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Archive for settembre 2013

-Ma non viene qualche amica con noi?-
-No mamma, a fare spese voglio andare sola con te-
-Lo sapevo, ma mi piaceva sentirtelo dire, sola con me..-
In mezzo ai tanti rimbrotti e sfoghi che invariabilmente si concentrano sulla mia persona, certo anche il padre se ne prende le sue dosi, ma con lui si sente che è  anche un grande amore e col fratello oltre alle risse ci sono gli scherzi e le confidenze da prima complicità tra adolescenti, c’è rimasta qualche isola felice nella guerra tra generazioni. Lo shopping precompleanno è stata una di quelle, solo noi due, mamma e figlia. E poi ieri pomeriggio in attesa della sua festa a sorpresa che gli amici le stavano preparando, ci siamo guardate abbracciate sul divano uno dei suoi vecchi film da ragazzina con Anne Hathawaye, la sua attrice preferita. E’ così faticoso mantenere questa distanza da grandi, ognuna la sua vita e gli scontri al confine, un senso di vuoto e solitudine da “arco” mi prende, ma mi mantengo ferma. Ma ieri, sicure che almeno anagraficamente un altro importante passaggio e traguardo fosse stato raggiunto, ci siamo potute rilassare un attimo e dare ai nostri cuori quel rifugio dolce dell’infanzia che era stare noi sole nel nostro universo, in tutto l’universo, scordandoci amici, ragazzi, scuole e altre impegni. Certo il tempo di un film e un ricordo, ma a sedici anni questo è tutto quello che la crescita e lei mi possano concedere. Poi è partita per la sua festa, noi a casa ad accogliere le nostre vite da adulti, da spettatori della sua, malinconici e felici e grati per lei, concentrati su di noi, in attesa del suo racconto.

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La vita ha ripreso a correre e io con lei. Quest’anno voglio crescere professionalmente, avere più occasioni di incontri, corsi, momenti per condividere. E le cose si stanno già muovendo. La prossima settimana me ne vado tre giorni a Torino, tanto per cominciare. Poi ho molte idee, al solito, speriamo di realizzarle. Una però su tutte, lavorare con gli adolescenti per costruire nuovi modelli di relazione non violenti. Il lavoro con i ragazzi mi sembra sempre più l’unico modo che ho per rispondere a tutto quello che in questi giorni la cronaca ci fa sapere. Poi voglio sistemare e semplificare le risorse sul blog perchè siano più accessibili. Intanto voglio segnalarvi che Silvana De Mari, la mia scrittrice del cuore, ha iniziato a scrivere regolarmente su Facebook e credetemi leggerla è sempre riconciliarsi con noi stessi. Ne rubo un po’ tanto per iniziare bene, si sa settembre è il periodo delle partenze, occorre energia, ovunque si trovi, qui se ne fa una buona scorta.
“Qualche considerazione spicciola
Come parliamo agli altri? Soprattutto agli altri più importanti: quelli che vivono nella nostra stessa casa, quelli che sono la nostra famiglia, e poi gli amici, i colleghi?
La legge del benessere dice: fa fiorire il tuo giardino. In questa frase ci sono due parti fondamentali: la prima è il concetto del fiorire, che è un concetto di bellezza e armonia legato alla cura. Perché un giardino fiorisca è necessario dissodare, piantare, irrigare, potare, levare le erbacce o perlomeno piantarla di fertilizzarle. La seconda parte è il concetto di mio giardino, quello che ho subito fuori la porta. Ci occupiamo del nostro giardino. Capisco che sembri molto terra terra, sarebbe molto più epico, anche più etico, occuparsi di quello che succede in Asia, Africa e America del sud, quella del Nord se la cava da sola insieme all’Australia, come anche Artide e Antartide, per fortuna perché continuiamo a confonderli. Occupiamoci del nostro giardino. Il comportamento corretto è quello che, se seguito da ogni essere umano, porta la salvezza del mondo. Se ogni essere umano facesse fiorire il proprio giardino, il mondo sarebbe un giardino fiorito. Asia Africa America Latina e a questo punto anche l’Europa, America del Nord, Artide e Antartide (prima o poi impareremo distinguere qual’ è quello di sopra e qual’ quello di sotto) se proprio ci teniamo, andiamo a salvarli dopo, dopo il fatto fiorire il nostro giardino. Il giardino è più vicino dell’Africa, lo conosciamo e ci interessa di più perché luogo dove noi viviamo. Coloro che devono salvare l’Africa, o simile, mentre il loro cortile è una discarica, sono semplicemente individui che stanno usando l’Africa, o simile, per nascondere l’incapacità ad affrontare i propri problemi. Mi scuso per la brutalità del discorso ma una delle capacità su cui è basato il nostro benessere è quella di riconoscere la verità, alle persone che devono salvare terre lontane mentre casa loro è una discarica, in realtà al benessere di quelle terre non sono minimamente interessate.
Si comincia da noi e da coloro che ci circondano. Dopo che abbiamo reso felici noi, rendiamo felici coloro che ci circondano. Questo è un lavoro più che sufficiente in una vita, ma casomai non dovesse bastarci, DOPO possiamo andare a salvare il mondo, ma è possibile che nel frattempo, grazie al contagio positivo che abbiamo innescato, il mondo si sia salvato da solo.
DOPO che il nostro giardino è fiorito, DOPO che abbiamo capito come si fa a far fiorire le cose, perché altrimenti ci limiteremo a portare in giro il nostro fallimento, e il mondo che volevano soccorrere starà peggio. Il mondo è pieno di disastrosi soccorritori che hanno solo portato in giro e moltiplicato la loro problematicità. Facciamo fiorire il nostro giardino. Se ogni essere umano farà lo stesso il mondo sarà un puzzle di minuscoli giardini fioriti.
Siate gentili con voi stessi e sarete gentili con gli altri e a un certo punto la vita sarà gentile con voi, un po’ più gentile almeno, non la solita arcigna megera.
Tutte le volte che diciamo qualcosa, tutte le volte che comunichiamo modifichiamo i neurotrasmettitori, i nostri, quelli della persona con cui abbiamo comunicato e quelli di tutti coloro che hanno assistito allo scambio.
Quando facciamo un complimento a qualcuno, ti sta bene quella camicia, la persona cui abbiamo fatto il complimento produce serotonina, noi produciamo serotonina e tutti coloro che hanno assistito allo scambio producono serotonina. Non risparmiamo sui complimenti. E’ la forma più stolida di avarizia.”(Silvana De Mari)

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Lo ammetto ritornare a scrivere qui dopo due mesi e un giorno mi emoziona.
Si può vivere oggi tutto questo tempo senza telefono fisso e senza internet?  Certo che è possibile, specie se hai un marito dotato di iphone e ipad. Ma in mezzo a muratori e falegnami e poi nella piazzola di un campeggio affollato non potevo ricreare la mia preziosa solitudine che vuol dire finalmente compagnia di me stessa, e anche di voi che leggete queste mie parole che hanno bisogno del loro rituale, la finestra con le mura e gli alberi davanti al cielo che mi si stagliano davanti, la musica, stamattina Ami ancora Elisa di Battisti, una delle mie canzoni apricuore, e i figli finalmente a scuola. E allora torno al blog, torno a voi, ma soprattutto torno ai miei colori, ad uno spazio tutto per me e mi sento come mia figlia quando tornava a settembre alla scuola materna dopo le vacanze, libera e felice. La casa è ancora per aria, ma è un cantiere, finalmente pulito! in evoluzione. Questa è la  fase che a me e mio marito è più congeniale, non siamo fatti molto per le disposizioni definitive, mentre ci piace inventare, pensare, progettare. Eppure noi siamo molto definitivi, sono ventanni che stiamo insieme! Ma dentro una struttura fissa ci piace muoverci, nella nostra stanza ancora da sistemare come nel nostro rapporto. Così io tutta per me in questo mio spazio che da anni mi vede tornare, e anche una pausa così lunga è una novità per me, che mi vede scrivere sempre della mia vita, della mia famiglia eppure continuamente crescere e muovermi, come mamma certo, pensate un po’ che siamo entrati nel fantastico mondo della scuola media anche con mio figlio minore, ma soprattutto come persona.

“Potremmo pensare che crescere per un adulto  sia normale, ma noi sappiamo bene che si cresce con grande fatica e che a volte si cresce controvoglia, quante volte abbiamo pagato le svolte della nostra vita con rinunce, dolori, fallimenti, frustrazioni, che ci hanno segnato, in questo senso siamo cresciuti controvoglia: se fosse dipeso da noi certe cose non le avremmo fatte eppure quelle cose ci hanno dato la svolta e spinta per cambiare. Quante cose nella nostra vita abbiamo perduto, a quante cose abbiamo rinunciato, a quanti fallimenti siamo andati incontro nella nostra vita? L’adulto cresce realmente? Non è una cosa spontanea e lì possiamo fare una differenza tra crescita e divenire: potremmo dire che la persona adulta diviene, muta, cambia, ma non è mica detto che cresca. Ecco in questo sta la complessità dell’essere adulti, la vita adulta è intessuta di guadagni, perché è vero che andando avanti si guadagna: pensate a quante cose si capiscono, si comprendono, si vivono, via via che si avanza nel tempo: un conto è avere vent’anni, trenta, un conto è averne quaranta, cinquanta, sessanta…il nostro sguardo sulla vita si allarga, si amplia si fa più profondo, più acuto sulla base dell’esperienza, ma quante altre cose abbiamo perduto e non siamo più in grado di poterle recuperare. La nostra vita è un bilancio di guadagni e di perdite con la speranza che la parte del guadagno sia più forte delle perdite. Ecco se le cose stanno così si può porre la domanda: si vuol veramente crescere come adulti o non si preferirebbe rimanere come si è? C’è questa istanza, una profonda nostalgia, ma c’è anche un’altra questione: noi vorremmo crescere senza perdere nulla, mantenendo tutto, questo sarebbe il sogno, poter crescere senza perdere nulla…”(Prof. Daniele Loro, Le fasi dellla crescita dell’adulto, Dossobuono, 21 aprile 2009)

La mia casa non è più lei, la camera dei ragazzi com’era non esiste più, neanche la mia, ma nuovi spazi si sono creati e di sicuro quello che ho perso è passato e si trattava soltanto di oggetti, forse di ricordi. Ma posso provare nostalgia o invece gratitudine, per quello che ho avuto e per quello che meravigliosamente mi si sta aprendo davanti. Come a tutti noi. Ben ritrovati!

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