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Non siamo ancora entrati a regime con gli orari e le attività dei miei figli e di conseguenza anche le mie, che mi sento già in un vortice inarrestabile dove le cose da fare si moltiplicano, le giornate si accorciano e si riempono di occupazioni e preoccupazioni.
Ma la prima, sono determinata a non mollarla, è di mantenere una serenità che mi faccia vivere fin dal mattino da protagonista, mantenere quel distacco che mi permetta di vedere le cose in funzione di me e non viceversa.
Mi metto talvolta a pensare ad un’altra me stessa che mi guarda dall’alto e mi dice di vedermi in prospettiva, di chiedermi a cosa ricorderò negli anni di quello che mi occupa ora la mente, che forse mi resterà impresso quel tramonto e quella luce che scorrono ora davanti alla mia mente frettolosa, i minuti che mi sarò goduta a seguire mio figlio che fa i compiti, la sensazione di guardarmi intorno e vedere qualcosa che mi piace, ce ne sono così tante.
Quelle stesse che mi diventano solo compiti da fare se le guardo con gli occhi indaffarati, se mi lascio acchiappare dalla foga e dagli ingranaggi come una Charlot in Tempi Moderni.

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Eccomi qua, tornata ieri sera da Fiuggi e ancora frastornata. Non so dire cosa ha rappresentato questa esperienza per me, certo qualcosa è cambiato, ma non lo so comprendere. Lasciamolo lì a lievitare e svilupparsi. Però ora è dura ricominciare la mia giornata da casalinga coi figli in vacanza dopo cinque giorni di proiezioni, convegni, incontri con persone interessanti, mio marito che si occupava a tempo pieno dei figli, della spesa e dei pasti perchè quella impegnata ero io. E ora devo fare le lavatrici e pensare ai compiti, rischio un altro attacco di casalinghitudine.
Non è stata comunque una passeggiata neanche propormi con il mio libro e i miei laboratori, anche se ero su tutti i programmi, anche se c’era un bellissimo pannello con il disegno della locandina. Mi hanno chiesto di restare e un laboratorio l’abbiamo fatto. Ma è stata dura non scoraggiarmi e non sentirmi fuori luogo quando me ne stavo lì ad aspettare le iscrizioni che non arrivavano. Poi si avvicinava qualche mamma o babbo e si iniziava a raccontarci, a scoprirsi e l’esperienza lavorativa che avveniva o non avveniva passava sullo sfondo davanti all’incontro con le persone. Partire con un programma e poi scoprire che non è come ti aspetti, ma accorgerti che c’è altro che puoi prendere e dare, seminare, ma anche raccogliere al di à dei tuoi schemi ma non certo del tuo cuore, quante volte succede?
E poi c’è stato il laboratorio, presto scriverò la storia, pieno di confusione, bambini piccoli che si addormentavano e si svegliavano, magari piangevano, i più grandi che partecipavano, qualcuno che si è stufato e qualcuno che è arrivato, mia figlia che stava lì con aria di sufficienza col telefonino in mano e poi non ha resistito, lo ha passato ad una bambina che glielo guardava curiosa e si è messa a disegnare coi pennarelli colorati. E in mezzo a tutto quanto noi genitori che dopo aver inventato le storie si cercava di comprendere, di riflettere, di spiegarci. La vita che si esprime in tutte le sue forme e che, neanche dalla fantasia, si lascia incanalare.

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Esperta

Tempo fa, nel cercare di mettere un po’ di ordine nelle mie idee comprai due raccoglitori ad anelli, uno rosso e uno azzurro.
Nel primo misi un po’ di materiale che avevo sparso qua e là di programmi, appunti, fotocopie sui vari corsi o incontri o conferenze preparati e tenuti durante gli anni, sempre molto apprezzati, ma non da me, con alcune idee su come volevo procedere dal punto di vista professionale.
Nel secondo invece ho raccolto tutte le stampe, e alcuni  testi scritti a mano, delle storie che nello stesso periodo avevo scritto e scelto senza aver mai avuto il coraggio di mostrarle.
Lo feci soltanto con uno scrittore, poeta e intellettuale, e la cosa che mi fece più piacere fu che mi chiese chi era una protagonista, personaggio della mia fantasia, pensando che esistesse veramente. Prima o poi vedrete, racconterò anche di lei.
Poi è arrivato il mio rifiuto per la psicologia, il libro, il blog e un po’ di cose si sono mosse dentro di me.
E ora che i miei colori, come li chiamo io, hanno trovato una loro strada per uscire e il blocco azzurro viene spesso aperto e alleggerito per portare qualcuno dei miei personaggi a conoscere e farsi conoscere, è arrivata l’ora di riaprire anche il raccoglitore rosso.
Ho molte idee in proposito, ma devono ancora prendere una forma più precisa, anche se mi sono già arrivate alcune richieste da amici e colleghi, perchè anche tra genitori, una frase che mi ha colpito, -c’è tanto isolamento-.
Non so ancora come mi muoverò, ma in realtà ho già iniziato.
Con l’associazione Il dono onlus collaboro con le mie storie, ma anche come esperta, psicologa e psicoterapeuta e rispondo alle donne che cercano sostegno nella loro rubrica chiedi ad un esperto.
Le storie e le risposte, il blocco azzurro e quello rosso, per riuscire ad esprimere quello che sento più profondamente e di cui non posso fare a meno insieme a quello che comunque sono e per cui ho studiato tanto e mi sono preparata.
Riuscirò a diventare una psicologa colorata?

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La vita va avanti e con lei anche le mie storie che sono già oltre il libro, ma continuano ad accompagnarmi. Questa è nata per un’amica, mamma, moglie e impiegata perfetta. Come la vedo io…
“C’era una giovane donna che lavorava tutta sola in un grande ufficio con lunghe finestre da cui si vedevano campi e colline. Il telefono squillava continuamente e aveva molto da fare. In un momento di calma, finalmente, si fermò a riflettere arricciolandosi una ciocca di capelli con un dito. Ed ecco improvvisamente apparirle dal nulla davanti una grossa tigre siberiana e una voce risuonarle nella mente.
-Eccomi mia signora, Samira è ai tuoi ordini, comanda.-
Il suo pensiero parlò per lei -Chi sei e perché sei qui?-
-Sono al servizio di Nereide, la dea magica dei territori di Tisal. La mia padrona viaggia su una nuvola magica e una goccia da lì oggi è caduta suoi tuoi capelli per questo io sono al tuo servizio. Comanda pure-
-Potessi fare il mio lavoro!- pensò istintivamente la giovane donna e subito la tigre si mise alla scrivania e con i suoi artigli digitava sulla tastiera e rispondeva al telefono con uno strano accento rispondendo “Masoni , buongiorno”.
Elisa, questo il nome della giovane donna, non potè fare a meno di sorridere a quell’immagine e Samira le chiese col pensiero come mai.
-Non avevo mai visto una tigre fare questo!- le rispose.
-E’ vero, è molto insolita tra le richieste che ricevo, ma comunque facile e divertente- rispose la tigre.
Allora Elisa comprese e chiese a Samira -Ti prego, portami a fare un giro.-
La tigre ruggì entusiasta e si chinò per far salire la giovane donna. Poi partirono insieme di gran corsa e attraversarono colline verdi e montagne innevate, distese deserte e foreste lussureggianti, spiagge assolate e scogliere tempestose.
Quando Elisa ebbe il cuore e gli occhi pieni di tutte quelle immagini tornarono all’ufficio e sedette esausta. Dovette rispondere al telefono e si ritrovò bruscamente nella vita di sempre.
Appena il telefono si quietò si attorcigliò di nuovo una ciocca di capelli, ma non arrivò nessuno.
Solo una voce parlò dentro di lei.
-La goccia si è asciugata, sono dovuta tornare dalla mia padrona, ma ti ho lasciato la mia forza, mia signora.-Elisa si sentì un po’ più sola, là nel suo ufficio e istintivamente si attorcigliò di nuovo al dito una ciocca dei suoi capelli.
Subito provò qualcosa di diverso e nuovo dentro, era lei, una giovane donna, eppure era anche forte e maestosa, come una tigre, come la sua Samira.”

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