Io, avendo studiato psicologia, dovrei sapere, in teoria come educare i miei figli, no?
Bene, ma per tutti come si sa tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, e poi sei in gioco anche con la tua autostima, il tuo bisogno di sentirti un buon genitore e non è roba da poco. Ma qualche cosina certo me la sono portata dietro dall’università e dalle supplenze ed esperienze professionali in ambito educativo.
Numero 1: le regole vanno fatte rispettate di per sé, non devono essere oggetto di sfida nel nostro rapporto, nel senso che noi dobbiamo solo essere garanti della loro applicazione e delle conseguenti sanzioni, non devono dipendere da noi le punizioni, ma dal non aver loro fatto ciò che dovevano. Tanto è vero che oggi in genere soltanto i nonni dicono -se non fai questo non ti voglio più bene- formula con cui invece molti di noi sono stati cresciuti.
Numero 2: i figli vanno sempre informati prima, delle conseguenze delle loro azioni e di quali saranno le punizioni, sennò il punto 1 non è attuabile.
Abbiamo studiato la regola dei tre passi:
primo passo: chiedere una cosa, che so, -lavati le mani-, ma lui non lo fa,
allora secondo passo: avvisare della punizione -se non ti lavi le mani te le lavo io e poi mangi in piedi-( io l’ho fatto con mo figlio, tipo non proprio malleabile),
se non si muove terzo passo: si attua la punizione e va fatta, altrimenti addio credibilità.
Questo quello che mi hanno insegnato, questa invece la mia versione riveduta e corretta quando non ho il tempo o l’energia per usare le punizioni più strutturate e tanto meno la forza di inventare una delle mie storie, forse non proprio ortodossa in termini educativi, ma funziona.
Primo: -lavati le mani-, e lui non va.
Secondo: -se non vai a lavarti le mani conto fino a tre e al tre ti prendo per l’orecchio-.
Terzo: vado a prenderlo e lo tiro, senza comunque stringere, per l’orecchio, se lui mi segue non sente male, perchè non fa resistenza, se non mi segue sente dolore, in entrambi i casi si mortifica.
Dopo che si fa, veramente, qualche volta, in genere basta, anche con la grande, contare fino a due o al massimo minacciare di farlo e la cosa per lo più si risolve senza urlacci, scenate e senza altri interventi fisici.
Io lo chiamo Sant’orecchio, però non è molto bello, è comunque un po’ violento, vecchio stampo, forse è solo necessario per i miei gianburrasca o perché non ho sufficiente autorevolezza, quindi spero non lo vengano a sapere all’università.