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Archive for gennaio 2011

Mentre mio marito sprona mia figlia a studiare scienze politiche un domani perchè le ripete che bisogna creare una nuova e sana classe politica, e insite anche a dirmi che dovrei entrare in politica, mi interrogo e mi chiedo che cosa concretamente io possa fare in questo momento per il mio paese. Eccovi allora questo piccolo sfogo, o riflessioni, che non avendo altra vetrina mi sento di mettere qui. Abbiate pazienza, leggetelo per quello stesso senso civico che ha spinto me a scriverlo.

Come si può togliere un osso dalla bocca di un cane senza farsi mordere? Offrendogli una bistecca. Cambiare è faticoso, antieconomico, non conveniente, talvolta spaventoso, occorre un’alternativa percepita come migliore, una speranza. Bisogna credere e avere un obiettivo per accettare di cambiare, per vincere la fatica, la paura, il rischio. Non serve concentrarsi sul distruggere, parlare male dell’avversario, non perché non lo meriti, ma perché dietro ci deve stare altro, bisogna costruire, offrire bistecche, e che siano tenere  e saporite, perché la competizione è forte. YES WE CAN, chi è che oggi non conosce questa frase? Speranza, bistecca.
Gli anni ’80 insieme a Flashdance e Ritorno al futuro ci hanno portato con l’edonismo reaganiano la speranza che il denaro, il potere e il successo ci avrebbero dato la felicità, una società perfetta.
E invece ci hanno portato ad essere ricchi e presuntosi sì, ma vuoti, sempre in cerca di qualcosa da comprare o da fare oggetti e non soggetti del consumismo. E’ da lì che abbiamo cominciato a diventare una società che ha potuto credere e far diventare Berlusconi e l’Italia ciò che oggi è e siamo. Ma non abbiamo ancora sofferto abbastanza, perché il dolore del cuore è difficile da sentire, è un male sottile, inesorabile, difficile da ascoltare quando si è indaffarati, quando si è a pancia piena e pieni di tutto. Ma non se ne va e avanza e presto, se qualcuno avrà il coraggio di ammetterlo le persone si accorgeranno che oggi, e che esempio abbiamo, è facile divertirsi, riposarsi, rilassarsi o eccitarsi, magari sballarsi e inebriarsi, ma manca la possibilità di commuoversi, di meravigliarsi, di emozionarsi. E con questa quella di indignarsi, arrabbiarsi, ribellarsi.
Berlusconi e la destra ci hanno voluto convincere che un leader debba essere tanto potente da non dover render conto, anzi che si può diventare grandi grazie alle sregolatezze, all’essere fuori dalle regole ordinarie, su tutti i fronti, televisivi, economici, giudiziari, morali, e non può certo trovare ora una nuova strategia. Lui finchè glielo permetteremo continuerà per la sua miserevole strada, che sta devastando le nostre.
Eppure nessuno ha trovato un’alternativa più affascinante e seduttiva di questo suo potere scellerato, le persone in fondo in fondo riconoscono la sua efficacia, le sua capacità e la sinistra ha fatto credere di avere sempre la risposta giusta, la chiave di lettura e la soluzione per tutto, non si è mai lasciata scalfire dal suo allontanamento dalla vita reale, dai cittadini e dai voti. Hanno solo scozzato il mazzo, senza cambiare per paura di perdere ancora di più. Meglio un peggio che  il nulla davanti all’ascesa del cavaliere. Perchè per esempio ora tutte le opposizioni non si dimettono? Tutti, tutti quanti in blocco? E noi? Noi niente, vigliacchi abbiamo sofferto ancora  troppo poco, l’osso è ancora bello invitante, nessuna bistecca ci convince.
E’ questo il governo che vogliamo? Troppo facile rispondere. Il punto è che questo è il paese però che ci siamo costruiti, comodo dare la colpa agli altri. La bistecca, un nuovo corso, arriverà solo quando saremo pronti, in prima linea a cambiar musica. Come? Non sappiamo cosa fare? Io mi ci metto per prima. Ma questi sono solo alibi, scuse. Muoversi, attivarsi, farsi venire idee, sbagliando magari, buttandone via la maggior parte, ma inventandosi così un nuovo paese, cambiando le atmosfere, anche le mode, le tendenze civili, oggi così indebolite. Io, intanto e per ora, condivido con voi almeno questi miei pensieri.

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Giorni fa un’amica con una figlia che fa seconda media mi diceva che non vuole metterle facebook e mi chiedeva come faccio io con mia figlia. Devo ammettere che con un padre ipertecnologico, una madre che scrive su internet, tre portatili, ognuno il suo, non potrei certo impedire a mia figlia di navigare. Mio figlio si consola come può, tra cartoni e Nintendo DS, ma anche con la pensata che ho avuto per non comprargli la famigerata Wii, ricordate? Al suo posto ha ricevuto per Natale Fuffi, una vivacissima gattina e ora siamo uno in più in famiglia.
Ma certo il problema di fondo resta, come arginare questa ondata continua di stimoli e di vita “virtuale” e mantenere il senso di realtà?
E pensando anche in senso più ampio, come raccontava Elena, alle lamentele dei nostri figli che con tutto quello che hanno da fare si sentono, anche a nove anni, stressati, cosa fare a riguardo?
Be’, una cosa che uso è, la chiamerei così, la regola dell’eccezione. Cosa faccio in pratica?
La prima volta, e ci è rimasta davvero impressa, in cui spezzammo la routine e le regole, avvenne in un pomeriggio di molti anni fa quando mia figlia, chi lo direbbe oggi, avrà avuto otto, nove anni, non diceva ancora parolacce. Aprimmo il divano-letto che era in salotto e non so perchè decidemmo che finchè il divano restava aperto si poteva dire tutto quello che si voleva. Mio figlio, andava alla materna, se ne partì subito, divertendosi un mondo, con una sfilza degna di uno scaricatore di porto e lei?
Balbettava, arrossiva, e non spiccicava parola, anzi parolaccia. Non era da lei, quella bambina perfettina, che nostalgia! a pensarci ora, ma allora era proprio inibita, bloccata e vederlo, fu per lei una grossa rivelazione. Spezzare quella volta le regole, ma in modo deciso e circoscritto, le fece scoprire che lei poteva esistere anche oltre quello che era un suo modo di fare, ma non per forza di essere: poteva allargare gli orizzonti. Ogni tanto lo ricordiamo, anche per vedere come è cambiata ora e come continua a farlo, crescere d’altronde è il modo più naturale di trasformarsi, evolversi.
La regola dell’eccezione oggi con internet, la tv, i videogiochi, è interrompere, togliere, anche vietare di utilizzarli. E’ anche la loro punizione abituale, gli esperti lo sconsigliano, ma è l’unica minaccia che ci funziona. Si arrabbiano, ma poi si inventano qualcosa da fare, magari litigano, giocano, ballano, leggono, mettono in ordine, ritrovano qualcosa di quando erano più piccoli.
In quella occasione scoprono che possono divertirsi non soltanto con gli stimoli che gli arrivano dall’esterno, o che tutti fanno e sperimentano che loro non sono soltanto quello, hanno a disposizione altre risorse, altri interessi. Certo ufficialmente se la prendono con me, ma intanto succede che nei loro pomeriggi casalinghi così esiste qualche altra cosa che non sia chattare, catturare cattivi o guardare Glee e i Bakugan.
Non so se è molto, per ora mi basta.

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Tra le tante cose che non so fare, in questo periodo di nuovi impegni e cambiamenti mi rendo conto che c’è anche la capacità di scrivere qui con regolarità. Non è il tempo, anche se certo non è che me ne avanzi, che non riesco a trovare, quanto che, e ne sono grata, mi ritrovo a scrivere in vari ambiti e con vari obiettivi, ma sempre mettendo dentro alle mie parole le mie emozioni e i miei pensieri più intensi, un coinvolgimento che mi prende fino alle radici. Mi diventa difficile reggere il ritmo di tanta intensità, devo diluirli nel tempo. Forse è perchè non sono abituata o meglio, allenata.  Devo ancora scrivere una risposta per Il dono, la prossima settimana inizierò un progetto di laboratori con una scuola materna e sto lavorando alla creazione, pensate un po’, di una piccola rubrica radiofonica per genitori. Sarà stanchezza, eccitazione o fifa? Magari tutte e tre. A voi invece, allora, chiedo un po’ di pazienza. Tanto di quella, come dico sempre ai miei figli “non se ne può far senza”.
Vi dedico anche questa bella riflessione che mi ha confortato stamattina, rubandola ad un’amica di rete, lei mi perdonerà, mi è sempre di aiuto, anche quando non lo sa e a proposito, grazie per questo.

“Nella serietà non puoi mai essere libero;
nella serietà sarai sempre perseguitato dall’ansia;
nella serietà hai sempre paura che qualcosa possa andare storto.
Con me niente può andare storto perché non c’è niente che sia dritto.
Se c’è qualcosa di dritto, allora qualcosa può andare storto;
se non c’è niente di dritto, niente può andare storto.
Questo è il significato del concetto orientale di “leela”, gioco.
Sei stato un po’ troppo serio di recente,
seriamente… è tempo di lasciar perdere!
Fatti una bella risata e metti da parte i tuoi bei piani.
Davvero non ne hai bisogno.
Ciò che dovrà accadere accadrà e tu hai una scelta:
andarci insieme o andarci contro. (Osho)”

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Dopo aver fatto piovere pioggia rosa e aver fatto incontrare agenti segreti con cavalieri templari, dopo aver mangiato la bambina pastasciutta e aver volato su elicotteri supersonici, al laboratorio di sabato è arrivato il momento di disegnare, che non si poteva proprio aspettare più. Così dal disegno di un folletto è partita l’ultima storia.

Il sogno della principessa
Una bambina si addormentò un pomeriggio e sognando si ritrovò in un luogo scuro scuro dove non si vedeva niente, quando ecco una lucina, lontana lontana iniziò ad illuminarle la strada.
Riuscì così ad arrivare sotto un grande albero. Proprio lì accanto si trovava un folletto che aveva acceso un grande fuoco, -Cosa fai?- chiese allora la bambina.
-Sto cercando di riportare a casa la principessa del Regno dei Ghiacci che si è perduta, ho acceso per questo il fuoco- rispose il folletto.
-Ma allora devo essere io, mi sono persa!- rispose la bambina.
-La regina dei Ghiacci in realtà non si è accorta di niente perché sta facendo una torta ed è convinta che la sua bambina se ne stia dormendo nella sua stanza- aggiunse il folletto.
-Ti prego folletto, aiutami a tornare dalla mia mamma!- rispose allora la bambina, presa da una grande nostalgia della sua mamma.
-Non ti preoccupare, ti guiderà Alessandro, un mio amico agente segreto. Segui quello- e indicò un grosso uccello rosso.
-Oh! Un uccello, che bello!- rispose la bambina.
-Non ti far confondere, non è vero, si tratta in realtà di uno dei tanti congegni di Alessandro, lui lo sta controllando dal suo jet, ti condurrà al castello della regina, vai tranquilla.-
Ma mentre si stava incamminando ecco che passò di lì Robin Hood che scambiò il congegno per una buona cena per i suoi compagni della foresta e con la sua mira infallibile lo trafisse con una freccia.
-Accipicchia! E ora come si fa?- si domandarono il folletto e la bambina. Ma in quel momento atterrò Alessandro col suo jet e arrivò Robin Hood per prendere la sua preda. Allora decisero tutti insieme di mandare il famoso arciere fino al castello su al Polo Nord ad accompagnare la principessa.
Ma poiché il ghiaccio impediva di camminare alla bambina, venne chiamato un imponente orso bianco che caricò la bambina e la condusse, sotto la guida di Robin, al castello. La regina del Regno dei Ghiacci quando scoprì che la sua bambina non era a dormire, ma neanche più perduta, fu così contenta che invitò Robin e l’orso a mangiare la sua buona torta. Arrivarono allora anche il folletto e l’agente segreto Alessandro per festeggiare tutti insieme, quando nel bel mezzo della festa ecco che la bambina interruppe il suo sogno. Qualcosa l’aveva svegliata: un buon profumo, la sua mamma in cucina aveva appena preparato una torta.

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Mentre le feste ci lasciano vi voglio ricordare, avendo visto A Christmas Carol in tv, noiosetto, invece la più bella versione che io abbia visto tra le trasposizioni del racconto di Dickens che trovate inserita nel Dvd Il bianco Natale di Topolino dove Scrooge è ovviamente zio Paperone, sapevate che uncle, cioè zio Scrooge è il nome originale del papero più ricco del mondo che al vecchio avaro si ispira? Topolino è il dipendente e Paperino è il nipote ed è corto, quindi adatto anche a bimbo piccoli, proprio bello e divertente e tocca il cuore.
Ma voglio invece parlarvi di Immagina che, un altro dei tanti film sui padri che dimenticano di esserlo presi dal lavoro, ricordate Bugiardo Bugiardo con Jim Carrey? Questo è l’ultima versione anni duemila della stessa situazione e anche questa volta c’è la fantasia e un po’ di magia di mezzo e come l’altro anche questo film è piaciuto non solo a mio figlio di otto, ma anche alle mia preadolescente che di film per bambini ora non ne vuole sapere.
Eddie Murphy è proprio adatto a questo ruolo, lui che è rimasto dentro sempre un bambino giocherellone, non a caso è la voce, in inglese, del ciuchino di Shrek. Quando parla o balla per le amiche immaginarie della figlia o ordina le frittelle desidererete anche voi essere la sua bambina. Ma la cosa interessante è vedere come un disagio della figlia e la sua copertina non solo non vengono visti per quello che sono, ma addirittura sfruttati per i bisogni del genitore. Con i bambini non si finge, i nodi vengono al pettine e se siamo a rincorrere qualcosa per noi, se non abbiamo un nostro equilibrio, prima o poi se ne accorgono e ce la fanno pagare, come la bambina quando dice al padre che non lo vuole al suo concerto. Trovo bellissima l’affermazione esplicita della ex moglie che gli dice -Tu hai due lavori e uno dei due è fare il padre e lei deve sapere che tu tieni a questo lavoro quanto all’altro.-
Poi lui alla fine riesce a comprendere e fa la cosa giusta, che volete è un film, e c’è un gran bel finale, ma non è forse giusto sognare? E magari un pochino anche imparare?

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Grazie all’ultimo commento di auguri di buon anno -grazie!- mi sono accorta che presa dal mio riposarmi nei giorni di festa non ho scritto qui gli auguri di buon anno.
Valgono anche in ritardo?
Ma come mai, riflettevo, sento il bisogno di dare gli auguri, ne provo sollievo, quasi una forma di scaramanzia?
Perchè spesso non arrivo ai miei traguardi, o ci giungo barcollante, zoppicante, stiracchiata, diversamente da come mi ero immaginata. Non la lepre che arriva correndo, nè la tartaruga che giunge pianino pianino, capita invece che il tempo mi trascorra addosso e magari  le cose proseguano e alla fine si realizzino.
Invece una nuova partenza mi rende pulita e nuova perchè “ogni inizio contiene una magia che ci protegge e a vivere ci aiuta.” (Hermann Hesse).
Ieri però ho trovato questa preghiera e allora mi son detta che forse per ogni mio inizio, in fondo, non è che poi io non arrivi, ma che controllo e valuto tutto col mio piccolo e basso punto di vista, mi sento in gara, ai blocchi di partenza, lepre o tartaruga.
“Per essere un buon danzatore,
con Te come con gli altri,
non occorre sapere dove conduca la danza.
Basta seguire il passo,
essere contento, essere leggero,
e soprattutto non essere rigido.
Bisogna non voler avanzare ad ogni costo,
ma accettare di voltarsi indietro,
di procedere di fianco.
Bisogna sapersi fermare e saper scivolare
anzichè camminare.
E questi sarebbero soltanto passi da stupidi
se la musica non ne facesse un’armonia.
Noi però dimentichiamo la musica del Tuo spirito,
e facciamo della vita un esercizio di ginnastica, (una gara!)
dimentichiamo che fra le Tue braccia
la vita è danza.”

Buon anno allora a tutte e tutti voi, non importa lepri o tartarughe, che sia un anno di danza.

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Primo giorno scolastico dell’anno, giorno difficile eppure di buoni propositi.
L’anno nuovo e le giornate che si riallungano sono due buoni alleati per sentirmi nuova, da sempre.
Mia figlia a colazione stamattina, ha visto la cosa da un altro punto di vista: entro la fine del mese dovrà fare la preiscrizione per la prima superiore ed è preoccupata perchè si rende conto che si tratta di una scelta importante, la vera prima scelta in fondo che deve fare.
Il padre le ha detto che è giusto che si preoccupi, che è segno di maturità.
E io? Che volete farci? Sono già commossa e grata di questa vita che cresce, che si allontana dalla mia per allargare i suoi orizzonti.
E orgogliosa di lei e della sua preoccupazione, la mia bambina, la mia ragazza, la mia giovane donna, piena di romanticismo e di passione che mi ha dedicato tempo fa sul suo profilo facebook questa -mamma si dice link-, che vegliarda io, la chiamo poesia. E anche il mio tempo del raccolto.

“La persona con cui litigo di più in assoluto, ma alla quale in fondo voglio un gran bene.
Lei che è sempre così interessata alla mia vita, nonostante a me piaccia tenere le cose per me.
Lei che è sempre pronta a darmi consigli, ad ascoltarmi qualora volessi parlarle di qualcosa e a dirmi di essere forte.
Lei che, a volte, dice ‘sii più strafottente, che la gente è cattiva!’ e io che, come una sciocca, non le dò mai retta.
Lei che piange se piango anch’io e sorride quando lo faccio io.
Lei che, nonostante lo stress, ha sempre un momento per me.
Lei che cerca di capirmi, quando in realtà sa già benissimo come sono fatta.
Lei che si diverte a raccontarmi ciò che ha fatto da giovane per insegnarmi a crescere e farmi commettere meno errori possibili, nonostante sappia che anche quelli servono.
Lei che ama ricordare i momenti trascorsi insieme, accennando un sorriso malinconico.
Lei che a volte sa essere un po’ complice..
Lei, alla quale somiglio così tanto.
Lei, la mia mamma. ♥ ©”

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