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Rubo ad un’amica, dal suo blog Conciliare stanca questa poesia e la dedico a Michela che mi ha ricordato che per guardare dall’alto, non lasciarsi sopraffare dalle ondate degli eventi occorre lavorarci, non basta lasciar stare, ma bisogna scegliere di volersi bene, e anche a tutte e tutti noi, perchè, e non è mia, l’amore (anche per se stessi) è concentrazione, concentrarsi su quello che conta, lasciarsi il resto alle spalle, il resto verrà da sè.

Se potessi vivere di nuovo la mia vita

Se potessi vivere di nuovo la mia vita.
Nella prossima cercherei di commettere più errori.
Non cercherei di essere così perfetto, mi rilasserei di più.
Sarei più sciocco di quanto non lo sia già stato,
di fatto prenderei ben poche cose sul serio.
Sarei meno igienico.

Correrei più rischi,
farei più viaggi,
contemplerei più tramonti,
salirei più montagne,
nuoterei in più fiumi.

Andrei in più luoghi dove mai sono stato,
mangerei più gelati e meno fave,
avrei più problemi reali, e meno problemi immaginari.

Io fui uno di quelli che vissero ogni minuto
della loro vita sensati e con profitto;
certo che mi sono preso qualche momento di allegria.

Ma se potessi tornare indietro, cercherei
di avere soltanto momenti buoni.
Chè, se non lo sapete, di questo è fatta la vita,
di momenti: non perdere l’adesso.

Io ero uno di quelli che mai
andavano da nessuna parte senza un termometro,
una borsa dell’acqua calda,
un ombrello e un paracadute;
se potessi tornare a vivere, vivrei più leggero.

Se potessi tornare a vivere
comincerei ad andare scalzo all’inizio
della primavera
e resterei scalzo fino alla fine dell’autunno.

Farei più giri in calesse,
guarderei più albe,
e giocherei con più bambini,
se mi trovassi di nuovo la vita davanti.

Ma vedete, ho 85 anni
e so che sto morendo.

Jorge Luis Borges

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Ho sempre letto questo brano nei momenti buoni, con aria di compiacenza per gli zoppi, le tartarughe, i pigri e i bighelloni.
Non avevo mai provato a leggerlo, come oggi, con lo stomaco che mi si contorce perchè è uno di quei giorni difficili dove ti sembra di annaspare e hai la brutta sensazione, come l’acqua piatta, che non ti smuoverai di un centimetro.
E’ stata una buona cosa, una consolazione e una lezione di umiltà.
Tenetelo, se volete, per uno di quei giorni.

“E uno degli anziani della città disse: Parlaci del Bene e del Male.

Ed egli rispose:

Del bene che è in voi, posso parlare, ma non del male.

Perché cos’è il male se non il bene tormentato dalla fame e dalla sete?

Quando il bene è affamato cerca cibo nella più nera caverna,

e quando è assetato beve anche acqua morta.

Voi siete buoni quando siete in unione con voi stessi.

Ma anche quando non siete in unione con voi stessi, voi non siete cattivi.

Perché una casa divisa non è un covo di ladri; è soltanto una casa divisa.

E una nave senza timone può vagare alla deriva in mezzo ad isole pericolose senza colare a fondo.

Voi siete buoni quando vi adoperate per dare qualcosa di voi stessi.

Ma non siete cattivi se cercate profitto per voi stessi.

Perché quando cercate il profitto,

voi siete come una radice che si aggrappa alla terra e succhia il suo seno.

Il frutto non può dire alla radice: “Sii come me, maturo e pieno, e pronto a dare la tua ricchezza”.

Perché donare è necessario al frutto, come per la radice è necessario ricevere.

Voi siete buoni quando siete pienamente coscienti di quello che dite.

Ma non siete cattivi quando dormite, e la lingua farfuglia senza ragione.

Anche un discorso che incespica può rafforzare una debole lingua.

Siete buoni, quando vi indirizzate alla meta fermamente e con passo gagliardo.

Ma non siete cattivi se vi andate zoppicando.

Anche chi zoppica non cammina a ritroso.

Ma voi che siete forti e veloci, non zoppicate davanti allo zoppo, credendo d’esser cortesi.

Voi siete buoni in infiniti modi, ma non siete cattivi quando non siete buoni.

Siete solo pigri e bighelloni.

È un peccato che il cervo non possa insegnare alla tartaruga a diventare veloce.

La vostra bontà è nel desiderio del gigante ch’è in voi; e quel desiderio è in ciascuno di voi.

Ma in alcuni è un torrente che scorre impetuoso verso il mare,

trasportando i segreti dei pendii delle colline, e i canti della foresta;

In altri è un’acqua piatta che si perde in angoli e curve e indugia a lungo prima di raggiungere la spiaggia.

Ma chi desidera molto non dica a chi desidera poco: “Per quale ragione sei così lento ed esitante?”.

Perché chi è buono davvero non chiede al nudo: “Dov’è il tuo vestito?”

né al senzatetto: “Che cosa è accaduto alla tua casa?”.(Gibran)

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Certe volte basta anche un raffreddore a toglierti la lucidità e le energie che invece vorresti per affrontare tutte le cose che ci sono da fare nella giornata. Allora ti senti impotente, incapace di reagire e vorresti soltanto qualcuno che ti dicesse -va tutto bene, passerà- come tante volte devi farlo tu con i figli, gli amici e le persone che hai intorno.
Ma se non trovi nessuno, o peggio ancora non hai la forza neanche di cercare, di reagire?
Una pagina di libro può aiutare, specie se si tratta del vecchio zio Hermann, sempre pronto a dispensare quella poesia e saggezza da persona vissuta che oggi, tutti presi a fare i giovani a tutte le età, sembra non sia più necessaria a nessuno e la si trova soltanto sugli spot per le automobili.
-Tutti questi discorsi per una macchina!- afferma stupito mio figlio, quando si ferma ad ascoltarle.

Facciamo un po’ di ordine e godiamoci Gradini, che “della vita il richiamo non ha fine.. “.

“Come ogni fior languisce e giovinezza
cede a vecchiaia, anche la vita in tutti
i gradi suoi fiorisce, insieme ad ogni
senno e virtù, nè può durare eterna.
Quando la vita chiama, il cuore sia
pronto a partire ed a ricominciare,
per offrirsi sereno e valoroso,
ad altri nuovi vincoli e legami.
Ogni inizio contiene una magia
che ci protegge e a vivere ci aiuta.

Dobbiamo attraversare spazi e spazi
senza fermare in alcuni d’essi il piede,
lo spirto universal non vuol legarci
ma su di grado in grado sollevarci.
Appena ci avvezziamo ad una sede
rischiamo di infiacchire nell’ignavia:
sol chi è disposto a muoversi e partire
vince la consuetudine inceppante.

Forse il momento stesso della morte
ci farà andare incontro a spazi nuovi;
della vita il richiamo non ha fine…
Su, cuore mio, congedati e guarisci!”

Hermann Hesse

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Oggi vengono a farmi un’intervista, per un giornale locale, per via del mio libro. L’unica esperienza di interviste che ho avuto è stata alle medie, con la scuola, qualche domanda su una mostra.
Inter-vista vedere tra, cosa si può vedere facendo domande ad una persona e soprattutto cosa si vedrà di me? Spero di non parlare molto come faccio quando sono tesa o anche solo emozionata.
Per ispirarmi una poesia: in quindici parole qualcosa che conosco bene.

Se di me non parlo
e non mi ascolto
mi succede poi
che mi confondo.

Patrizia Cavalli

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Questa notte ho fatto un sogno,
ho sognato che ho camminato sulla sabbia
accompagnato dal Signore
e sullo schermo della notte erano proiettati
tutti i giorni della mia vita.

Ho guardato indietro e ho visto che
ad ogni giorno della mia vita,
apparivano due orme sulla sabbia:
una mia e una del Signore.

Così sono andato avanti, finché
tutti i miei giorni si esaurirono.

Allora mi fermai guardando indietro,
notando che in certi punti
c’era solo un’orma…
Questi posti coincidevano con i giorni
più difficili della mia vita;
i giorni di maggior angustia,
di maggiore paura e di maggior dolore.

Ho domandato, allora:
“Signore, Tu avevi detto che saresti stato con me
in tutti i giorni della mia vita,
ed io ho accettato di vivere con te,
perché mi hai lasciato solo proprio nei momenti
più difficili?”.

Ed il Signore rispose:
“Figlio mio, Io ti amo e ti dissi che sarei stato
con te e che non ti avrei lasciato solo
neppure per un attimo:

i giorni in cui tu hai visto solo un’orma
sulla sabbia,
sono stati i giorni in cui ti ho portato in braccio”.

Margaret Fishback Powers

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