Martian child. Un bambino da amare
Una storia particolare e anomala, lontana dai nostri schemi dove un padre solo adotta un bambino strano e incomprensibile, convinto di essere un marziano capitato sulla Terra per sbaglio, novello Et, clima pienamente americano. Ma il dolore e la paura dell’abbandono che hanno mandato il piccolo protagonista con il cuore su Marte ha intenerito il mio cuore di mamma italiana e terrestre. E mi ha colpito l’attenzione con cui ha seguito le trovate del piccolo Dennis mio figlio, quasi coetaneo del protagonista.
Quante volte i nostri figli parlano ai nostri cuori percorrendo vie o usando metafore dentro cui noi ci perdiamo senza riuscire a coglierne il significato? Eppure se ascoltiamo quello che il cuore e le emozioni ci suggeriscono riusciamo a comprendere, sappiamo cosa sta dietro quel capriccio, a quella bizza, a quella richiesta apparentemente così incomprensibile. Certo è il mio mestiere saper cogliere tra le righe, ma l’amore e non la tecnica rimane la chiave più potente per decifrare i messaggi delle persone che amiamo, ancor più dei nostri bambini. Però bisogna fidarsi di se stessi, non scoraggiarsi, perchè come il piccolo Dennis è convinto di essere un marziano, ognuno di loro è in buona fede, crede fermamente a quello che dice, a quel mal di pancia, agli ostacoli che solo lui vede, alle difficoltà per noi assurde, ma per lui più che valide.
Se noi molliamo, li lasciamo soli nel loro mondo, restano come Dennis che si sentiva arrivato da Marte e in attesa di volerci tornare, fino a quel momento davvero perso e solo, senza qualcuno capace di riportarlo sulla terra. E se la scena finale è intensa e commovente, non c’è un minuto del film dove non si respiri questo oscillare tra il disorientamento e lo sgomento e la caparbietà di insistere e non mollare, quella determinazione che non si trova nè nella logica nè nel buonsenso o nella tenacia, ma soltanto nell’infinito affetto e amore del cuore di un genitore.