Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for agosto 2010

-Devi scrivere nel blog! Sono passati tanti giorni, perdi il filo e lo devi a chi ti segue. Hai inventato la storia del regno di Pignitudine mentre eravate in pineta e quella del principe e della principessa di Atlantide in spiaggia che hanno divertito e entusiasmato tuo figlio e la sua amichetta e non le hai neanche trascritte, poi te le dimentichi!-
-Non ci penso nemmeno! Non ho avuto un momento per me, un attimo da sola per riflettere e raccogliere le idee. E poi sono stanca..-
-Eppure stai bene, ti diverti, trascorri giornate intense, ti senti parte di qualcosa, una famiglia allargata allegra e spensierata.-
-Però sempre in movimento e io sempre vigile, senza tempi morti, non saprei che scrivere, troppo pieno e tutto pigiato dentro.-
-I tuoi figli e anche i loro amici sono contenti, e anche i tuoi amici si trovano bene, persino tuo marito, il solitario e geloso, è come te innamorato del ragazzino fantastico che fa il filo a tua figlia. E’ tutto fresco e profuma di vita e di gioventù.-
-Però sono stanca, ho bisogno di andare in vacanza, quelle vere, che inizieranno con il primo giorno di scuola!-
-E avrai un bellissimo ricordo di questi giorni..-
-E va bene, lo ammetto, però sono lo stesso stanca, è faticoso.-
-Non però, eppure. E’ bello, eppure è faticoso, come spesso capita nella vita.-

Annunci

Read Full Post »

Credo che le estati della mia infanzia e adolescenza in particolare siano rimaste dentro di me con dei ricordi che certo ho idealizzato e anche mitizzato, ma che mi portano sempre calore ogni volta che sento una canzone, che annuso l’aria della sera, quando vedo le immagini colorate delle spiagge o mangio la frutta fresca o un ghiacciolo. Sono sensazioni che spero non mi abbandoneranno mai e che mi danno un misto di dolcezza e nostalgia che è bello da provare.
Ecco perchè mi sto affannando in questi giorni in una piazzola che a differenza dello scorso anno è sovraffollata. Due coppie di amici nostri di cui una con figlia dell’età del mio che stamattina è venuta già tre volte a cercarlo, ma per fortuna lui dorme ancora come mia figlia, l’amico, che ora dorme in una tendina e un’amica che ha preso il suo letto in camper. Poi ci sono i nuovi amici ragazzini del campeggio e per domani si aspetta mia nipote. Insomma un vero mercato dove tra bagni, pranzi, compiti, spesa e pulizie, non si trovano tempi morti, e alla fine al massimo si sopravvive.
Mio marito torna stasera, è partito stanco delle vacanze per andare a riposarsi al lavoro, non scherzo!
Ma ora spero che riusciremo a stabilizzarci un po’, intanto stamattina ce l’ho fatta, grazie al loro sonno prolungato, a prendermi questo spazio, prima che inizi il vortice della giornata.
Forse abbiamo esagerato con gli inviti, però mia figlia è entusiasta, mio figlio è combattuto tra le passioni da bambino di otto anni e la voglia di seguire sua sorella e gli amici nella loro vita per lui certo affascinante al limite dell’epico.
Mi ricorda il modo in cui io vedevo mio fratello che se ne andava al mare con la sua Vespa bianca.
Spero che anche mio figlio si stia costruendo il suo serbatoio di calore e nostalgia estiva, intanto io, guardando lui, mi occupo del mio.

Read Full Post »

E’ arrivato mio marito con la chiavetta internet, visto che anche il computer del campeggio si era bloccato!
Però è arrivata anche la pioggia.
Pensavo stamattina quanto mi sembra strano in vacanza al mare dover, o non poter come oggi, andare in spiaggia, quasi come fosse un lavoro. Non è che non ci stia bene, ma insomma, quando vado a visitare posti nuovi, forse mi scatta l’animo della studentessa e comincio a studiare guide e cartine, itinerari e orari e mi sembra normale strutturare la giornata andando in giro. Mentre al mare, prepararsi, prendere tutto l’occorrente per andare in spiaggia a.. riposarsi, starsene lì a non far nulla, il bagno, giocare, chiacchierare. Non so, qualcosa mi sembra illogico. Forse perchè starei bene anche a leggere sotto il gazebo, in mezzo alla pineta dove si trova il camper. Come mi dimostrano mia figlia e l’amico che spensierati se ne stanno beati sull’amaca ad ascoltare musica col cellulare e scambiarsi messaggini, forse, almeno in vacanza, dovrei rilassarmi, lasciami un po’ vivere, smettere di pensare!
Ma certo non di scrivere.

Read Full Post »

Eccoci di nuovo catapultati nel mondo delle vacanze al mare in campeggio. Mio marito è ripartito per lavorare, mia figlia si è portata un amico che sta con noi, mio figlio se ne va al miniclub, c’è persino la supermamma dello scorso anno. Però state sicuri che non ho nessuna intenzione di farmi prendere da un altro attacco di casalinghitudine!
Invece di tentare di riposarmi, che tanto non ce n’è il tempo, ho deciso di divertirmi, di fare cose che mi fanno stare bene. Intanto stamani invece di sprofondarmi nella sdraietta a leggere mi sono messa a giocare a bocce con i miei tre ragazzi. E’ stato bello gareggiare maschi contro femmine e vedere mia figlia accalorarsi e entusiasmarsi, lasciare uscire il suo lato infantile che nel suo bisogno di sentirsi grande tiene sempre sotto controllo, rivedere un po’  la mia bambina! Dopo un po’ è arrivato un altro bambino a cui ho ceduto il mio posto, e nel frattempo si è inserita una piccolina di quasi tre anni che non sentiva storie voleva lei il boccino e ogni volta che veniva tirato correva a prenderselo!
Ho anche un progetto in testa… e se proponessi un laboratorio sulla spiaggia, con palette e secchielli?
Fantasia marina, magari arriva da lì un’altra storia, vi terrò informati.

Read Full Post »

-Mamma, sei felice?-
Come sempre quando sono in crisi faccio fatica a stare con me stessa e quindi anche a scrivere, incluso qui nel blog.
Appesantita e intristita da un po’ di casalinghitudine più altre malinconie e difficoltà che ben conosco, mi ritrovo a gestire e stare coni miei figli a tempo pieno, compiti, corso di nuoto, tv e computer e compagnia bella.
Faccio fatica, anzi annaspo e mia figlia, che ben mi conosce ed è abituata al nostro chiacchiericcio, ma a volte anche discorsi profondi, continuo e incessante, rimane spiazzata dai miei lunghi silenzi e dalla mia mancanza di energia che è in realtà lo sforzo di non lasciarmi abbattere, ma lei non può saperlo.
La prende alla larga  e non mi domanda che cos’ho, ma -mamma, sei felice?-
Cosa faccio, rispondo di sì, che va tutto bene, mentre il mio cuore vorrebbe urlarle il contrario? Lascio che le rimanga l’illusione che è tutto a posto sapendo che poi non riuscirò a dimostrare con i fatti mie parole?
-Non è una buona domanda da farmi in questi giorni, mi sento un po’ in difficoltà- decido di risponderle e le racconto in modo comprensibile quello che posso spiegarle, senza turbarla. Sono calma e serena, non arrabbiata per come sto, sono tappe della vita, periodi, le dico e cerco di tirare fuori conclusioni che possano essere utili anche a lei, l’importanza di scegliere già da ora per il proprio futuro, per esempio, di sapere che l’impegno e lo studio fin da ora la costruiranno come persona.
Forse è l’illusione e il sogno che lei non faccia i miei stessi errori o magari che abbia opportunità diverse dalle mie, migliori per quanto possa sembrare a me.
O forse è perchè in fondo penso che una mamma fintamente felice insegni solo ad ignorarsi. No, meglio accogliere la sofferenza, andare oltre, ritrovarsi, scovarsi il cuore là dove è finito. Vorrei che imparasse questo da me e sarà meglio che faccia pratica.

Read Full Post »

Ecco una delle storie del laboratorio di Fiuggi, nata mentre un babbo iena e mamme leoni, gufi e giraffe, cercavano di sentirsi, con un unico bimbo leone che partecipava, in mezzo ad una foresta di figli in movimento.

Nella savana ai bordi della foresta la stagione delle piogge era arrivata e finalmente il piccolo ruscello diventò un fiume vero, dove si poteva non soltanto abbeverarsi, ma anche bagnarsi e rinfrescarsi. Gli animali arrivarono al tramonto per trascorrere le ultime ore della giornata a bere e sguazzarci dentro.
Ma per quanto l’acqua fosse abbondante dopo i primi bagni tutto il fiume diventò torbido e gli ultimi arrivati trovavano sponde fangose e melma ad accoglierli.
Un gufo, una giraffa, una iena e due leoni arrivarono insieme sulla riva e nessuno si decideva ad entrare per paura della reazione degli altri. Il primo a parlare fu il più grande dei due leoni che affermò -io sono il più forte quindi ho diritto ad entrare io per primo nell’acqua.-
Il secondo leone lo guardò fisso negli occhi, senza dire nulla, con aria minacciosa. Il gufo cominciò a svolazzare sopra, la giraffa guardava lontano all’orizzonte, facendo finta di niente dalla sua grande altezza, senza perdersi però neanche una parola. La iena invece si mise a ridacchiare -ma pensa che fatica che farete ogni volta a decidere chi è il più forte tra voi e poi a tenere a bada tutti noi!-
-Dobbiamo trovare una soluzione!- affermò sicura e decisa la giraffa e nessuno trovò questa volta da ridire.
­-Io so a chi dobbiamo chiedere- rispose a questa proposta il gufo -dobbiamo andare dalla scimmia saggia, la magnifica, che abita nel folto della foresta, là dove nasce il sole, bisogna cercarla sempre in quella direzione.-
Decisero di partire tutti quanti insieme la mattina dopo il sorgere del sole per non perdersi nel folto della foresta, che a dir la verità li spaventava non poco e dove nessuno di loro avrebbe trovato da solo il coraggio di entrare.
Al sorgere del sole dunque erano già lì tutti pronti e senza dire niente il primo leone si avviò in mezzo agli alberi ombrosi, seguito dalla iena e dalla giraffa, mentre il gufo li seguiva svolazzando sopra e il secondo leone chiudeva la fila.
Andando sempre più avanti si addentrarono tanto che non riuscivano a vedere più il chiarore della savana assolata alle loro spalle che era la loro casa.
Cominciarono a provare una strana inquietudine e ad un punto così folto in cui non si intravedeva neanche il più piccolo raggio di sole si sentirono persi e spaventati.
Il gufo -aspettate- disse e scomparve alla vista degli altri.
-Se ne è andato!- pensarono in silenzio, senza dirselo, gli animali. In realtà era soltanto volato a cercare la luce del sole oltre i rami e le foglie fino al cielo azzurro.
Dopo pochi attimi ridiscese sicuro, dopo aver visto il sole, della direzione da prendere, così, fidandosi di lui tutti ripresero il cammino.
Andarono avanti per un bel po’ e ormai erano convinti che dovevano esserci, ma non sapevano come trovare la scimmia saggia, non sapevano come era fatta la tana di una scimmia, quando la giraffa vide sui rami alti delle bucce di banane lasciate qua e là e si rese conto che quello doveva essere il posto.
-Fermiamoci- disse ai suoi compagni.
Appena pronunciate queste parole ecco che un paio, due tre e poi moltissime paia di occhi spuntarono dai rami e da dietro le foglie e ne furono ben presto circondati.
Erano scimmie e cominciarono a ridere e a prendere in giro quella strana accozzaglia di animali così diversi tra loro e non li ascoltavano e neanche sentirono la loro richiesta di poter parlare con la scimmia saggia, la confusione aumentava di minuto in minuto.
Avevano fatto tutto quel viaggio per nulla?
Un doppio ruggito irruppe su quel chiacchiericcio e la confusione lasciò il passo ad un silenzio intimorito, ma anche rispettoso: su una coppia di leoni arrabbiati c’era ben poco da scherzare.
Una delle scimmie allora si fece avanti chiedendo che cosa volevano. Il gufo rispose per tutti, volevano vedere la scimmia saggia, la giraffa spiegò invece che avevano bisogno di un suo consiglio.
La scimmia proseguì -per parlare con la scimmia saggia dovrete superare tutte noi scimmie, ci piace scherzare, prendere in giro e fare smorfie, chi vuole arrivare fino a lei, la magnifica, deve oltrepassarci tutte e resistere, può ridere, ma non deve arrabbiarsi, altrimenti finirà col tornare indietro, non si deve scoraggiare, non deve prendersela e scappare via e potrà così arrivare da lei. E tenete conto che a nessuno di quelli che vengono qui diciamo questa cosa.. E rivolse uno sguardo timoroso ai due leoni-.
-Andrò io- si offrì la iena, -cosa volete sia per me stare in mezzo agli scherzi, ridere non è un problema, è nella mia natura, potere dire e fare quello che volete, non mi fermerò nè tornerò indietro-. Gli altri animali suoi compagni annuirono e lei partì.
Arrivò col mal di pancia e le lacrime agli occhi per le gran risate, per niente mortificata, e senza esitazioni potè raggiungere il grande albero sotto il quale, appesa per la coda stava una scimmia minuta che lo guardava dritto negli occhi, non ebbe dubbi, era lei.
-Cosa vuoi, cosa siete venuti a cercare fin quaggiù nel mio territorio?- chiese subito.
-Sono venuto con i miei compagni a chiederti consiglio per decidere chi per primo può accostarsi alle acque fresche e cristalline del nostro fiume- rispose la iena.
-Voglio parlare con tutti voi insieme- rispose la scimmia saggia e subito alcune scimmie partirono attraverso gli alberi a chiamare gli altri animali.
Quando furono arrivati la scimmia li guardò tutti e cinque osservandoli in silenzio. Poi parlò loro.
-Come avete trovato il coraggio di entrare nella foresta scura e folta?- chiese.
-Io sono entrato per primo- disse il primo leone.
-Come avete fatto ad arrivare fin qui? Come avete fatto a non perdervi nel folto della foresta?- chiese di nuovo.
-Io ho volato sopra le fronde degli alberi per seguire il sole e non perdere la direzione- rispose il gufo.
-E come avete scoperto in quali alberi noi viviamo?- di nuovo domandò.
-Io ho visto le bucce di banane sulle cime degli alberi- rispose questa volta la giraffa.
-E come avete fatto a zittirle e a farvi dire dalle scimmie come trovare me?- di nuovo la magnifica.
-Abbiamo ruggito- rispose il secondo leone.
-E tu certo non hai avuto paura di ridere fino a dimenticarti chi sei- affermò senza esitare la scimmia saggia guardando la iena che annuì.
-Insieme ci siete riusciti, non ho proprio niente da insegnarvi- e se ne salì in cima all’albero dietro le foglie.
Gli animali rimasero fermi sotto l’albero pensosi, non si erano resi conto che avevano lavorato insieme, si erano adoperati ognuno per sè, ma anche per gli altri, e trovare una soluzione era stato più importante che decidere chi avesse avuto l’idea, chi fosse stato più forte o più importante.
E durante tutto il viaggio non avevano avuto neanche un po’ di sete.
Insieme, nello schieramento a cui si erano ormai abituati,  ripresero il cammino per tornare alla savana e al loro fiume.

Read Full Post »