Quando giovedì pomeriggio mi sono trovata a presentare il mio laboratorio nella biblioteca per ragazzi di Iglesias, sono arrivata a contare 39 persone tra genitori e bambini, a quel punto ho smesso di contare, mentre qualcun altro ancora stava entrando. Che dirvi? Quando ci sono i bambini non riesco proprio ad agitarmi, ho seguito la corrente in quel mare agitato di vita, in mezzo al quale ho navigato entusiasta e commossa.
La prima storia ha preso forma con uno stuolo di piccoli della materna che hanno voluto, dopo il primo che l’ha detto, anche loro fare la moto magica, meno l’ultimo che faceva invece magica sì, ma una piccola automobile. Il mo amico ha fatto Barbanera, mentre la sua figlia maggiore, innamorata di Ariel, è stata una titubante sirenetta. Poi avevamo una piccolissima strega Nocciola con gufo mamma al seguito, una delle tante mamme e babbi fantastici che ho incontrato.
La storia la dedico alle figlie del mio amico, alla sirenetta e alla sua vivacissima sorellina, che hanno svolto per me in quei giorni con la loro spontaneità e allegria il ruolo di figlie supplenti, compresi baci e abbracci.
“Nel bosco magico
In mezzo ad un bosco una mattina all’alba un piccolo gufo se ne svolazzava in mezzo agli alberi. Era un gufo qualsiasi? Macchè! Si trattava di un gufo magico, niente meno che l’aiutante della famosa strega Nocciola che viveva all’estremità del bosco e che trovava questo luogo troppo verde e luminoso, colorato e profumato, ma d’altronde lì era casa sua. Il gufo svolazzando qua e là ad un certo punto vide qualcosa muoversi tra gli alberi, guizzare veloce e via. Dopo poco, ecco di nuovo il guizzo e via. Guarda che ti riguarda, il gufo capì di cosa si trattava: minuscole e coloratissime moto se ne scorrazzavano in mezzo agli alberi e anche una piccola macchina, che seguiva veloce gli altri. Ma la cosa davvero grave, si accorse il gufo, che aveva anche un nome, Ciccio, era che le moto e la piccola macchina lasciavano sul prato una scia di polvere luccicante che usciva dai tubi di scappamento che toccando il terreno si trasformava tutta in fiori colorati. Dovete sapere infatti che si trattava di moto e macchine magiche, le quali usano come carburante la polvere di stelle che invece che inquinare produce questo strano effetto là dove passa.
-Mamma mia- pensò Ciccio -cosa dirà strega Nocciola se vedrà tutti questi nuovi fiori e sentirà tutto il profumo con cui stanno riempiendo il bosco? Andrà su tutte le furie, devo volare subito ad avvertirla!- e se ne partì in tutta fretta.
Infatti strega Nocciola si arrabbiò che nemmeno, e senza perder tempo mandò subito Ciccio a chiamare il famigerato e cattivissimo pirata Barbanera perchè venisse subito a distruggere tutte quelle terribili moto e quella macchina che osavano riempire tutto di fiori.
Ciccio volò e volò e ben presto arrivò in vista del vascello pirata di Barbanera, spiegò in fretta chi lo mandava e perchè.
Ma per fortuna nei paraggi nuotava una simpatica sirenetta che si rese subito conto che Ciccio non era un gufo qualsiasi e così senza farsi vedere riuscì ad ascoltare tutte le sue parole e le richieste che fece al pirata.
Non c’era un minuto da perdere, la sirenetta mandò un messaggio ad un suo amico ranocchio. Perchè proprio a lui? Perchè anche questo non era un ranocchio qualsiasi, ma niente di meno che l’aiutante della fata dei sogni che viveva all’altro capo del bosco magico.
La fata non era per niente d’accordo con le opinioni della strega Nocciola su come doveva essere il luogo che dovevano condividere e infatti discutevano spesso e non erano per niente buone vicine.
Il ranocchio avvertì la fata: bisognava fare qualcosa per proteggere le piccole creature magiche che se ne scorrazzavano ignare in mezzo agli alberi. Dovete sapere che la fata dei sogni aveva sì una bacchetta magica, ma che in quel periodo funzionava a sprizzi e un po’ sì e un po’ no, chissà se sarebbe bastata per contrastare il cattivissimo pirata?
Con la bacchetta la fata provò una magia per rendere le moto e la piccola macchina invisibili, ma quella faceva un po’ sì e un po’ no e riuscì a farle scomparire solo per metà, così, anche se mezze sì e mezze no, le creature sarebbero state certo perfettamente visibile agli occhi di Barbanera, che già si sentiva avvicinare. Che fare?
Il ranocchio aiutante ebbe per fortuna un’idea, si ricordò che sua nonna gli aveva raccontato un giorno che il pirata aveva un solo punto debole, il ricordo della mamma che, quando era ancora un bambino e non ci pensava nemmeno a diventare pirata, gli cantava la ninna-nanna per farlo addormentare. Ma non sapeva, la nonna ranocchia, di quale ninna-nanna si trattasse. Comunque la fata e il suo aiutante cominciarono a cantare tutte le canzoncine per dormire che conoscevano, (beh, ne abbiamo cantata una sola..) sperando che in mezzo ci fosse stata anche quella giusta.
Ebbero fortuna o forse sarebbe andata bene una ninna-nanna qualsiasi, comunque, fatto sta che il cattivissimo pirata si fermò ad ascoltare e si dimenticò il motivo per cui era arrivato fin là. Dopo un po’ gli prese la commozione e cominciò ad avere gli occhi lucidi e a starnutire e insomma, lui che non era abituato a piangere e a commuoversi, pensò di essersi preso in quello strano bosco un raffreddore e senza pensarci su se ne tornò al suo vascello e si mise ben coperto nel suo letto.
Alla strega Nocciola non rimase che ammettere che per quella volta aveva perso la sfida e accettare i nuovi abitanti del bosco, con tutti quei loro fiori e profumi. Però, per consolarsi, volle prendere un tè con pasticcini e pretese che la fata dei sogni le facesse compagnia.
La fata non era certo entusiasta di un tè a base di acqua di fango bollente servita insieme ad occhi di drago caramellati e ossa di pipistrello zuccherati, ma, per amor di pace nel bosco magico, per le moto e la piccola macchina appena arrivati, a malincuore, accettò.”