Ecco finalmente, dopo le incombenze di questo inizio di vacanze, la storia del mio secondo laboratorio.
Se venerdì alla lettura in palestra che è andata benissimo c’erano davvero tante persone, sabato si è presentata un’unica mamma con un’unica bambina.
Ma non era una mamma qualsiasi, era Michela, che mi segue e mi sostiene in questo mio crescere con le storie. Inoltre la sua bambina di sei anni, arrivata con un paio di fantastiche ballerine argentate, aveva rinunciato ad una festa di compleanno per venire a fare ancora il ghiro, che lei aveva interpretato nella storia del laboratorio precedente, e si aspettava assolutamente di giocare, anche lei da sola.
Siamo partite questa volta da una richiesta della mamma, una storia su come gestire la frustrazione, in particolare quella di desiderare, ma non poter prendere un coniglietto a casa con loro, per mancanza di spazio e altre complicazioni.
La piccola voleva una soluzione magica che risolvesse il problema, ma io ho tenuto duro per trovare un’altra strada e lei alla fine non era mica tanto contenta di questa storia.
A me e Michela invece è piaciuta, scrivendola l’ho un po’ arricchita, vediamo se in questo modo il mio bellissimo ghiro dai piedi argentati resterà un un pochino più soddisfatto.
O forse no, così d’altronde a volte è la vita.
Il coniglietto e la bambina
C’era una volta una bambina che abitava con la sua mamma e il suo babbo in una casa così piccola, ma talmente piccola che i suoi genitori quando si alzavano dal letto dovevano fare attenzione a non sbattere le ginocchia sulle pareti. Anche la stanza della piccola Stella, questo era il suo nome, era così piccina che il letto alla mattina veniva tirato su e diventava a forma di armadio, in modo che restasse lo spazio per passare.
Una mattina Stella, mentre se ne andava a scuola, vide lungo il ciglio della strada dell’erba che si muoveva. Si avvicinò e guardando in basso vide un coniglietto che cercava invano di strappare qualche filo d’erba per mangiare. Stella si accostò al coniglietto che non scappò perchè si era fatto male a una zampina e non poteva muoversi. Senza pensarci due volte la bambina lo prese in braccio, gli offrì un pochina d’erba e lo portò a casa con sé.
-Ti chiamerò Tippi!- disse tutta contenta al coniglietto, poi prese una gabbietta che appese ad un gancio del suo letto-armadio, gli mise dentro qualche carotina e un pezzetto di mela e poi se ne corse a scuola tutta contenta.
Ora dovete sapere che questo coniglietto in realtà veniva dal mondo delle fate e per la precisione era uno degli otto coniglietti che tiravano la carrozza alata della principessa delle fate d’argento Lulù, la quale con la sua carrozza argentata, la sua veste argentata e la sua bacchetta argentata se ne stava volando invisibile, come tutte le fate d’argento, proprio sopra alla casa di Stella.
Che cosa era successo? La principessa Lulù aveva all’improvviso starnutito e un granello di polvere magica argentata dalla sua bacchetta era scivolata giù, proprio su una zampina del coniglietto. La zampina di colpo aveva smesso di essere magica trasformandosi in una normale zampetta di coniglio, così pesante che lo aveva fatto cadere giù in mezzo all’erba e gli aveva impedito poi di muoversi fino a quando non lo aveva trovato una bambina per fortuna buona come Stella.
E poiché il tiro di coniglietti era composto da ben otto elementi la fata non si era accorta dell’accaduto.
Stella era tutta felice di avere un coniglietto tutto per sé, anche se lui non si mostrava molto allegro e in realtà in quella casa così piccola Tippi non si trovava troppo bene, abituato com’era a solcare cieli azzurri, a vedere nuvole e arcobaleni e le terre sconfinate dall’alto dei suoi viaggi. Era però contento dell’affetto di quella bambina così premurosa e così gentile.
Una volta giunta a casa sua a Nube d’Argento, la principessa Lulù ben presto si accorse che uno dei suoi amati coniglietti mancava all’appello e si mise subito a cercarlo rivolando indietro per tutto il suo percorso.
Finchè un pomeriggio, mentre Stella se ne stava nella sua stanzetta con Tippi sulle ginocchia, una luce abbagliante e argentata inondò la stanza tanto da spalancare la finestra.
Subito apparve la fata con la sua veste luminosissima e così abbagliante che Stella non riusciva a guardarla e con voce dolcissima la principessa Lulù parlò.
-Eccoti finalmente mio caro Gluck, ti ho cercato per giorni e giorni, ho ripercorso tutta la strada del nostro ultimo viaggio finchè ho scoperto che eri vivo e che stavi bene in questa minuscola casetta.
Ma ora che ti ho ritrovato posso finalmente ricondurti alla tua dimora, Nube d’Argento, alla tua famiglia e al tuo compito insieme ai tuoi fratelli al tiro della mia carrozza alata.-
Stella non era certo bambina da farsi intimidire e rinunciare al suo coniglietto tanto facilmente.
-Ma lui è il mio Tippi!-esclamò -e deve restare qui con me!-
-Cara e dolce bambina ti sono veramente grata di quello che hai fatto al mio amico senza sapere chi lui fosse, soltanto perchè hai un cuore buono e generoso. Ma prima di essere il tuo Tippi lui era già il mio Gluck, ha una famiglia, una mamma, un babbo e dei fratelli che gli vogliono bene e un compito da svolgere. E poi la tua casa è davvero troppo piccola per lui e soffrirebbe lontano dalla sua vita: non può
restare qui con te.- rispose con un calmo sorriso la principessa Lulù.
- Ma io gli voglio bene e non voglio che se ne vada via!- Stella aveva gli occhi pieni di lacrime e anche Gluck aveva un’aria triste.
La principessa Lulù li guardò entrambi con tenerezza.
-Cara Stella, sei davvero una bambina buona e generosa e voglio svelarti un segreto che tu ora forse non comprenderai, ma che ti accompagnerà per tutta la tua vita che sarà certamente meravigliosa. La tua casa è troppo piccola per Gluck, eppure contiene il tesoro più prezioso che si possa trovare in tutti i regni e in tutti i mondi dell’intero universo. E’ piena dell’amore che tu sai dare e che la tua mamma e il tuo babbo ti hanno insegnato e nutrono per te, non c’è reggia o castello più ricco di questa vostra minuscola casetta.-
Stella non sembrava comunque contenta, allora la fata continuò.
-Poiché sei stata così buona con il mio caro Gluck riceverai in premio un dono da me.-
Subito gli occhi della bambina andarono a fissare le scarpette argentate della principessa Lulù che riflettevano tutti i bagliori del sole e chissà quali altri meravigliosi catturati fin dall’alto di Nube d’Argento.
Così, alla fine di quell’indimenticabile pomeriggio, dopo un lungo saluto, molti ringraziamenti e a piedi nudi, la principessa Lulù riportò a Nube d’Argento il piccolo Gluck che riprese, triste e contento allo stesso tempo, il suo posto nel tiro ad otto della carrozza alata.
Stella non aveva più il suo coniglietto, ma aveva sempre con sè il suo cuore buono e generoso e la sua casetta piena d’amore, illuminata ora dai bagliori delle sue scarpette argentate.
Magari avrebbe potuto metterle la mattina dopo e andarci a scuola. In fondo non era da tutte indossare scarpe di principessa
Ho una bimba di 4 anni che si chiama Maria Stella e che adora le scarpe con i tacchi, i vestiti argentati, e le fate e le principesse e che fa sempre un sacco di capricci quando non ottiene quello che vuole! considerando che ho scelto questa storia a caso fra le tante che ci sono su questo splendido sito, direi proprio che si merita che gliela racconti domani….Grazie!
Sono contenta che ti piacciano le mie storie. Facci sapere che ne pensa Maria Stella, che mi sembra di capire sa bene quello che vuole e quello che le piace. Avere la sua approvazione non sarà cosa da poco.