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Archive for dicembre 2011

Tempo di bilanci, di passaggi. Mi fermo ad ascoltare una canzone ed ecco che i ricordi affiorano numerosi.. e lontani! Posso ricordare la mia prima festa di Capodanno a 14 anni e son passati più di trent’anni e quest’anno toccherà a mia figlia e io mi ricordo tutto perfettamente. Non soltanto dov’ero e con chi mi trovavo, ma come mi sentivo, quali pensieri ed emozioni mi accompagnavano. Ed ero io eppure non lo sono più, ma è tutto dentro di me. Forse in fondo vuol dire questo invecchiare o almeno diventare grandi, avere tanti ricordi dentro, tanti momenti che ancora ti vivono e ti stanno addosso anche se sono lontani di decenni. Che la differenza sia solo quantitativa? Sarà la somma, quando diventa consistente, di vita vissuta che ci rende diversi nel modo di guardarla? Certo non ho le energie, la foga e la smania di vita che vedo in mia figlia. L’intensità con cui vive la ritrovo in un modo di farmi entrare dentro le sensazioni piuttosto che nel trasformarle in gesti e azioni. Eppure mi ricordo bene com’ero e una ragazza, più posata, ma anche più profonda, meno impulsiva, ma più attenta ai significati continua a guardare avanti, a sentirsi a metà del suo viaggio, a immaginarsi nel nuovo anno e a vedersi diversa da quello passato, in progressione. In crescita? Siamo tutti giovani ed inesperti davanti a tutta l’umanità che si ha da imparare. Siamo novellini, pulcini bagnati di fronte all’eternità, all’infinito. Perchè anche quest’anno, per l’ennesima volta, “l’anno che sta arrivando tra un anno passerà, io mi sto preparando, è questa la novità.” Auguri.

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Ci sto provando, con fatica, ma anche con determinazione. Sto cercando di non lasciarmi sopraffare, di non soccombere e mantenere ferma la decisione con cui sono partita all’inizio della settimana. Così la mattina, mentre i miei figli dormono, mi alzo con calma, leggo, sto al computer, sistemo senza fretta le cose di casa e senza strafare. Poi seguo o meglio combatto con i medesimi, una volta svegliati, perchè si lavino, rifacciano il letto e finalmente si mettano a fare i compiti lasciando Facebook e il nuovo videogioco. E con lo stesso ritmo tranquillo cerco di portare in fondo la mattinata e addirittura la giornata. Me ne sto a casa, in mezzo alle luci del Presepe e dell’albero, con il mio nuovo disco di canti natalizi e per almeno tutta questa settimana sto cercando di non mollare, di non lasciarmi prendere da sensi di colpa o ansia. Mi leggo i miei nuovi libri, mi guardo film in tv e circondata da nuove storie e limpidi tramonti, giochiamo e chiacchieriamo, magari discutiamo, specie con mia figlia, ma per ora non mollo. Vado avanti a spada tratta e se ho qualche momento di cedimento cerco poi di rientrare nell’ottica giusta, di recuperare la prospettiva con cui vivere queste giornate, queste vacanze casalinghe, dove non faremo niente, con mio marito che lavora e io che rimango a casa con i ragazzi, continuando a occuparmi delle cose quotidiane, eppure facendo quello che mi è più difficile e che devo continuamente ricordarmi e ripetermi -Queste vacanze, sospendo, ricarico le mie energie, lascio che le cose scorrano, che le giornate si riempano di contenuti positivi, mi nutro l’anima, mi concedo piccoli lussi di poesia, mi prendo il tempo senza che lui prenda me, mi costruisco giornate vuote e rilassate, momenti da riempire e non da rincorrere. Sì, perchè queste vacanze io mi riposo.-

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Eppure lo sguardo mi cade su quel Bambino, quella statuina sulla mangiatoia, in mezzo al bue e all’asinello, a quei genitori e pastori inginocchiati e penso, anzi sento, che è lì il fulcro, il centro di tutte le cose. Non può essere nella bellezza e nel potere, valori sfuggevoli, nel denaro o nel successo, valori aridi, che inaridiscono. Dev’essere proprio lì, in un Bambino inerte, nato in una stalla, senza potere, senza denaro, quel valore intorno al quale tutti gli altri assumono un senso. Oggi sfrutto Silvana (Silvana de Mari) non credo che le dispiaccia…

“Buon Natale per tutti e pace in terra agli uomini di buona volontà.Che cos’è il Natale? Il momento che ha diviso in mondo in un prima e in un dopo. Il mondo è cambiato. Prima di questa data non c’era l’idea teorica che il bambino, la donna, lo sconfitto, l’inerme avessero una qualche dignità. Il cervello umano, non mi stancherò mai di dirlo, è naturalmente feroce ed inoltre, con l’acquisizione del pensiero razionale, sono stati persi molti istinti tra cui i blocchi agli eccessi di ferocia, presenti in molti animali.Che cos’è il cristianesimo? È una religione completamente estranea all’Europa. Noi europei di origine non ebraica avevamo altre religioni: il sommo Giove, con famiglia legale e concubine, cugini di primo, secondo e terzo grado, figli legittimi e non, e questi erano la parte migliore della comitiva, cui si sono aggiunti e sovrapposti un’altra schiera di gentiluomini, il più famoso Odino.
“L’uomo crea Dio a sua immagine e somiglianza, è stato scritto. Le divinità create dei popoli europei erano rozze, brutali e fondamentalmente prive di etica, come i popoli che le avevano create. Nemmeno noi ci credevamo veramente ai nostri ridicoli dei. Persino noi sapevamo che erano sciocchezze. Il senato romano decideva chi erano gli dei. Per 44 d.C. ci fu addirittura una istanza per chiedere se, secondo  l’assemblea, era il caso di inserire nel  numero degli dei un tizio che dalle parti della Giudea pare fosse resuscitato dal sepolcro una decina d’anni prima: alla fine non se ne fece niente.Come ci hanno brutalmente detto Hitler e Nietzsche, il cristianesimo è una religione semita, cioè ebraica, venuta a levare la forza, cioè la brutalità, alle popolazioni europee. Entrate in una chiesa: vedrete la Madonna  con Gesù Cristo in braccio, sono una donna ebrea e un bambino ebreo. Ci sarà ovunque una  croce: è lo strumento di tortura con cui un profeta ebreo è stato ucciso dai romani. In ogni chiesa ci sono dei libri: sia la Bibbia che i Vangeli i sono stati scritti da ebrei. Il cristianesimo è una religione ebraica, che ha esteso a tutto il mondo i concetti di uguaglianza, responsabilità personale, libero arbitrio che fino a quel momento erano appartenuti solo al popolo ebraico, che lui sì, aveva la Legge. Non posso sapere esattamente cosa Gesù Cristo abbia veramente detto, abbiamo solo testimonianze di altri, e non conosco abbastanza l’ebraismo per stabilire quanto della sua dottrina  sia eretico o quanto sia consono rispetto all’ebraismo, quello che è certo, al di là di ogni ragionevole dubbio è che il cristianesimo non avrebbe mai potuto formarsi in una cultura diversa. La cultura ebraica è la cultura che aveva la Legge, la legge di Mosé. Che da quella legge, uguale per tutti, nasce il concetto di democrazia, il concetto di responsabilità personale, il concetto di libero arbitrio. Da quella storia, Dio che interviene a liberare un popolo della schiavitù, nasce il concetto di libertà. (Silvana De Mari)”

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Ecco, è il momento degli auguri, buon Natale a tutte e tutti voi, ecco una piccola storia, un racconto che non ho scritto, ma che dallo scorso Natale mi è rimasto nel cuore.
Che la luce vi illumini, che possiate, anche voi, come la cometa, risplendere.

“Più di duemila anni fa, apparve nel firmamento del cielo una stella nuova. Era una stella diversa, particolare: la sua luce era così forte che il suo corpo non bastava per contenerla tutta, e questa luminosità formava una coda dietro di lei, una striscia abbagliante…
Apparve in una notte fredda e invernale. Ma la nostra stella non sapeva che cosa era apparsa a fare, non capiva il perché della sua coda, della sua luce. Dio le aveva semplicemente detto, per via della sua coda: ”Tu sarai la mia cometa”.
La prima cosa che vide quando apparve, fu una piccola grotta nel gelo della notte, e nella grotta stavano una mamma, un papà e un bimbo..
Questo bimbo infreddolito e in fasce aveva sul suo volto la luce di tutte le stelle.
“E anche del sole” pensò la cometa.
C’era in quel bambino qualcosa di misterioso, come in lei..
“Dio”, pensò la cometa, “ha voluto unirmi al destino di questo bambino. E’ come se fossimo nati insieme, è come se senza di lui non potrei esserci. E’ il riflesso del suo volto che mi dà luce!”
E si pose sopra la grotta…”

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Ci siamo, ormai l’Avvento è agli sgoccioli, il Calendario con le sue finestrine è quasi finito, il Natale e le feste sono lì ad un passo, sono iniziate stamattina anche le vacanze scolastiche e io ho avuto poco tempo per riflettere, per fermarmi, per meditare e godermi l’attesa, anche per scrivere. Voglio suggerirvi un regalo dell’ultim’ora, ma soprattutto un dono da fare a se stessi. Ci sono molti libri che mi sono rimasti dentro, in cui i protagonisti sono ormai parenti, persone di famiglia nel mio cuore. Ma davvero pochi, specie in questi ultimi anni, che mi hanno cambiato, che mi hanno “spostato”, fatto muovere l’anima e vedere le cose e la vita con occhi nuovi. Tutti i libri di Silvana certamente, la De Mari, la scrittrice di fantasy psicoterapeuta che è anche il mio modello e punto di riferimento per il mio scrivere: nessun romanzo, e io leggo solo quelli, mi ha toccato tanto nel profondo, come le sue storie, tutte. Forse lo stesso effetto me lo fece quando a vent’anni cominciai a leggerlo, Hermann Hesse: Demian, Siddartha, Narciso e Boccadoro, ma ora, tolto Il profeta di Gibran, è certo più difficile. Poi c’è lui, l’unico libro di saggistica che sono riuscita a finire, che ogni tanto riapro, a caso, che cito dentro di me e con chi lo conosce, l’amica che me lo ha regalato, mio marito. -La Shinn-, diciamo, e già sappiamo di cosa si parla: di un modo di vivere, di sentire e di pensare, e anche certo del libro, de Il gioco della vita.

“La maggior parte delle persone considera la vita un combattimento, ma non è tale, è un gioco.
Tuttavia  si tratta di un gioco a cui non si può partecipare con successo senza conoscere la legge spirituale, e il Vecchio e il Nuovo Testamento ne forniscono le regole con straordinaria chiarezza.

Ogni energia viene data all’uomo perchè porti il suo Paradiso sulla terra che gli appartiene, e questo è l’obiettivo del -Gioco della Vita-.
Le semplici regole sono fede indomita, non resistenza e amore!
Possa ciascun lettore essere ora liberato da quello che l’ha trattenuto in prigionia nel corso dei secoli, ponendosi tra lui e ciò che gli appartiene e << conosca la Verità che lo rende libero>>, libero di realizzare il proprio destino, di manifestare il –Disegno Divino della sua esistenza, Salute, Ricchezza, Amore e Perfetta Espressione della propria Personalità-. <<Siate trasformati dal rinnovamento della vostra mente>>.”

Queste sono le frasi con cui il libro inizia e, dopo i puntini, quelle con cui  finisce. Non aggiungo altro, tranne che quello che sta in mezzo ribadisce la magia che un libro può possedere, la capacità, la possibilità di trasmetterti la saggezza e la profondità di qualcuno che non possiamo conoscere direttamente, ma che può donarci la bellezza della sua anima. Come questa incredibile donna, nata 140 anni fa, da cui leggendo anche io oggi mi sento sostenuta, compresa e amata. Amore, sostegno, saggezza, cosa augurarvi di più per Natale?

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Volevo viverlo e godermelo questo dicembre, dedicarmi tranquilla alle mie cose, scrivere il terzo capitolo del mio nuovo libro, andare con calma a comprare i regali, starmene a casa a coccolarmi. E invece ho perso una settimana con l’influenza e mi ritrovo indietro su tutti i fronti. E con le energie non ancora al loro posto. Eppure anche così arriva Natale e mi ha fatto riflettere una frase letta sulle pagine dell’Associazione Il-dono.org che si occupa di ragazze madri e post-aborto. Diceva che Gesù è arrivato non desiderato, è stato un figlio non cercato. Ecco anche questo è Natale: riuscire a fare spazio nel cuore anche quando ti senti tutta sottosopra, lasciare entrare la Luce che viene, la speranza. La gioia è questione di sentire, non di fare, di fermarsi, anche un solo momento, a contemplare, a ringraziare, non è roba che rientra con il programmare. Saper desiderare piuttosto che sentirsi di rincorsa, come la figlia di un’amica.
-Ma lei ci crede ancora a Babbo Natale?- ho chiesto alla sua mamma, è molto sveglia, ma fa solo la seconda elementare.
-Si, ci crede, anzi è arrabbiata nera con lui.-
-Perchè?- chiedo io.
-Perchè non le ha portato quello che aveva chiesto.-
-In che senso?-
-Lo scorso anno chiese un elefante.-
-Vero? Vivo?-
-Si, suo fratello le disse: ma poi dove lo metti?
E lei convinta: in giardino.-

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Sono malata! Ho beccato l’influenza, allora ricicliamo. Mi sono accorta che non avevo messo questi due film a cartoni, eccezionali, nella mia sezione di cinema. Allora, vista la testa poco lucida, copio e incollo per chi non lo avesse, allora, letto.
A proposito di cartoni animati, ieri parlando con Lucia le raccontavo che secondo me il più bel film d’animazione, il più adatto e poetico che supera anche l’insuperabile La carica dei 101 della Disney, è La freccia azzurra, film di animazione finalmente italiano. Io lo scoprii per caso al supermercato nel cestone delle allora videocassette, semplicemente perchè.. costava poco.
E invece si tratta di una storia italiana, senza hamburger o skateboard, la protagonista è la Befana in un Italia degli anni ’70, è tratta dal romanzo di Gianni Rodari, ma secondo me il film è più bello. Le voci sono di Dario Fo e Lella Costa e le musiche di Paolo Conte, il ritmo è lento, non c’è violenza, nè concitazione ed è invece pieno di poesia.
Il regista è Enzo D’Alò, prima regista della Pimpa e poi de La gabbianella e il gatto di Momo e Opopomoz, ma La freccia azzurra è stato il mio preferito.
Un altro film bellissimo è Principi e principesse, di Michel Ocelot, lo stesso dei due film di Kirikù, Kirikù e la strega Karabà, Kirikù e gli animali selvaggi, insomma nomi su cui si può andare sul sicuro, semmai la difficoltà è trovarli.
Ma sono dei piccoli capolavori, Principi e principesse è a episodi, ognuno ambientato in luoghi ed epoche diverse. Il secondo si svolge nell’antico Egitto e la sua storia l’ho dovuta poi raccontare decine e decine di volte, un’altro si svolge in Giappone, uno nel Medio Evo, uno è di fantascienza, gli altri nel mondo dei principi, per cui, specie con i bimbi piccoli, se ne può vedere anche solo uno alla volta.
Ma dopo aver visto il primo viene voglia di conoscere anche gli altri cinque episodi e l’ultimo poi, che dà infatti il titolo al film, è forse il migliore. Per chi avesse occasione di vederlo non aggiungo altro per non sciupare la sorpresa.

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Quest’anno ancora non ho mai parlato del Natale, ma perchè mi sono sfogata scrivendo le puntate per la mia rubrica alla radio. La prima: è iniziato il periodo natalizio è già ascoltabile , ma la seconda, andata in onda ieri, che mi piace molto, ve la trascrivo in anteprima. Chi mi legge riconoscerà tra le mie natalizie, la storia finale Biglietto di Natale.

“Siamo in Avvento, è iniziato il mese di dicembre, abbiate pazienza, Natale e le feste per me sono così, non posso tacere e farne a meno, non parlerò d’altro fino ad anno nuovo. Quindi fatevene una ragione!
Eccoci qua, finalmente il periodo che tutti aspettiamo e temiamo. Si, ne abbiamo anche paura, perché se non si riesce ad essere felici a Natale ci sentiamo tutti un po’ più tristi e incapaci, delusi da noi stessi, come bambini che scartano un regalo senza entusiasmo: se non ci riusciamo a Natale, quando mai sapremo godere di quello che ci circonda e la vita ci propone?
Io sono da sempre tra quelle fissate e che amano il Natale e riescono comunque a goderne e certo per questo, essere diventata mamma e aver avuto per anni due Gesù Bambini in giro per casa ha contribuito non poco. Ma devo dire che per poter essere felici per le feste che si avvicinano bisogna ricordarsi innanzitutto che il Natale è una festa religiosa, un’occasione spirituale, comunque la si voglia considerare. E il buio, la stagione e la natura sospesa, arrivano e sono lì per noi, per fermarci, per guardare le cose, almeno una volta, da una diversa prospettiva, dall’alto, ricordare che siamo piccoli, limitati e temporanei. La fine e il nuovo inizio rappresentano il momento giusto per staccare dagli affanni quotidiani e ridare spazio all’armonia, alle cose che contano veramente, quelle che durano. C’è una Luce che nasce, sia che la si veda come quella dell’anno che riparte, delle giornate che si riallungano, o del Natale cristiano, di Dio, del Signore che nasce in mezzo a noi. E’ lì, che bisogna andare a cercare il motivo per gioire, per ritrovare la capacità di guardarsi dentro, ed essere grati di tutti i doni che continuamente riceviamo. Allora i beni materiali, i regali, le cene, le feste, gli abiti e le luci scintillanti, che da soli sono ingombranti, vuoti e senza senso, diventano preziosi, perché tornano al loro posto, quello di strumenti, mezzi per festeggiare la vita, il dono, la Luce preziosa senza la quale non si può vivere, sia che sia quella fisica che illumina le nostre giornate che quella spirituale che illumina le nostre anime.
E la gioia quando è quella profonda, quella che illumina nel profondo, vuole essere condivisa e trasmessa, ai nostri figli per primi, e a chi ci circonda. Ecco che fare, acquistare o preparare regali non diventa più soltanto un dovere o un passatempo, ma un bisogno, un desiderio del nostro cuore. Che anche così diventa più caldo, più pieno, finalmente contento, come in questa mia piccola storia che vi dedico.

E così anche quell’anno era arrivato Natale.
Un Natale povero povero, senza addobbi e senza regali, pacchetti e fiocchi.
Me ne stavo triste davanti all’albero spoglio e le lacrime mi rigavano le guance.
Un soffio gelido entrò nella stanza e quando mi girai proprio lì davanti a me stava Babbo Natale.
“Il mio albero è spoglio” dissi.
Lui si avvicinò e con le sue manone mi sfiorò le guance. Le sue dita si bagnarono delle mie lacrime e con queste sfiorò il mio albero.
Ed ecco i rami si illuminarono tutti e cristalli di neve e fiori candidi come luce spuntarono ovunque.
Ma ero ancora senza doni. “Cosa regalerò?” Gli chiesi ancora.
Lui mi guardò sorridendo e uscì.
Così non mi resta che donarvi questa piccola storia.”

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Dopo giornate concitate e riflessioni agitate e notturne cerchiamo di riprendere il filo dei pensieri e degli eventi. Mia figlia non è andata poi in discoteca, non è voluta andare senza la sua migliore amica a cui non era stato dato invece il permesso. L’amica che ha dato il suo primo bacio, che lo ha dato pur sapendo che a lui non importava niente di lei, ma ha seguito il consiglio delle amiche e amici che le hanno detto che non importava, che baciarsi va fatto senza preoccuparsi dei sentimenti, dei legami, se ne può baciare anche più di uno per sera che tanto “fa fico”. Mia figlia no, si è arrabbiata, ha disapprovato questa superficialità in cui non si riconosce e mi ha detto che però così la pensa la maggioranza dei ragazzi e ragazze della sua età. Ecco perchè mi sono arrabbiata con Benigni e company in tv, subito dopo il suo dolore e la sua rabbia per la sua amica che poi -Mamma, la terza volta che le ho chiesto se era felice, lo ha ammesso, no, non lo era-. Possibile che, non ragazzini di undici, dodici anni, ma gente di prima superiore la pensi così? Ma forse ricordo male noi alla loro età, come mamma magari non riesco ad essere lucida, non so. Certo lei sta dimostrando una maturità che non mi aspettavo, noi le avevamo dato il permesso, o meglio mio marito, il temerario, e meno male che c’è lui che non ha le mie paure!, le ha dato il permesso di andare in discoteca. Ma lei ha rinunciato senza la sua amica: vuole andarci con  lei la prima volta. Non ha sete o fretta di fare le sue esperienze, ha capito che aspettare può valerne la pena, posso fidarmi direi. Allora perchè al pensiero che sarebbe andata in discoteca, ha cambiato idea solo il giorno dopo, io non ci ho dormito la notte? Cosa farò quando veramente andrà e io penserò che lei è lì dentro, in balia di alcool, droghe e brutti ceffi e non so che altro? E mi sentirò vecchia, una figlia che va a ballare è già una ragazza e tu non sei più “la mammina”. Accipicchia è più facile essere la regina madre, è più facile scrivere storie che viverle, sarà per questo che mi ci rifugio così spesso? Non sono ancora pronta! Rivoglio la mia bambina!

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Accipicchia la notte vorrei dormire! E invece mi sveglio e la testa mi si riempe di pensieri e mi metto  a scrivere al Presidente del Consiglio…

“Esimio signor Presidente del Consiglio, sono una semplice cittadina, e come tale vorrei farle una semplice richiesta. Il vostro ruolo in questo momento è di salvare la nazione da una crisi che era ipotizzabile e prevedibile, dopo aver per molto tempo chiuso la classe dirigente e averci fatto chiudere a noi gli occhi sui problemi reali e sulla gestione del bene comune. Il risveglio e il dover ricordare che le soluzioni percorribili sono lunghe e difficili ha creato ora una fase delicata dove occorrono tutte le energie  per recuperare e ritrovare la logica delle cose. Vorrei dirle che la prima mossa che il suo governo avrebbe o dovrà intraprendere è quella di cercare di riacquistare credibilità e fiducia agli occhi dei cittadini. La prima mossa anzi l’avete già fatta, avete escluso dal governo i politici, come da lei stesso ammesso, per il bene di tutti, quindi nessun ministro politico. La secondo mossa che le chiedo di intraprendere consiste nel cominciare in modo eclatante e altisonante, che riempia gli occhi e le orecchie e i cuori degli italiani, con i tagli al costo della politica. Ridurre subito i privilegi, le pensioni, le gratuità, gli stipendi, le scorte e le auto e gli aerei riservati, e chi più ne ha più ne metta, dei parlamentari. Forse cambierà poco a livello economico, ma certo cambierà molto a livello emotivo. Ci sentiremo forse, noi comuni cittadini, meno impotenti e distanti da un Palazzo che non solo non ci rappresenta, non solo ci sfrutta, ma che sembra fuori da ogni controllo di legge, di etica, di pudore. Non posso chiedere ai miei figli di mangiare la minestra che detestano, se io per prima non lo faccio. Abbiamo bisogno di vedere il buon esempio, ma non il vostro, non il suo non prendere lo stipendio o il commuoversi dei ministri, ma che sia, non dico punito chi ha sbagliato, chi non ha fatto il proprio dovere, chi ha considerato la nostra nazione, il paese più bello del mondo di cui siamo, di fronte all’umanità responsabili per valorizzarlo, conservarlo e gestirlo, soltanto una risorsa per le proprie tasche e i propri desideri, che queste persone vengano almeno non premiate. Crei fiducia e unità, ci faccia sentire che possiamo fidarci di lei e dei suoi ministri, magari sarà demagogia e populismo anche questo, ma forse metterà in circolo energie positive che ci permetteranno di muoverci poi a livelli più civili ed evoluti, più democratici e realistici della società in cui, non basta aver cambiato, con tutto il rispetto, il governo, ci troviamo oggi a vivere in Italia. Ci dia la possibilità di credere che ce la faremo a riprenderci perchè qualcosa sta veramente cambiando: se dovremo aprire ancora una volta il portafoglio, che ci allarghi almeno il cuore, ci dia un motivo non di sopravvivenza, ma di orgoglio e di speranza per farlo.

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