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Archive for dicembre 2012

Molti concetti ho pensato, storie o riflessioni per augurarvi buon Natale, ma alla fine la ragazza dell’alberino ha scelto lei e mi ha suggerito -ripeti e se volete ripetete con me: ringrazio, è Natale, sono viva.-

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Quante cose e quante volte vorrei scrivere, ma il tempo non me lo consente. E non è che sia un dramma, lo so bene, voi e io, sopravviviamo lo stesso. Il punto è  che scrivere per me significa fermarmi, ascoltarmi e guardarmi intorno, fare spazio alla natura che mi circonda e si immalinconisce in questa fine di autunno e di anno e mi dice che è meglio farsi coccolare dal tempo che trascorre, piuttosto che continuamente rincorrerlo. E mentre passo per l’ennesima volta davanti al bivio della casetta dove ho vissuto da sola prima di sposarmi ripenso a quel Natale in cui mi feci, tutto per me, con un ramo di abete staccato dal giardino, un minuscolo albero e mi comprai sei nuove palline per addobbarlo. Non lo vide nessuno, i giorni di festa li trascorsi dai parenti, ma lui rimase lì, fedele, ad aspettarmi. L’anno dopo ero fidanzata e quest’anno quelle sei palline le ha volute appendere mio figlio al nostro solito albero e il gatto le stacca per giocarci. Certo un lieto fine, sono felice, non potrei desiderare di più, eppure ogni volta che passo davanti a quel bivio ripenso un po’ al mio alberino e provo una fitta di nostalgia per quella mia determinazione a festeggiare proprio e solo per me, per quella ragazza romantica e un po’ bambina che cerca ora di fare capolino e ricordare alla donna e mamma indaffarata che sfreccia tra i mille impegni -ringrazia, è Natale, sei viva.-

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Forse quando arrivano le feste di fine anno si torna un po’ bambini, andando a ripescare personaggi e addobbi i ricordi diventano più vicini e con essi anche la nostalgia per quello che abbiamo vissuto. Una di queste notti ho sognato mia zia Annamaria, la mia zia preferita. Tra pochi giorni saranno vent’anni che ci ha lasciato, ma sono rimasti dentro di me tutto il calore e la meraviglia dell’infanzia, perchè questo ha rappresentato nella mia vita. Da lei ho ricevuto i regali più belli per Natale, la casa delle bambole, il regalo più da ragazzina grande per la mia Prima Comunione, un registratore a cassette da tenere proprio in camera mia. Aveva un carattere solare a differenza di mio zio che era più riservato e ci faceva una gran festa al nostro arrivo dopo il lungo e familiare viaggio al paese di mia mamma. Ci aspettava alla porta e ci accoglieva sorridente uno per uno quando finalmente e faticosamente giungevamo su in cima al quarto piano dell’appartamento dei miei zii dove avremmo trascorso le feste insieme anche con mia nonna che viveva con loro. E se mio zio, l’artista della famiglia, faceva l’albero e il Presepe, magari costruendoseli da solo, è di lei che ho il ricordo più luminoso. In  mezzo al salone ballava volteggiando rapita e cantando senza saperne le parole melodie natalize di dischi stranieri, allora in italiano non se ne trovavano. E io lì in un angolo la guardavo e mi nutrivo di quella gioia e quell’incanto che tanto spontaneamente esprimeva. Oggi mentre svuotavo la lavastoviglie ascoltando uno dei mie dischi natalizi mi sono improvvisamente vista con gli occhi dei miei figli che non l’hanno conosciuta. Loro che sbuffano un po’ quando li obbligo ad ascoltare le mie vecchie canzoni o che mi brontolano quando le canto a squarciagola mentre devono studiare, non sanno che è da lei che prendo l’esempio e che un po’ forse le assomiglio e così mi manca un po’ di meno. Perchè le volevo, le voglio tanto bene, lei che era il mio Babbo Natale e la mia Befana, il mio Gesù Bambino e il mio Presepio, i miei addobbi e le mie luci, il mio Natale.

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Le vacanze di Natale si avvvicinano e una delle tradizioni di questo periodo è sicuramente andare al circo. Noi ci siamo stati molte volte con i miei figli, anche da soli prima che nascessero loro per la verità, perchè l’incanto e la poesia, la meraviglia e la curiosità non hanno età. Ma c’è un circo che mi è rimasto nel cuore, anche se si tratta soltanto di un filmato visto su internet, “perchè ciò di cui ha bisogno questo mondo è un po’ di stupore”, Il circo della farfalla.  Io l’ho mostrato ai miei figli che insieme a me si sono commossi, per impare che “più grande è la lotta più glorioso sarà il trionfo”.

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Chi mi conosce da tempo sa che sono molti i libri che amo, ma che ce ne sono alcuni che hanno su di me un potere speciale, libri che vorrei aver scritto io. Non perchè mi piacciano tanto, anche se li adoro, ma perchè mi aprono nuove strade dentro il cuore, danno parole e immagini ad emozioni che così riesco a comprendere e ad accogliere in me stessa. Sono i libri di Silvana De Mari, lo so sono noiosa, sempre lei. Ma questa volta c’è un regalo speciale, un’anteprima di Natale, se volete. Andate a vedere e capirete: Istruzioni per rendersi felici.

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“May your day be merry and bright!” sembra impossibile essere felici o almeno, merry, lieti, in questi tempi così difficili e incerti, mancano i soldi, mancano le certezze, le prospettive. Eppure un altro Natale si avvicina, avremo da inventarci forse un modo nuovo di festeggiare. Lo sappiamo bene che quello che conta non sta nel denaro, nellle luci sfavillanti, nelle tavole imbandite, anche se tutto aiuta. Ma ogni cosa resta vuota se i nostri cuori non sapranno esultare, non sapranno commuoversi, emozionarsi. “Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto.” (Mt 11, 17) Forse questo allora sarà l’anno buono, la volta in cui veramente andremo a scavare, a cercare quel tesoro che ladro e tignola non corrodono, la perla preziosa per cui si possono vendere tutti gli altri averi, ” Il  regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di per­le preziose, trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.” (Mt 13, 45-46) Cosa sarà mai allora questo Regno di Dio? Cosa aspettiamo e dobbiamo ricordare e festeggiare il 25 dicembre?
Forse la nascita della nostra anima, della nostra luce interiore, che faticosamente dobbiamo cercare e mantenere accesa, che ci fa vivere, perchè potremmo anche trascorrere un’intera esistenza ignorandola, essere vivi, esistere e non comprenderlo.
Voglio approfittare allora di  questo Natale per fare spazio dentro di me alla luce, allo spirito, al Verbo, che venga a rendermi viva davvero. Forse è proprio di me e di ognuno di noi che Giovanni parla.
“In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi.”

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Ieri anche se è iniziato l’Avvento, con i miei bambini del catechismo abbiamo parlato di Noè e allora mi è tornata alla mente la mia storia della goccia. Lo so che è vecchia e che certo molti qui l’avranno già letta, ma ripensarci mi ha portato tanti ricordi dolci, posso?

Storia della goccia
C’era una volta una piccola goccia che usciva da un rubinetto che perdeva, se ne stava lì attaccata e non andava né su né giù. Non si divertiva e non era per niente soddisfatta di quella posizione “Vorrei uscire da qui, conoscere terre nuove e trovare un posto meraviglioso dove poter stare e vivere felice”.
Mentre era lì che rifletteva arrivò davanti alla finestra la Fata del Vento. La minuscola Fata del Vento viaggiava nel cielo sopra un minuscolo cocchio trainato da una lumachina dorata che lasciava una minuscola scia di polvere dorata là dove lei passava. La lumachina aveva fiutato un desiderio da esaudire, le lumachine dorate possono riconoscere i desideri nell’aria anche se si trovano molto distanti.
La goccia quando la vide la chiamò subito: “Fata del Vento ti prego, puoi aiutarmi? Voglio uscire da qui e andare a conoscere terre nuove e trovare un posto meraviglioso dove poter stare e vivere felice”.
La Fata rispose: “Posso trasportarti con il mio soffio e lasciarti dove tu desideri”.
Allora la goccia salutò il rubinetto e si preparò a partire.
Un soffio leggero, ma continuo la trasportò fuori dalla finestra e oltre, sopra i tetti e le strade. La goccia guardava giù, vide un largo prato verde e se ne innamorò.
“Qui!”, esclamò, “Qui andrà bene!”
La Fata la depose su un filo d’erba accanto a una goccia di rugiada proprio mentre passava di lì una coccinella.
“Grazie Fata del Vento!”, salutò cortesemente la goccia, ma la Fata era già ripartita, trainata dalla lumachina attratta da nuovi desideri che affioravano qua e là. Trascorse dei giorni felici la goccia immersa in quel verde di cui si beava, ma piano piano ci si abituò e cominciò a desiderare nuovi colori e nuove terre.
Arrivò allora la Fata del Sole, che la sua lumachina dorata aveva sentito il desiderio e si avvicinò al filo d’erba dove la goccia si trovava.
“Fata del Sole”, subito si fece avanti la piccolina, “Puoi aiutarmi? Desidero tanto trovare un posto meraviglioso dove poter stare e vivere felice”.
La Fata del Sole rispose: “Posso trasportarti in cielo col mio calore e farti arrivare fino a una nuvola”.
“Va bene”, rispose la goccia e salutati il filo d’erba e la coccinella si preparò a partire.
Un calore tenue ma continuo la rese leggera leggera e così iniziò a salire e si ritrovò in mezzo a una nuvola, insieme a milioni di gocce uguali a lei.
“Grazie Fata del Sole”, salutò cortesemente, ma anche lei era già volata via.
Adesso vedeva tutte le sfumature dal bianco, al grigio fino al nero di tutte le nuvole che incontrava e ne restò affascinata.
Ma dopo un po’ di tempo anche questi colori cominciarono a sembrarle sempre gli stessi e cominciò a desiderarne ancora di nuovi e nuove terre.
Allora lo vide, il posto meraviglioso dove poter stare e vivere felice e desiderò con tutta se stessa di raggiungerlo.
Subito arrivò la Fata della pioggia e la goccia subito le chiese se poteva aiutarla ad arrivarci. La Fata poteva trasportarla con la pioggia, ma non sarebbe stato sufficiente. Il suo desiderio era però così ardente che lo sentirono anche le lumachine della Fata del Vento e della Fata del Sole che giunsero lì sulla nuvola.
La Fata della Pioggia fece piovere la piccola goccia, la Fata del Vento la trasportò col suo soffio fino all’orizzonte e la Fata del Sole la sollevò e la fece risplendere col suo calore e così la piccolina si ritrovò nel luogo che aveva visto: una miriade di colori che tante piccole gocce come lei creavano stagliandosi contro l’azzurro del cielo.
La goccia si sentì finalmente a casa e quando si girò per ringraziare le sue amiche fate vide che tutte e tre si inchinavano a salutare il grande Padre Arcobaleno.
Ed è lì che lei si trova ora e vive felice e anche tu potrai vederla e gioire insieme a lei ogni volta che davanti a te incontrerai il grande arco colorato dell’arcobaleno.

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