I cartoni animati sono in genere dedicati ai bambini e pensiamo che siano divertenti, educativi o al massimo comunque innocui. Ma non è sempre così, mi sono un po’ documentata. I cartoni animati appartengno in genere a tre filoni: americani (USA) europei giapponesi. I cartoni americani sono di qualità media, e partono da una precisa concezione di vita, l’uomo che si deve fare da solo (self-made man) tipico del sogno americano, quindi in genere enfatizzano l’individualismo e il successo come valori fondamentali, chiaramente in modo molto meno incisivo e smorzato nei classici, da Tom e Jerry a Braccio di Ferro che sono comici e con strutture di storie sempre uguali così facili da comprendere per i bambini e utili per sviluppare le loro capacità logiche. E così anche i nuovi didattici, stile Little Eisteins. Ma non tutti. I cartoni europei sono qualitativamente i migliori sia come grafica che come contenuti. In genere puntano su valori etici di collaborazione e rispetto e hanno spiegazioni ed esposizioni di tipo didattico, spiegano come funziona il mondo. Spesso hanno una fonte scritta, come La Pimpa o i Barbapapà, garanzia che il cartone sia di qualità e che non sia fatto a tavolino come operazione di marketing per vendere gli oggetti inerenti (merchandising), lo dice una mamma con figlio targato Gormiti (italiano, tra l’altro) dal grembiule alle mutande. I giapponesi o sono cartoni prodotti per un pubblico occidentale, come Heidi, per intendersi, oppure appartengono ad una cultura con riferimenti molto diversi dai nostri. Lì, al contrario che per i cartoni americani, l’individuo deve sacrificarsi per la collettività, in genere la squadra, stile Kamikaze, e il sacrificio è il vero valore e merito dell’eroe, quasi oltre il risultato. Ecco perchè c’è una grande esposizione di fatica e di sofferenza, io ricordo ancora in Actarus, l’eroe di Goldrake, le tante urla di dolore durante i combattimenti. Inoltre in Giappone i cartoni animati sono spesso le trasposizioni delle serie di fumetti per adolescenti e giovani adulti che hanno più successo e quindi vanno visti per capire se sono veramente indirizzati ai bambini.
…
Un giochetto molto semplice e veloce per rendersi conto del tipo di cartone animato che stanno guardando i nostri figli.
Mettetevi davanti alla TV e guardate il cartone togliendo l’audio. Dal tipo di cambio di inquadrature, ma anche dal tipo stesso di immagini, di colori, dalle sensazioni che quello che esce dallo schermo vi provoca si può comprendere se si tratta di un cartone rilassante, o eccitante, se cattura l’attenzione con sequenze veloci e concitate, un po’ stile pubblicità o film d’azione, o se porta avanti una storia puntando all’identificazione con il personaggio e quindi con inquadrature lunghe e calme, vicende con dialoghi, ritmi lenti e visioni allargate delle situazioni un po’ come i documentari o i film basati soprattutto sull’analisi dei personaggi e degli eventi. Ora fate il contrario, riaccendete l’audio e chiudete gli occhi e ascoltate la musica, il tipo di dialogo e gli effetti sonori che vi colpiscono anche a livello fisico, per esempio l’uso dei bassi e delle percussioni nel tipo di musica trasmesso. Provate con cartoni molto diversi tra loro, tipo uno di combattimento giapponese stile Dragonball, ma anche le Winx, Tom e Jerry e Barbapapà o Spotty, così è più facile cogliere le differenze. Poi vedrete che sarà più facile scegliere e insegnare ai nostri bambini a farlo, spiegando e anche pretendendo, perchè certi gusti vanno anche abituati e qualche volta si ha bisogno di distrarsi con un film d’azione o una sit-com, qualche altra di riflettere o di imparare con un bel film introspettivo o con un documentario, l’importante è sapere cosa si sceglie e soprattutto poter scegliere noi e non soltanto chi fa i palinsensti.
…
A proposito di cartoni animati, ieri parlando con Lucia le raccontavo che secondo me il più bel film d’animazione, il più adatto e poetico che supera anche l’insuperabile La carica dei 101 della Disney, è La freccia azzurra, film di animazione finalmente italiano. Io lo scoprii per caso al supermercato nel cestone delle allora videocassette, semplicemente perchè.. costava poco.
E invece si tratta di una storia italiana, senza hamburger o skateboard, la protagonista è la Befana in un Italia degli anni ’70, è tratta dal romanzo di Gianni Rodari, ma secondo me il film è più bello. Le voci sono di Dario Fo e Lella Costa e le musiche di Paolo Conte, il ritmo è lento, non c’è violenza, nè concitazione ed è invece pieno di poesia.
Il regista è Enzo D’Alò, prima regista della Pimpa e poi de La gabbianella e il gatto di Momo e Opopomoz, ma La freccia azzurra è stato il mio preferito.
Un altro film bellissimo è Principi e principesse, di Michel Ocelot, lo stesso dei due film di Kirikù, Kirikù e la strega Karabà, Kirikù e gli animali selvaggi, insomma nomi su cui si può andare sul sicuro, semmai la difficoltà è trovarli.
Ma sono dei piccoli capolavori, Principi e principesse è a episodi, ognuno ambientato in luoghi ed epoche diverse. Il secondo si svolge nell’antico Egitto e la sua storia l’ho dovuta poi raccontare decine e decine di volte, un’altro si svolge in Giappone, uno nel Medio Evo, uno è di fantascienza, gli altri nel mondo dei principi, per cui, specie con i bimbi piccoli, se ne può vedere anche solo uno alla volta.
Ma dopo aver visto il primo viene voglia di conoscere anche gli altri cinque episodi e l’ultimo poi, che dà infatti il titolo al film, è forse il migliore. Per chi avesse occasione di vederlo non aggiungo altro per non sciupare la sorpresa.
…
A distanza di anni e anni di una lotta continua ed incessante per limitare il tempo da dedicare alla tv dei miei figli, trovando alternative, sopportando musi e mal sopportazione, devo dire che tutto sommato ne è valsa la pena. E’ vero, sono come rassegnati, appena restano soli ci si fiondano, mia figlia poi ora che ha internet e il computer ha raddoppiato il problema di dover limitare l’uso dell’una e dell’altro.
Però devo dire che sono, come dire, detelevisionati. Cioè la normalità in casa è la tv spenta, a tavola, la mattina, nei momenti di tempo libero. Così loro leggono, litigano, lei balla, lui combatte, dopocena ci sono spazi vuoti da riempre come viene di volta in volta. Non siamo spiazzati senza il suo sottofondo.
Spesso la tv è invece un altro membro della famiglia, e non è un concetto mio, che evita tanta solitudine, là dove c’è, ma anche tanta relazione, là dove ce n’è la possibilità e anche la necessità.
Qual è la bistecca, l’alternativa migliore per cui scegliere di spengere la tv?
Mi rendo conto che per noi è stato ed è proprio valorizzarla.
Ne abbiamo una, in un posto dove non si può fare altro, è un piccolo soppalco con divano e tappeto. E’ come un cinema casalingo. E le regole che usiamo sono simili a quelle di quando si va al cinema.
Vi immaginate andare in una multisala e poi ognuno andare a vedere uno spettacolo diverso per conto proprio? Oppure andare in orari diversi, senza incrociarsi neanche? O scegliere un film che piace soltanto ad uno e gli altri se ne tornano a casa? Certo le discussioni ci sono, ma anche quelle servono ad imparare a rispettarsi e a venirsi incontro, a confrontarsi.
I miei figli sanno che nel pomeriggio la tv è loro dominio, la sera solo nel fine settimana, e così se ne vanno a letto, magari a leggere, dopo che siamo stati insieme a fare altro dopo aver sparecchiato. Insomma come al cinema, lo spettacolo è guardare qualcosa, la vita però viene scandita da altro.
Poi ogni tanto un po’ di tv da soli in santa pace non guasta.
E certo ci sono anche tanti pomeriggi dove mio figlio passa ore e ore da solo davanti ai cartoni mentre io combatto con i compiti della sorella o con la cena, aspettando il ritorno del padre.
E mentre sono ai fornelli chiedo quali cartoni guarda, cerco di commentare quello che riesco a comprendere e mi sento in colpa come se lo avessi mandato al cinema solo solo.
Che dire Caterina? La tua cultura sui cartoni animati è veramente buona e la tua spiegazione esaustiva …. probabilmente anche grazie ai tuoi figli.
Un caro saluto