Feeds:
Articoli
Commenti

Posts contrassegnato dai tag ‘scrivere’

Eccomi qua, torno “a casa”, ma è un compromesso. Perchè mica ho finito di scrivere il mio racconto, gli ho solo trovato un titolo e mi manca ancora da risistemare l’ultimo capitolo. E poi mica ho voglia di tornare a scrivere qui, a raccontarmi. “Mamma non hai ancora scritto niente di Filippo!” mi incalza mia figlia. Ma mi sento impantanata nel classico non più e non ancora. Se prima scrivere in un blog è stato uno sforzo, una sfida, un’imparare a mostrarmi, ora sento che devo andare oltre, stare qui mi sembra un nascondermi. Ecco allora che nella mia intransigente emotività mi sono fermata, -devo fare altro, devo andare avanti-.
Ma forse il punto non è chiudere delle porte, ma aprirne di nuove. E poi le visite continuano ad aumentare, senza che io abbia mosso un dito e mia figlia brontola. E poi piango, mi commuovo molto più del solito, il che, conoscendomi, significa a livelli difficili da sostenere, un pudore e una facciata ufficiale sempre a rischio. Qualcosa tutto questo vorrà pur dire.
Forse quello che mi brucia in cuore se trova questa strada, questo filo esile delle consonanti e delle vocali, mi consuma un po’ meno e va a scaldare altri cuori, se ne va a comprendere e illuminare altre vite oltre la mia, e quella preziosa della mia giovinetta che leggendo della mia comprensione di lei, si sente forse compresa e capita e riesce così meglio a capire se stessa, che alla sua età non è cosa da poco, e riscoprendo qui quanto io le voglia bene e quanto lei sia importante per me magari impara a volersi più bene, cosa da molto, moltissimo, a qualsiasi età .

Read Full Post »

Voglio raccontarvi questo.
I giorni dopo la morte di mio padre sono stati ovviamente molto duri. Il risvolto nell’avere un blog e nella mia consuetudine a scrivere, chi mi segue lo sa, è stato il bisogno di allontanarmi o meglio ancora l’incapacità di mantenere aperto questo filo tra il mio sentire più profondo e le azioni pratiche e concrete della giornata.  E ancora faccio fatica a raccontarmi, anche se sento che mi fa bene, ma tante cose stanno cambiando e non è facile “la traversata”.
La prima cosa che sono riuscita di nuovo a scrivere e con questa a riannodare il filo dentro di me è stata una mia risposta come esperta nel sito de il-dono onlus con cui collaboro in tanti modi da tempo. Quando rispondo alle ragazze è come se scrivessi a me stessa, mi entra in automatico una parte che per prima a me parla e mi dà forza.
E’ stato bello scoprire che lì, da qualche parte, c’era ancora.

Il primo giugno dovrei abortire

Salve, sono una ragazza di 23 anni che ha scoperto da un mesetto di essere rimasta incinta. Il tutto è molto complicato, lui è impegnato, ci conosciamo da due mesi e non so se mi aiuterebbe o meno(è stato molto vago al riguardo), comunque vorrebbe che abortissi. Io devo finire l’ultimo anno di giurisprudenza e poi fare i due anni di praticantato più l’esame, i miei lavorano entrambi quindi non avrei neanche qualcuno a cui affidare eventualmente il bambino. Ho prenotato per l’aborto il 1 giugno, non perchè convinta ma perchè facendo due conti mi sembra tutto così complicato: senza un padre, io che devo finire degli esami molto complicati, in più dovrei fare qualche lavoretto perchè altrimenti non rientriamo con i soldi, e con il problema di dover fare tutto da sola dato che i miei come ho già detto lavorano tutto il giorno(a chi lo lascerei?), ho anche paura di dover rinunciare alla mia carriera per cui ho fatto tanti sacrifici. Però ora che la data si avvicina sto malissimo, io già lo amo, come farò a separarmene?? Ho paura perchè non so quello che è giusto fare, sono circondata da persone razionali che mi fanno discorsi altrettanto razionali. Ho paura di farlo e di pentirmene, continuo a chiedergli scusa ma la paura è più forte di tutto. Leggo di tante mamme che arrivano esaurite, e io che dovrei lavorare, studiare e fare la mamma ( tutto da sola) come farò?? Vi ringrazio anticipatamente per la risposta, spero d! i trovare un pò di conforto.

Voglio risponderti con una citazione famosa anche se un po’ riadattata:
“Quel giorno Gesù uscì di casa e si sedette in riva al mare. Si cominciò a raccogliere attorno a lui tanta folla che dovette salire su una barca e là porsi a sedere, mentre tutta la folla rimaneva sulla spiaggia. Tra le persone venute ad ascoltarlo anche una ragazza di 23 anni, era andata lì perchè si trovava in un momento cruciale della sua vita, aspettava un  bambino, ma non sapeva se tenerlo o no, cercava di salutarlo, di mandarlo via da lei non perchè convinta, ma perchè era spaventata, terrorizzata dei cambiamenti che avrebbe dovuto affrontare. Si diceva: -senza un padre, io che devo finire degli esami molto complicati, in più dovrei fare qualche lavoretto perchè altrimenti non rientriamo con i soldi, e con il problema di dover fare tutto da sola dato che i miei lavorano tutto il giorno(a chi lo lascerei?), ho anche paura di dover rinunciare alla mia carriera per cui ho fatto tanti sacrifici.-
Gesù allora la guardò, poi guardò tutti e disse:
-Il regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.-”
Non tradire il tuo cuore, i tuoi sentimenti. Ascoltalo, lui sa qual è nella tua vita la perla preziosa, non permettere all’opinione di nessuno di essere più importante della sua.

Read Full Post »

Tra le tante cose che non so fare, in questo periodo di nuovi impegni e cambiamenti mi rendo conto che c’è anche la capacità di scrivere qui con regolarità. Non è il tempo, anche se certo non è che me ne avanzi, che non riesco a trovare, quanto che, e ne sono grata, mi ritrovo a scrivere in vari ambiti e con vari obiettivi, ma sempre mettendo dentro alle mie parole le mie emozioni e i miei pensieri più intensi, un coinvolgimento che mi prende fino alle radici. Mi diventa difficile reggere il ritmo di tanta intensità, devo diluirli nel tempo. Forse è perchè non sono abituata o meglio, allenata.  Devo ancora scrivere una risposta per Il dono, la prossima settimana inizierò un progetto di laboratori con una scuola materna e sto lavorando alla creazione, pensate un po’, di una piccola rubrica radiofonica per genitori. Sarà stanchezza, eccitazione o fifa? Magari tutte e tre. A voi invece, allora, chiedo un po’ di pazienza. Tanto di quella, come dico sempre ai miei figli “non se ne può far senza”.
Vi dedico anche questa bella riflessione che mi ha confortato stamattina, rubandola ad un’amica di rete, lei mi perdonerà, mi è sempre di aiuto, anche quando non lo sa e a proposito, grazie per questo.

“Nella serietà non puoi mai essere libero;
nella serietà sarai sempre perseguitato dall’ansia;
nella serietà hai sempre paura che qualcosa possa andare storto.
Con me niente può andare storto perché non c’è niente che sia dritto.
Se c’è qualcosa di dritto, allora qualcosa può andare storto;
se non c’è niente di dritto, niente può andare storto.
Questo è il significato del concetto orientale di “leela”, gioco.
Sei stato un po’ troppo serio di recente,
seriamente… è tempo di lasciar perdere!
Fatti una bella risata e metti da parte i tuoi bei piani.
Davvero non ne hai bisogno.
Ciò che dovrà accadere accadrà e tu hai una scelta:
andarci insieme o andarci contro. (Osho)”

Read Full Post »

Sono successe tante cose e io sono proprio stanca. Non ho voglia di raccontarvi, non ho voglia di riflettere, non ho voglia di fare niente!
Proverò a prendermi questo spazio per me e senza lasciare righe bianche questa volta, perchè scrivere mi fa stare meglio.
Mi fa tirare fuori la parte buona di me, quella che si fida, che va oltre le paure e la stanchezza, che senza preoccuparsi del giudizio altrui vuole sentirsi bella, bella dentro, riflettere un pezzettino di questo universo meraviglioso in cui siamo immersi e il miracolo di sentirsi vivi. E’ sempre così, ma noi non abbiamo occhi e cuore per accorgercene, presi come siamo da quella che noi chiamiamo invece la vita.
Ecco voglio fermarmi e lasciare spazio ad un attimo di meraviglia.
“Giacoma si affacciò al portone del palazzo signorile in cui, nelle cucine e nelle stanze della servitù, trascorreva la sua umile e sonnacchiosa esistenza all’ombra della signora, con l’orecchio e le membra tese ad ogni sua chiamata, fin da bambina.
Nessuno le aveva mai spiegato di quanto lei esistesse a prescindere e non solo in funzione di quelle chiamate, che il suo cuore e i suoi muscoli, gli occhi e la voce potevano dedicarsi e impegnarsi anche per altro.
Lei semplicemente non lo sapeva, continuava a d ascoltare il campanello e la voce della signora, qualsiasi altra cosa, tutto, veniva dopo.
Quel giorno quando si affacciò al portone distratta, con la mente sempre rivolta all’interno, si lasciò sorprendere dall’incanto del grande noce nella corte: si stava spogliando e nello stesso tempo sembrava arrossire di questa sua nudità, non potè fare a meno di pensare Giacoma.
E persa nell’immagine della vergogna celata e mostrata allo stesso tempo dal colorarsi di rosso scuro delle foglie del grande albero per la prima volta non sentì la voce, la chiamata. Non successe niente, la cuoca si avvicinò e la chiamò, distogliendola dalla sua fantasia e lei corse su senza pensarci due volte.
Eppure da allora, ogni volta che si affacciava sulla corte e guardava il noce che giorno per giorno si mostrava sempre più nudo, senza ormai più foglie per vergognarsene, sentiva come un piccolo calore al cuore perchè era convinta che quell’albero vergognoso le volesse un po’ di bene e lei lo contraccambiava.”
Giacoma

Read Full Post »

Quando ero piccola immaginavo che sotto il mio letto vivessero tanti uomini piccolissimi e tante donne piccolissime, bambini e anziani e anche animali e piante piccolissime, persone di ogni tipo, ma tutti minuscoli, che se ne stessero là sotto in quella che per loro era una grande distesa.
Da grande mi sono resa conto che quella era allora la mia “fantasiosa immagine della mia fantasia”.
E ho compreso che tenere tutto quell’intero popolo a bada sotto i limiti della mia rete e del mio materasso è per me più faticoso che ogni tanto permettere a qualcuno di loro di uscire a raccontare la sua storia.
I miei figli mi hanno aiutata a farne uscire alcuni, con le loro richieste e i  loro spunti. Ma ora sono grandi, cominciano a cercare, come è giusto che sia, le loro storie altrove.
Le altre storie che scrivo sono sempre un modo di parlare di me, ma in fondo alla fine diventa un po’ noioso guardarsi e scriversi sempre addosso.
Volete aiutare qualcuno di quei minuscoli personaggi a fare la sua passeggiatina fuori dalla rete?
Sentite dentro di voi a chi, anche a voi stessi!, vi piacerebbe raccontare una storia, delle mie. Scrivetemi e parlatemi di loro e di cosa volete esprimere.
Scopriremo quale dei miei abitanti da sotto il letto arriverà e staremo ad ascoltare cosa avrà da raccontarci.  Sarà bello farlo insieme.
Intanto vi racconto la storia che mi arrivò una volta mentre guidavo.
I mei figli e due loro amichetti mi chiesero -Storie di paura! Storie di paura!- come ogni volta che salivano in macchina con me.
Stavano mangiando le patatine.
“C’erano due bambini e due bambine che viaggiavano in  macchina per andare a casa e uno di loro stava mangiando per merenda un pacchetto di patatine, quando ecco che una brutta strega che venne sorpassata pronunciò un incantesimo facendo diventare le due bambine e uno dei due bambini minuscoli e prigionieri dentro il pacchetto di patatine.
L’altro ignaro, continuava per via dell’ incantesimo a vederli accanto a sè, e continuava anche a mangiare le patatine.
I tre cominciarono a urlare, non volevano essere mangiati!
Ma così minuscoli come erano diventati, non riuscivano a farsi sentire e il bambino prendeva le patatine dal sacchetto senza guardare e con le sue mani, che sembravano ora enormi tenaglie, avrebbe potuto catturarli e inghiottirli ad ogni presa.
Mentre si guardavano intorno cercando disperati una soluzione ecco che videro la bustina, anzi la bustona, della sorpresa, là, proprio sul fondo del pacchetto. Nonostante il sale facesse bruciare i loro occhi si buttarono sulla bustina e con grossi sforzi riuscirono ad aprirla.
Dentro c’era un piccolo cavallino di plastica, e si misero tutti e tre in groppa al minuscolo destriero che era giusto della loro misura. Cavalcarono faticosamente verso il bordo del sacchetto e quando stavano per uscire e mettersi finalmente in salvo da quella enorme bocca, ecco che il loro amico vide il cavallino e lo prese in mano. Lo guardò, ma distrattamente, non era una delle sue sorprese  preferite e quindi stava per buttarlo sul sedile dell’auto, si sarebbero sfracellati!
Urlarono con tutto il loro minuscolo fiato per richiamare la sua attenzione, ma lui non ci badava. Però per fortuna il movimento, se pur minuscolo dell’aria che provocarono, fece il solletico a quell’enorme naso tanto che alla fine il bambino starnutì sonoramente.
I tre bambini volarono via, ma lo starnuto interruppe l’incantesimo e così si ritrovarono seduti di nuovo accanto al loro amico, che  si girò a guardarli pensando di essersi incantato a sognare questa buffa storia, mentre guardava fuori dal finestrino.”
Nel frattempo eravamo arrivati.

Aspetto piccole situazioni, o grandi emozioni da farci raccontare dai miei personaggi. Mi farete un bel regalo, ve ne sarò grata.

Read Full Post »

Questa volta è successa una cosa nuova ed imprevista.
Una persona, una bella persona, mi ha chiesto una storia.
E non l’ha chiesta per sè. Ci sono mamme che spesso non si vedono, più spesso ancora si giudicano. Serena mi ha chiesto una storia per alcune di loro, perchè quello che fa con la sua associazione e con il sito internet è di dare sostegno e aiuto a quelle donne alle quali la maternità ha portato tante cose, ma non tutte belle: le mamme che non volevano un figlio e non ce l’hanno fatta a tenerlo, ma ora non riescono ad accettare di non averlo voluto. Le mamme che invece desideravano tenere i loro bambini, ma la vita se li è presi per sè e infine le mamme, è per loro la storia, che non cercavano un figlio, poi si sono lasciate invadere dalla vita e ora, spesso con dolore, come Isaia, lo crescono “senza un potatore”.
Davanti a tanti giudizi politici e moralistici, semplicemente esserci come loro senza giudicare mi sembra la cosa più bella che si possa fare. Fate un giro ne  Il dono.org onlus sostegno alla gravidanza e al post aborto a leggere di queste persone, io mi sono sentita fortunata e grata per quello che la vita come mamma mi ha riservato.
Anche come scrittrice perchè, per la prima volta qualcuno, oltre i miei figli, mi ha chiesto ” inventami una storia” ed è stato bellissimo per me scoprire quello che in fondo voi tutti con la vostra attenzione e presenza mi donate ogni giorno, la differenza che passa tra scrivere e raccontare.
P.S. Per Michela: lo so che anche tu me l’hai chiesta una storia, stai tranquilla, arriva, è già pronta.

Read Full Post »

“E’ bello! Grazie Michela, ciao DIEGO.”
Queste parole sono state digitate direttamente da mio figlio che ha così fatto anche un ripassino di ortografia (e di informatica) in attesa di  iniziare il libro delle vacanze.
Ha infatti gradito molto il finale della storia di Giacchettino di Michela, anche perchè la storia lui se la sente sua e infatti la sorella, che comunque è venuta a sentire mentre leggevo il commento, si è risentita perchè è gelosa del fratello e non vuole mai restare indietro, neanche sulle storie!
Voglio ribadire un concetto, che è bene ogni tanto riformulare.
Lo so, eccome!, che esporsi fa paura: affiorano tutte le nostre obiezioni e insicurezze, ci si sente goffi e presuntuosi, o magari si perde l’attimo dell’ispirazione e poi viene faticoso farlo in un altro momento.
Ma ricordo a tutte le persone che spesso o anche solo per questa volta leggono queste mie parole, che il primo motivo per cui ho creato questo spazio, come è messo alla fine del libro, è per ricevere le “integrazioni, osservazioni, soluzioni e invenzioni…” di ognuno e ognuna di voi per poter poi fare una nuova edizione allargata e corale del mio libro, piena di tutta la ricchezza che sta dentro tutti noi.
Lo so che a leggere Michela viene un po’ di timore,  si percepisce una persona davvero speciale e, ve lo dico io che la conosco, con una semplicità che mette a proprio agio chi la incontra e non fa immaginare quanto ci sta dietro.
Ma ricordate che ogni goccia è unica e se non la mostrate voi nessuno potrà farlo al posto vostro.
Io intanto continuo a mettere da parte tutto il materiale che arriva imparando da Maria “che serbava tutte queste cose meditandole nel proprio cuore”. (Vangelo di Luca)

Read Full Post »

La mia risposta

Non capita tutti i giorni di avere un commento di Tamara Donà sul proprio blog, ma devo dire che non capita neanche di avere tutti i giorni un commento. Io spero di ricevere tante storie per fare una nuova edizione corale del mio libro. Eppure molti hanno timore di aprirsi e di scoprirsi.
Come giudicarli? Io ho avuto bisogno di anni e di tutto il mio coraggio per farlo. Figurarsi che ho chiamato la mia editrice imponendomelo, come regalo, il giorno del mio compleanno.
Ma fu la frase di un’amica, quella di Samira, che mi smosse. Mi disse che se avevo un dono forse non dovevo e volevo condividerlo con gli altri? Allora compresi che oltre la modestia e l’umiltà, la paura del giudizio e del rifiuto, c’era in fondo in fondo la mia presunzione. E con paura e imbarazzo feci quella telefonata perchè le sue e queste parole me lo imposero.

“Date poca cosa se date le vostre ricchezze.
   E’ quando date voi stessi che date veramente.
   Che cosa sono le vostre ricchezze se non ciò che custodite e nascondete nel timore del domani?
   E domani, che cosa porterà il domani al cane troppo previdente che sotterra l’osso nella sabbia senza traccia, mentre segue i pellegrini alla città santa?
   E che cos’è la paura del bisogno se non bisogno esso stesso?
   Non è forse sete insaziabile il terrore della sete quando il pozzo è colmo?
   Vi sono quelli che danno poco del molto che possiedono, e per avere riconoscimento, e questo segreto desiderio contamina il loro dono.
   E vi sono quelli che danno tutto il poco che hanno.
   Essi hanno fede nella vita e nella sua munificenza, e la loro borsa non è mai vuota.
   Vi sono quelli che danno con gioia e questa è la loro ricompensa.
   Vi sono quelli che danno con rimpianto e questo rimpianto è il loro sacramento.
   E vi sono quelli che danno senza rimpianto né gioia e senza curarsi del merito.
   Essi sono come il mirto che laggiù nella valle effonde nell’aria la sua fragranza.
   Attraverso le loro mani Dio parla, e attraverso i loro occhi sorride alla terra.
   E’ bene dare quando ci chiedono, ma meglio è comprendere e dare  quando niente ci viene chiesto.
   Per chi è generoso, cercare il povero è gioia più grande che dare.
   E quale ricchezza vorreste serbare?
   Tutto quanto possedete un giorno sarà dato.
   Perciò date adesso, affinché la stagione dei doni possa essere vostra e non dei vostri eredi.
   Spesso dite: “Vorrei dare ma solo ai meritevoli”.
   Le piante del vostro frutteto non si esprimono così né le greggi del vostro pascolo.
   Esse danno per vivere, perché serbare è perire.
   Chi è degno di ricevere i giorni e le notti, è certo degno di ricevere ogni cosa da voi.
   Chi merita di bere all’oceano della vita, può riempire la sua coppa al vostro piccolo ruscello.
   E quale merito sarà grande quanto la fiducia, il coraggio, anzi la carità che sta nel ricevere?
   E chi siete voi perché gli uomini vi mostrino il cuore, e tolgano il velo al proprio orgoglio così che possiate vedere il loro nudo valore e la loro imperturbata fierezza?
   Siate prima voi stessi degni di essere colui che da e allo stesso tempo uno strumento del dare.
   Poiché in verità è la vita che da alla vita, mentre voi, che vi stimate donatori, non siete che testimoni.
   E voi che ricevete – e tutti ricevete – non permettete che il peso della gratitudine imponga un giogo a voi e a chi vi ha dato.
   Piuttosto i suoi doni siano le ali su cui volerete insieme.
   Poiché preoccuparsi troppo del debito è dubitare della sua generosità che ha come madre la terra feconda, e Dio come padre. (Gibran)

Read Full Post »

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.