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Archive for gennaio 2012

Sarà da vergognarsi se una piange durante un concerto? Le lacrime mi sono scese da dietro gli occhiali, ma tanto le ha viste solo mio marito: lui è abituato. Non lacrime generiche di emozione e commozione per il potere della musica sul nostro cuore e sulla nostra anima. E’ quando senti che sei tu quella chiamata in causa, che si parla di te. Domani è il mio compleanno, ma il mio regalo l’ho già avuto: sono andata a vedere Fossati, ad ascoltare per l’ultima volta, poiché ha deciso di ritirarsi dalle scene, “la mia musica” e soprattutto la mia canzone, è anche grazie a lei, e quindi a lui che l’ha composta, che sono qui che scrivo. Alla fine del concerto Fossati ha raccontato di come la speranza sia un sentimento che mettiamo in ballo solo per le situazioni davvero importanti, quelle urgenti, fondamentali, dove non possiamo permetterci che le cose vadano male. Invece, diceva, la speranza serve anche per le piccole cose, nella vita di tutti i giorni: la speranza di mantenere il proprio lavoro, la speranza che la famiglia vada avanti in armonia. E allora ogni strumento è utile per darci speranza, un libro che ci fa sentire più forti dopo averlo letto, un film, quando è un buon film. E poi, ha concluso, ci sono le canzoni, questi piccoli contenitori di speranza, che durano pochi minuti, eppure che possono dare speranza. -E sono contento che la prossima canzone, sia una di quelle che, anche per i giovani, sia una di quelle che dà speranza.- Lì ho capito che si trattava di lei, e di me, delle sue tante versioni che ogni volta ho ascoltato per trovare la forza di scrivere, di ascoltare quella parte dentro di me senza vergognarmi e imbarazzarmi, senza giudicarmi e criticarmi, per credere non solo che “io la sera mi addormento e qualche volta sogno perchè voglio sognare”, ma ammettere che “io la sera mi addormento e qualche volta sogno perchè so sognare”, che questi colori dentro di me, questi momenti e pezzi di vita pulsante, fiati sospesi e lacrime che scorrono ci sono e vogliono uscire, essere raccontati, anche questo.

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Ci sono giornate in cui si riesce a tirare il fiato, occasioni non volute in cui ti ritrovi i ritmi allentati, momenti intensi in cui vieni all’improvviso liberata dal solito correre, dal dover tenere insieme tutti gli ingranaggi di quella macchina complessa e articolata che è la tua famiglia. Come è successo a me ieri che, per una serie di circostanze, mi sono ritrovata sola all’ora di pranzo, gli altri ognuno per la sua strada tra scuola, amiche e impegni di lavoro. Allora anche andare a fare la spesa acquista un senso di leggerezza, fissare il cielo e le nuvole con calma, almeno per quelle due ore. Sollevando lo sguardo, lontano, senza fretta di ritornare con i piedi per terra, mi vedo da lassù e un ricordo, una sensazione, mi affiora o mi sfiora. Ripenso a quando da bambina, quante volte!, giocavo alla mamma, alla donna grande che va a fare la spesa, che deve occuparsi dei figlioli e ne parlavo con le altre “signore grandi”, compravo per finta “due etti di prosciutto cotto e mezzo chilo di pane”. Con la stessa leggerezza e spensieratezza sento che in fondo quello che sto facendo è un gioco, quel gioco, adesso faccio sul serio, ma il meccanismo è quello. E’ una bella sensazione. Dura un attimo. Poi abbasso la testa e rientro nel flusso. Ma la “massaina” non se ne va, in un angolino resta con me, mi accompagna, o forse io lei.

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Se vivete nei dintorni di Siena e volete passare un sabato pomeriggio con i vostri figli a guardare un bel film tutti insieme, questa volta non via darò soltanto l’indicazione di un titolo. Riprende infatti la mia collaborazione con l’Associazione Peter Pan di Colle Val d’Elsa e sabato prossimo, 28 gennaio, ci troveremo presso la sede della Misericordia alle 17.30 per guardare un film. Ma anche per riflettere, confrontarci e avere qualche spunto su cosa sono i cartoni animati e come si fa a sceglierli, come regolarsi con la tv, come si fa a gestire questa vice-mamma e tecnologica baby-sitter con cui tutti siamo chiamati a rapportarci. Se invece vivete lontano, ma vi interessa l’argomento vi ricordo la mia sezione dedicata a questo Un film da amare e i miei post sulla tv, frutto delle mie riflessioni e un po’ dei miei studi, ma soprattutto del mio stare a casa con i miei figli. A proposito di cinema ieri siamo andati a vedere un film con mio figlio e mi è davvero piaciuto Winter il delfino, ve lo consiglio davvero.

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Pomeriggi invernali: mio figlio invita a casa il suo amico del cuore, quello con cui insieme ne combinano di tutti i colori, quello con cui lui, anche se ora meno, si trasforma, diventa strafottente e indisponente come non fa mai, ma che ama, ricambiato, come un fratello, come si fa a dire di no? Dopo averne combinate diverse, anche perchè si annoiavano, io in questo sono nazista, quando ci sono amici niente tv e videogiochi, quelli sono per quando si è da soli, non sanno far altro di meglio che disturbare e fare i dispetti a mia figlia. Mi viene in mente uno dei miei assi nella manica e sento d’istinto che funzionerà, ma non glielo propongo esplicitamente, potrebbero per ripicca dire di no. Gli dico invece che hanno un sacco di giochi e di cose che potrebbero fare e inizio l’elenco: i nuovi giochi da tavolo ricevuti a Natale, le costruzioni avute mentre è stato malato, giochi con le carte, con i dadi, lo shanghai, oppure quel gioco città, nazioni, nomi di cose animali e fiori, oppure
-Mamma, facciamo quello, prendo i fogli!- Lo sapevo che funzionava. Il gioco di trovare i nomi di varie categorie che iniziano con la stessa lettera è sempre ben accolto, è divertente, semplice  e stimolante e chi di noi fin da bambino non l’ha fatto almeno una volta? Si imparano tante cose, ma si può anche sfoggiare quello che si sa, i grandi possono aiutare, ma anche ricordare, ci sono i classici, upupa con la lettera u ed elefante ed ermellino con la e, poi ci sono i soliti calciatori che gli altri non conoscono oppure nomi che -non vale!- perchè invece sono cognomi o soprannomi. Insomma il rito è sempre lo stesso eppure sempre divertente. Così è stato anche per loro che prima di tutto hanno preso carta e penna, hanno scelto le categorie, preparato il foglio con le lettere segnate sopra da bucare con la penna senza guardare, questa variante per scegliere la lettera me l’ha insegnata anni fa mia figlia, perchè anche le tradizioni hanno le loro evoluzioni. E sono partiti, animali con la effe, mio figlio “foca”, l’amico “fish”, perchè -s’era detto che valeva anche l’inglese- così sono i bambini di oggi. Personaggi famosi con la lettera b, Ben Ten! Io ho pensato, ma non l’ho detto, Ben Hur, ma con la enne che non gli veniva niente è bastato aver io appoggiato la mano all’altezza dello stomaco -Napoleone!- hanno esclamato insieme, 5 punti ciascuno.
Però non sono arrivati in fondo, secondo me perchè l’amico è molto bravo in italiano e trovava più nomi, mio figlio, più bravo in matematica faceva le somme dei punteggi per tutti e due e non ci ha messo molto a capire chi stava vincendo, e lui detesta perdere. L’altro invece sotto sotto è un tenerone e preferisce vederlo contento che sconfiggerlo: alleati a combinarne insieme sì, nemici mai.

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Scrivendo una puntata per la mia rubrica alla radio ho ripreso una delle storie del mio libro, quella che inventai, inutilmente devo dire, per invogliare i miei disordinatissimi figli ad essere ordinati. Mi sono accorta che non l’ho ancora messa nel blog. Eccola qua, magari con i vostri funziona..

Storia di Michelino

Michelino era un bambino tanto tanto disordinato, che giocava con tutte le sue cose sparse dappertutto, e anche se la mamma gli diceva di sistemare, lui non metteva mai in ordine.
Un giorno se ne stava in mezzo a tutti i suoi giochi, quando gli cascò il suo primo dentino. Chiamò subito a voce alta la mamma per farglielo vedere, ma la mamma era un po’ indaffarata e gli disse di aspettare un momento. Michelino appoggiò il dentino e continuò a giocare. Dopo pochi minuti arrivò la mamma per vedere il dentino
-Allora Michelino, fammi vedere la bocca- gli disse. – ora bisogna mettere il dentino sotto il cuscino così stanotte vengono i topini e ti portano un regalino-.
-Mamma, non lo trovo!- disse Michelino tutto spaventato. Non si ricordava dove lo aveva appoggiato mentre giocava, non aveva fatto molta attenzione e ora chissà quante cose aveva spostato nel frattempo. La mamma un po’ lo brontolò, ma Michelino era così triste che non gli disse granché e continuò a cercare anche lei. Non ci fu niente da fare, il dentino non si trovò e a Michelino toccò andare a dormire senza averlo messo sotto il cuscino.
-Mamma, speriamo che riescano a trovarlo i topini- disse tutto sconsolato e si addormentò.
Nella notte ecco due topini pronti per prendere il dentino da portare alla Regina dei Topini dei denti da latte, che così avrebbe scelto il regalo da mettere sotto il cuscino di Michelino.
-Ehi! Non c’è niente qui sotto!- disse il primo topino, che era un maschietto.
-Non è possibile!- disse il secondo topino, che era una femminuccia. Ma possibile o impossibile che fosse, il dentino non si trovava. Allora si guardarono intorno e vedendo il gran disordine in cui si trovava la stanza intuirono cos’era accaduto.
-Proviamo a guardare qui intorno, magari lo ha perso in mezzo a tutte queste cose.-
E così cercarono dappertutto, ma il dentino non spuntava. Alla fine la topina disse che era meglio andare a parlare alla Regina. Il topino, prima di ripartire, voleva salire dentro una delle macchinine di Michelino.
-Solo un giretto e poi andiamo.-
E cosa trovò il topino dentro la macchinina? Proprio il dentino che Michelino aveva appoggiato lì, mentre giocava, soprappensiero, e non gli era proprio venuto in mente di guardarci dentro.
-Eccolo! Era qui!- gridò il topino -Andiamo!- e partirono subito per andare dalla Regina. La quale mandò un regalo davvero speciale per Michelino. Quando la mattina Michelino si svegliò si accorse subito che c’era qualcosa sotto il cuscino.
-Mamma! L’hanno trovato!- chiamò tutto emozionato. Ma quando alzò lo sguardo rimase a bocca aperta e anche la mamma appena entrò. La sua stanza era completamente cambiata, tutti i giocattoli erano in ordine dentro tanti contenitori allegri e colorati. La camerina sembrava più grande e bella, come non aveva mai visto prima. E sotto il cuscino? Michelino trovò tante etichette adesive colorate di macchinine, costruzioni, robot, soldatini, e così via da attaccare sui contenitori.
-Messaggio ricevuto- disse ad alta voce pensando alla Regina dei Topini dei denti da latte e da quel giorno imparò ad essere ordinato e a trovare da solo le cose.
(Lui, nel mondo delle favole…)

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In questi giorni, e settimane!, di influenza ci siamo fatti vere scorpacciate di film e mi è venuto in mente che ci sono pellicole che, come le vecchie fiabe o gli aneddoti, sono un po’ un patrimonio, un’eredità delle nostre famiglie. Me ne sono resa conto perchè hanno mandato in onda proprio in queste sere e pomeriggi, i film che ho in qualche modo ereditato dai miei genitori, almeno i due più rappresentativi e più lunghi che ho riguardato con i miei figli, se non interi, almeno le scene più importanti e famose. Così ho guardato con mio figlio che si è entusiasmato, la corsa delle bighe, la scena più famosa di Ben Hur, il classico storico con Charlton Heston del 1959, uno dei primi film che ho visto al cinema dopocena quando avevo sui dieci anni con il mio babbo. Era il nostro film, aveva tutti elementi a lui cari: la storia, sua grande passione, e poi un personaggio e una vicenda morale e anche religiosa, l’intreccio con la vita di Gesù che appare, anche se non se ne vede mai il volto, in molte scene, la forza e l’onore e la capacità di perdonare per essere perdonati. Ieri invece mi sono rivista con mia figlia il film preferito di mia madre, ma anche di mia zia, mia cugina, il film del ramo femminile delle mie radici: Via col vento, del 1939, ambientato in Georgia durante la guerra di secessione, la vicenda di Rossella o’ Hara. Lo spirito libero e l’intelligenza oltre le limitazioni delle convenzioni e un amore più grande di quello romantico, da cui trarre la forza per andare avanti, -Dopotutto domani è un altro giorno-, -mamma, ma che lieto fine è?- e io a spiegare che è nella tenacia e nella vitalità inesauribile di Rossella che sta il lieto fine, qualcosa che sta dentro di lei e non che le arriva passivamente dall’esterno, non è nel bacio o nel matrimonio col principe azzurro che sta la chiave della felicità, ma nel credere in se stessa. Messaggi con cui sono cresciuta e che mi sento di continuare a trasmettere, che ancora valgono per me. E poi così imparano anche un po’ di storia del cinema, si fanno anche un po’ di cultura. D’altronde i film che abbiamo amato da ragazzi io e mio marito e che gli abbiamo fatto vedere sono di ben altro livello, con mia figlia abbiamo visto Grease, che mi folgorò quando avevo tredici anni, mentre con mio figlio abbiamo guardato The warriors – I guerrieri della notte, che io non conoscevo, e mi è piaciuto, che mio marito ha cominciato a vedere quando aveva sedici anni. Non so se eravamo noi che avevamo gusti “più bassi” o se queste erano le mode durante la nostra adolescenza, certo sono due film minori rispetto agli altri, comunque noi li riguardiamo volentieri insieme, anche così si impara a conoscersi, a creare spunti e motivi di dialogo e di confronto, si dà loro modo di imparare un po’ di storia e un po’ delle nostre storie, da dove loro provengono.

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Come siamo noi mamme! Subito in ansia anche se sai che è un’influenza, niente di grave, ma lunga lunga, sembra interminabile. Pensi ad altre situazioni, ad altre mamme e ti senti in colpa, ma lo stesso il cuore ti si ferma, il sole non splende più, le giornate ti scivolano come l’acqua e il tempo è segnato solo dall’attesa del miglioramento, stai col fiato sospeso, aspetti di ricominciare a vivere. Ma lui non se accorge, sorridi, scherzi, lo sgridi se non ti dà retta, perchè tutto deve scorrere normale, anche se lui vorrebbe tornare a scuola e non ne può più di vacanze e riso e patate bollite. Allora ti inventi i pomeriggi, ci riguardiamo insieme Mary Poppins che lui ormai quasi non ricorda più, gli compri una nuova costruzione Lego dei guerrieri Ninja e insieme entriamo nel mondo dei suoi personaggi, approfondisci con lui, e trascorrono altre ore: quali saranno i prossimi pezzi da comprare, quali buoni e quali cattivi, le armi. Oppure gli leggi, e se c’è anche suo padre ascolta, il pezzo del collegio delle avventure di Gianburrasca, come facevi tu da bambina, che quella era la tua parte preferita e ti diverti e ti consoli un po’, e intanto così lo stacchi per un po’ dalla tv e dai giochini. E ti sembra tutto faticoso e il cuore pesante come una pietra, finchè, davanti ai suoi occhi che brillano e alla fretta con cui si avvia a risalire finalmente sul suo pulmino giallo, ti ritrovi invece nel petto una nuvoletta bianca che volteggia leggera lassù nell’azzurro e mentre lo vedi partire sei così felice che gocce di pioggia ti scendono dagli occhi. Quali altre persone nella nostra vita possono influenzarci così?

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