era proprio di fronte alla grotta, al Bambino. Non ha detto niente, o almeno io non ho sentito, ma ho avuto la sensazione che i suoi occhi brillassero.
Allora sono andato a dormire. O c’ero già fin dall’inizio? Non so cosa pensare, comunque oggi sono stanco proprio come se non avessi dormito e solo tu l’hai notato. Proprio tu, non significa qualcosa anche questo?-
-Non lo so zio, comunque è una storia bellissima e ti ringrazio di averla condivisa con me- gli dissi.
-Quindi non mi credi?-
-Non saprei, non so se è vero, se è un sogno, credo però che tu sia sincero, questo si.-
In quel momento sentimmo una voce.
-Grazie- disse semplicemente.
-Zio!- esclamai spaventata.
-Adesso sappiamo- mi rispose e guardò il pastore.
Anch’io lo guardai e nella penombra dell’ingresso sembrava brillare di luce propria.