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Posts contrassegnato dai tag ‘libertà’

Lo so che forse è brutto da dire, ma quando stamattina mio figlio è salito sul pulmino e mi sono ritrovata da sola dopo più di due settimane di permanenza continua da vacanza scolastica un brivido mi è passato lungo la schiena: libertà! Non è che non mi sia piaciuto stare tanto con loro, averli per casa, o comunque doverli gestire negli orari delle loro uscite, ma la scuola è un’altra cosa. Saperli impegnati per quelle ore nelle attività di studio e crescita mi rende davvero libera. Quella libertà mentale e di pensiero  che non sono riuscita a trovare invece durante le vacanze, tanto che non sono riuscita a scrivere, neanche per farvi gli auguri per questo nostro nuovo anno, neanche  a me stessa quindi, a ritrovarmi. Il tempo per me sembrava un furto, anche perchè io scrivo in casa e deve essere vuota, altrimenti loro prendono il sopravvento, anche se stannno dormendo, anche se stanno studiando, giocando, leggendo. Così stamattina al pensiero che sarei rientrata sola, finalmente sola, una ventata di aria fresca ha attraversato i miei pensieri. Poi sono salita, ho visto le cose da fare, da riordinare, le telefonate, le mail, gli impegni da riprendere e l’aria fresca si è  trasformata nella nebbia che mi circonda fuori dalla finestra e che ancora non accenna a dissolversi. E io che ho fatto la  lavatrice. La vita è così, gioie piccole e grandi, alzare lo sguardo e concentrarsi sul particolare, trovare l’equilibrio, non lasciarsi prendere dallo sconforto e saper rendere preziosi i momenti. Ho molte cose da fare, ma non voglio dimenticare quel brivido, in fondo è lì che ho davvero iniziato questo nuovo anno, con un senso di libertà e di eccitazione.  Direi che ci si può stare. Vi auguro di partire allo stesso modo. Almeno.

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Da quando ho sentito la notizia non riesco a togliermi davanti l’immagine: un bambino di neanche due anni buttato giù da un ponte sul Tevere da suo padre, e penso alla sua mamma, e l’unico modo per addormentarmi o riuscire a pensare ad altro è pregare.  Penso al suo terrore, alla mamma che non ha più neanche il suo piccolo corpo per piangerlo e come un essere umano possa arrivare a tanto. Ma non è che penso, sento, sento qualcosa che non trova posto, armonia con tutto il resto dentro di me. Lo so, lo so che anche questo è il prezzo della libertà, del frutto proibito, che senza la possibilità di sbagliare, anche di uccidere, anche il proprio figlio, saremmo solo dei burattini e non esseri a sua immagine. Dio, nel suo infinito amore, può accettare che arriviamo a tanto, che questa è l’estrema conseguenza perchè ci ha voluto rendere liberi per darci la possibilità davvero di essere come Lui, che il vero bene arriva solo se c’è una scelta e che si può quindi scegliere anche il male. Ma davanti a quest’immagine Lui che è divino e capace di un dono così infinito, ai cui occhi mille anni sono come un giorno e un giorno come mille anni, saprà sostenere tutto questo. Una cosa però non dovete perdere di vista, carissimi: davanti al Signore un giorno è come mille anni e mille anni come un giorno solo. Il Signore non ritarda nell’adempiere la sua promessa, come certuni credono; ma usa pazienza verso di voi, non volendo che alcuno perisca, ma che tutti abbiano modo di pentirsi.(2Pt 3, 8-10) Io non ci riesco, proprio no. Allora delego, mi affido, perchè da sola non so trovare un senso, un posto dentro di me che lasci poi spazio alla serenità, alla fiducia, all’ottimismo, alla speranza, al perdono, io non lo so fare e chiedo aiuto, -Signore pensaci tu- e a chi di dolori di madre se ne intende e comincio: Ave Maria, piena di grazia.. e bene o male mi adddormento o vado oltre coi pensieri.

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Ecco un nuovo finale per la storia de il coniglietto e la bambina:
“Nel finale il “mio” coniglietto assiste indignato al litigio sorto tra la principessa e la bambina, e sbotta: “Ma insomma!! Non mi chiamo né Tippi né Gluck! Io sono Gigio e sono stufo di trainare la carrozza di questa principessa megalomane per due lire, o di essere trattato come una bambola da questa bambina sola e viziata in cambio di un paio di carote! Ho anch’io il diritto di fare la mia vita, di vivere da coniglio tra i conigli!”
Si infilò in testa il cappello e, sbattendo la porta, se ne andò, finalmente libero.”(Lucida follia)
Che ventata di libertà! Un vero sollievo.
In effetti le fiabe, che risentono dell’ambientazione medievale e comunque antica sono sempre piene di stereotipi e ruoli ben definiti, e anche questo ha una sua importante funzione, perchè insegna a districarsi tra quelli che nella vita comunque si devono affrontare.
Però che bello ogni tanto lasciar perdere tutto e andarsene da un’altra parte, anche se dopo continuando a raccontare del coniglietto Gigio è probabile che incontrerà altre limitazioni e altri stereotipi da gestire.
Ma forse no. Mi è venuto per esempio in mente Pippi Calzelunghe, un personaggio che ha rotto, come Pinocchio prima di lui con gli stereotipi del suo tempo vivendo fantastiche avventure, sempre fuori dagli schemi.
Dovremmo immaginare e scrivere le avventure di Gigio, magari provo anch’io, chissà che non ci faccia bene..

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In questo giorno in cui il mio sentirmi italiana si colora di tinte scure ed inquietanti, cosa di più utile che ricordarsi dell’importanza di educare alla libertà?
Le parole del commento di Silvia di ieri, così intense, hanno suscitato in me molte emozioni e riflessioni.
Ma anche se molte cose si potrebbero dire, davanti alla sofferenza la risposta resta sempre una e soltanto quella.
Perchè lasciar andare il proprio figlio, o figlia, è un compito, ed è un compito doloroso.
E solo l’amore è la risposta al dolore. Ma quale amore può essere più grande dell’amore per i propri figli, del desiderio di averli con sè?
L’amore per la vita e la libertà.
Perchè senza poter scegliere non si può amare e quindi non si può essere felici.
Dio non ha barato con noi, ci ha fatto a sua immagine, liberi di scegliere, anche di sbagliare, ne sanno qualcosa Adamo ed Eva.
E ha chiesto un Sì, Lui, l’Onnipotente, ad una ragazza per poter far nascere il Figlio.
E poi, perchè mai ha permesso che Lui venisse ucciso? Per mostrarci, per insegnarci che la strada che funziona per noi non è trionfare, non è vincere o perdere, che ben poco possiamo, ma scegliere, scegliere il bene sempre e comunque a qualunque prezzo, anche a costo della vita. Questo lo possiamo fare sempre, perchè siamo liberi.
Per questo non c’è bene più prezioso e non c’è dono più grande che possiamo fare ai nostri figli che insegnare ad essere liberi, anzi permettere loro di esserlo, semplicemente.
Questo è il nostro compito, cara Silvia e dell’Arciere, lo sai, ci si può fidare.

Tuo figlio non è tuo figlio.
ma il figlio della fame che ha in sé stessa la vita.
viene attraverso di te, ma non da te,
e benché viva con te non ti appartiene.
Puoi donargli il tuo amore ma non i tuoi pensieri
poiché ha i suoi pensieri.
Puoi offrire rifugio al suo corpo ma non alla sua anima:
poiché la sua anima abita la casa del domani, che tu non puoi visitare, neppure in sogno.
Puoi tentare di essere simile a lui,
ma non cercare di renderlo simile a te:
perché la vita non procede a ritroso e non s’attarda sul passato.
Tu sei l’arco da cui tuo figlio, la  tua freccia viva, è scoccata in avanti.
L’Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell’infinito, e ti tende con forza affinché la tua freccia vada rapida e lontana.
Affidati con gioia alla mano dell’Arciere;
poiché come ama il volo della freccia così ama la fermezza dell’arco.”
(Gibran)

Grazie a tutte voi che con i vostri commenti mi avete portato a riflettere da un cellulare a Dio, fin dove può arrivare il valore delle cose.

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