Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for luglio 2010

Eccomi qua, tornata ieri sera da Fiuggi e ancora frastornata. Non so dire cosa ha rappresentato questa esperienza per me, certo qualcosa è cambiato, ma non lo so comprendere. Lasciamolo lì a lievitare e svilupparsi. Però ora è dura ricominciare la mia giornata da casalinga coi figli in vacanza dopo cinque giorni di proiezioni, convegni, incontri con persone interessanti, mio marito che si occupava a tempo pieno dei figli, della spesa e dei pasti perchè quella impegnata ero io. E ora devo fare le lavatrici e pensare ai compiti, rischio un altro attacco di casalinghitudine.
Non è stata comunque una passeggiata neanche propormi con il mio libro e i miei laboratori, anche se ero su tutti i programmi, anche se c’era un bellissimo pannello con il disegno della locandina. Mi hanno chiesto di restare e un laboratorio l’abbiamo fatto. Ma è stata dura non scoraggiarmi e non sentirmi fuori luogo quando me ne stavo lì ad aspettare le iscrizioni che non arrivavano. Poi si avvicinava qualche mamma o babbo e si iniziava a raccontarci, a scoprirsi e l’esperienza lavorativa che avveniva o non avveniva passava sullo sfondo davanti all’incontro con le persone. Partire con un programma e poi scoprire che non è come ti aspetti, ma accorgerti che c’è altro che puoi prendere e dare, seminare, ma anche raccogliere al di à dei tuoi schemi ma non certo del tuo cuore, quante volte succede?
E poi c’è stato il laboratorio, presto scriverò la storia, pieno di confusione, bambini piccoli che si addormentavano e si svegliavano, magari piangevano, i più grandi che partecipavano, qualcuno che si è stufato e qualcuno che è arrivato, mia figlia che stava lì con aria di sufficienza col telefonino in mano e poi non ha resistito, lo ha passato ad una bambina che glielo guardava curiosa e si è messa a disegnare coi pennarelli colorati. E in mezzo a tutto quanto noi genitori che dopo aver inventato le storie si cercava di comprendere, di riflettere, di spiegarci. La vita che si esprime in tutte le sue forme e che, neanche dalla fantasia, si lascia incanalare.

Annunci

Read Full Post »

Stasera partiamo con il nostro camper per Fiuggi per andare finalmente al Fiuggi Family Festival, dove, ormai lo saprete, sono stata invitata a portare il mio libro e ad organizzare un laboratorio per genitori e bambini. Il laboratorio però non credo che si farà, per mancanza di iscrizioni, a meno di colpi di scena dell’ultimo momento.
Ma io sono agitata lo stesso, sarà in vendita il mio libro e potrò certo ricevere molti stimoli interessanti. E se mi scoprono? Sarò in incognita o comunque qualcosa avverrà? E io non so che sperare.
Ho preparato, sotto suggerimento dell’amica imprenditrice che mi deve sempre pungolare, dei bigliettini  e un po’ di documentazione, per non essere completamente impreparata e disorganizzata. Ma tanto si sa che sono una frana nelle pubbliche relazioni, meno male che ci sarà mio marito. E meno male che ci sono i bambini, l’idea di incontrarne e vivere con loro le fantastiche avventure inventate insieme mi fa accettare e sostenere che devo farmi conoscere, prendere contatti. Vedremo.
I miei impazziranno con tutte le proiezioni, ma prometto che io guarderò, fiuterò e cercherò con cura, per raccontarvi al mio ritorno tutto quel che può servire a migliorare il mio mestiere di psicologa colorata, di mamma, di persona.

Read Full Post »

I postumi della conferenza sull’anoressia si fanno sentire, ho cominciato a chiedere a mia figlia di fare alcune cose in casa, piuttosto che a brontolarla per quello che non fa, obbligandola per scavalcare quella posa adolescenziale che non può fare niente e dire sempre di no. Ha passato, imbarazzata e imbranata, l’aspirapolvere, eppure sentivo che stava nascendo qualcosa di nuovo tra di noi e in lei, una distanza come se parlassimo tra due balconi, forse come due vicine, due donne adulte, appunto.
Mio figlio ieri ha avuto a casa un amichetto e hanno giocato a pallone ai giardinetti sotto casa con due bambini stranieri, -Tedeschi. No! Erano spagnoli! No tedeschi!- si sa comunque che erano bravissimi e per bilanciare le squadre hanno fatto due coppie miste, i mondiali certo qualcosa hanno insegnato e lasciato. Dopo aver esaurito sotto il sole cocente le energie mi hanno chiesto di fare un gioco per loro. Credevo che mio figlio volesse un percorso invece gli è bastato che leggessi dei quiz, forse è passato anche per lui il periodo in cui voleva questa idea per giocare. Quando il troppo caldo e soprattutto il troppo freddo li costringevano in casa si poteva inventare una serie di semplici cose da fare in sequenza, un percorso appunto. Scavalcare una sedia, poi passare sotto ad altre due messe in fila, lanciare una pallina dentro un recipiente, saltare su due mattonelle alternate, fare una capriola su un cuscino messo per terra, mettere una fila di oggetti in equilibrio, e così via. Cose semplici che divertivano sia mentre insieme si creava il percorso, sia a turno nel farlo, guardando chi faceva meno errori o era più veloce, così da individuare il vincitore.
I primi percorsi li ho inventati nel giardino della casa di mia zia insieme alla bambina di cui raccontavo in estate, quando avevamo ancora la trasmissione estiva Giochi senza frontiere ad ispirarci, tutto sottovoce perchè fino alle quattro veniva imposto a livello condominiale il silenzio e non potevamo fare alcun rumore. Allora ci inventavamo giochi e percorsi che, rivisitati da mamma,  pur non tenendo il confronto con tv e videogames, ogni tanto i miei figli gli hanno preferito.
Domani parto per Fiuggi

Read Full Post »

Amiche, quasi sorelle, poi anni e anni senza vederci, rincontrarsi nel fine settimana di nuovo a Roma, come ai tempi dell’università, col timore di non riconoscerci o di trovarci cambiate, invecchiate. E invece dentro e fuori, tutto come prima, lo stesso affetto e la stessa confidenza e anche la stessa immagine che conservavamo nel cuore ognuna dell’altra, il tempo non si è preso la nostra giovinezza e il nostro entusiasmo. E lo ha arricchito di famiglie, esperienze, scelte, riassunti di vita da concentrare in due giorni e nel mio caso anche le mie storie, come questa, nata dopo uno delle nostre chiacchierate.

Correre

-Io ho bisogno di correre, è nella mia natura, non ne posso fare a meno!- esplose quella mattina Piedi con tutta la sua impazienza.
-Un momento, io non sono ancora ben sveglio, rischio di farmi male- ribadì Polpacci, stiracchiandosi dopo le molte ore di inattività del riposo.
-E poi non è che nella tua natura ci sia soltanto il bisogno di correre, ma anche di sostenere- precisò Ginocchia dalla visuale più ampia della sua posizione.
-Tu che sei simile a me, sai che io posso dare e prendere, colpire, ma anche accarezzare e tutto questo fa parte della mia natura- ecco che anche Mani si era sentita coinvolta.
A quel punto intervenne Cuore e tutti si fermarono ad ascoltare -Quando corri non soltanto non sei sola, sei in gioco con tutti noi, ma devi assicurarti che la strada davanti a te sia sgombra, senza ostacoli con cui farti del male o che potresti calpestare, quando sarai sicura che puoi muoverti in armonia, solo allora sarai libera di correre. Perché se la tua natura è correre, nel profondo di ognuno di noi c’è il desiderio e il bisogno di essere felici insieme.-
Piedi sentì che era vero e come ogni volta che Cuore si esprimeva e tutti lo ascoltavano, Bocca sorrise e Occhi brillarono. Andava tutto bene.

Read Full Post »

Ecco l’ultima storia scritta per le mamme-single dell’associazione Il dono, sulla condivisione con le figure dei nonni dell’educazione e della gestione dei figli, un aspetto che riguarda comunque tutti noi genitori che siamo ovviamente tutti quanti anche figli. E più in generale parla del bisogno di chiedere aiuto, di chiedere. Chi non ne ha? Chi può farne a meno?

Aladino
Quella mattina, come al solito, Aladino lesse la lista dei compiti che avrebbe dovuto assegnare. La lista era insolitamente corta, le richieste al sovrano e le incombenze di stato evidentemente erano state ben impostate e se non si creavano emergenze date da eventi straordinari scorrevano fluidamente come un fiume dagli argini ben costruiti e costantemente controllati.
E d’altronde se di piene non ci si doveva preoccupare certo non si trattava comunque di giorno di secca, che i soliti incarichi non mancavano: occuparsi dell’arrivo delle sete fatate dalle oasi invisibili per la tessitura dei tappeti volanti, risolvere le liti fra fratelli che si contendevano tesori trovati in grotte scovate grazie a formule magiche, ladroni che si lamentavano per essere stati bruciati da olio bollente, fanciulle che non volevano sposare principi innamorati dopo notti e notti ad ascoltar storie, insomma le solite incombenze di ogni giorno.
Eppure quella mattina Aladino, sovrano di Persia e sposato felicemente con la figlia dell’Imperatore del Catai si sentiva strano, dubitava persino del suo stesso potere, e soprattutto di meritarlo. In fondo, anche se aveva portato la pace  e la prosperità nel suo regno, tutto ciò lo aveva potuto realizzare grazie all’aiuto di Genio, l’unico suo merito era stato quel giorno trovare la Lampada e riuscire a diventarne il suo unico padrone.
In fondo qual era il suo potere? Senza la Lampada e senza l’aiuto di Genio tutto quello che aveva costruito sarebbe potuto svanire da un momento all’altro. Ma non era questo, quale sultano poteva vantare la sicurezza eterna di potere sul proprio regno? La cosa che lo faceva infuriare era che doveva continuamente ricorrere all’aiuto di Genio, non era qualcosa del passato, ma del presente e del futuro, di quello stesso momento se voleva svolgere i compiti segnati sulla lista che teneva in mano.
Non sopportava più di chiamarlo per chiedergli aiuto, ogni giorno faceva più fatica a sfregare la Lampada per rispondere alle sue rituali parole -Eccomi, mio signore, son qui per servirti-  con -Ascolta le mie parole- e iniziare il suo lavoro.

Ma per il bene del suo popolo sapeva che quello era il suo compito.
Avendo ogni giorno soltanto tre desideri a disposizione da farsi esaudire aveva ormai imparato a mettere in ordine di importanza e di urgenza le necessità del sultanato, sapeva scegliere tra le richieste della lunga lista le tre che avrebbero sbloccato tutte le altre e raramente, dopo i primi tempi, quando si era fatto costruire il palazzo, aveva ottenuto il regno e la sua sposa, aveva lasciato spazio a richieste che riguardassero lui e la sua vita.
Eppure quel giorno, visto che la lista era così ridotta pensò che forse una richiesta per sé sarebbe riuscito a lasciarsela, a farsi questo piccolo regalo, se non altro per ritrovare la voglia di rivedere il suo magico servitore, che non riusciva più a considerare un amico e tanto meno un dono e una benedizione.
Sfregò la lampada, svogliato, e la scia luminosa a cui i suoi occhi erano ormai abituati e di cui non si meravigliava più si trasformò ben presto nella sagoma abbagliante di Genio.
-Eccomi mio signore, son qui per servirti- esordì come suo compito la creatura magica.
-Ascolta le mie parole- rispose automaticamente Aladino. Ma poi si fermò.
In realtà, preso dai suoi dubbi e pensieri aveva sfregato la Lampada senza aver preparato i compiti già tutti in fila e organizzati e per la prima volta dopo tanto tempo guardò in silenzio il suo onnipotente servitore.
-Eccomi, mio signore, son qui per servirti- ripetè alquanto spaesato Genio, guardandosi intorno e alzando lo sguardo anche su Aladino, con un’attenzione insolita.
Ed ecco, avvenne l’imprevedibile.
-Buongiorno Genio, come stai?- furono le parole del sultano invece che -Ascolta le mie parole-

Genio rimase sospeso, disorientato, ma soltanto un attimo.
-Sto molto bene, mio signore e sono pronto a servirti- riprese imperturbabile.

Aladino, però non si lasciò scoraggiare  e continuò -Volevo farti una domanda, personale…-
Genio chinò il capo.
-Mio signore non mi è concesso di risponderti, ma puoi chiedere al tuo Visir, lui certo saprà parlarti di me e per me.- rispose sempre inchinandosi Genio.
Così al sovrano non rimase che esprimere velocemente i tre desideri del giorno e far chiamare poi il Visir, il suo primo consigliere di cui aveva totale fiducia, ma anche bisognava ammettere un po’ di soggezione. Cosa avrebbe pensato della sua domanda? Ma in fondo, si rispose, lui era il sovrano poteva ben rischiare e sopportare di mostrare le sue perplessità al suo servitore.
-Mi hai fatto chiamare mio signore?- esordì il Visir insieme ad un profondo inchino al suo arrivo.
-Si, mio fido consigliere. Desideravo avere una risposta da Genio, su di lui, ma mi ha riferito che non può raccontarmi di sé e di chiedere invece a te.
Volevo conoscere un aspetto della sua vita e non  so se tu potrai rivelarmelo. Ecco, visto che Genio ha il potere di fare tutto quello che vuole, perché non lo ha mai usato per liberarsi dal mio servizio? Perché continua a restare mio schiavo, lui che può sollevare una montagna con un soffio e far scaturire l’acqua nel deserto, perché non usa la sua magia per liberarsi dalla Lampada e dal dovere di esaudirmi ogni volta che viene chiamato?-
Il Visir guardò il suo sovrano Aladino e sorrise, poi fece un altro inchino e cominciò a parlare.
-Mio signore, tu mi chiedi se io posso spiegarti perché Genio sia rimasto finora al tuo servizio, di spiegartene il motivo. Ed è in mio potere soddisfare questa tua richiesta. Avere dubbi è un grande dono, è nella natura di chi sa pensare farsi domande. E vorrei prima rivolgerne, se tu me lo permetti, io una a te.-
Aladino annuì.
-Perché mio sovrano hai usato in tutti questi anni la Lampada e i suoi servigi ogni singolo giorno e soprattutto perché hai scelto desideri rivolti al bene del tuo popolo? Perché non ti sei fermato quando hai ottenuto il tuo personale benessere, il palazzo, la tua sposa, le ricchezze e hai cominciato invece a costruire una città e un regno sapendo di dover impiegare molto del tuo tempo e delle tue energie e i continui servigi di Genio per persone che non conosci e che forse non si renderanno mai conto di tutto il bene che gli hai procurato?-
Aladino non si aspettava queste parole e soprattutto si rese conto che non aveva mai riflettuto sulle sue azioni, era diventato insofferente alla sua vita, senza ricordarsi come ci era arrivato, senza aver mai considerato che l’aveva scelta e costruita con le sue stesse mani.

-Ebbene- rispose dopo una breve pausa -questo è il mio dovere di sultano e di sovrano, la mia responsabilità e la mia missione- ma sentiva la sua voce e le sue parole risuonare vuote, come il suono metallico di un cembalo.
Il Visir di nuovo chinò il capo e di nuovo sorrise.
-Bene, mio signore adesso ti darò io la mia risposta, per quello che io so.
Genio ha scelto e sceglie ogni giorno di restare, di vivere nella Lampada  e di stare ai tuoi servigi perché questa è la sua natura, questo il motivo per cui è stato creato e che dà un senso alla sua vita e che lo rende felice.
Non resta per il dovere, ma per scelta, è per provare la gioia profonda. Lui serve te, che chiamandolo, servi lui, ciò di cui ha bisogno non è la libertà dai tuoi comandi, ma di poter scegliere di servirti. Non per te, non per il popolo, ma per se stesso, perché lui è Genio della Lampada, è ciò che è.-

-Io ho sempre pensato che il merito fosse tutto suo e del suo potere e che io non contavo nulla..- disse quasi pensando ad alta voce il sultano.
-Ognuno ha le sue capacità e risorse, ma  è come si usano che conta, e lì sta il merito. Saper essere riconoscente è un grande dono, conservare la lucidità e il saper comprendere i propri meriti lo è altrettanto. Nessuno si aspetta che tu divenga Genio, che tu possegga il suo potere, come nessuno chiede ai tuoi sudditi che dimostrino la tua capacità di lungimiranza e giudizio di sovrano, ognuno di loro è chiamato però ad essere una persona onorevole, secondo le proprie capacità.
Saper riconoscere i propri bisogni, farsi aiutare, chiedere, essere riconoscente senza farsi annullare da tutto questo, il compito più difficile per un sovrano.
Permettimi, mio signore: tu non sei Genio, sei un semplice uomo, mio Sultano, un grande Sultano, eppure sempre un uomo. E sei un semplice uomo, bisognoso, eppure un grande Sultano.-
Aladino si trovò a pensare per la prima volta che certo senza Genio, senza i suoi servizi, il suo potere e la sua magia non avrebbe mai potuto realizzare il suo regno e ottenere le sue ricchezze, ma erano state indispensabili anche la sua volontà e abilità di sultano di scegliere i desideri giusti e la sua capacità di uomo di accettare ogni giorno di aver bisogno di aiuto, come aveva detto il Visir, sovrano, eppure bisognoso. Così aveva potuto costruire il suo regno, la sua capacità di chiedere insieme al potere di Genio.
Si sentì pieno di orgoglio e fiero di sè ed era tanto tempo che non succedeva
-In fondo- rispose, -mio Visir, anche io sono un servitore, proprio come Genio- e insieme si affacciarono a vedere la loro prospera e rigogliosa, meravigliosa città.
-Hai compreso mio signore, nessuna ricchezza e nessun potere sostituiscono un senso alla propria vita, ad ogni singola giornata e non si può trovare senza gli altri, nessuno può fare a meno di chiedere.-
-No, c’è di più- rispose il sovrano, -ed è questo che io e Genio condividiamo ed è un privilegio: il dono di sentirsi vivi, di far parte della vita che cresce, che si sviluppa, che va avanti.-
Aladino pronunciò queste parole ora con voce diversa, mentre la città, preziosa ai suoi occhi lucidi di commozione, si svegliava con la luce del mattino, nella distesa ai piedi della immensa terrazza.

Read Full Post »

Tempo fa ho visto un film, una di quelle commediole per famiglie americana, che mi ha detto molte cose.
E’ la storia di una moglie, mamma, lavoratrice con due figli piccoli di cui uno si ammala, l’anniversario di matrimonio da festeggiare e un importante appuntamento di lavoro tutto nello stesso giorno: ordinaria amministrazione o quasi.
Ad un certo punto, in un attimo di sconforto, dice che vorrebbe moltiplicarsi in tre per riuscire a fare tutto e come da copione viene esaudita, si materializzano tre lei, mentre la sua persona diviene invisibile agli altri.
Il primo giorno si rilassa e si riposa mentre una perfetta e dolce mamma sta con i suoi figli, una spensierata e sexy donna si occupa dei festeggiamenti ed una efficiente professionista del suo appuntamento e del suo lavoro. Ma oltre a sentire pian piano la nostalgia e la gelosia della sua vita si rende conto che le tre lei sono troppo estreme, infatti danno sui nervi,  non hanno il senso del limite, troppo super. Ma lei non riesce a riprendersi la sua vita se non quando impara a perdonarle e a perdonarsi, per non essere così perfetta in nessuno dei tre ruoli, a capire che è impossibile essere tutte e tre le cose in quel modo.
La prima conclusione che mi è venuta è che se non si accetta che non si può essere tre cose tutte  e tre perfette non si potrà mai, oggi come oggi, essere donne felici, noi che siamo sempre di rincorsa perchè qualcosa manca sempre, qualche buco in uno dei tre ruoli c’è sempre e la perfezione, ma anche il senso di adeguatezza, il sentirsi a posto e appagate partendo da questi presupposti è impossibile.
E allora l’unica soluzione è accettarsi, venirsi incontro, sapere che si stanno vivendo tre vite in contemporanea, che si sta facendo comunque moltissimo.
Ma ripensandoci ora a distanza mi sono resa conto che forse c’era anche altro, che quello che mi è sfuggito è il livello di potere e di scelta che questa impostazione di vita, così ricca e variegata, davvero difficile da conciliare  e organizzare, però può dare.
A me le tre singole vite dei doppi della protagonista non piacevano neanche un po’, la professionista che antepone il lavoro a tutto decisamente non la saprei e non la vorrei fare, la mammina dolce che si appaga di pulire e stare con i figli figuriamoci, con la mia casalinghitudine mi dà i brividi! E la moglie felice di comprare lingerie e scegliere il ristorante mi sembra solo un’oca giuliva.
Desidero di più, una vita ricca e completa, voglio piacermi e l’amore romantico, la famiglia, la realizzazione economica e professionale. E credetemi non significa che ho tutte queste cose, significa che soffro perchè le desidero, significa che non sempre è perchè non so apprezzare quello che ho che sto male, ci sono aspirazioni e obiettivi non semplici da realizzare e mantenere, occorre tempo e costanza e determinazione, fiducia in se stesse.
Certe volte solo il disagio, il senso di vuoto ti legano a questi, e anche se è dura e faticoso, è comunque una scelta e non è male, perchè “Più a fondo vi scava il dolore, più gioia potete contenere.(Gibran)”
Ecco la seconda riflessione che mi è venuta dal film e dai tre doppi, non sono io che non basto alla vita, è la vita, solo mamma o solo moglie o solo lavoratrice, è il monoruolo, è una vita così che non basta a me.

Read Full Post »

Older Posts »