Quando i miei figli erano più piccoli qualche sera o mattina speciale venivano addormentati, o svegliati, da Fiore e da Cuore, i loro rispettivi orsetti di peluche. Il nome viene dall’oggetto disegnato sul petto. Io facevo ovviamente le voci e li muovevo, una sorta di teatrino dei burattini.
Ma la cosa bella era che l’orsetto di mia figlia aveva tutte le caratteristiche di quello che lei non era. Mi era venuto d’istinto così e Fiore era un orsetto mezzo pazzerello, tanto lei era perfettina, esuberante ed esagerato, tanto lei era impostata, tutto grida ed effusioni, mentre lei era tutta parole, chissà da chi ha preso. Insomma Fiore era incontenibile e forse ero anche io così che in fondo mi sfogavo e ci facevamo con lui un sacco di risate.
Cuore invece era un orsetto buffo per quanto era lagnoso, in maniera comica. Lui voleva solo e soltanto mio figlio, gli stava sempre appicicato, tanto quanto mio figlio ha sempre dovuto farsi spazio con la sorella o cavarsela da solo. Voleva sempre essere al centro dell’attenzione del suo padroncino e piangeva isterico se lui non lo guardava, lo ascoltava e lo abbracciava fisso e stretto stretto.
Così si ribaltavano i ruoli, si scoprivano nuovi modi di relazionarsi, io con loro, loro con me e loro con i loro orsetti e con se stessi. Il tutto sempre ridendo insieme di Fiore e di Cuore, con piena soddisfazione di tutti, orsetti compresi.
Che ora se ne stanno lì in fondo ai loro letti, a guardarli crescere, sempre pronti ad entrare di nuovo in scena, non si sa mai..