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Archive for giugno 2012

Mio figlio, ormai si è capito, va ai campi solari, quindi la mattina deve alzarsi presto. La sera dopocena non esce mai, un po’ perchè quassù ci sono pochi  bambini, un po’ perchè la sera siamo tutti stanchi, ci spaparanziamo sul divano alla tele e chi si alza più. Ieri invece, forzandolo, siamo usciti. Si è comprato il gelato, ha trovato due bambini che conosce e se ne sono andati a giocare a nascondino, anzi,-nascondino killer- mi ha detto stamattina, chissà cos’è. Così nell’aria dolce della sera ha scoperto, o riscoperto, cosa sia la vita di paese, il ritrovarsi e incrociarsi delle varie generazioni, lo “stare a veglia” come si dice da noi, dei più attempati e il giocare dei ragazzi. Mi porto ancora dentro i suoni e le immmagini delle sere dopocena estive della mia infanzia, dei giochi, dei miei che mi  chiamavano dalla finestra, di quell’atmosfera unica di vacanza, ma familiare, di tempo speciale del poter stare fuori da soli di notte, ma sotto casa. Quando si poteva cominciare a farlo, anche solo per dieci minuti, l’estate vera era arrivata. Sono contenta davvero che mio figlio possa sperimentare queste cose visto che si trova ancora in quel periodo in cui la vita si stampa dentro di noi come una fiaba e le emozioni ci accompagnano poi almeno fino alla mia età! La felicità è fatta anche di questo: momenti magici da vivere per sapere e ricordarsi che la gioia e la serenità esistono, quando poi si attraversano momenti bui, costruirsi una riserva, uno scrigno prezioso di perle da tirare fuori ed indossare come collane di nostagia e spille di calore vicino al nostro cuore per riconoscere, quando ancora ti ci trovi immersa, magari insieme ai tuoi figli, che quello, proprio quello è il dono di essere vivi.

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Quando conobbi mio marito stavo finendo il mio percorso di formazione in psicoterapia. Lui, che ha smesso di studiare a quindici anni, mi colpì per la lucidità e l’acume con cui analizzava rapporti e persone, da manuale, e senza neanche averci faticato e sofferto come avevo dovuto fare io. Certo per il proprio equilibrio non è la stessa cosa, ha le sue rigidità e debolezze, ma, e lo fa tutt’ora come padre, oltre che come marito, ha questa capacità di cogliere con molta facilità aspetti profondi delle situazioni e metterli nella giusta prospettiva.
Continua la mia vacanza dai miei figli che hanno oggi iniziato la loro ultima settimana al campo estivo in parrocchia. Venerdì sera abbiamo avuto la cena con spettacolo per noi famiglie, hanno cantato, ballato, recitato ai nostri applausi di genitori e visto che gli animatori sono adolescenti, grande spazio come sempre è stato dato ai video fatti e montati da loro con telefonini e pc. In uno chiedevano ad ognuno che lavoro voleva fare da grande e chi fosse il proprio idolo. I più grandi hanno risposto che non hanno idoli, i bambini molti qualche calciatore, che è anche la professione più gettonata, qualcuno il babbo, il nonno, uno ha detto Ben Ten. Le bambine hanno messo anche Lady Gaga o Shakira, lavorare nel mondo della moda e dello spettacolo, ma anche con gli animali. La risposta di mio figlio nel video non c’era, mia figlia però ce l’aveva sul cellulare.
-Non ho idoli, voglio essere solo me stesso- aveva detto il mio futuro pompiere. Forse non voleva essere banale, oppure, semplicemente, assomiglia a suo padre.

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Vorrei essere ispirata e scrivere una delle mie descrizioni o racconti che mi commuovono, che mi emozionano e mi riempono l’anima e mi fanno stare bene per il resto della giornata. Magari un ricordo delle mie estati da ragazzina, riprendere una di quelle immagini sempre vive dentro di me con la luce abbacinante del sole di agosto e l’intensità con cui allora vivevo. Ma in realtà sono proprio lontana dalla mia anima più impegnata e pregnante in questi giorni, mi sento libera, un po’ incosciente e molto superficiale. Non ho voglia di impegnarmi in niente, la mente, ma anche la mani, le gambe, persino la voce, sembrano non avere linfa e grinta per esprimersi, per funzionare. Tutto mi scivola addosso e non è poi una così brutta sensazione, sempre se non mi lascio prendere dai sensi di colpa. Nel fine settimana siamo stati al mare con il nostro camper ed è stata una magnifica minivacanza, la superficialità, ma anche leggerezza, a volte paga. Continuo con mente assente, o forse solo con l’onnipresente senso del dovere e conseguente assillo, assente, a prendermi cura di quella ragazza che è in vacanza. I miei figli oggi sono andati con la parrocchia in piscina. La mia fatica, forse dell’anno e dell’invernata, continua ad evaporare insieme a questo caldo, o forse è solo la ragazza che vuole così.

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Lunedì sono cominciate le vacanze, le mie intendo, quelle vere. Perchè? I miei figli fanno il campo estivo in parrocchia, tutti e due, lei, 14 anni in veste di animatrice, molto presa e impegnata, lui 10, come partecipante, entusiasta come sempre, ma ancor di più quest’anno con la sorella che, passata dall’altra parte della barricata insieme ad altri amici della sua età, fa parte dei “grandi”. Escono col padre la mattina alle 8 e vado io a prenderli alle 5 del pomeriggio, certe volte lei deve fermarsi ancora per le riunioni. Per tre settimane non devo pensare a pranzi, orari, spostamenti, sport e compiti, discussioni, tv e internet fino alle cinque. Lunedì ho avuto molto da fare, ma sono andata anche a pranzo con un’amica, martedì sono andata a Roma per Il dono, l’associazione con cui collaboro, ma da ieri, sono in vacanza… Spero di riuscire a non farmi prendere dai sensi di colpa e invece di approfittare dei tanti momenti liberi che mi si presenteranno. Ieri intanto a pranzo eravamo io e mio marito soli soletti, rilassati, e tanto è bastato a farmi tornare indietro di quasi vent’anni, fidanzatina, o al massimo appena sposata, e già ero un’altra, leggera e sbarazzina. E’ bello essere mamma, meraviglioso, ma riscoprirmi quella ragazza che ero mi intenerisce, e poi mi alleno, loro stanno bene, ma tanto cresceranno, altro che campi solari allora, hai voglia a vuoti da riempire.. Quella ragazza romantica e un po’ complicata, sempre a caccia di stimoli e di nuovi interessi è lì che mi aspetta. Coraggio, andiamo ad incontrarla.

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Mio figlio, dieci anni, sta entrando in quell’età in cui i sogni devono cominciare a mettere radici nella realtà, dove le foglioline delle nostre aspirazioni devono iniziare a nutrirsi con la linfa delle opportunità e delle nostre scelte concrete. E i sogni possono fiorire soltanto se si mantengono collegati e si nutrono di vita reale attraverso un tronco solido fatto di volontà, impegno, determinazione e speranza.
La scorsa settimana ho pranzato con due futuri esploratori ed un futuro pompiere. L’amico di mio figlio ha detto che vuole frequentare il liceo linguistico perchè per poter girare il mondo bisogno che conosca le lingue. L’altro, più riflessivo, ha confessato di essere indeciso tra classico e linguistico. Mio figlio, futuro pompiere, ha scoperto, quando sua sorella doveva scegliere la scuola, che esiste il liceo scientifico per chi come lui ama la matematica e non ha avuto più dubbi. Tempo fa invece mi ha chiesto come si fa a trovare lavoro. Io allora gli ho parlato dell’ufficio di collocamento, i curriculum e i concorsi pubblici e privati. Allora lui si è sbottonato -mamma, ma come si fa a diventare pompieri?- Ho risposto che credo occorra fare un concorso e che immagino bisognerà avere un diploma per fare il pompiere semplice e una laurea per fare il comandante dei pompieri. Lui si è scoperto ulteriormente -ma quello che spenge gli incendi è pompiere semplice o comandante dei pompieri?-
-Pompiere semplice-
-Allora io voglio fare il pompiere semplice.-

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Sono passati tre giorni, la Prima comunione è andata benissimo, una bella cerimonia, sì, ho pianto e alla fine avevo anche mal di testa. Una giornata favolosa per cui il pranzo sulla veranda del laghetto di pesca sportiva è stato perfetto, i ragazzi si sono divertiti, hanno guardato i pesci che puntualmente venivano ributtati in acqua, poi c’erano altalene, tappeto elastico e gonfiabili e infine hanno fatto, dopo congruo tempo di digestione, il bagno in piscina, mentre i genitori se ne stavano sui lettini a prendere il sole. Io e mio marito invece ci siamo intrattenuti coi parenti, quelle belle occasioni di vedersi dopo tanto tempo, da lontano. Mio figlio al ritorno a casa, al tramonto, alla domanda su cosa gli fosse piaciuto di più della festa ha detto -I regali!- allora io -e dopo?- e lui -che mi sono avvicinato a Dio- non me l’aspettavo.
E allora perchè a distanza di tre giorni non riesco a riprendere la vita normale? Mi sento come uno di quei pesci nel retino che però non vuole essere ributtato nel lago, voglio restare in quel clima da favola che ho vissuto, non voglio rimettere i piedi per terra. Non si potrebbe tornare indietro e ripassare quella giornata in cui finalmente tutto è sospeso, non ci sono orari da rincorrere e tutti belli ed eleganti non abbiamo altro che da trascorrere il tempo nella maniera più piacevole possibile? Sarà perchè il carico, non solo personale, ma del nostro paese ora è così pesante, triste e complicato che è ancora più difficile ritornarci.
Forse c’è un’unica strada per riuscire a staccarmi da quella giornata, da questa nostalgia, senza sentirmi defraudata e punita, che io, presa dall’entusiasmo ho dimenticato. E’ sempre quella la strada per la felicità, è di questo che ne è lastricata la via per arrivarci: mattonelle di gratitudine per ciò che si è ricevuto, per i momenti vissuti. Il calore allora non si disperde nè diventa rabbia e frustrazione, noia e scoraggiamento, rimane tutto dentro, si trasforma in ricordo prezioso, nella speranza e certezza che i momenti belli accadono e quindi possono ritornare. Posso essere ricca e non orfana di ciò che ho vissuto.
Grazie Signore per domenica, per questa giornata e festa meravigliosa che mi hai donato.

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Eccoci qua, siamo arrivati, i vestiti e la vestina sono pronti, le bomboniere e le foto di ringraziamento anche. Ma sarà pronto il nostro cuore? E soprattutto lo sarai tu mio piccolo uomo che vivrai la tua prima grande festa in cui tutto graviterà intorno a te? Ti sei voluto comprare, per indossare dopo che toglierai la vestina, un completo blu, giacca e pantaloni, camicia bianca e una favolosa cravatta a righe, con babbo hai scelto proprio bene, sarai davvero elegante, come son sicura lo sarà la tua anima candida, come lo è quella di ogni bambino. Io so già, anche tu lo sai, che piangerò fiumi di lacrime, forse ancor di più che per tua sorella. Perchè anche con questa tappa, che vedrai costituirà uno dei grandi ricordi della tua infanzia, stai crescendo, stai abbracciando la tua vita e anche la tua fede che spero significherà sempre per te fonte di amore, di mitezza e rettitudine. Non mi preoccupo certo poi della tua capacità di credere e di aprirti all’Infinito, lo Spirito percorre vie ben al di sopra delle nostre. Ma quello che mi auguro è che  tu possa costruire dentro di te un luogo, un tabernacolo vivo da cui attingere gioia e buoni sentimenti, perche’ e’ la’ dove ti sentirai contento e grato che incontrerai Dio, Lo troverai li’ ad aspettarti. Non tu hai scelto Dio, ma l’Altissimo ti ha voluto, ti ha pensato fin dall’inizio dei tempi, una Scintilla Divina ti ha donato quel tuo sguardo intenso, ti ha creato brillante ed impulsivo, determinato e carismatico, capace di amare. Affinche’  oltre le sofferenze e i fallimenti che anche tu forse dovrai affrontare, possa sempre sentire nel tuo profondo che non solo sei frutto e fonte di tutto il nostro amore di genitori, ma di uno ben più potente che avvolge tutto l’Universo.
“Interroga pure i tempi antichi, che furono prima di te: dal giorno in cui Dio creò l’uomo sulla terra e da un’estremità all’altra dei cieli, vi fu mai cosa grande come questa e si udì mai cosa simile a questa? Che cioè un popolo abbia udito la voce di Dio parlare dal fuoco, come l’hai udita tu, e che rimanesse vivo?
Sappi dunque oggi e medita bene nel tuo cuore che il Signore è Dio lassù nei cieli e quaggiù sulla terra: non ve n’è altro. ”
“A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo.”

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