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Archive for febbraio 2013

In questi giorni di Apocalisse, con un futuro politico del nostro paese imprevedibile, anche i miei figli sono rimasti colpiti e incuriositi dal nostro coinvolgimento. Insieme al disgusto e all’esasperazione, a cui sono abituati, sentono ora nei commenti dei loro genitori nuove emozioni: paura, preoccupazione, disorientamento, ma anche sollievo e incredulità. L’emozione, al di là dei contenuti, attrae sempre, anche a quindici e quasi undici anni perchè sono le emozioni che ci fanno vivere. Quello che vorrei trasmettere loro però è il calore che può dare solo una visione del mio, del nostro paese, pieno di quella ricchezza che continuiamo a non vedere. Siamo la nazione invasa e permeata di bellezza per eccellenza, siamo stati davvero baciati dagli dei e non solo per il passato. Basti pensare ancora oggi cosa sia lo stile, la moda, il cibo italiano. Siamo pieni di sole, di luce, non solo quella esterna. Vorrei vivere in un paese guardato con ammirazione dal mondo, ma soprattutto da chi ci vive, un paese pieno di benessere, perchè io ai miei figli ho ancora di che dargli per farli crescere nutriti e protetti, curati se si ammalano, istruiti. La povertà, mi scuso, ma nel mondo è altrove. Sono stufa dei lamenti. E sono convinta che ogni paese abbia la classe politica e dirigenziale che si merita. Lamentarsi è facile. E comodo. Molto più che sbilanciarsi a cercare una soluzione, si resta comunque per conto proprio sulla poltrona, col telecomando in mano, a borbottare. Non ci si imbarazza, si va sul sicuro, non si rischiano abbagli o delusioni. Vorrei che ricominciassimo a guardarci dentro e l’uno con l’altro e che ricominciassimo ad alzare la testa, per indignarci certo, ma anche per pretendere da noi stessi per primi di essere persone eccezionali, essere noi degni di vivere in un posto tanto bello e importante. In una fase eccezionalmente difficile occorrono persone eccezionali, meravigliose. Dobbiamo esserlo noi, numerosi, tutti. Non arriverà nessun Babbo Natale a sostituirci. Io voglio cominciare ad esserlo. Sarà faticoso, ma sono convinta che ne valga la pena perchè è un modo più bello di vivere, basta assaporarlo. L’ho imparato dai ragazzi che ho incontrato in queste settimane, credevo di trovare personcine, individui superficiali, ristretti. Ma quando ho parlato loro di valori alti, di sogni da realizzare, i loro occhi si sono illuminati. E le teste alzate. Insieme alla mia speranza. Ripeto qui la promessa di ormai due anni fa, in quei pochi giorni del centocinquantenario dove ci si ricordava che comunque non vorremmo appartenere a nessun’altra nazione, io di certo no.
“Prometto che cercherò di fare la mia parte, tutto quello che è in mio potere perchè tu sia trattata come meriti, fiore all’occhiello di questo nostro pianeta, perla ricca e preziosa dei continenti, mia, nostra patria.”

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In questi giorni sto lavorando al progetto iniziato con la tavola rotonda sulla violenza sulle donne. Abbiamo fatto vari incontri nelle scuole superiori insieme io e uno degli psicologi, in coppia. Non credevo che sarebbe stato così bello e coinvolgente, i ragazzi e le ragazze sono davvero affamati di stimoli, ascoltano con un’attenzione e una serietà che conquista. E sono come tanti figli per me, mi sono ritrovata a dire alle ragazze di ricordare che sono preziose, ai ragazzi di comportarsi da principi se vogliono incontrare delle principesse, espressioni che ho già usato, e magari testato, come mamma. Alla fine quella che mi è sembrata essere la strada che apre maggiori porte, quella che mi sentivo più a mio agio a proporre, che vale per loro perchè vale anche per me, è stato dire loro di imparare a guardare, a cercare nell’altro e nell’altra soprattutto una persona. “Siamo persone” è stato il passaggio naturale per andare oltre a “i maschi e le femmine”. Per anni slogan che partivano con “siamo donne, noi donne, le donne, potere alle donne” e molte altre espressioni simili sono state utili e importanti. Ma ora mi sembra giunto il momento di dire a queste ragazze e a questi ragazzi insieme, “siamo persone”, bisogna andare alla sostanza, riscoprire e costruire insieme nei nuovo ruoli, nella differenza, il senso di parole come rispetto, fiducia, confronto.
Tra poco andremo a votare. Non sarà facile, eppure c’è aria di apocalisse, tutti sentiamo che vogliamo cambiare, nessuno, tra i candidati sembra, a mio parere, aver trovato il come. Eppure tutti, anche loro, siamo persone, dobbiamo continuare a cercare, a muoverci. I ragazzi sono la nostra speranza, noi dobbiamo essere la loro.

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Mio figlio tra quattro giorni farà cinque mesi di fidanzamento con la sua compagna di quinta elementare con cui tra tira e molla è fidanzato dalla seconda. Ha preparato un librettino con la loro storia in questi quattro anni e una collanina trovata in casa messa in una busta fatta con un foglio spillato.
Mia figlia invece è terrorizzata all’idea di fare regali, si vergogna, ha paura a scoprirsi, -mamma e se lui non lo apprezza?- Ma il suo ragazzo, che ha rinunciato ai regali a Natale e per i sette mesi di fidanzamento, dove lui si è sbilanciato addirittura con un anello, le ha detto che per oggi si aspetta qualcosa. Così nel pomeriggio dovrò accompagnarla a prendergli, credo, una collanina. Nonostante l’ansia, si è dovuta arrendere e dovrà così imparare ad andare oltre le sue paure, questo l’amore fa.
E io? Come potevo, ancora traboccante di gratitudine dopo il regalo della festa due settimane fa, non cercare di contraccambiare? Non so se lui farà qualcosa, ma non mi importa. Stamattina gli ho fatto trovare dentro la doccia -hai visto anche a me riescono le sorprese?- un enorme pacco con il borsone per il tennis che aspettava da Natale.
-Il biglietto lo leggo con calma..-
Era scritto bello fitto, per l’occasione ho voluto fare una citazione, frasi che mi erano piaciute, le lascio anche a voi, non si sa mai, la giornata è lunga..

Nella vita di un uomo esistono tre possibilità di diventare consapevoli. La  nascita, ma è già accaduta; la morte, ma non è prevedibile, per cui potresti trovarti inconsapevole… Resta l’amore. Solo in questo modo quell’oscuro intervallo fra la nascita e la morte che è la vita di ogni uomo trova il suo più profondo significato. (Osho, Quell’oscuro intervallo è l’amore)

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Non credevo di essere bugiarda, ma un po’ devo ammettere che lo sono. Poco meno di una settimana fa ho scritto che voglio essere felice. Povera me, non sapevo a cosa stavo andando incontro. Può un uomo che ami e con cui stai insieme da quasi vent’anni riuscire a sorprenderti completamente, con un regalo che anche senza ammetterlo aspettavi dentro di te da sempre? Mio marito, solitario e possessivo, che sopporta e rispetta, ma certo non sostiene il mio continuo aprirmi ad altre persone ed interessi, lui che sta bene “per conto suo” e per cui spesso è già tanto se sta con me e con i nostri figli che solo il suo grande amore per noi glielo rende possibile, lui, mi ha organizzato una festa a sorpresa. Lui che è geloso delle mia amiche, le ha chiamate di nascosto da me, lui si è continuamente sentito e coordinato con le persone a me più care, quelle che mi conoscono nel profondo e che mi vogliono bene, ha organizzato con loro una cena in mio onore, dove tutti emozionati mi aspettavano, mentre io credevo di trascorrere, come lui predilige, una serata romatica solo noi due. E sono entrata nel bar ristorante sotto casa pensando di prendere un aperitivo e ricevere gli auguri del barista suo amico prima di andare e invece mi sono trovata tutti lì che mi aspettavano. Con la musica di un amico carissimo che suonava, con due ballerini, amici, che si esibivano in un tango, ricevendo i fiori, che sembravo una sposa, da un’altra amica che mio marito aveva cercato per me, con i regali di tutte quelle persone che riempono le caselline più preziose dentro il mio cuore, gli affetti quelli veri, invitati che mi facevano gli auguri di cui io sono orgogliosa di essere amica. E poi i miei figli, le mie nipoti e i figli degli amici, altri figli. Tutti lì per me. Lui li aveva chiamati per me. Lui con quell’espressione sul viso. Per riempire il mio cuore di un’emozione e commozione così grandi che non ho saputo dove metterle. Così inondata da tanta felicità che ne ho avuto paura, non sapevo come accoglierla, non sono mica così brava a vivere la gioia, a ricevere così tanto. E a distanza di giorni non mi sono ancora ripresa. Piango e piango di felicità.
“Andate nei vostri campi e giardini,
e imparerete che il piacere dell’ape è raccogliere il nettare del fiore,
e che il piacere del fiore è conceder all’ape il suo nettare.
Poichè il fiore per l’ape è una fonte di vita,
e l’ape per il fiore è una messaggera d’amore.
E per l’ape e per il fiore donarsi e ricevere piacere è a un tempo necessità ed estasi.
Popolo di Orfalese, nel piacere siate come le api e come i fiori.
(Gibran, Il profeta)

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Martedì pomeriggio mio figlio, all’inizio in difficoltà davanti a questo titolo avuto per compito a casa, lui adora invece  i temi di fantasia, si è trovato costretto a riflettere sull’amicizia. Questo è quello che ne è venuto fuori.

“Tema: Amicizia non è solo divertirsi insieme ma:
E’ vero che amicizia non è solo divertirsi insieme perché io sono amico delle femmine con le quali mi diverto meno di quando sto con i miei amici maschi. Quindi è chiaro che l’amicizia non è solo divertimento. Infatti con una compagna che sarebbe la mia migliore amica non mi ci diverto un granché perché lei è pacata, calma e non le piacciono per niente le cose da maschi. Io ci sono amico, le posso dire delle cose e so che non le dirà a nessuno: la fiducia è una cosa altrettanto importante per l’amicizia rispetto al divertimento. Poi io con lei mi sento completamente a mio agio e la tratto come una sorella. Quindi l’amicizia non è solo divertirsi e avere fiducia, ma anche volersi bene. Poi si va parecchio d’accordo e abbiamo spesso le stesse opinioni. Inoltre credo che lei sia una delle persone più brillanti che conosco. Un vero amico o una vera amica è come un fratello o sorella che ti consola e ti rallegra anche nei momenti più difficili.”

Avrei voluto mettere ieri questa cosa qui, però la brutta copia del tema era rimasta a scuola. Ieri perchè il 31 gennaio è la festa di San Giovanni Bosco, fondatore dei Salesiani, sacerdoti che mi hanno aiutata a crescere personalmente, in parrocchia e professionalmente, ho studiato alla  facoltà di Scienze dell’educazione della loro università. Don Bosco si è occupato dei ragazzi per tutta la sua vita e se vivesse oggi sono convinta che proporrebbe loro tanta spiritualità, tanto senso etico e civico, quei valori che oggi è sempre più difficile andare a scovare in mezzo al nostro consumismo. Qualche volta anche fare un tema, in quinta elementare, può diventare l’occasione giusta per scoprirli.
Però stamattina dovrei forse parlare d’altro, ringraziare Lassù per il dono della vita che, almeno in questa giornata in cui l’ho ricevuto, dovrei saper apprezzare. Non perchè sia giusto, ma perchè ogni giorno imparo sempre più che la gratitudine è la chiave e il segreto della felicità. E io voglio essere felice.
-Mamma da grande voglio fare lo scienziato, il politico e anche lo scrittore.-

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