Questa è dedicata a noi mamme, ogni tanto ci vuole.
Abitiamo in un piccolo centro medievale pieno di strane
porticine vecchie e sempre chiuse, ma un giorno i miei figli,
mentre pioveva a dirotto, passarono correndo davanti a
una di queste porticine e stranamente la trovarono aperta.
Senza pensarci troppo entrarono per ripararsi, ma subito si
bloccarono, stupiti di quello che trovarono là dentro. Invece
di una vecchia cantina buia e ammuffita si aprì davanti ai
loro occhi un ampio salone con i soffitti altissimi, avvolto in
una penombra azzurrognola con una grande ed elegante
scalinata corredata di raffinati candelabri che illuminavano
tenuemente l’ambiente.
Stavano per uscire di nuovo fuori, spaventati, ma anche
incantati, quando una voce dolce e profonda: “Benvenuti,
non abbiate paura, vi aspettavo”, parlò.
Che fare, scappare o inseguire il fascino e la curiosità? Non
ebbero il tempo di scegliere.
“Vi prego, non vi spaventate, la porta da cui siete entrati
rimane aperta, potete uscire in ogni momento, ma prima
lasciatemi il tempo di parlarvi e di raccontare la mia storia”.
I miei figli rimasero ad ascoltare.
“Sono la Bestia, il principe di cui voi avrete sentito certamente
parlare, e questo è l’ingresso segreto del mio palazzo,
che per un incantesimo si può aprire soltanto nei giorni
in cui un fulmine cade qui vicino e quindi quando ci sono
forti temporali. Io comunque non posso uscire, sono intrappolato
dentro questo salone del mio palazzo e non sono
neanche visibile.
Non sono più una Bestia e non sono ancora un principe,
un maleficio mi ha ridotto a essere soltanto la voce di me
stesso e quindi non mi potrete vedere. E state sicuri non
posso farvi del male, anzi non posso farvi assolutamente
niente. Non vorreste prestarmi il vostro aiuto? Vi prego,
aiutatemi a spezzare l’incantesimo così che io possa tornare
alla mia vita”.
“Cosa dobbiamo fare?”, dissero loro, senza stare molto a
pensare.
“Dovete portarmi qui la Bella”, rispose il principe/ Bestia.
(usiamo un po’ di rispetto).
“Ma come facciamo a trovarla?”, esclamarono sconcertati.
“Non ha importanza chi sia, neanche io lo so, so soltanto
che se voi mi porterete qui la Bella l’incantesimo si spezzerà.
Mi fido di voi, non sarà certo un caso che siete arrivati
qui e comunque non ho altra scelta. Mi affido a voi”.
I mie figli rimasero confusi, ma si sentirono anche onorati
e grati di tutta la fiducia riposta in loro. Però veramente
non sapevano cosa fare e decisero di andare a
vedere cosa fosse successo fuori. Era tornato il sole e, al
solito, il nostro piccolo paese era pieno di turisti.
Pensarono che forse avrebbero trovato lì la Bella, che
magari stava cercando il suo principe. Così si misero a
guardare tutte le ragazze che incontravano. Ma molte di
queste ragazze, specialmente le più belle, non li degnavano
di uno sguardo. Allora decisero di cambiare strategia e
cominciarono a chiedere a tutte le ragazze che passavano:
“Scusa, sei la Bella?”
Alcune si mettevano a ridere, altre non capivano, erano
straniere, altre ancora li guardavano stupite, senza comprendere
la domanda.
Finalmente arrivò una ragazza molto bella, che se ne camminava
tutta sola con aria assorta, allora, si dissero, deve
essere lei.
La fermarono e le chiesero se fosse la Bella. Lei con aria
divertita rispose: “Dipende da chi è la Bestia!”
Aveva nominato la Bestia doveva essere lei! Bisognava
convincerla a entrare con loro nella porticina, e anche assicurarsi
che si aprisse, visto che il temporale era finito. Non
sapendo come persuaderla a seguirli, alla fine decisero di
raccontarle l’intera storia.
La ragazza si mostrò gentile e li seguì, ma fu tutto inutile
perché la porticina non si aprì, provarono e provarono e
provarono, ma non ci fu niente da fare.
Sconsolati salutarono la ragazza e da quel giorno ogni
volta che passavano davanti alla porticina provavano ad
aprirla, ma non ci riuscirono mai, neanche nei giorni di
pioggia.
Fino al giorno in cui di nuovo ci fu un grosso temporale,
pioveva e tuonava che sembrava tornato il diluvio universale
e di uscire non se ne parlava nemmeno. Per questo i
miei figli, disperati, non trovarono nessuna scusa per indurmi
a lasciarli andare fuori. E così, come avevano fatto con la
ragazza, dovettero raccontarmi tutta la storia, e riuscirono
anche a convincermi ad accompagnarli a vedere, anche se ci
saremmo di certo bagnati tutti e tre.
Dopo esserci bardati bene bene e una gran corsa, arrivammo
alla porticina, convinta io che saremmo subito
tornati, completamente inzuppati, dopo aver trovato la
porta chiusa.
E invece si aprì ed entrammo. E non c’era una cantina buia
e ammuffita, ma tutto corrispondeva: il salone, la scala e la
luce azzurrognola. I miei figli mi guardarono con l’aria
trionfante della forza della ragione, e io non seppi cosa dire.
Ma parlò qualcun’altro.
“Sapevo che mi potevo fidare di voi, che non mi avreste
deluso”.
“Ma non siamo riusciti a trovare la Bella! Anzi l’avevamo
trovata, ma la porta non si è aperta. Siamo venuti per dirtelo.
Questa è la nostra mamma che non ci lasciava venire da
soli!”, esclamarono tutto di un fiato.
“Se la porta si è aperta e lei è riuscita a entrare vuol dire
che si tratta della Bella”, rispose la voce.
“Ma non puoi sposare la nostra mamma, non può essere
lei!”, i ragazzi erano spaventati, io sempre più sconcertata e
convinta di trovarmi in un sogno.
“Lei non è soltanto la vostra mamma, è una donna, una
persona, e il destino me l’ha mandata per liberarmi”.
La cosa stava diventando pesante.
“Mi scusi, signor principe, ma non crede che io abbia il
diritto di decidere, e ancor prima di sapere di cosa stiamo
parlando e discutendo, visto che sono una donna e
una persona?”
“Vogliate scusarmi per la mia poca gentilezza, mia signora,
vi prego di perdonare la mia irruenza, ma l’agitazione
dei vostri figli ha contagiato anche me. So che può sembrarvi
tutto assurdo, ma io sono la Bestia, il principe, e un
incantesimo mi ha ridotto a voce, solo una Bella, come
nella fiaba, potrà spezzare il maleficio e farmi avere di
nuovo il mio corpo. Se voi non vorrete sposarmi, riavrò
soltanto il mio corpo di Bestia e dovrò poi trovare una
fanciulla che mi accetti per come sono e che mi sposi, se
quella fanciulla sarete voi avrò invece immediatamente il
mio corpo di principe”, mi spiegò.
“Ma lei non è una fanciulla, è la nostra mamma!”, reclamarono
i soliti due.
“Ora basta! Lasciate parlare me!”, li rimisi in riga.
“Ammesso che io voglia credere a tutte queste assurdità,
che cosa dovrei fare per spezzare l’incantesimo?”
“Semplicemente ballare con me come se io fossi presente e
non solo con la mia voce. Se crederete nel profondo del
vostro cuore di essere la Bella e di avermi davanti la vostra
convinzione sarà più forte del maleficio e l’incantesimo si
spezzerà. Se poi mi sposerete allora da Bestia diventerò
anche principe”.
“Posso accettare di fare un ballo con voi, se può esservi
utile”, risposi, tanto era tutto un sogno. Accettare di sposarlo
e di trovarmi con due mariti non me la sentivo, nemmeno
in sogno.
“Grazie, siete molto generosa, mia dama salvatrice”, disse
la voce.
Improvvisamente i miei figli non c’erano più e la sala si
illuminò, mi ritrovai al centro vestita e agghindata proprio
come una principessa, mentre una vera corte reale,
dame e cavalieri apparve dal nulla. Va bene che era un
sogno, ma mi sentii improvvisamente imbarazzata così al
centro dell’attenzione e poi con quegli abiti non mi sentivo
io.
“Non vi preoccupate mia signora, ricordatevi la convinzione,
se voi crederete che siete la Bella, il maleficio
finirà e io sarò libero”.
Mi sentivo combattuta tra l’imbarazzo e il desiderio di aiutare
la Bestia, che strano sogno, che strano compito…
Ero ritornata adolescente, con tutte le mie insicurezze che
riaffioravano, ma decisi di provarci, chissà, magari avrebbe
fatto bene anche a me e ai miei traumi giovanili.
Mi avviai in mezzo alla sala e ovviamente la musica iniziò.
Sentii la voce che mi diceva: “Coraggio e grazie”.
Chiusi gli occhi e cominciai a danzare concentrandomi soltanto
sulla musica. A un certo punto percepii la presenza di
qualcuno davanti a me e lentamente aprii gli occhi, ma la
luce era molto bassa, sentivo l’odore della sua pelle vicino,
i suoi peli solleticarmi il naso. L’odore era familiare e anche
la sensazione di calore mi ricordava qualcosa…
Aprii bene gli occhi e non ero più in mezzo alla sala, principessa
danzante, ma nel mio letto e accanto avevo un
uomo peloso che dormiva tranquillo, e non era la Bestia, ma
il mio principe, già trasformato, perché lui l’avevo sposato.
Avevo ragione, era proprio un sogno, ma che bello sentirsi
così speciale, la sensazione me la sentivo ancora tutta
addosso. Sì, dovevo ricordare più spesso che non ero soltanto
una mamma, ma anche una donna e una persona e
soprattutto, mantenere nel mio più profondo viva la convinzione
di essere la Bella, così ogni maleficio, o quasi, si
sarebbe spezzato.
Ecco cosa ha scritto la psicologa Francescsa Saccà a riguardo http://psicologoinfamiglia.myblog.it/
ciao,oggi ho sentito l’intervista con la dona’ e devo dire che ho trvato geniale il tuo mododi raccontare le fiabe…ho gia sperimentato con il mio bimbo e funziona..leggero il tuo libro.complimenti