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Archive for aprile 2013

Il nome in realtà mi viene da una prozia materna, laziale, ma di fatto mi chiamo Caterina e sono nata a Siena. Qualche cosa, ho pensato, dovrà pur dire. Così mi sono trovata mesi fa nella Basilica di San Domenico, la chiesa che Caterina Benincasa a cavallo del 1300 frequentava, dove si recava a Messa. Nella libreria interna, tra rosari e immaginette ho comprato una biografia romanzata della santa dal titolo che non mi ha lasciato dubbi, La mia natura è il fuoco. Questa santa va conosciuta, mi son detta. Ho scoperto una donna eccezionale, mistica da sembrare quasi fiabesca e leggendaria e allo stesso tempo con un impegno civile unico io credo in tutta la storia. Lei, umile donna illetterata figlia di un tintore, interloquiva con tutti potenti di allora senza timore o reverenza, forte della sua umiltà e della verità.
In questi giorni pieni ed inquietanti, il mio vivere la politica si è concretizzato anche in una candidatura in una lista civica, per esserci, per dare il mio contributo e testimonianza, ma sperando, con la mia paura, davvero di non essere eletta che preferisco contribuire in altro modo. Ma i veri giochi, quelli che mi inquietano sono altri.
Mia figlia, quindicenne adolescente in crescita, tra amici, scuola e ragazzo vuole giustamente fare da sè, ma io e suo padre la vediamo soffrire, o arrabbiarsi, o sfogarsi con noi, sbagliare, ma non volere il nostro aiuto. Ci siamo detti proprio in questi giorni, per consolarci, che essere genitori di figli adolescenti è forse meno faticoso, ma più doloroso: se non vuole confidarsi, se non vuole essere aiutata, non puoi fare altro che soffrire per lei, o se te lo permette, con lei.
Questo nostro paese, questa nostra democrazia, dove vedo tante persone al potere pronte a buttarsi alle spalle ogni principio, ogni valore, ogni capacità di ascolto e di rispetto per i cittadini, considerati delle pedine, carri armatini del Risiko che loro stanno giocando, presidenti e segretari che stanno affondando in una vergogna sempre più profonda, e questa nostra incapacità di costruire e creare una nuova classe di rappresentanti, la nostra incapacità di indignarci, di ricordarci che noi siamo altro da tutto ciò e staccarci indignati, che non uno, ma mille movimenti dovrebbero crearsi, il paese dovrebbe pullulare di assemblee, di incontri, di richieste di muoversi verso nuovi obiettivi. E invece tutti spenti, disillusi, paralizzati o peggio ancora violenti.
Come a volte proprio con mia figlia, l’adolescente, aspetto e soffro, veglio, faccio quello che mi è possibile, convinta che la crescita e la maturazione, le capacità di trovare la propria strada arriveranno. Dopo tutto Caterina da Siena è la patrona d’Italia e d’Europa, culle di civiltà, diritto e democrazia. Qualcosa dovrà pur dire.

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“Manterrai vivo il ricordo dei tempi passati, affinchè la gente ricordi il Grande Pericolo ed ami ancora di più il suo caro paese.”
(Frodo a Sam, J.R.R. Tolkien, Il Signore degli anelli)

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La vita mi rincorre, quante cose mi stanno accadendo, o meglio sto facendo, non ho il tempo di metabolizzarle, sono io questa? Pare di si, ma quando potrò tornare ai miei scritti, alle mie riflessioni? Le rondini da lassù volteggiano lontane e mi guardano. Lo so, lo so che sono io che guardo loro, ma come le stelle ogni sera fin da bambina, le salutavo dalla finestra e mi sentivo seguita e protetta da loro, così ora le seguo da lontano, le mie piccole stelle bianche e nere, in attesa di tempi più calmi, quando avrò tempo di far volteggiare, insieme a loro i miei pensieri e covare su queste pagine le mie parole.

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Settimana di quelle piene e intense, dove in qualche modo sopravvivi e anche ora che finalmente scrivo ho mille cose per la testa e pentole sui fornelli e lavatrici che aspettano di essere tese a questo tanto atteso sole di primavera. Perchè la primavera è sempre così, una signora o forse una fanciulla timida e delicata di cui cerco impaziente ad ogni momento i segni del suo arrivo, come nel mio Le farfalle. Io da circa un mese controllo i rami degli alberi sotto casa e seguo i butti, le gemme, annuso i primi fiori e scruto le prime foglie, sperando, senza volermi illudere, che sia arrivato quel tempo in cui il mio cuore si rilassa e qualcosa dentro mi si scioglie, sapendo che la promessa di una nuova estate, di un rinascere della campagna e del tempo a cui io mi posso aggregare e fiorire e colorarmi dentro e fuori a mia volta, è stata ancora una volta mantenuta. In questa settimana però sono stata così presa e stanca che anche se i miei occhi hanno guardato, i miei pensieri e i sentimenti continuavano a correre distratti. Poi stamattina mentre tornavo dopo aver lasciato mio figlio al pulmino ho alzato lo sguardo e le ho viste.
-Benvenute!- ho detto dentro di me. E mi sono commossa.
Le prime rondini dell’anno, leggere e leggiadre, eppure con migliaia di chilometri percorsi, svolazzavano nel cielo sopra alla mia testa affollata che quasi non me me accorgevo. Come loro, devo percorrere chilometri e chilometri di impegni e intemperie e fatiche e oltrepassare tanti orizzonti, ma quando arrivano voglio essere anche io pronta a svolazzare nel cielo azzurro.
Affinchè il viaggio non sia invano.

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Venerdì, otto del mattino, mi incammino in fretta dietro a mio figlio che corre per non perdere il suo pulmino che lo porterà ancora per questi ultimi due mesi di scuola elementare. Mia figlia con mio marito è già partita, sta smettendo di piovere, -meno male che le lavatrici le ho fatte ieri- penso. Devo fare molte telefonate e sbrigare varie questioni stamattina, poi pensare al pranzo, insomma sono dentro la giornata, dentro la mia vita. Poi, come una folata, mi si ferma tutto davanti e penso che quello che sto facendo è vivo, mi piace, è reale. Sto vivendo anni felici, vedo i miei figli crescere mentre io e mio marito cresciamo con loro. Sono fortunata, non me lo devo scordare. La vita è così, la felicità non è da inseguire, la felicità è da interpretare.

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