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Leggendo i commenti alla storia del coniglietto e la bambina, mi sono venute in mente alcune cose e per fortuna fare laboratori e avere un blog serve proprio a poter riflettere e, a proposito di frustrazione, andare avanti.
La storia è bella, ma deludente. Ok. Ecco le domande che mi sono venute e che vorrei condividere con voi.
Primo, è giusto che lo sia?
In fondo la frustrazione va accettata e quindi una storia deludente ha questo come compito, di imparare ad accettare le delusioni, ma può funzionare così? Si aiuta ad accettare o forse si esaspera? Che ne dite?
Secondo, forse dovevo far scegliere alla bambina di lasciar andare il coniglietto piuttosto che subire la scelta, come il bambino in Vacanze nell’isola dei gabbiani, bellissimi libro e sceneggiato della mia infanzia di Astrid Lindgren, che lascia andare la piccola foca Mosè per renderla libera pur soffrendo. Ma è pur vero che nella vita non sempre si può fare la scelta che vorremmo, e non sempre si può scegliere, certo la figlia di  Michela non lo fa.
Terzo, davanti alle frustrazioni io come mamma cerco sempre di spiegare, di parlare con i miei figli e di dare un senso più ampio alla cosa, di allargare gli orizzonti per  rendere la cosa più comprensibile e ridurre l’impatto emotivo trovando altri aspetti positivi e riportando al nostro senso del limite, al bicchiere che è mezzo e non intero, ma comunque pieno e così via. Questo era l’intento nella storia, valorizzare comunque la generosità e la bontà di Stella, tanto che riceve un premio con cui consolarsi. Eppure resta deludente. Allora che fare?
Voi avete altre strategie? Mi piacerebbe conoscerle, sapere come fate con i vostri figli, cosa pensate in proposito. Così allargo anche io i miei orizzonti, affino le armi e magari scrivo un’altro finale alla storia che funzioni meglio. O, perchè no?, magari potreste scriverlo voi.

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Mentre arrivano da tutti i media notizie sempre più inquietanti sugli adolescenti e i loro problemi, sulle loro condotte e sul vuoto di relazione e comunicazione con i genitori, noi per fortuna abbiamo Sanremo.
Tra le tante diversità tra me e mio marito, il gusto di seguire il festival ci accomunava già prima di conoscerci. Così quest’anno mia figlia, che solo da questa seconda media va a letto più tardi rispetto al fratello che verso le nove e mezza chiude la sua giornata, ha seguito insieme a noi tutte le serate.
Invece di starsene per conto suo a chattare con gli amici o a seguire i suoi programmi al computer, ha sperimentato il nostro starcene accoccolati sul divano, un po’ addormentati, cullati dalla musica, riprenderci per qualche ospite o per la canzone che ci piace, commentare i vestiti o le acconciature, i testi e le interpretazioni. E lei si è appassionata, aveva i suoi preferiti e controbatteva ai commenti o chiedeva spiegazioni.
Insomma è stata una full-immersion di condivisione di musica, ma soprattutto un avere argomenti neutri in comune senza dover discutere, semplicemente confrontarci, ogni tanto addormentarsi e divertirci insieme.
Ora mia figlia si è innamorata di Marco Mengoni, arrivato terzo.
A me questo Sanremo resterà nel cuore.
Mi auguro anche a lei.

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