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Archive for novembre 2013

-Mamma, mi compri quello con le finestrine e le cioccolatine? Non vedo l’ora!- Non credevo che ancora per questo anno, arrivato in prima media, mio figlio mi avrebbe chiesto il calendario dell’Avvento, pur se per ragioni “gastronomiche”. Io mi sono subito attrezzata, figuriamoci e sto aspettando domenica per tirarlo fuori insieme ai miei amati, solo da me, dischi natalizi. Dopo una settimana infernale, stanca e piena di cose da fare, guardando le stelle in questo cielo limpido e ghiacciato desidero che l’Avvento cominci anche dentro il mio cuore sovraffollato. Non voglio mica essere uno di quegli albergatori indaffarati o di quegli ospiti tutti presi a vedere la cometa tanto da rendere impossibile trovare un posto per quella povera ragazza incinta. Solo grazie alla generosità di un pastore venne accolta e sempre i pastori, fuori nei pascoli con le greggi, videro gli angeli, si accorsero che qualcosa per sempre stava cambiando. Gli altri, chiusi nelle loro case e locande, restarono ignari, i pastori, sereni, all’aperto a vegliare, videro gli angeli. In questo Avvento che sta per  iniziare con le canzoni  e le cioccolatine, dovrò fermarmi a vegliare, uscire all’aperto, fare spazio dentro e fuori di me, allora anche io potrò vedere gli angeli e sentire il loro coro celestiale.

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Qualche giorno fa, stremata dalla tensione e dalla stanchezza fisica, all’ennesima richiesta di mia figlia fatta con superficialità e dando per scontata la mia disponibilità, sono esplosa. Mi sono arrabbiata, ho urlato e protestato, ho detto che se dovevo essere la loro domestica allora avevo diritto allo sciopero e per due giorni mi sono occupata esclusivamente di me e delle mie cose ignorando tutta la mia famiglia. Essendo capitato di sabato sera, la domenica mio marito, lo sciopero era anche contro di lui, ha fatto tutto da solo, sapete le questioni più comuni sono l’apparecchiare e sparecchiare, tenere in ordine, i soliti campi di battaglia della convivenza, civile o meno, con gli adolescenti specialmente. Ma io ho continuato imperterrita anche il lunedì e lì le cose sono un po’ cambiate. I miei figli si sono spaventati: senza il padre e con la mamma autista in sciopero mia figlia chi la prendeva alla fermata per venire a casa? Si è dovuta attivare, raccomandarsi, non dare niente per scontato. Anche per mio figlio è stata dura perchè lui arriva prima a casa e senza la mamma cuoca e cameriera, io non ho mangiato con loro, hanno dovuto organizzarsi. Sono state giornate dure e di tensione per tutti, specie per me. Sarà servito? Adesso io e mio marito non riusciamo a finire di mangiare perchè loro che vogliono alzarsi per andare alla tv o al computer, cominciano a togliere i tovaglioli, i bicchieri, insomma a sgomberare la tavola con una fretta che sembra di essere in una sit-com. Be’, la regola l’hanno capita e l’hanno elaborata a modo loro. Io spero che abbiano acquisito la differenza tra un ristorante e la loro propria tavola, tra l’essere serviti e collaborare, tra dipendere e aspettare o condividere. In fondo è questo che volevo, sono grandi, e non credo proprio che questo possa soltanto consistere nel poter stare a casa da soli, fare più tardi la sera, gestirsi i compiti o le uscite autonomamente. Crescere significa diventare responsabili, abili a dare risposte, saper gestire certi doveri e impegni senza richiesta dall’esterno, ma non solo quelli che, come lo studio, coinvolgono esclusivamente la loro persona. Avere la capacità e possibilità di prendersi cura di se stessi e degli altri è averne il potere, è avere potere. Davanti al mito di oggi dell’eterno giovane che per essere felice deve solo pensare al divertimento e non durare fatica, è invece avere il potere di prendersi cura di sè che fa la differenza tra un bambino ed un adulto, tra un cittadino e un suddito, tra un protagonista e un manipolato. Non voglio fare la serva nè la regina, due facce della stessa realtà. Noi mamme ne sappiamo qualcosa, io certamente, se volete leggete questa mia storia, AAA. Sto cercando ancora, o forse ad ogni nuova tappa, di uscire dal regno ed entrare in democrazia.

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Mentre mia figlia ha di  nuovo bisogno di me perchè in crisi col fidanzato, mio figlio fa un passo indietro, o forse in avanti, chiedendomi di guardare dentro l’armadio prima di dormire se ci sono mostri o assassini. La sua nuova stanza è la più isolata e ha passato un lungo e solitario pomeriggio a fare i compiti, si sente solo e abbandonato, anche perchè noi “genitori degeneri” ci siamo rifiutati di stare lì solo per fargli compagnia e siamo rimasti sul divano a guardare la tv. La sua richiesta, chissà se voleva essere anche una vendetta o solo il sintomo di un senso di solitudine, mi sa anche di una individualità che fa fatica ad accogliere. Mi sono ritrovata a dargli quella risposta che non usavo da diversi anni, quando, specie sua sorella mi diceva a letto che aveva paura dei mostri. Io le rispondevo, anzi  le chiedevo, se lei avesse preso appuntamento, un appuntamento coi mostri. Lei ogni volta restava spiazzata e ovviamente non poteva che affermare che non lo aveva fatto. Allora io, sempre seria e convinta, le dicevo che i mostri avevano da spaventare ogni sera moltissimi bambini e che senza prendere appuntamento loro non ce la potevano fare a venire. La cosa finiva lì, non ci sono mai stati problemi o paure particolari o aggiuntive. Anche questa volta, ieri sera e stamattina quando ho chiesto se fosse arrrivato qualcuno nella nottata. Riflettevo su cosa significhi questa manovra, questo accettare la paura, non giudicarla, nè negarla, ma semplicemente trovarle una soluzione, una spiegazione pseudorazionale e così andare oltre. Pensavo di come così ho ascoltato la sua richiesta di attenzione e rassicurazione, ma portandola ad un livello diverso, più avanti, più da grandi, una motivazione fantastica eppure in qualche modo da adulti, a cui potersi rivolgere e aggrapparsi per superare la difficoltà. Un mio esserci nella situazione, un far sentire la mia presenza e la mia vicinanza, ma in un altro modo, che va bene a me, ma anche a lui che vuole sentirsi grande e capace, anche se in quel momento non lo è. O semplicemente si è dimenticato di esserlo, di come lo stia diventando. Anche con fatica e da solo, almeno nella sua stanza, con i genitori che sanno che può farcela, così che lo sappia anche lui.

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Finalmente una promessa che riesco a mantenere! Mi ero proposta all’inizio di settembre di sistemare tutte le mie storie presenti qui in modo più chiaro, almeno spero, suddividendole per argomenti, per esigenze, Le storie per me,  per i genitori, per gestire le emozioni, per aumentare la propria consapevolezza, per avere dei modelli da cui imparare, ma anche per tornare indietro, prendersi un po’ cura della propria parte bambina, specie con le atmosfere natalizie.
Le storie per i miei figli, da raccontare ai bambini, magari adattandole, per sviluppare la loro autonomia, stimolare la creatività, allargare gli orizzonti.
Ho sistemato anche un diario delle storie, mettendo anche i commenti, come sono nate, a cosa sono servite.
Non ce l’ho fatta a rileggerle tutte, ma le storie nate nei laboratori proprio non me le ricordavo, così le ho prese e riscoperte una per una. E devo dire che sono proprio belle e che alleggeriscono il cuore. Chissà forse con tutte le altre deciderò di farne un nuovo libro: “Storie per diventare persone contente”…

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