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Archive for gennaio 2013

La cosa più bella della tavola rotonda di sabato mattina è stata poter ascoltare quattro uomini che parlavano di violenza sulle donne. La potenza della loro presenza, uomini che si fanno carico del problema, ne parlano, lo affrontano, andava oltre le loro, pur profonde e importanti parole. Sentire loro, uomini adulti e maturi, esperti, confrontarsi e spiegare questo argomento a tre classi di scuole superiori, vedere ragazzi e ragazze adolescenti intervenire e chiedere senza paura, mi ha dato proprio la sensazione che qualcosa stia cambiando, che questa sia la strada da percorrere, speranza. E mi ha fatto comprendere che la violenza come soluzione dei conflitti, interiori o di relazione, anche come mamma, è una strada subdola che va continuamente sorvegliata, bisogna non considerarla mai come qualcosa di lontano, che non ci riguarda. Un’espressione in particolare che ha usato l’operatore dell’associazione, la prima in Italia, che si occupa di uomini maltrattanti, mi ha smosso dentro, perchè le cose vanno chiamate con il loro nome, non camuffate o giustificate. -Uno schiaffo è uno schiaffo, un insulto è un insulto- ha detto. E sentirlo da un uomo giovane ed energico e vedere i ragazzi e le ragazze in silenzio e attenti ascoltarlo è stato un momento intenso, magico, una lezione di civiltà.

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Sabato parteciperò ad una tavola rotonda, anzi la coordinerò. Ci saranno tanti ragazzi delle scuole superiori, specialmente di istituti tecnici, dove la prevalenza negli studenti è maschile. E anche i relatori saranno tutti maschi. Io sarà l’unica femmina insieme a quattro esperti maschi per parlare a molti maschi, perchè è l’ora di lavorare insieme e soprattutto di passare a loro la palla, la patata bollente. Perchè è di violenza di genere, di violenza di uomini sulle donne che parleremo e non si può affrontare che insieme e con le nuove generazioni questo argomento, se vogliamo veramente cambiare le cose. Sono convinta che le donne abbiano fatto molto, moltissimo, sono cresciute, si sono giustamente ribellate e hanno acquisito una nuova consapevolezza del proprio valore. E dico loro perchè io sono arrivata a percorso già avanzato, ho goduto del lavoro di altre prima di me. Lo hanno fatto da sole, contro e nonostante padri, mariti, datori di lavoro, superiori e amici. Sono anche convinta che il passo successivo sia quello di cambiare le relazioni, la donna si è evoluta, ora si devono evolvere i rapporti, si devono costruire nuovi modelli di amore, di amicizia, di collaborazione, di seduzione, anche di competizione: maschi e femmine uguali sul piano del valore eppure diversi sul piano delle caratteristiche, della loro più profonda essenza. E’ un percorso lungo, eppure urgente, le ragazze, le donne continuano ad essere uccise. Per nuove relazioni occorrono nuovi attori, nuovi protagonisti, nuovi costruttori. Lavoriamoci con i nostri ragazzi. Sabato ci saremo, un passo insieme, col confronto, nella reciprocità, perchè soltanto insieme lo si può fare, si può cambiare, si può salvare.
Per chi vuole partecipare.

Associazione Donna Chiama Donna – Cesvot
Tavola Rotonda “Come scegli di amare. Gli uomini non sono tutti uguali”
26 Gennaio ore 9.30 Palazzo del Governo Sala del Consiglio Provinciale
Piazza del Duomo Siena

Intervengono
Massimo Squillacciotti -Docente Università di Siena “Modelli culturali”
Simone Bolognesi -Psicologo Università di Siena “La violenza di genere nelle sue forme”
Jeff Shapiro -Psicologo Scrittore “Come si diventa violenti”
Mario De Maglie -Centro Uomini Maltrattanti Firenze “Uomini maltrattanti”

Coordina Caterina Comi -Psicologa Associazione Donna Chiama Donna di Siena

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Incontro di lavoro in uno studio professionale con mio marito, insieme gestiamo alcune attività. Usciamo a mezzogiorno e mezzo e lui mi dice che preferisce non tornare a casa a pranzo perchè ha un impegno nel primo pomeriggio e preferisce restare lì che è vicino alla sua sede di lavoro. Lo saluto e salgo in macchina arrabbiata. Ecco, penso, anche io vorrei essere libera di andare a mangiare un boccone a pranzo, di organizzarmi la giornata, di pensare solo agli impegni extrafamiliari. Lui, come tante madri e tanti padri in carriera, ben organizzati, vivono la vita vera, quella stimolante, che conta. E penso a me che ho sempre messo le relazioni, le emozioni, i rapporti interpersonali come centro del mio interesse, dei miei studi, di tutte le mie attività anche nella scrittura e nelle mie storie, che invece di averne fatto una professione di prestigio sto correndo a fare la mammma. Fortunato, lui.
Mentre guido, comincio ad organizzarmi mentalmente, lui non c’è, devo cambiare alcuni orari per prenderli io entrambi, penso al pranzo, devo prendere il pane, e mi vedo a tavola con i miei “due impegni di lavoro” che ridono o discutono punzecchiandosi, che raccontano la mattinata, che sbuffano perchè gli urlo di andare a farsi i letti, la mattina chi ci ha tempo? Intanto mia figlia mi manda un messaggio dalla fermata. -Arrivooo!!!- le  rispondo.
Fortunato lui? Fortunata io.

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I valori sono lì, davanti o in cima, di fronte che mi guardano. La libertà , il rispetto, la vita che si espande. Poi ci sono io, che mi accartoccio, mi sbriciolo perchè non riesco a reggere il ritmo, il respiro, l’espansione. Una settimana intensa, da delirio. Attese di mesi, tempi morti in cui le cose in realtà proseguivano silenziose e si costruivano. Poi arrivano i giorni degli eventi, le situazioni finalmente si concretizzano, i fatti. In pochi giorni ho gestito dei cambiamenti lavorativi che aspettavo da mesi, altri forse da una vita. Contenta? Certo e disorientata, confusa, persa dentro emozioni più  grandi di me. Ma ci sono gli impegni quotidiani, anche quelli mica scorrono sempre allo stesso modo, mica sono poi così banali. Insomma per ora navigo a vista, mi sento fluttuante, coi figli però bisogna che mantenga il livello di guardia, mica posso essere proprio una ninfea che galleggia, hanno le loro giornate importanti. Come far sostenere a questa ninfea oggi la prima gita grande in pulmann a Roma di suo figlio? Certo sono felice, orgogliosa di lui che cresce, che comincia o prosegue il suo entrare nel mondo, lui, il mio secondo, il mio piccolino, la nostra zavorra contro la vertiginosa alzata in volo della sorella. Anche lui, lo so perchè ormai sono rimasti gli ultimi cinque mesi di elementari, sta per diventare un preadolescente, presto sarò più libera, la sua autonomia avrà un’impennata, quello di oggi è solo un assaggio, altri e ulteriori grossi cambiamenti in arrivo. E le mie certezze, i miei punti di riferimento in caduta, anzi, in alzata libera stanno lì davanti che mi guardano, mi indicano la strada. Dovrebbe essere tutto lineare, logico, quindi -semplice-, direbbe mia mamma, certo meno emotiva di me. Io? Annaspo, galleggio, una ninfea accartocciata.

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Lo so che forse è brutto da dire, ma quando stamattina mio figlio è salito sul pulmino e mi sono ritrovata da sola dopo più di due settimane di permanenza continua da vacanza scolastica un brivido mi è passato lungo la schiena: libertà! Non è che non mi sia piaciuto stare tanto con loro, averli per casa, o comunque doverli gestire negli orari delle loro uscite, ma la scuola è un’altra cosa. Saperli impegnati per quelle ore nelle attività di studio e crescita mi rende davvero libera. Quella libertà mentale e di pensiero  che non sono riuscita a trovare invece durante le vacanze, tanto che non sono riuscita a scrivere, neanche per farvi gli auguri per questo nostro nuovo anno, neanche  a me stessa quindi, a ritrovarmi. Il tempo per me sembrava un furto, anche perchè io scrivo in casa e deve essere vuota, altrimenti loro prendono il sopravvento, anche se stannno dormendo, anche se stanno studiando, giocando, leggendo. Così stamattina al pensiero che sarei rientrata sola, finalmente sola, una ventata di aria fresca ha attraversato i miei pensieri. Poi sono salita, ho visto le cose da fare, da riordinare, le telefonate, le mail, gli impegni da riprendere e l’aria fresca si è  trasformata nella nebbia che mi circonda fuori dalla finestra e che ancora non accenna a dissolversi. E io che ho fatto la  lavatrice. La vita è così, gioie piccole e grandi, alzare lo sguardo e concentrarsi sul particolare, trovare l’equilibrio, non lasciarsi prendere dallo sconforto e saper rendere preziosi i momenti. Ho molte cose da fare, ma non voglio dimenticare quel brivido, in fondo è lì che ho davvero iniziato questo nuovo anno, con un senso di libertà e di eccitazione.  Direi che ci si può stare. Vi auguro di partire allo stesso modo. Almeno.

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