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Archive for maggio 2010

Se bastasse avere il desiderio per trovare il tempo e le energie per fare tutto quello che vorremmo sarei riuscita in questi giorni a scrivere qui e a raccontare le tante cose belle e intense, alcune meno piacevoli, altre faticose, ma tutte molto coinvolgenti che mi stanno succedendo o che sto facendo succedere. Immagino che per molti la vita scorra più o meno sempre su questi binari e con questi ritmi, con tanti ruoli da tenere insieme tutti intrecciati: mamma, moglie, figlia, sorella, scrittrice, psicologa colorata!
Ma  io a dir la verità a questa velocità non ci sono abituata e mi sento un po’ frastornata.
Per darmi forza e per credere che tutto quanto è vero anche una canzone può aiutare, di quelle che ti guardano dentro e sanno che anche tu sei tra coloro che “hanno creduto cercato e voluto che fosse così”

Se bastasse una bella canzone
a far piovere amore
si potrebbe cantarla un milione
un milione di volte
bastasse già
bastasse già
non ci vorrebbe poi tanto a imparare ad amare di più
se bastasse una vera canzone
per convincere gli altri
si potrebbe cantarla più forte
visto che sono in tanti
fosse così fosse così
non si dovrebbe lottare per farsi sentire di più
se bastasse una buona canzone
a far dare una mano
si potrebbe trovarla nel cuore
senza andare lontano
bastasse già bastasse già
non ci sarebbe bisogno di chiedere la carità
dedicato a tutti quelli che
sono allo sbando
dedicato a tutti quelli che
non hanno avuto ancora niente
e sono ai margini da sempre
dedicato a tutti quelli che
stanno aspettando
dedicato a tutti quelli che
rimangono dei sognatori
per questo sempre più da soli
se bastasse una grande canzone
per parlare di pace
si potrebbe chiamarla per nome
aggiungendo una voce
e un’altra poi e un’altra poi
finche diventa di un solo colore più vivo che mai
dedicato a tutti quelli che
sono allo sbando
dedicato a tutti quelli che
hanno provato ad inventare
una canzone per cambiare
dedicato a tutti quelli che
stanno aspettando
dedicato a tutti quelli che
venuti su con troppo vento
quel tempo gli è rimasto dentro
in ogni senso
hanno creduto cercato e voluto che fosse così

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Ma guarda che ti vado a trovare per il mio bambino, che quando da piccolissimo gliela cantavo smetteva sempre di piangere, per fare un po’ di storia e di ripasso, ma anche per sentirmi, che sono tanto stanca, un po’ piccina anch’io, di nuovo, anzi non ero nemmeno nata…
Nella vecchia fattoria

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Non è soltanto che è andato bene, che c’erano tanti chiassosissimi bambini che con entusiasmo proponevano le soluzioni per far andare avanti le storie, non è soltanto che i genitori pian piano si sono lasciati andare e hanno anche loro proposto le loro personali strategie per sconfiggere i mostri e la strega, o che hanno affermato, quelli rimasti alla fine, che è bello lavorare così più ancora che partecipare ad una lezione o conferenza e che sarebbero contenti di proseguire su questa strada, è che ho trovato il sistema di scrivere un nuovo libro di storie, anzi lo abbiamo trovato tutti insieme.

Nel fatato regno di Gastor

Il fatato regno di Gastor si trovava sotto il fondo di un lago e non era possibile accedervi che da un passaggio segreto posto sotto un albero magico abitato da due piccoli ghiri, anch’essi fatati, le piccole guardie del regno che scendevano dai rami frondosi soltanto una volta alla settimana.
Attraverso il lago invece non era possibile arrivare al regno perchè un orribile mostro a due teste nuotava nella profonde acque mangiando e uccidendo chiunque anche solo si avvicinasse alle basse acque della riva, cosicché gli abitanti potevano uscire soltanto attraverso il passaggio magico che consisteva in una specie di poltrona-ascensore costruita dietro al trono del principe Requasa, l’erede al trono di Gastor.
Come se il terribile mostro biteste non fosse già un pericolo per i poveri abitanti, la perfida strega Bacheca, si aggirava tra i boschi che circondavano il lago insieme alla sua serva Ragnolina che lei trattava con vera antipatia e sgarberia.
La strega infatti oltre ad essere crudele con chiunque le capitasse a tiro era veramente antipatica con la povera ragazza che aveva avuto la disgrazia di doverla servire e in pochi ne sapevano il motivo. Quando da streghetta Bacheca aveva frequentato la scuola di magia e stregoneria era stata per anni lo zimbello della classe e delle sue compagne perché la natura, vera disgrazia nel suo mondo, l’aveva dotata di una bellezza e una nobiltà di modi e portamento veramente poco adatta ad una strega che deve invece incutere terrore e disgusto. Così lei si era sentita diversa e sbagliata e facendo finta di non soffrire per le continue prese in giro aveva invece sviluppato un modo di fare diffidente e antipatico e nessuno la considerava sua amica. E si era così imbruttita e resa inguardabile che tutti avevano dimenticato la sua beltà notando invece in lei solo la sua antipatia.
Una mattina strega Bacheca stava passando proprio davanti all’albero fatato quando improvvisamente le spuntò davanti il principe Requasa che stava allora allora uscendo dal passaggio magico.
Il povero principe si impressionò così tanto per la bruttezza della strega che inaspettatamente svenne. Figuriamoci se la perfida strega non approfittò per caricarlo sulle spalle della povera Ragnolina per portarsi l’erede al trono di Gastor nel suo antro nascosto!
Ma non tutto era perduto perché i ghiri avevano dai rami assistito alla scena e subito si recarono a Gastor per dare l’allarme sul terribile fatto accaduto.
Non c’era modo di liberare il principe se non scoprendo l’incantesimo per fare addormentare la strega, visto che di ucciderla con le normali armi in loro possesso non se ne parlava nemmeno.
Ma l’unico essere capace di svelare il segreto per fare addormentare la strega Bacheca era il possente drago Occhiodidrago che volava sopra i cieli più alti sopra Gastor.
Gli abitanti sapevano bene che per attirare in basso l’enorme creatura per potergli parlare bisognava far uscire dalle acque del lago il terribile mostro biteste, suo mortale nemico, che Occhiodidrago tentava ogni volta invano di uccidere. Ma come far uscire il mostro dal lago senza che nessuno venisse da lui divorato?
Si fece avanti la soave fanciulla Fiorinda, una gentile ballerina che nascondeva nel suo delicato petto un cuore coraggioso, dicendo che lei avrebbe danzato sulle rive del lago, tenendo i piedi in mezzo alle basse acque della sponda, sicura che Occhiodidrago sarebbe arrivato prima che il mostro potesse afferrarle le caviglie.
Tutti gli abitanti allora si recarono sul prato di fronte al lago e Fiorinda cominciò a danzare sulla riva con leggerezza e i suoi continui movimenti si trasmisero all’acqua immobile. Improvvisamente lontano dalla riva l’acqua cominciò a ribollire e delle onde iniziarono a propagarsi per tutta la superficie, ma la risoluta fanciulla non si lasciò scoraggiare anche se il suo cuore, ma non il suo movimento, si fermò alla vista delle due terribile teste che iniziavano a spuntare dall’acqua.
L’orribile creatura era ora visibile e si stava avvicinando velocemente alla riva quando un’enorme ombra sovrastò la sua figura: Occhiodidrago si stava avvicinando con le sue grandi ali!
Subito il mostro si allontanò e iniziò ad inabissarsi, ma Fiorinda e gli abitanti di Gastor esultanti fecero in tempo ad attirare l’attenzione della possente creatura alata finalmente a portata delle loro voci per urlargli la terribile sciagura che si era abbattuta sul loro principe.
Il drago allora rallentò il volo e la sua voce risuonò nelle orecchie di tutti i presenti: l’unico sistema che esisteva per far addormentare strega Bacheca era farla ridere, ridere a crepapelle.
Subito furono convocati tutti i giullari del castello del principe, i cantastorie che giravano per i villaggi, i saltimbanchi che si guadagnavano da vivere alle fiere dei paesi e tutti i coraggiosi in grado di raccontare barzellette e storielle.
La compagnia dei buffoni di Gastor così riunita uscì dal passaggio magico e anche uno dei piccoli ghiri si unì a loro, mentre l’altro restò di guardia sull’albero. Non ci fu bisogno di trovare l’antro nascosto perché la strega si accorse subito di loro dal suono di tutto quel chiasso che i buffoni facevano. Infatti tutti ridevano e facevano battute per farsi coraggio e perchè sapevano che essendo la risata contagiosa forse anche solo ridendo sarebbero riusciti a far fare alla strega quello di cui loro avevano bisogno per farla addormentare!
Ma la cosa si rivelò più difficile del previsto perché strega Bacheca non era tipo da ridere alla prima barzelletta o storiella e non si faceva certo contagiare dalla loro allegria che tra l’altro,vedendo che non aveva effetto stava velocemente trasformandosi in tremenda paura. Per fortuna però le loro comiche gesta riuscirono se non altro a distrarre la terribile strega che non si accorse che il piccolo e valoroso ghiro si era arrampicato sopra di lei e che aveva cominciato con la sua coda a farle il solletico sotto il collo. Così prima di rendersene conto strega Bacheca si mise a ridere e subito si addormentò del magico sonno delle streghe che può durare anche settimane e mesi.
Subito i buffoni e il ghiro liberarono il principe e tornarono sul prato davanti al lago e all’albero magico pronti a tornarsene a casa. Il principe Requasa per ringraziare i suoi valorosi sudditi li nominò seduta stante cavalieri e subito chiese loro di compiere una prima impresa per il bene del regno. Aveva scoperto, grazie all’aiuto della serva Ragnolina, nel buio dell’antro della strega, il segreto per uccidere il terribile mostro biteste che dominava il lago.
Nessuno, tranne la strega, sapeva infatti che il mostro era tremendamente ghiotto di fegatelli e che poteva mangiarne fino a scoppiare prima di riuscire a fermarsi.
Così tutte le cucine del regno vennero impegnate per preparare una quantità esorbitante di fegatelli e vennero poi tutti trasportati sulla riva del lago.
I cavalieri-buffoni allora insieme al loro principe cominciarono a lanciare fegatelli sulla superficie del lago che ben presto diventò tutta marrone.
Di nuovo l’acqua cominciò ad incresparsi e a ribollire nel centro del lago ed ecco di nuovo apparire l’orribile creatura che senza interessarsi minimamente agli abitanti che lo osservavano dalla riva cominciò a spalancare le sue due formidabili bocche e ad ingurgitare con strabiliante velocità più fegatelli che poteva, tanto che i cavalieri non riuscivano a rimpiazzarli con i loro continui lanci.
Il mostro se ne mangiò una tale quantità che i fegatelli stavano per esaurirsi e gli abitanti cominciarono a temere di non averne preparati a sufficienza per quella pancia sconfinata quando ecco che un prodigio avvenne, il mostro si divise in due e mentre una testa e una parte scoppiava investendo le acque di una terribile poltiglia marrone, l’altra si trasformava in un’elegante creatura acquatica che sorridendo si recò vicino al principe Requasa inchinandosi in segno di sottomissione. Chiese di poter restare e di diventare la custode del lago.
Il principe la perdonò e decise di lasciarle fare quello che aveva chiesto, mentre tutti gli abitanti di Gastor esultavano.
Finalmente la brutta avventura era finita e il lago era di nuovo libero.
Organizzarono allora una grande festa sulla riva e anche sulla superficie del lago mangiando i fegatelli avanzati, chi ne voleva, e danzando e cantando e nuotando e ridendo a più non posso, che il mostro non esisteva più e al suo posto una nobile creatura vegliava su di loro.
La povera strega Bacheca invece russava così forte che, nonostante tutta quella confusione, la si poteva sentire fin là, dal centro di quella felicissima festa.

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Devo confessare che la possibilità di iniziative sul mio libro e le mie storie si vanno moltiplicando e sulle persone che mi contattano per varie vie sono ogni volta una nuova sorpresa e un nuovo regalo.
Devo anche confessare che la cosa non mi preoccupa perchè ormai, anche scrivendo nel blog e per le risposte da esperta psicologa per le ragazze madri ho compreso finalmente che più lascio uscire questa parte di me che se ne sta lì in attesa di spazio, più le cose mi vengono fluide e proprio come piacciono a me.
L’unica nota dolente, sarò infantile, falsa-modesta, e narcisista, insicura o quello che volete, è questo dover comunicare, qui e altrove, che queste cose avvengono, che io, proprio io, sarò la protagonista di un evento.
Ma al solito l’imbarazzo non la deve aver vinta sulla gratitudine di avere questa opportunità, perchè son convinta che mi emozionerò, mi divertirò, mi arricchirò (mamma mia, mi commuoverò?).
Incontrerò dei bambini e i cuori bambini dei loro genitori, e li vedrò incontrarsi, tutti nel mondo dell’imperfetto, quello del c’era una volta.
Io farò, me lo propongo e me lo auguro, la vigilessa che dirigerà il traffico, di cuori, di sogni, di emozioni.

In collaborazione con l’ Associazione “Amici della Biblioteca di Monteriggioni”
Nei locali della Biblioteca
Laboratorio di creatività e fantasia
Rivolto ai genitori insieme ai loro bambini
(dai tre ai dieci anni circa)
Condotto dalla psicoterapeuta Dott.ssa Caterina Comi
Biblioteca Comunale Di Monteriggioni
Via XXV Aprile, 38 Castellina Scalo
Sabato 22 Maggio 2010 h 16.30
Info: Biblioteca Comunale di Monteriggioni: tel. 0577 304163

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Quando anche tua figlia ti chiede come sono le previsioni del tempo, capisci che veramente questa primavera e il sole sono ormai al centro dei cuori di ognuno di noi come un diritto e un bisogno negato.
“Se poteste mantenere in cuore tutta la meraviglia per il prodigio quotidiano della vita,
anche il dolore non vi sembrerebbe meno stupefacente che la gioia;
E accogliereste le stagioni del cuore come avete sempre accolto le stagioni che passano sui vostri campi.
E vegliereste sereni nell’inverno della vostra sofferenza.”(Gibran)
Non sono stata neanche capace di accettare un po’ (tanta) di pioggia!
Saprò ora accogliere il sole e la meraviglia del cielo finalmente azzurro?
Facciamoci aiutare dal nostro cuore bambino, lui sa come si fa.

E allora buttiamoci!
Lo stomaco mi tremava e mi si contorceva quella mattina.
Tra poco avrei iniziato il corso di nuoto!
La piscina piena piena fino all’orlo in mezzo ai palazzi sembrava quasi una fondamenta rimasta vuota che il cielo con la sua pioggia e il suo azzurro aveva riempito.
E io presto mi ci sarei immersa e avrei imparato a muovermici.
Sarei stata come l’ombra, l’immagine riflessa delle rondini che volavano sopra di me.
Avrei anch’io imparato a planare come loro e a riprendere quota nell’acqua fresca, azzurra dell’azzurro del loro cielo.
Finalmente sarei stata come loro e come il delfino che però non avevo mai visto in mare, solo in TV.
Avrei anch’io prodotto schiuma e sbuffi e una scia come le navi dietro le quali loro nuotano.
Questa storia della scia mi sembrava incredibile e mi affascinava. Quante volte mi ero divertita col dito a rompere l’invisibile pellicola della pozzanghera, o del lavandino pieno, perfino del bicchiere e poi la mamma mi sgridava.
In mare non si poteva avere questa sensazione, anche quando è calmo, non sta mai fermo e tu non rompi niente.
Ma nell’acqua della piscina era diverso. Lei era lì immobile che mi aspettava, con la sua superficie a specchio, luccicante e abbagliante del riflesso del sole.
“Allora piccolina, sei pronta?” mi chiese l’istruttore.
Un minuto dopo ero già in acqua, rondine, delfino, dito nel bicchiere, felice.
(dedicata a Michela, e ai bambini fortunati che istruisce)

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Mi rendo conto che siamo una famiglia normale, con i nostri limiti e risorse e le nostre strade che ognuno e insieme percorriamo con fatica e dedizione.
Dopo l’anno delle prime, elementare e media, mio marito i suoi primi impianti approvati nel suo lavoro, io il mio primo libro, adesso con le seconde siamo nell’anno degli assestamenti e degli sviluppi.
Mio marito superassorbito dal suo lavoro che procede a gonfie vele, ma è lui che deve soffiarle, io ho scoperto “che cosa voglio fare da grande”, mia figlia si è più definita nella sua nuova identità di ragazzina e dopo la paura di essere secchiona sta riscoprendo ora la sua passione per lo studio, i libri e i buoni risultati.
Quello più impegnato in questo periodo è il mio piccolino di otto anni che sta faticosamente traghettando se stesso dalle sottane della mamma ai pantaloni del suo babbo, innamorato di lui, ma pur sempre suo rivale, come ben espresse una volta in cui mi disse che io ero -la sua moglie- mentre sua sorella e suo padre erano i nostri figli.
Mi accorgo che per lui è molto difficile, non so se è carattere, visto che le sue principali armi emotive sono tenere il muso o fare finta di niente -Non ne voglio parlare-, non so se è perchè lo paragono a sua sorella alla sua età, per lei in fondo scoprire il padre fu semplicemente un arricchimento delle persone che la circondavano. Ricordo ancora quando tornò incantata con lui dall’acquisto del vestito da Barbie Lago dei Cigni per il carnevale dicendo, aveva scoperto da poco questa espressione, che era stato il più bel giorno della sua vita.
O forse sono io che faccio più fatica a lasciarlo andare perchè è l’ultimo, mentre con mia figlia avevo fretta che crescesse per alleggerire il carico, devo dire che anche per me è dura quando vedo che mi cerca come se avesse sete di me, sentire che ormai è fuori luogo, che deve andare oltre.
Certo lui ce la sta mettendo tutta  e con un padre che c’è poco rispetto ad una madre onnipresente, onnifacente onnisapiente, onnicontrollante! non deve essere uno scherzo.
Ma insieme ci provano. Ieri, dopo la visita con la scuola ad un panificio ha riportato a casa un sacchetto di di pasta fresca e ha passato il pomeriggio con l’amichetta a spianare e modellare e io ad infornare, ma poi ha voluto lasciarne una parte per fare la pizza con il babbo la sera al suo ritorno.
E il suo innamorato, uscito dal lavoro alle otto e un quarto di sera, se ne è andato al supermercato a comprare la mozzarella e senza neanche cambiarsi si è messo a lavorare con lui con farina e mattarello .
Io ho raggiunto mio figlia che guardava Sex and the city, che tanto lo faceva di nascosto allora meglio farlo insieme.
Lei, così fashion, è Charlotte, mentre io, che scrivo, sono Carrie.
Ad ognuno i suoi modelli da impastare.

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Essere genitori e mamme in particolare ha tanti risvolti e sfaccettature, sfumature che vanno dal nero della disperazione e della paura, al bianco luminoso della felicità.
Eppure quando sento le notizie, a cui purtroppo ci siamo quasi abituati come un bollettino di guerra, di donne e ancor più di madri uccise dai padri dei loro figli sento che il nostro ruolo si tinge di un colore che sa di storia e di infinito.
Come esprime nei suoi romanzi Silvana De Mari, se non saremo noi madri a spezzare la catena della violenza, a instillare nel cuore dei nostri figli maschi la capacità di uscire dalla logica del potere e del controllo con la forza, loro da soli non ce la faranno.
Nella sua storia sono alcune madri di orchi, il popolo che vive per la guerra e per distruggere della saga dell’Ultimo elfo, che hanno cantato, contro ogni regola e di nascosto, le ninna-nanne ai loro figli, hanno insegnato la compassione e prima ancora la capacità di sentire, che permettono al cambiamento di iniziare la sua lunga strada, che loro non vedranno, di cui raccoglieranno i frutti solo le figlie delle figlie delle figlie.
Perchè, una battuta che non ho mai dimenticato del film Mery per sempre, quando il professore dice al ragazzo che picchia ed è stato picchiato che lui non usa la violenza perchè ha sempre pensato che era meglio usare la testa che le mani, il ragazzo gli risponde -si vede che vicino a te c’era gente che usava prima la testa che le mani. –
E’ già molto, ma noi, mamme, noi che siamo il primo impatto dei nostri figli con l’altro e con la vita, abbiamo la responsabilità di insegnare anche ad usare il cuore.
Per  tutte quelle donne, io ne conoscevo due, che oggi non possono vedere la luce del sole.

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