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Archive for novembre 2010

Un film questa volta per chi ha figli un po’ più grandicelli..
17 Again
Questo film l’ho visto soltanto una volta, al Fiuggi Family Festival e forse è piaciuto più a me che ai miei figli e a mio marito. Eppure lo trovo molto interessante per i preadolescenti, come mia figlia, perchè ribalta la prospettiva con cui si guardano oggi le cose. Il protagonista, adolescente, mette incinta la ragazza e per sposarsi perde l’occasione di realizzare il sogno professionale della sua vita. Diventerà un quarantenne insoddisfatto, un marito in fase di divorzio e un padre distratto finchè per magia si ritroverà ad avere di nuovo diciassette anni, in classe con sua figlia e il di lei teppista fidanzato. La scena più bella che per me merita tutto il film, è quella della lezione di educazione sessuale. Con le battute e gli imbarazzi in classe, le sbruffonate tipiche degli adolescenti e la sua reazione da adulto, di padre che sa cosa ha comportato nella sua vita aver preso il sesso alla leggera. Non usa parole pesanti, tristi o arrabbiate, descrive invece commosso il suo amore per sua figlia, che lo guarda senza sapere chi è veramente lui, parla dei suoi sentimenti, del miracolo che è stato accoglierla tra le sue braccia e annunciandolo agli altri lo ricorda anche a se stesso. L’amore, l’amore per i figli, che illumina la vita, che  vale ogni sacrificio. Ho trovato anche la scena, ora purtroppo solo in versione originale eccola.
Poi certo si tratta di un’americanata, un film fatto bene, che mette il buonumore, ma quella scena me la porto dentro al cuore e spero, per il suo prossimo futuro, anche mia figlia.

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E così anche quest’anno eccoci all’Avvento, ti distrai un attimo e Natale è già alle porte.
Abbiamo iniziato con i nostri piccoli riti e voglio mantenere anche qui il mio: prometto che pubblicherò una delle mie storie per me speciale per la Vigilia, promesso.
Mio figlio a otto anni e mezzo ha deciso che non crede più a Babbo Natale, io comunque gli do la mia solita versione che ho usato con la sorella che è andata avanti fino ai dieci anni e cioè che finchè ci si crede viene Babbo Natale, dopo, quando si smette di aspettarlo, solo allora ci pensano i genitori, tanto per lasciargli la libertà di decidere cosa pensare, forse un piccolo dubbio e con questo magari ancora un pochina di magia, se la vorrà.
Quest’anno ha chiesto la Wii, non so nemmeno come si scrive.  Eppure è da giugno che ha perso per la casa senza alcun dramma il suo videogioco e non si ricorda mai di cercarlo.
E soprattutto, sarà ormai un mesetto, lui è quello che tiene sempre a portata di mano una scatola di stuzzicadenti, nastro adesivo, forbici e carta.
Cosa ne fa? Costruisce vari oggetti, aereoplanini con le punte di legno, macchine aereodinamiche, regali per la fidanzatina e nelle ultime settimane bacchette magiche prelevando anche gli stecchini da spiedini.  Dopo aver visto il film di Harry Potter ne ha fabbricate quattro con relative etichette fatte da lui con carta e nastro adesivo, una per Ron, una per Hermione, una per Harry e la famigerata bacchetta di sambuco di Silente con cui combatte i suoi immaginari e magici duelli.
Ho sempre messo tra i pacchi sotto l’albero, una per uno, una risma di carta, aperta con disinteresse, ma sempre utilizzata e finita con il passare dei mesi. Non so come ce la giostreremo con la sua richiesta così esplicita, di questa Wii. Non voglio certo deludere il bambino che vede la famiglia nelle pubblicità giocare con i videogiochi trasudando gioia e armonia da tutti i pori, come resistergli? Ma come trovare avendo quella, poi il tempo di giocare ad altro? E come la mettiamo allora con il bambino degli stuzzicadenti?
Babbo Natale, o i genitori, si sa , per chi non ci crede, rimugina…

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In questo giorno, dove non si può tacere anche se fa male doverlo ricordare, due citazioni.
La prima di quasi vent’anni fa di un sociologo, Carmine Ventimiglia, che parla di educazione ad una sessualità non violenta. Non ho più dimenticato la sua idea, di cui sono convinta, che la sessualità, la differenza tra i sessi, sia in sè fonte di conflitto: non c’è la pace, quando si va d’accordo, o la guerra, quando spunta l’aggressione, la normalità o la violenza, ma la diversità che è sempre difficile e impegnativa da gestire e o lo si fa con la prevaricazione o con il rispetto o si usano forme di annientamento o il dialogo.
“La relazione sessuale, proprio perchè relazione tra differenze, comporta una dimensione di conflittualità, non importa a quali livelli e gradazioni di visibilità, che non solo non può essere esorcizzata o rimossa ma non va neppure delegittimata attraverso la sua riduzione a espressione relazionale non matura, perciò pericolosa. … Una vera relazione si ha solo assumendo, non espugnando o rifuggendo la valenza conflittuale che si produce con l’incontro di due identità sessualmente differenti.”
Parole un po’ complicate, ma vere.
Seconda citazione, umilmente io,  una mia risposta dal sito www. il-dono.org, diciamo la mia soluzione.

Cosa vuol dire essere assertivi, e perchè è importante?

E’ importante per non essere aggressivi. Se si è assertivi non c’è bisogno, quasi mai, di essere aggressivi. A nessuno di noi piace dover combattere e lottare continuamente con gli altri, specie con chi ci è più vicino. Ma nessuno riesce a vivere bene e serenamente se viene continuamente calpestato. La maggior parte delle volte si crede che l’alternativa stia tra subire o lottare. Non è così. Io ho imparato il significato e il senso della parola assertività da questa immagine. Pensate ad una leonessa, nella sua forza e maestosità, che sta davanti ai suoi piccoli per proteggerli. Vi avvicinereste? Eppure non fa niente, magari se si avvicina un animale mostra le zanne, si mette in posizione di combattimento, ma solo se qualcuno si avvicina. Sappiamo che quello è il suo territorio, i confini oltre i quali non tollererà invasori. Ognuno di noi ha un territorio, dei confini da proteggere e far rispettare, soprattutto interiori. Fino a che punto siamo aperti e disponibili? Spesso non lo sappiamo e ci facciamo calpestare, perchè non sappiamo, con assertività, cioè con chiarezza e determinazione, far capire agli altri, ma anche a noi stessi, dove arrivano la nostra disponibilità, le nostre energie, le nostre risorse, il nostro entusiasmo, i nostri interessi, la nostra apertura, i nostri bisogni, le nostre paure, i confini del nostro territorio. Pensate come ci comportiamo con i figli, i genitori, i compagni, i colleghi. Certo spesso preferiamo subire, far finta di niente, tirare avanti piuttosto che mostrare i nostri limiti, magari sentirci disapprovati, per poi esplodere con aggressività quando la misura è colma, e dall’aggressività alla violenza il passo può essere molto breve. Bisogna imparare a conoscere i propri confini e a proteggerli senza sentirsi egoisti o fragili, ma consapevoli. In una storia che ho già usato qui c’è proprio un esempio di quello che io intendo:
Mentre lentamente avanzavo scorsi una figura chiara che si nascondeva dietro un albero. Poiché è la paura che rende pericolosi, decisi di non averne né di provocarne in lei. Così parlai ad alta voce.
-Non temere e non nasconderti. Ti ho visto, ma non voglio nuocerti, né ti temo. Se non vuoi parlare o farti vedere fuggi pure, se vuoi aggredirmi mi troverai pronto, se vuoi incontrarmi sono qui.-
Occorre costanza e determinazione per essere assertivi, proprio come una leonessa che vigila e protegge i suoi piccoli, occorre amore per se stessi e per ciò che è prezioso ai nostri occhi, l’assertività non è prepotenza, ma premura. Per tutte quelle donne e bambini che sono continuamente vittime di violenza impariamo e insegniamo a noi stessi e ai nostri figli a comunicare in modo assertivo, così da avere tutti meno bisogno poi di essere aggressivi. Nel mondo, vicino e lontano, costruiremo la pace.

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Voglio iniziare oggi una nuova rubrica, settimanale, se ci riesco.
Perchè? Forse sono presuntuosa, ma mio figlio, otto anni, ha cominciato a leggere romanzi, sta macinando Geronimo Stilton ai ritmi e sulle orme della sorella, si è appassionato alla lettura. E che c’entra?
C’entra perchè per anni e anni ho lottato cercando di non permettere alla tv prima e ai video-giochi poi di diventare l’unica fonte di fantasia e di divertimento dei miei figli quando sono soli. E come ho fatto? Certo limitando i tempi, certo noi abbiamo un solo televisore e dobbiamo negoziare sulla scelta dei programmi. Ma non credo che la soluzione stia tanto nel diminuirla, o addirittura eliminarla, non è togliendo l’osso, ma offrendo la bistecca.
In casa nostra la tv, perchè ci piace, ci piacciono le storie,  l’abbiamo sempre valorizzata soprattutto facendogliela vedere bene, scegliendo storie che fossero buone, vero nutrimento per gli occhi e per il cuore.
Guardare un’ora di tanti corti cartoni, tenere la tv accesa di sottofondo mentre giocano o a tavola, equivale a mangiucchiare, spiluzzicare continuamente, guardare un film è fare un bel pasto, gustare il cibo, la compagnia e poi sentirsi sazi.
Un bel film, visto insieme, ti riempe di emozioni, di stimoli, di idee e il bisogno di tv è soddisfatto, ma insieme hai preso anche un sacco di cose.
Ecco perchè vorrei segnalarvi film che io ho visto e amato, insieme ai miei figli.

Il gigante d ferro

Questa storia, a cartoni, tratta da un libro, come quasi sempre succede per i cartoni di qualità, è adatta davvero a tutte le età.
E’ una storia commovente e poetica, ambientata in America negli anni ’50, per cui ci fa sentire tutti piccini, persino i nonni, piacerà anche a loro, ci mostra un mondo passato. Se avete avuto un babbo o un nonno di quelli grandi e grossi, ma con modi delicati e sensibili, come certi uomini di campagna lo sono, vi sentirete di nuovo bambini e magari, di nascosto dai vostri, vi scenderà qualche lacrimuccia.
Ed è una storia sulla pace e sulle armi e anche sull’amore per la natura e su molto altro. Soprattutto sulla possibilità di scegliere come vivere, insegnerà ai vostri figli, ma ricorderà anche a voi che non importa cosa il mondo vuole da te, ognuno di noi, come il gigante, può dire -Io no Atomo, io Superman-.

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“La vita procede, non si attarda su ieri” (Gibran) e i nostri figli ci costringono a procedere di gran fretta perchè loro certo non aspettano i nostri rallentamenti o ripensamenti.
Lo scorso fine settimana è stato, dopo lunga attesa, interamente dedicato all’uscita dell’ultimo film di Harry Potter, un membro ufficiale ormai della nostra famiglia.
Se infatti avevamo già visto più volte tutti i Dvd di cui siamo da tempo corredati, da quando mia figlia ha letto tutte e sette i libri non si parla d’altro, gli esempi, le citazioni e le conversazioni sulla storia si sprecano.
Mio figlio, in piena fase di emulazione da sorella maggiore ha voluto rivedere ossessivamente tutti  i film per competere sulle informazioni, per conoscere tutti i particolari delle storie e certo appena sarà in grado inizierà a sua volta la lettura.
Però per questa uscita eravamo in dubbio se andare a vederlo o meno al cinema, pensavamo che poteva essere per lui, ad otto anni, troppo cupo e spaventoso o triste e che l’impatto emotivo con la visione in sala fosse magari troppo intenso.
Visto che mia figlia andava a vederlo il sabato sera con gli amici, abbiamo aspettato il suo giudizio se fosse il caso o no di portarci suo fratello.
Lei ha detto, e giustamente devo dire, che poteva vederlo, avvisandoci delle scene più spaventose e dell’unica scena veramente triste.
Così siamo andati insieme anche ad un amichetto a vivere questa avventura. Se il suo amico era soprattutto preoccupato delle scene di paura, mio figlio invece, chissà da chi ha preso, si spaventava e si vergognava di piangere per la commozione.
Al cinema davanti a noi avevamo una mamma che aveva letto il libro e avvisava le due bambine che accompagnava quando c’erano momenti di tensione.
Così tutti quanti abbiamo seguito questo penultimo episodio, insieme, attrezzandoci per condividere i momenti importanti, l’amico di mio figlio si è coperto le orecchie, mio figlio ha pianto un pochino, le due bambine hanno urlato un po’, tutti insieme abbiamo applaudito. Tornando ne abbiamo parlato, abbiamo commentato le scene, le nostre reazioni, la storia.
Forse si poteva aspettare e rimandare, forse qualcosa abbiamo imparato.
Molto abbiamo condiviso e rimarrà nei nostri cuori.

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Il mio noce-calendario, quello che vedo ogni mattina quando apro la finestra e saluto in controluce ogni sera quando la richiudo, sta perdendo le ultime foglie.
Forse poichè in certe fasi della vita abbiamo bisogno di chiederci più che in altre chi siamo e dove andiamo, mi sento a volte piccola, di vedute ristrette a raccontare la mia poca vita in queste pagine, i miei dubbi, le mie speranze, qualche certezza, a 45 anni qualcuna ci vuole, specie se hai dei figli, e soprattutto le mie banali vicende di mamma e di persona, il cui unico valore forse sta proprio nel poter essere comprese e condivise per la loro normalità.
E allora? I miei valori? Il mio contributo per migliorare questo mondo, la mia goccia nell’universo dov’è? La mia battaglia per le ingiustizie, per i mali che, essendo parte del meccanismo, contribuisco a portare avanti?
Come posso con queste mie giornate e anche con queste mie riflessioni, aggiungere il mio granello di luce, quello che solo da me può arrivare, che la Vita sta spettando dalla mia vita?
Eppure scrivere, aggiungere attenzione e riflessioni alle mie emozioni, diventare più consapevole di quello che vivo e trasmetterlo, innanzitutto ai miei figli e ad altri genitori, mi sembra la mia strada.
Costruire un dialogo intanto dentro di me invece del silenzio, ammirare invece di passare distratta davanti ai doni che ricevo, cercare nelle cose di ogni giorno come i compiti della scuola o in un momento di scoraggiamento il modo buono per andare avanti, o provarci almeno, resistere al senso di colpa che in fondo non dovrei lamentarmi e imparare invece a sostenermi, piccole cose che non si vedono, eppure mi costano, eppure mi impegnano. Allenarmi a farlo, continuamente e poi condividerlo, qui, con voi.
“Dov’è odio fa che io porti amore, dove è offesa che io porti il perdono, dove è la disperazione che io porti la speranza, dove è la discordia che io porti l’unione, dove è il dubbio che io porti Te”. (S. Francesco d’Assisi, Preghiera semplice)
Come assomigliare anche lontanamente a San Francesco, se non riesco a farlo nemmeno con il mio cuore?
“If you want to make the world a better place take a look at yourself and than make the change”(Man in the mirror, M.Jackson)
Se vuoi rendere il mondo un luogo migliore, da’  un’occhiata a te stesso e poi inizia il cambiamento.
Ci sto provando.
Il mio noce tra poco e per molti mesi sarà spoglio. Poi germoglierà di nuovo e si riempirà di foglie e di vita. Un banale albero, una banale fioritura.. ma chi tra di noi può fare di più?

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La bufera di mia figlia procede.
Dopo due ore e mezzo di attesa inframezzate solo da critiche e lamentele dei suoi insegnanti sul suo rendimento scolastico disimpegnato e sul suo invece chiacchiericcio con i compagni altamente impegnato di inizio scuola per il terzo anno consecutivo, mi sono allontanata dai colloqui individuali davvero sconsolata e mortificata. Ho chiamato mio marito comunicandogli ufficialmente che non ho più intenzione di tornare a parlare con gli insegnanti, a scontare questo supplizio.
Lui a pranzo non c’era, così mia figlia, con aria sbarazzina e allegra quando mi ha chiesto com’era andata è rimasta ad ascoltare in silenzio questo mio proposito e di come mi ha rubato ancora una volta la possibilità di uscire fiera di lei dall’incontro con i suoi prof.
Non ero arrabbiata, solo triste e mortificata, troppo stanca anche dell’attesa per avere altre energie. Le ho solo detto che volevo essere fiera e orgogliosa di lei e invece mi sono sentita a disagio, mortificata e anche imbarazzata per l’insoddisfazione che il suo atteggiamento di scarso interesse e superficialità, il suo disimpegno suscita in generale nei suoi insegnanti che la vedono sprecare le sue qualità e le sue energie.
Lei ha pianto in silenzio mentre mangiava, poi è andata in camera sua, a sdraiarsi ho visto. Dopo di che, lei che è il disordine fatto persona e che non butta via mai niente, neanche le cartacce usate, si è alzata e ha cominciato a ripulire i cassetti e la sua scrivania, simbolo stesso del suo disordine col suo perenne caos.
Sono sicura che si è vergognata di se stessa, questa almeno è stata la mia impressione e mi è sembrata la prima volta. Ha studiato poi per tutto il pomeriggio ed è stata molto silenziosa, chiusa in se stessa.
Forse ha deciso di voltar pagina, chissà.
Io certamente.

P.S. Ieri sera ho guardato Saviano in tv e mi sono emozionata e commossa. Certo io mio che mi commuovo, sai che novità per me, ma per la tv..

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