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Archive for ottobre 2011

Mi vergogno a spiegare a mio figlio di nove anni o a commentare con mia figlia di quattordici che sei persone e forse più sono morte, che molte sono senza casa, che paesi, strade, ponti, ferrovie e porti sono stati distrutti, soltanto perchè “ha piovuto”, come in ogni autunno che si comandi deve succedere. Come posso spiegare che da anni è in corso un dissesto idro-geologico, perchè è stata dimenticata e trascurata la cultura del rispetto e la cura del territorio che è diventato solo un’altra occasione di speculazione e di guadagno? Certo loro non ne capiscono granchè, neanche la grande e non si rendono conto veramente di come le responsabilità principali se non esclusive siano umane, nostre.
Ma dentro di me, senza darlo loro a vedere, una domanda mi nasce e mi mette a disagio, mi fa vergognare davanti a loro, come non vorrei mai.
-Mamma, come è potuto succedere? Perchè hanno lasciato che si arrivasse a questo punto? E tu dov’eri? Cosa hai fatto per impedirglielo? Hai lasciato fare? Che mondo stai costruendo per me?-
Vorrei un mondo perfetto e meraviglioso per loro,  ma che cosa ho fatto e faccio e che cosa non ho fatto e non faccio per costruirlo?
Loro non vedono la mia vergogna, io però la sento.

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Ho visto un film con il bravissimo Sean Penn e mi è tornato in mente il bellissimo Mi chiamo Sam un fim di 10 anni fa che abbiamo visto più volte con i miei figli, con Dakota Fanning, che mia figlia ora ammira per aver partecipato alla saga di Twilight, ma che qui era ancora una bambina. Un film allegro e commovente allo stesso tempo, dove un padre solo, ritardato mentale, vive con la figlioletta di sette anni felicemente fino a quando i servizi sociali ritengono che lui non sia più adeguato per educarla e crescerla e vogliono affidarla ad un’altra famiglia. Lui però non si arrende e chiede aiuto ad un’avvocatessa di grido, brava, bella e famosa, interpretata da Michelle Pfeiffer. Una storia che fa comprendere come essere genitori significhi molto di più, o molto di meno, di quello che oggi tutti noi ci affanniamo a dare ai nostri figli e che la cosa più importante sia essere in contatto e dare spazio ai nostri sentimenti piuttosto che preoccuparci delle cose da comprare o da fare. La frase più bella, ma il film, oltre che con attori bravissimi, è bellissimo dall’inizio alla fine, ma la frase più bella, quella che a me, mamma capace, normodotata, che può identificarsi nel personaggio dell’avvocatessa, è rimasta nel cuore è quando lei, l’avvocatessa, alla fine dice a Sam che in questo loro scambio, nel conoscerlo e frequentarlo, e non si è fatta pagare, è lei quella tra i due che ha guadagnato e ha preso di più dall’altro.
Anche come genitori “Se non ritorneremo come bambini non entreremo nel regno dei Cieli”.

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Quando un figlio di nove anni in quarta elementare prende una nota e due quasi note in tre giorni consecutivi perchè ha fatto male ad alcune compagne di classe, un giorno ha picchiato sulla mano un braccialetto rigido ad una, un’altro ha tirato i capelli ad un’altra, infine ha battuto un righello sulla pancia della sua migliore amica e al terzo giorno, con grande mortificazione, è stato messo un intero pomeriggio in punizione, la paura che lui sia  manesco, per non dire violento, si affaccia ai miei pensieri. Anche se so che in realtà voleva giocare, fare “il furbino”, magari il bulletto. Però alla stessa età mi ricordo che anche la sorella era manesca e doveva ancora imparare ad usare le parole invece delle mani per esprimere la rabbia, per difendersi, per gestire le frustrazioni, persino per corteggiare e farsi corteggiare, si sa che le schermaglie amorose a quella età sono fatte anche di spinte e scherzi fisici. Ma con un maschio, impulsivo e permaloso com’è mio figlio, innamorato da sempre di armi, cavalieri, guerre e combattimenti, il pensiero che veda nella forza e nella violenza la soluzione a tutti i suoi problemi non può non sfiorarmi. Ci sarà da lavorarci.
Poi stamattina mentre usciva col babbo per andare a prendere il pulmino
-Manda un bacino a Gesù Bambino- gli dico, la preghiera d’emergenza quando non c’è tempo di dirle per intero. In quel momento la radio accesa parlava di Gheddafi. -Mandare un bacino a Gesù Bambino mentre dicono che Gheddafi è stato ammazzato mi fa impressione!- ha detto.
-E’ proprio per lui e per chi lo ha ucciso che bisogna pregare Gesù Bambino- gli abbiamo risposto io e il padre. Ha compreso bene che nella realtà i cattivi non si ammazzano come i mostri nelle storie, che sono persone e che le cose si risolvono in un’altra maniera. Meno male, la violenza, quella vera, fa orrore anche  a lui.

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La vita procede “non si attarda su ieri”, tanto meno le figlie adolescenti! Così la mia romantica quattordicenne si sta aprendo all’amore regalando anche a me emozioni nuove. Dopo il fidanzamento estivo che da casa nostra a Roma era ovviamente difficile da mantenere e che faticosamente si è spento, un nuovo “cavaliere”, nella nuova scuola questa volta, si è stagliato all’orizzonte. Così giorno dopo giorno, sguardi, saluti, conversazioni, dichiarazioni stanno portando i loro cuori ad un legame e ad un’intimità da fidanzati. Ma tutto questo oggi non può prescindere dalla tecnologia, così molto è stato fatto attraverso messaggini, conversazioni in chat, modi più semplici per aprirsi, per poi venire “aggiornati” al mattino dopo a scuola nella vita reale. E hanno già la loro canzone, ma se una volta erano le serenate, poi le dediche alle radio private, per me la canzone di maggiore successo nel periodo in cui ho conosciuto suo padre, per lei è un video che lui “mamma mi ha taggato la canzone su facebook, capisci?” No, per la verità non capisco. ” I maschi non  lo fanno quasi mai, vuol dire che sono importante per lui!” Ecco questo lo capisco, poi mi fa vedere il video e scopro che il brano non è lo stesso, ma si tratta del cantante che con Come mai ha fatto innamorare i suoi genitori. E allora improvvisamente mi commuovo e sento che mi piace come sta crescendo, quello che sta vivendo e ripenso a tutta l’energia e la passione che ci ho messo per crescerla, per trasmetterle il mio amore e improvvisamente non so perchè mi sento brava, o forse grata.
Eccoti 

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Mentre mia figlia ha iniziato a rileggersi Harry Potter per l’ennesima volta, mio figlio è orfano di Deltora, una saga molto bella, una specie de Il signore degli anelli in versione semplificata per bambini dai nove anni in su, che lui si è divorato facendo così il salto dai libri di Geronimo Stilton a storie più lunghe e impegnative. Stiamo cercando altre saghe, ora non vuole leggere altro e bisogna trovare sempre storie che lo catturino per mantenere e strutturare fin da ora che ha nove anni l’abitudine alla lettura, quella che ti fa sentire il vuoto quando finisci un libro, ti fa sentire solo dopo aver dato l’addio ai personaggi e ti lascia con la voglia di cercare nuovi libri perchè senza questo tipo di compagnia non vuoi e non puoi stare.
Pensavo allora a come sono io, tanti impegni, tante spese, una famiglia di quattro persone, poco tempo.
Posso stare senza parrucchiere, senza gioielli, senza vestiti, un po’ male, ma posso, posso stare senza dischi e concerti, non della musica, ma possono bastare radio e pc, senza cene al ristorante, qualche pizza ogni tanto, senza teatri e locali, posso stare senza estetista e palestra, che tanto sono pigra, posso stare senza uscite con amiche o col marito, che chi riesce a trovare il tempo, senza visite culturali e mostre, conferenze o incontri di formazione, che coi figli è complicato, posso stare anche senza cinema, purchè possa guardare i film in tv, di cui non posso invece fare a meno. E non posso proprio fare a meno dei libri perchè non posso stare senza, non posso proprio assolutamente, per stare bene, fare a meno delle storie, di esaltarmi, commuovermi, spaventarmi, arrabbiarmi, emozionarmi, vivere dentro altre storie per comprendere e imparare come vivere la mia.
Poi, ormai l’ho capito, non posso stare senza scrivere.

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Mia figlia, quattordici anni prima superiore, non è disordinata, mia figlia è il disordine fatto persona. Per un individuo controllante come me è forse, lei che mi assomiglia fisicamente e anche caratterialmente, la più grande ribellione, il primo e forse più forte modo che aveva per manifestare quanto è e vuole essere diversa da me, altro da me.  E se è sempre stata disordinata, fin da piccola e io ho cercato di accettarla, tollerare il suo disordine, cambiarla in quello che era in mio potere, ho inventato persino una storia per invogliarla a tenere in ordine, in questi ultimi anni lo scontro sul suo comportamento era diventato veramente pesante e onnipresente. E così le cose sono andate peggiorando, se prima era soltanto disordinata, negli ultimi tempi era diventata al limite della logica e dell’igiene, della decenza potrei dire.
Fino all’estate.
Poi in campeggio i confini si sono allargati e soprattutto non volevo rovinarle e rovinarmi le vacanze urlando e controllando ogni sua mossa nel camper o con i suoi oggetti sparsi ovunque nella piazzola. E forse ho capito che avevo esagerato. Come un’onda dell’alta marea sulle sponde dell’oceano, ho compreso che era arrivata l’ora di ritirarsi, che dovevo lasciarle la gestione del suo, ordinato  o disordinato che fosse, del suo gestirsi, occuparsi di se stessa, comunque a  modo suo. Mi sono accordata con lei che il bagno e il soggiorno li deve rispettare, ma in camera sua sono io che devo rispettare lei e le sue scelte. E quando entro e vedo le cose ovunque, mi trattengo, bassa marea, spiaggia vuota, come apparivano nel giro di poche ore nelle insenature della Bretagna. Abbandono il territorio che così non è più un campo di battaglia, ma soltanto un campo abbandonato da me, pronto per essere accolto dalla legittima proprietaria.
Non sono una mamma semplice, abbondante, ingombrante, onnipresente, me ne rendo conto, non è facile crescere, diventare grandi con me, accanto a me, però ci provo.
Le liti  e gli scontri sono calati, quasi finiti, almeno su questo tema. La sua stanza forse è un pochino meglio, certo non peggio, io sono più serena, anche un po’ leggera. E’ grande, scelga lei, è l’ora di mollare, bassa marea.

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Al corso di scrittura fantasy con Silvana De Mari abbiamo dovuto scrivere anche un racconto su una strega, un personaggio tipico delle realtà fantastiche, che si porta dietro un enorme dramma. Il dramma della nostra impotenza e il nostro bisogno di controllare le nostre vite e di dare la colpa e vendicarci su qualcuno quando non ci riusciamo. E il dramma di noi donne quando abbiamo conoscenze che ci permettono di sfuggire dal controllo del potere degli uomini, un potere che ha creato un mondo ingiusto, dove il medioevo prosegue e la vita delle donne continua a non avere valore. Non avrei mai voluto, ma dedico questa storia alle donne di Barletta, non posso fare altro per loro, per tutte e tutti noi segnalo questa iniziativa, perchè il mondo possa davvero diventare migliore  http://noppaw.org/

Il fuoco

“Sbarre squadrate davanti agli occhi, la cella in cima alla torre spazia sulla valle e lontana, a riquadri, posso vedere la mia casa, ne distinguo il tetto, ma il fumo dal camino non esce più. Cosa sarà stato dei miei figli? Certo non sono più lì.
Non è male stare quassù, lontano dalle grida, dagli insulti, dalle risate cattive e dalle allusioni a quello che sarà di me, del mio corpo, della mia vita, che è finita questa mattina quando alle prime luci dell’alba sono venuti a prendermi, strappandomi ai miei figli.
Non è male quassù, vicino alle nuvole, vicino al cielo,  a riquadri, ma sempre immenso, sempre infinito e sempre imperscrutabile: dove saranno? Fuggiti nel bosco? O gli avranno portati in qualche casa, dove poter crescere sudandosi ogni boccone, ogni notte passata per terra, ma al riparo e al sicuro, i dannati figli della strega? Resteranno vivi? Se vedessi il fumo nel camino, un filo alzarsi e muoversi al vento leggero di questa estate infinita. Ma tutto resta immobile, tutto tace.
Non so dove altro guardare, cos’altro aspettare, un filo di fumo, un fuoco che dia calore e cibo, che mi dica che che una parte di me vivrà, che loro saranno, che dovrò sopportare solo la mia di morte, l’aria densa di fumo e il calore insopportabile. Per loro questo cielo azzurro, un cielo senza riquadri, un’aria pulita, un sole che scalda, un fuoco familiare e amico, un fuoco buono che dia loro la vita, per affrontare domani il fuoco cattivo e formidabile che si prenderà la mia.”

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