Sono successe tante cose e io sono proprio stanca. Non ho voglia di raccontarvi, non ho voglia di riflettere, non ho voglia di fare niente!
Proverò a prendermi questo spazio per me e senza lasciare righe bianche questa volta, perchè scrivere mi fa stare meglio.
Mi fa tirare fuori la parte buona di me, quella che si fida, che va oltre le paure e la stanchezza, che senza preoccuparsi del giudizio altrui vuole sentirsi bella, bella dentro, riflettere un pezzettino di questo universo meraviglioso in cui siamo immersi e il miracolo di sentirsi vivi. E’ sempre così, ma noi non abbiamo occhi e cuore per accorgercene, presi come siamo da quella che noi chiamiamo invece la vita.
Ecco voglio fermarmi e lasciare spazio ad un attimo di meraviglia.
“Giacoma si affacciò al portone del palazzo signorile in cui, nelle cucine e nelle stanze della servitù, trascorreva la sua umile e sonnacchiosa esistenza all’ombra della signora, con l’orecchio e le membra tese ad ogni sua chiamata, fin da bambina.
Nessuno le aveva mai spiegato di quanto lei esistesse a prescindere e non solo in funzione di quelle chiamate, che il suo cuore e i suoi muscoli, gli occhi e la voce potevano dedicarsi e impegnarsi anche per altro.
Lei semplicemente non lo sapeva, continuava a d ascoltare il campanello e la voce della signora, qualsiasi altra cosa, tutto, veniva dopo.
Quel giorno quando si affacciò al portone distratta, con la mente sempre rivolta all’interno, si lasciò sorprendere dall’incanto del grande noce nella corte: si stava spogliando e nello stesso tempo sembrava arrossire di questa sua nudità, non potè fare a meno di pensare Giacoma.
E persa nell’immagine della vergogna celata e mostrata allo stesso tempo dal colorarsi di rosso scuro delle foglie del grande albero per la prima volta non sentì la voce, la chiamata. Non successe niente, la cuoca si avvicinò e la chiamò, distogliendola dalla sua fantasia e lei corse su senza pensarci due volte.
Eppure da allora, ogni volta che si affacciava sulla corte e guardava il noce che giorno per giorno si mostrava sempre più nudo, senza ormai più foglie per vergognarsene, sentiva come un piccolo calore al cuore perchè era convinta che quell’albero vergognoso le volesse un po’ di bene e lei lo contraccambiava.”
Giacoma
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Scrittura in diretta
Postato in Altre cose e altre storie, le mie storie, tagged autunno, fare spazio dentro di sè, Giacoma, guardare la vita, riflettere, scrivere, scrivere per trovarsi il giorno novembre 3, 2010 | 1 Commento »
Massimina
Postato in Altre cose e altre storie, le mie storie, tagged angelo, autunno, bosco, Massimina il giorno ottobre 2, 2009 | Lascia un commento »
E’ arrivato ottobre, qui da noi per fortuna soltanto qualche acquazzone, un po’di fresco: l’autunno comincia a colorare i boschi e io penso a Massimina.
Amica di famiglia, ora avrebbe quasi cent’anni, figlia di taglialegna, il suo senese puro, meno colorito di quello di mio suocero, era colto e pulito e mi incantavo ad ascoltarla.
Questa la scrissi tanto tempo fa, in un giorno particolare, eppure era autunno.
“No, no, signorina, vada lei davanti!”
Non ero mai riuscita a farla salire davanti, a farmi dare del tu. Però quando camminava, con quel suo bastone, nei viottoli a cercar funghi e fiori, le crognole o le castagne, allora sì, ero io a starle dietro.
E ascoltavo, quel suo parlare asciutto, le storie di una volta, i commenti della campagna.
“Che miseria! Che arsura!” dove per me era tutto uguale.
I suoi piccoli regali, meraviglie per chi, come lei, sapeva vederle.
Non era poetica, né retorica, Massimina.
Era candida. Rozza talvolta e semplice. E sempre candida.
Ieri San Pietro ha avuto il suo da fare a convincerla ad entrare.
“Via Massimina entri.”
“Suvvia, ma che si immagina, io Quassù. No, no, ci mancherebbe. Mi mandi giù piuttosto, un pochino al Purgatorio.”
Sapeva esser cocciuta se voleva.
Allora un angelo bambino le ha chiesto: “Massimina, mi aiuti a cercare le crognole?”
E con lui per mano è entrata. E’ lì che è adesso, con l’angelo a cercar crognole.
Son sicura.”