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Archive for aprile 2009

Certe volte basta anche un raffreddore a toglierti la lucidità e le energie che invece vorresti per affrontare tutte le cose che ci sono da fare nella giornata. Allora ti senti impotente, incapace di reagire e vorresti soltanto qualcuno che ti dicesse -va tutto bene, passerà- come tante volte devi farlo tu con i figli, gli amici e le persone che hai intorno.
Ma se non trovi nessuno, o peggio ancora non hai la forza neanche di cercare, di reagire?
Una pagina di libro può aiutare, specie se si tratta del vecchio zio Hermann, sempre pronto a dispensare quella poesia e saggezza da persona vissuta che oggi, tutti presi a fare i giovani a tutte le età, sembra non sia più necessaria a nessuno e la si trova soltanto sugli spot per le automobili.
-Tutti questi discorsi per una macchina!- afferma stupito mio figlio, quando si ferma ad ascoltarle.

Facciamo un po’ di ordine e godiamoci Gradini, che “della vita il richiamo non ha fine.. “.

“Come ogni fior languisce e giovinezza
cede a vecchiaia, anche la vita in tutti
i gradi suoi fiorisce, insieme ad ogni
senno e virtù, nè può durare eterna.
Quando la vita chiama, il cuore sia
pronto a partire ed a ricominciare,
per offrirsi sereno e valoroso,
ad altri nuovi vincoli e legami.
Ogni inizio contiene una magia
che ci protegge e a vivere ci aiuta.

Dobbiamo attraversare spazi e spazi
senza fermare in alcuni d’essi il piede,
lo spirto universal non vuol legarci
ma su di grado in grado sollevarci.
Appena ci avvezziamo ad una sede
rischiamo di infiacchire nell’ignavia:
sol chi è disposto a muoversi e partire
vince la consuetudine inceppante.

Forse il momento stesso della morte
ci farà andare incontro a spazi nuovi;
della vita il richiamo non ha fine…
Su, cuore mio, congedati e guarisci!”

Hermann Hesse

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Il commento di Michela a Sant’orecchio, oltre che divertente, è di quelli che ti fanno tirare un sospiro di sollievo anche se non sapevi di essere sospesa, vi capita mai? Tuo figlio va poco bene a scuola su qualcosa? Siete tranquilli, ma poi se qualche altro genitore vi dice la stessa cosa, che sollievo! E pensare che nel galateo, per quello che ne so io, parlare dei propri figli nei salotti è considerato sconveniente! Certo anch’io non sopporto gran che quelle mamme o quelle coppie che quando le incontri ti attaccano dei bottoni infiniti sui minimi particolari dei propri figli e non si riesce mai a parlare d’altro.
Eppure… parlare e condividere le proprie esperienze, fuori da scuola, ai giardinetti, quando ci si incontra, permette, come in qualche modo avviene in queste pagine, di sentirsi tutti sulla stessa barca, di accettare, che non siamo i migliori nè i peggiori della classe dei genitori, ma in mezzo, nella media, che se è difficile talvolta da accettare ci ridimensiona però un bel po’.
“Ma io vi dico che anche il santo e il giusto non possono levarsi oltre l’altezza che è in ciascuno di voi,
così il malvagio e il debole non possono cadere più in basso della bassezza che ugualmente è in voi.” (sempre Gibran)
Smorzando le tensioni, e relativizzando si riesce a prendere le situazioni con più serenità, che non guasta mai.
Ecco mi sa che per essere buoni genitori, bisogna anche andare oltre al galateo e rischiare di essere un po’ noiosi, ma almeno riuscire così a confrontarsi là dove si può, per poter dire e sentirsi dire ogni tanto -mano male che lo fai anche tu..

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Commentando con un’amica, la mamma della famosa amica del cuore riservata, le regole di cui parlavo ieri, si diceva di quando invece sono loro troppo rigidi sulle regole, quel bianco e nero che ancora non sa cogliere le sfumature che la realtà ci impone.
A mia figlia era stato spiegato a scuola che quando le macchine stanno ferme al semaforo, si deve spengere il motore per non inquinare.  Devo dire che la sensibilità ambientale dei bambini oggi è molto forte, mio figlio per esempio spenge la luce perchè -sennò si sciolgono i ghiacci e gli orsi polari muoiono.-
Quindi io ero ben contenta di sostenere questa sua sensibilità, ma lei me lo diceva agli incroci, appena rallentavo, in coda, insomma non distingueva ovviamente le situazioni e si arrabbiava.
Cosa ho fatto? Come succede quasi sempre ho seguito l’istinto e quello che la logica mi suggeriva nel momento, ma a ripensarci ora mi rendo conto che ogni volta, davanti alla sua rabbia, spiegavo, ovviamente non spengevo se non era il caso, ma spiegavo e spiegavo.
Non l’ho mai sgridata, in quella occasione, intendo, nè derisa nè ignorata perchè non è nel mio stile e ho parlato, quello sì che è nel mio stile!
Ho spiegato anche se lei non era in grado di capire magari le leggi del traffico, ma intanto una cosa certo la comprendeva, che una spiegazione c’era. Loro si fidano di noi e fin da piccoli spiegare significa che anche la loro opinione conta, che ci teniamo a renderli partecipi, l’elasticità poi arriva crescendo, tanto è vero che ora mia figlia non me lo dice più, ma qualche volta ai semafori, o se c’è una lunga coda, ora che fa prima media e sta seduta davanti vicino a me, come una constatazione  e senza rabbia mi ripete -mamma, spengi il motore-.

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Ho appena scoperto che oggi è la festa di San Giorgio. Oltre agli auguri a chi spettano, essendo San Giorgio il vincitore del drago, dice che probabilmente stava a simboleggiare la fine dei sacrifici umani, non posso non  sfruttare l’occasione per ricordare un libro che, non me ne voglia Paolini, Eragorn e dintorni, parla di draghi e della vita stessa ed per me il libro che vorrei aver scritto io, non ce n’è un altro. Si tratta sempre di lei, Silvana De Mari, ma il testo è un altro rispetto a quello per la festa del papà, L’ultimo elfo, compratelo per i vostri figli se volete, ma poi leggetevelo voi, che farà bene a tutti quanti, fidatevi.

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Sant’orecchio

Io, avendo studiato psicologia, dovrei sapere, in teoria come educare i miei figli, no?
Bene, ma per tutti come si sa tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, e poi sei in gioco anche con la tua autostima, il tuo bisogno di sentirti un buon genitore e non è roba da poco. Ma qualche cosina certo me la sono portata dietro dall’università e dalle supplenze ed esperienze professionali in ambito educativo.
Numero 1: le regole vanno fatte rispettate di per sé, non devono essere oggetto di sfida nel nostro rapporto, nel senso che noi dobbiamo solo essere garanti della loro applicazione e delle conseguenti sanzioni, non devono dipendere da noi le punizioni, ma dal non aver loro fatto ciò che dovevano. Tanto è vero che oggi in genere soltanto i nonni dicono -se non fai questo non ti voglio più bene- formula con cui invece molti di noi sono stati cresciuti.
Numero 2: i figli vanno sempre informati prima, delle conseguenze delle loro azioni e di quali saranno le punizioni, sennò il punto 1 non è attuabile.
Abbiamo studiato la regola dei tre passi:
primo passo: chiedere una cosa, che so, -lavati le mani-, ma lui non lo fa,
allora secondo passo: avvisare della punizione -se non ti lavi le mani te le lavo io e poi mangi in piedi-( io l’ho fatto con mo figlio, tipo non proprio malleabile),
se non si muove terzo passo: si attua la punizione e va fatta, altrimenti addio credibilità.
Questo quello che mi hanno insegnato, questa invece la mia versione riveduta e corretta quando non ho il tempo o l’energia per usare le punizioni più strutturate e tanto meno la forza di inventare una delle mie storie, forse non proprio ortodossa in termini educativi, ma funziona.
Primo: -lavati le mani-, e lui non va.
Secondo: -se non vai a lavarti le mani conto fino a tre e al tre ti prendo per l’orecchio-.
Terzo: vado a prenderlo e lo tiro, senza comunque stringere, per l’orecchio, se lui mi segue non sente male, perchè non fa resistenza, se non mi segue sente dolore, in entrambi i casi si mortifica.
Dopo che si fa, veramente, qualche volta, in genere basta, anche con la grande, contare fino a due o al massimo minacciare di farlo e la cosa per lo più si risolve senza urlacci, scenate e senza altri interventi fisici.
Io lo chiamo Sant’orecchio, però non è molto bello, è comunque un po’ violento, vecchio stampo, forse è solo necessario per i miei gianburrasca o perché non ho sufficiente autorevolezza, quindi spero non lo vengano a sapere all’università.

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Scrivere un libro, anche se io le  mie storie le ho solo dovute trascrivere che erano già state tutte inventate nel corso degli anni e delle varie bizze, trovare il coraggio, e i soldi, come nel mio caso, di pubblicarlo, è stato per me molto difficile: andare oltre al mio dirmi, -ma chi ti credi di essere-, al mio riuscire a prendermi sul serio.
Eppure questo è stato il meno, perchè anche se le persone che ti leggono ti riempono di entusiasmo e di calore, rimane il fatto che il mondo dell’editoria è davvero difficile e riuscire a far circolare il libro quasi impossibile.
Ecco perché ho cercato di distribuirlo nella mia zona, soprattutto in alcuni negozi di giocattoli perchè le mamme che possono usare il mio libro immagino non abbiano il tempo e magari neanche l’abitudine di andare in libreria.  
E’ stato messo anche in un negozio di estetica di un’amica e in quello di un fotografo amico di mio marito che vende anche libri di storia locale in un paesino di montagna.
Ebbene in questi due negozi il mio libro è stato rubato!
Quindi posso almeno affermare che letteralmente il mio libro va a ruba!
In fondo trovo la cosa molto gratificante, non so se è giusto ma mi fa questo effetto, ma mi dico, ammesso che siano genitori, nonni o altro gli autori di questi “prelievi”, cosa insegneranno ai loro bambini?
O forse anche questo può far parte di quell’elasticità entro cui abbiamo dovuto imparare ad inserire il nostro senso di moralità che crescendo scopre che tra il bianco ed il nero esistono tante sfumature di grigio?
In fondo come mi comporto io per giudicare loro? Sono così immacolata?
Forse l’avermi spinto a questa piccola riflessione, l’aver varcato loro un confine così netto, almeno per me, è stato comunque un bel pagamento.
Certo loro non lo sanno, però.

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Mio figlio, il pulcino di casa, non si è mai arreso tanto a questo ruolo e davanti ad un padre che con le mani sa fare, costruire, preparare, aggiustare tutto e a una madre e una sorella di cinque anni più grandi di lui che parlano sempre, che raccontano e inventano storie continuamente, lui si è sempre salvato con “infatti”.
Davanti a qualsiasi argomento, lui ribadisce con il suo -infatti- come se niente fosse nuovo o sorprendente nella sua giovane vita.
-Mamma, sai oggi abbiamo studiato le crociate- dice per esempio la grande e lui imperturbabile -infatti, si fanno sempre a scuola-.
-Dovremmo imbiancare di nuovo questa stanza- potrebbe dirmi suo padre.
-Infatti, perchè è una bella cosa imbiancare!- subito si inserisce lui.
Quando mi ha riempito la faccia di baci ieri scendendo di macchina, gli ho detto che quella era “la casina dei baci”, una versione estesa del bacio della buonanotte che facevo tempo fa con mia figlia, lui ovviamente -infatti-.
-Ma tu non sai come finisce!- gli ho risposto, dicendo che lo avrebbe visto soltanto la sera prima di dormire. 
Lui ha pazientemente aspettato e quando ho fatto la classica casina dei baci, con gran disappunto della sorella, cioè si parte da sotto il collo, poi si danno bacini sul mento, sulla bocca, sul naso, sulle guance, sugli occhi, su tutta la fronte , ma poi la sorpresa per lui era che si finisce con due schioccanti baci sulle orecchie, arrivata a questo punto lui, senza scomporsi minimamente ha affermato-ma questa è la casina dei baci colorata!-
Non ho potuto che ribadire -infatti-.

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