Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for luglio 2011

Quando ero ancora alle superiori arrivarono in Italia le novelas sudamericane e ricordo che le seguivo mentre mangiavo appena tornata da scuola. A qualcuna di questa sono rimasta affezionata, Dancing days su tutte, novela brasiliana che lanciò Sonia Braga, diventata poi attrice di fama internazionale. Mesi fa su un canale tematico di Sky l’ho rivista e mi colpiva come questa volta mi sono immedesimata sulla madre e non più sulla figlia sedicenne. Devo dire che non amo il genere e da molti anni non seguo più nessun tipo di novelas, soap o fiction del tipo. Tranne una.
Non mi ricorda l’adolescenza, l’ho vista la prima volta una decina di anni fa, insomma ero già sposata e già mamma. La stanno dando in questo periodo di nuovo e io appena posso me la rivedo, puntata per puntata. Potrei darvi molti motivi per cui la guardo, colti e di analisi anche psicologica: coerenza del carattere dei personaggi e della vicenda, visione di un paese, la Colombia e Bogotà in particolare, poco conosciuto, che sto pensando e progettando di inventarmi qualcosa su questo tema e  il successo mondiale di questa novela, ne hanno anche fatto una versione, molto peggiore americana Ugly Betty, può darmi molti spunti. Ma la verità è che proprio l’adoro. E’ forse la cenerentola che ogni donna, o almeno io, mi porto dentro che attraverso la protagonista ancora una volta riscopre il suo valore e la sua capacità di piacere, di essere amabile e di sentirsi così accettata, bella tra le belle e non brutto anatroccolo, incompresa e bistrattata. La protagonista infatti Betty “la cozza”, un titolo un programma, parte come una ragazza inguardabile e finisce non come una bellezza abbagliante, finta, ma come una donna normale, carina, in armonia, tanto che indossa ancora gli occhiali, montatura nuova e più bella, ma presente anche nel finale e inevitabile giorno del matrimonio.
Potrei parlarvi per ore della storia, della coerenza dei personaggi, del percorso di cambiamento da cozza a bella, come se ne vede in molti film, da Il mio grosso grasso matrimonio greco a L’amore ha due facce, dai classici My fair lady e Sabrina con Audrey Hepburn a Come tu mi vuoi con Vaporidis, idolo delle ragazzine di questi anni. Ma il vero percorso è quello interiore e più ancora quello del principe azzurro della situazione, il dottor Armando Mendoza, che in una scena che io adoro dovrà ammettere suo malgrado di essere geloso di questa cozza, ammettere che il suo cuore ha smesso di ascoltare gli occhi e se ne è andato per conto suo. E lì comincia la sua maledizione che è anche la sua benedizione, perchè dovrà lui fare un percorso molto più lungo e difficile della stessa Betty per arrivare ad essere degno di quell’amore puro che lei le ha regalato e che lo ha contro ogni logica esteriore conquistato.
E’ la forza dell’amore, quello che ci salva, che dà senso alla vita, che ci rende migliori, quell’anelito che tutti cerchiamo e che ci spinge verso mete che altrimenti neanche immagineremmo. Ma bisogna meritarselo, accettare di mettersi in gioco, come Betty, come Armando, perchè “quando l’amore vi chiama, seguitelo, anche se ha vie ripide e dure e quando dalle sue ali ne sarete avvolti, affidatevi a lui, anche se, chiusa tra le penne, la sua lama vi potrà ferire”. Secondo me se Gibran l’avesse potuta vedere, Betty la cozza, sarebbe piaciuta anche a lui.

Read Full Post »

Cuore in subbuglio, che volete farci in questo periodo è così. Ci vorrebbe qualcosa per curarsi, per cullarsi finchè la tempesta non si acquieti o per lo meno per accettare che se c’è da ballare, se la nave se ne va dove vuole lei, se le lacrime se ne escono come gocce di pioggia che si stagliano in controluce nel grigio eppure luminoso di questo cielo estivo, può succedere. Perchè anche d’estate piove. Gocce di nostalgia e di malinconia.
Spunta Shimbalaiè, parola africana di cura, di pace e di buon augurio. La musica, la mia prima compagnia, la mia prima cura.

Read Full Post »

Voglio raccontarvi questo.
I giorni dopo la morte di mio padre sono stati ovviamente molto duri. Il risvolto nell’avere un blog e nella mia consuetudine a scrivere, chi mi segue lo sa, è stato il bisogno di allontanarmi o meglio ancora l’incapacità di mantenere aperto questo filo tra il mio sentire più profondo e le azioni pratiche e concrete della giornata.  E ancora faccio fatica a raccontarmi, anche se sento che mi fa bene, ma tante cose stanno cambiando e non è facile “la traversata”.
La prima cosa che sono riuscita di nuovo a scrivere e con questa a riannodare il filo dentro di me è stata una mia risposta come esperta nel sito de il-dono onlus con cui collaboro in tanti modi da tempo. Quando rispondo alle ragazze è come se scrivessi a me stessa, mi entra in automatico una parte che per prima a me parla e mi dà forza.
E’ stato bello scoprire che lì, da qualche parte, c’era ancora.

Il primo giugno dovrei abortire

Salve, sono una ragazza di 23 anni che ha scoperto da un mesetto di essere rimasta incinta. Il tutto è molto complicato, lui è impegnato, ci conosciamo da due mesi e non so se mi aiuterebbe o meno(è stato molto vago al riguardo), comunque vorrebbe che abortissi. Io devo finire l’ultimo anno di giurisprudenza e poi fare i due anni di praticantato più l’esame, i miei lavorano entrambi quindi non avrei neanche qualcuno a cui affidare eventualmente il bambino. Ho prenotato per l’aborto il 1 giugno, non perchè convinta ma perchè facendo due conti mi sembra tutto così complicato: senza un padre, io che devo finire degli esami molto complicati, in più dovrei fare qualche lavoretto perchè altrimenti non rientriamo con i soldi, e con il problema di dover fare tutto da sola dato che i miei come ho già detto lavorano tutto il giorno(a chi lo lascerei?), ho anche paura di dover rinunciare alla mia carriera per cui ho fatto tanti sacrifici. Però ora che la data si avvicina sto malissimo, io già lo amo, come farò a separarmene?? Ho paura perchè non so quello che è giusto fare, sono circondata da persone razionali che mi fanno discorsi altrettanto razionali. Ho paura di farlo e di pentirmene, continuo a chiedergli scusa ma la paura è più forte di tutto. Leggo di tante mamme che arrivano esaurite, e io che dovrei lavorare, studiare e fare la mamma ( tutto da sola) come farò?? Vi ringrazio anticipatamente per la risposta, spero d! i trovare un pò di conforto.

Voglio risponderti con una citazione famosa anche se un po’ riadattata:
“Quel giorno Gesù uscì di casa e si sedette in riva al mare. Si cominciò a raccogliere attorno a lui tanta folla che dovette salire su una barca e là porsi a sedere, mentre tutta la folla rimaneva sulla spiaggia. Tra le persone venute ad ascoltarlo anche una ragazza di 23 anni, era andata lì perchè si trovava in un momento cruciale della sua vita, aspettava un  bambino, ma non sapeva se tenerlo o no, cercava di salutarlo, di mandarlo via da lei non perchè convinta, ma perchè era spaventata, terrorizzata dei cambiamenti che avrebbe dovuto affrontare. Si diceva: -senza un padre, io che devo finire degli esami molto complicati, in più dovrei fare qualche lavoretto perchè altrimenti non rientriamo con i soldi, e con il problema di dover fare tutto da sola dato che i miei lavorano tutto il giorno(a chi lo lascerei?), ho anche paura di dover rinunciare alla mia carriera per cui ho fatto tanti sacrifici.-
Gesù allora la guardò, poi guardò tutti e disse:
-Il regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.-”
Non tradire il tuo cuore, i tuoi sentimenti. Ascoltalo, lui sa qual è nella tua vita la perla preziosa, non permettere all’opinione di nessuno di essere più importante della sua.

Read Full Post »

Chi mi legge da tempo sa che sono molto legata a Gibran e al suo testo principe, Il profeta. Tra i suoi brani che mi hanno accompagnato e che anche qui cito spesso, c’è quella che io chiamo “La poesia per i genitori”, ne sa qualcosa Silvia.
Nella commistione tra la mia rubrica alla radio e il blog, che sempre io sono che racconto, ecco il testo dell’ottava puntata  a lei dedicata e al suo valore nella mia vita.

-Oggi lezione di letteratura! Perché? Perché leggere, come scrivere è il mio modo di scoprire ciò che ho dentro, chi e come sono, detto magari da altri che sanno esprimersi meglio. E intanto così, leggendo, soprattutto imparo e comprendo chi voglio essere, anche come mamma. Allora oggi lezione di letteratura per genitori. Una poesia, un piccolo brano, leggerò una poesia. Quando la lessi per la prima volta ero ancora una ragazza, un’adolescente ribelle che con fatica cercava di crearsi una sua autonomia. E allora mi sentii compresa, capita profondamente nella mia sete di libertà, nel mio bisogno di spazio, di muovermi, di procedere con le mie gambe e con le mie forze nella vita. Da ragazza mi sembrava facile, quasi ovvio, sapere cosa fosse giusto, quali le scelte da compiere, le decisioni da prendere per me.
Poi passa il tempo, si cresce, si cambia, si prendono davvero tante decisioni ed ecco che ti ritrovi dall’altra parte della barricata, sei l’altra parte chiamata in gioco.
Ora sono io la mamma, e loro i figli e se ne stanno lì a guardarmi, presto mi lasceranno, sarà il loro turno di muoversi nella vita con le loro forze. E leggendo di nuovo la stessa poesia, le medesime parole suonano in modo diverso, le energie circolano ma per un altro verso, andare o restare non sembrano più espressioni qualsiasi, si portano dietro inquietudini e sentimenti che mai da ragazza, mai, avrei immaginato che i genitori, quegli essere granitici e sempre sicuri di s’è, potessero provare. E il poeta allora non è più lì per incoraggiarmi, per comprendere ed esprimere le mie aspirazioni e i miei sentimenti, diventa invece colui che mi consegna un compito da eseguire, una lezione da ricordare.

“E una donna che reggeva un bambino al seno disse:
Parlaci dei Figli.
E lui disse:
I vostri figli non sono i vostri figli.
Sono i figli e le figlie della fame che ha in sé stessa la vita.
Essi vengono attraverso di voi, ma non da voi,
e benché vivano con voi non vi appartengono.
Potete donare loro il vostro amore ma non i vostri pensieri
poiché essi hanno i loro pensieri.
Potete offrire rifugio ai loro corpi ma non alle loro anime:
poiché le loro anime abitano la casa del domani, che voi non potete visitare, neppure in sogno.
Potete tentare di essere simili a loro,
ma non cercate di renderli simili a voi:
perché la vita non procede a ritroso e non s’attarda sul passato.
Voi siete gli archi da cui i figli, le vostre frecce vive, sono scoccate in avanti.
L’Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell’infinito, e vi tende con forza affinché le sue frecce vadano rapide e lontane.
Affidatevi con gioia alla mano dell’Arciere;
poiché come ama il volo della freccia così ama la fermezza dell’arco.”-

Father and son Cat Stevens

Read Full Post »

Mentre mia figlia è tornata affranta e scossa dall’ultimo episodio del suo adorato Harry Potter, mi vengono in mente alcune pellicole che per lei, anche se non con l’intensità del suo maghetto, sono come degli amici, nel senso che ogni volta che le capita di vederle, pur conoscendole a memoria, anzi forse proprio per quello, in qualsiasi punto ne inizi la visione se li riguarda fino in fondo. Tra queste in particolare due commedie italiane corali che raccontano di varie famiglie con figli più o meno della sua età, ma non solo. Se in Genitori e figli. Agitare bene prima dell’uso di Giovanni Veronesi, la protagonista che racconta è una ragazzina poco più grande della mia e ce n’è una anche in Ex di Fausto Brizzi quello che in realtà cattura credo sia proprio il ritratto di famiglie e famiglie normali. Non sono perfette, non sono spesso neanche serene, ma non sono nemmeno tragiche, fuori dalle righe. Hanno problemi che ci rispecchiano, in cui anche noi tutti e quattro, non solo mia figlia, possiamo riconoscerci. Non si tratta di eroi e tutti gli attori, molto bravi e tanti, cosìcchè la visione corale di molte situazioni, tutte diciamo ordinarie, crea un quadro ampio, tutti ispirano e indicano la stessa direzione, il vero motivo per cui si possono sempre e di nuovo seguire nei loro molteplici percorsi. Quello che trasmettono sono due grandi verità, di quelle banali che nella vita proprio per questo servono di più.
La prima verità è che si può essere ottimisti, che le cose scorrono, e in qualche modo, magari non proprio come volevi, ma in qualche modo si sistemano, che i sentimenti buoni, da qualche parte esistono dentro le persone e se insisti prima o poi scapperanno fuori.
La seconda, inseparabile dalla prima, è che stare insieme costa, è difficile e faticoso, che spesso preferiresti farne a meno, che la famiglia non è questo luogo del E vissero felici e contenti, eppure ne può valere la pena, perchè mollare tutto e starsene da soli non è mai la mossa vincente, che amare, ricordarsi di quelli a cui veramente teniamo, se ci complica e ci affanna la vita, ci rende però più felici, più pieni, più vivi.
Quando lo rivediamo, che se ci siamo, spesso noi tre ci aggreghiamo, poi ci sentiamo normali là dove pensi che gli altri siano sempre migliori, più felici, più saldi, che per le altre famiglie sembra sempre sia tutto più facile.
Anche un film può servire, talvolta e così quando finisce e siamo lì tutti insieme ci sentiamo meno strani, meno soli, certamente più fortunati.

Read Full Post »

In mezzo al caldo tropicale ieri quattro cinque bambini hanno trascorso il pomeriggio a giocare con trottole di legno, sfidandosi ripetutamente e rinnovando ogni volta l’emozione della sfida e il desiderio di vincere. Un grosso piatto fungeva da pista e il pianerottolo in cima alle scale, un metro quadrato che riesce a catturare anche il più piccolo movimento d’aria e su cui si posa la prima ombra del dopo pranzo è bastato per creare questa arena per quei ragazzini seduti, accucciati o inginocchiati, gli occhi fissi sui pezzi di legno levigati e arrotandati. Sotto di loro una festa medievale imperversava, passavano fiotte di turisti, musici, tamburini, buffoni, finti artigiani e guerrieri. Ma per una volta loro erano protagonisti della loro avventura, dei loro duelli e delle loro sfide, nient’altro poteva interessarli, con quella capacità di estraniarsi dal mondo esterno e concentrarsi su un’unico gioco come i bambini sanno fare. O sapevano. Troppo spesso vedo ragazzini seduti l’uno accanto all’altro ignorarsi, presi ognuno dal proprio video-gioco, incapaci e ignari di modi più diretti e semplici per divertirsi: giocare insieme. Eppure senza la possibilità di giocare, senza dover gestire regole, tensioni, conflitti ed entusiasmi condivisi, dove imparare, dove allenarsi a stare in relazione con gli altri, dove rinforzarsi per poi uscire dal guscio della famiglia?
Quante volte vedo con tristezza la solitudine di mio figlio nel nostro borgo così poco abitato o il suo stare con i bambini solo in situazioni strutturate e organizzate, senza i classici amici da cortile, da sempre serbatoio di esperienze di crescita.
E’ bastata la presenza di alcuni bambini in visita per la festa medievale che ogni anno a luglio invade e risveglia le nostre stradine e l’amicizia di mio figlio con i venditori della bancarella delle trottole e altri giochi in legno per far nascere questa nuova passione in tutti loro.
Forse resterà uno dei pochi, speriamo di no, pomeriggi passati così, spensierati e sentendosi un gruppo, una piccola compagnia e non isole allontanati dalla vita moderna o dai nuovi pifferi magici a forma di piccoli e grandi schermi.
Ma almeno adesso mio figlio sa che questa opportunità, questo modo di stare insieme e di giocare esiste, sa cosa si perde e, mi auguro, cosa cercare.

Read Full Post »

“Questa piccola corona che vedete è chiamata la corona del re Giardino e le sue origini sono antichissime.
Secoli e secoli fa, in un castello viveva un re con la sua regina e la loro giovane figlia.
Quando questa fu in età da marito cominciò al castello un continuo andirivieni di nobili, principi e cavalieri che chiedevano la sua mano.
Ma la principessa, che non era contraria per principio al matrimonio, non si decideva a scegliere, presa com’era invece dalla sua grande passione, trasmessale dal padre, per il giardinaggio.
Avevano dentro il castello un giardino pensile meraviglioso. Un soffice tappeto d’erba e delicate siepi formavano una geometria allegra, il lato nord era riparato da alti alberi mentre a sud erano esposti vari tipi di fiori che, alternandosi nelle fioriture, coloravano quell’angolo per quasi tutto l’anno.
Ma in Gennaio la principessa non era riuscita a trovare nessun fiore che resistesse al vento e al freddo e l’angolo restava scuro e desolato.
Il re e la principessa avevano fatto molti esperimenti, ma nessuno dei fiori che in serra splendevano rigogliosi, resisteva poi esposto nell’angolo, soleggiato e riparato, ma pur sempre aperto.
E così la principessa, presa dai vari tentativi, guardava e conversava con i suoi pretendenti soprappensiero, senza neanche rendersi conto se le piacevano o meno.
I nobili e i fieri cavalieri cominciarono a stufarsi di venire ogni giorno in processione al castello e diradarono le loro visite.
Ma la principessa neanche se ne accorse e non cambiò il suo atteggiamento, cosicché pian piano scomparvero tutti i pretendenti e si sostituirono a questi, schiere di fiorai e giardinieri in quanto si era diffusa la voce su quale fosse l’unico vero interesse della giovane principessa.
Un giorno un giovane fioraio, di un’antica famiglia che coltivava fiori da sempre e che aveva servito le più nobili famiglie, trovò una varietà molto forte di mimosa che fioriva presto e resisteva al gelo. Finalmente l’angolo del giardino brillò di colore anche nel primo mese dell’anno.
La principessa era felice, si innamorò del giovane e disse a suo padre che quel fioraio era l’uomo con cui avrebbe voluto sposarsi. L’etichetta di corte però permetteva soltanto ad un nobile di sposare la principessa. Allora il re nominò il ragazzo Nobile Cavaliere del Giardino Reale.
I due si sposarono” proseguì Pietro, “e vissero felici e contenti ed ebbero un figlio al quale, in ricordo di ciò che li aveva fatti conoscere ed unire dettero il nome di Giardino. Era l’erede al trono e il nonno sovrano gli insegnò fin da piccolo ad amare le piante e la natura.
Quando il nonno morì Giardino fu nominato re, ma data la sua giovane età i genitori governavano per lui. Gli fecero fare anche una piccola corona, per le cerimonie ufficiali e lui vi volle appendere un piccolo ramo, per ricordare a tutti l’importanza delle piante per le nostre vite.
Un giorno il piccolo re Giardino, mentre faceva una passeggiata, vide uno splendido melo selvatico proprio in mezzo ad una radura. Si avvicinò e fu colpito per la sua bellezza e per il colore dei suoi frutti che sembravano d’oro proprio come la sua corona. Ne assaggiò uno e lo trovò buonissimo.
Il giorno dopo voleva tornare al melo, ma un violento temporale si abbattè sul castello e così non potè uscire.
Appena tornò il sole, Giardino prese un cavallo e corse fino alla radura, aveva un presentimento. E infatti trovò il melo colpitola un fulmine, con molti dei suoi rami bruciati.
Il piccolo re fu molto rattristato, ma non si dette per vinto e nei giorni seguenti cercò di salvare il melo facendosi anche aiutare dai genitori.
L’esperienza del padre e la cura della madre, insieme alla sua passione, tanto fecero che l’anno dopo il melo tornò a fiorire e a dare nuovamente quelle mele che sembravano d’oro.
Il piccolo re Giardino condusse di nuovo i genitori e insieme assaggiarono quei frutti dolcissimi.
Mentre mangiavano un lieve vento si sollevò e mosse le foglie del melo. Il loro frusciare suonò a Giardino come una voce e il ragazzo udì queste parole:
-Grazie. Le te tue cure non sono state vane, l’amore che porti per noi piante sarà ricompensato. Il tuo castello non sarà dimenticato, i fiori non vi appassiranno mai. Se tu manterrai il segreto la Natura non infrangerà la sua promessa.-
Soltanto il giovane re udì queste parole e non lo raccontò a nessuno.
Da allora ogni angolo verde del castello del re Giardino, con grande stupore dei suoi genitori, rimase fiorito per tutti i dodici mesi dell’anno.
E ancora oggi i discendenti del piccolo re amante della natura portano a visitare le rovine del loro antico castello senza raccontare niente e così il giardino continua ad essere fiorito tutto l’anno.
E così è finita la storia” concluse Pietro.
Era aprile ed effettivamente lassù era pieno di fiori e di verde. Ma non era questo. Era che la storia era bellissima e parlava proprio di noi. Ora la fiaba l’avevo davvero vissuta: i miei figli me l‘avevano regalata.
Da allora quella è rimasta “la vacanza del re Giardino”.

Read Full Post »

Older Posts »