Sono successe tante cose e io sono proprio stanca. Non ho voglia di raccontarvi, non ho voglia di riflettere, non ho voglia di fare niente!
Proverò a prendermi questo spazio per me e senza lasciare righe bianche questa volta, perchè scrivere mi fa stare meglio.
Mi fa tirare fuori la parte buona di me, quella che si fida, che va oltre le paure e la stanchezza, che senza preoccuparsi del giudizio altrui vuole sentirsi bella, bella dentro, riflettere un pezzettino di questo universo meraviglioso in cui siamo immersi e il miracolo di sentirsi vivi. E’ sempre così, ma noi non abbiamo occhi e cuore per accorgercene, presi come siamo da quella che noi chiamiamo invece la vita.
Ecco voglio fermarmi e lasciare spazio ad un attimo di meraviglia.
“Giacoma si affacciò al portone del palazzo signorile in cui, nelle cucine e nelle stanze della servitù, trascorreva la sua umile e sonnacchiosa esistenza all’ombra della signora, con l’orecchio e le membra tese ad ogni sua chiamata, fin da bambina.
Nessuno le aveva mai spiegato di quanto lei esistesse a prescindere e non solo in funzione di quelle chiamate, che il suo cuore e i suoi muscoli, gli occhi e la voce potevano dedicarsi e impegnarsi anche per altro.
Lei semplicemente non lo sapeva, continuava a d ascoltare il campanello e la voce della signora, qualsiasi altra cosa, tutto, veniva dopo.
Quel giorno quando si affacciò al portone distratta, con la mente sempre rivolta all’interno, si lasciò sorprendere dall’incanto del grande noce nella corte: si stava spogliando e nello stesso tempo sembrava arrossire di questa sua nudità, non potè fare a meno di pensare Giacoma.
E persa nell’immagine della vergogna celata e mostrata allo stesso tempo dal colorarsi di rosso scuro delle foglie del grande albero per la prima volta non sentì la voce, la chiamata. Non successe niente, la cuoca si avvicinò e la chiamò, distogliendola dalla sua fantasia e lei corse su senza pensarci due volte.
Eppure da allora, ogni volta che si affacciava sulla corte e guardava il noce che giorno per giorno si mostrava sempre più nudo, senza ormai più foglie per vergognarsene, sentiva come un piccolo calore al cuore perchè era convinta che quell’albero vergognoso le volesse un po’ di bene e lei lo contraccambiava.”
Giacoma