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Archive for febbraio 2014

Sabato tardo pomeriggio: sdraiata sul letto di mia figlia che era fuori, sentivo dalla cucina le voci di mio marito e mio figlio intenti a preparare la pasta al forno. Avevo appena finito di rileggermi uno dei miei libri preferiti di quando facevo le medie, ogni volta che lo apro è come sfogliare un vecchio album di famiglia.  Mi sentivo così felice che sono rimasta lì, per un bel pezzo, semplicemente ad ascoltare la mia gioia, il mio cuore che si riempiva di una sensazione di gratitudine e di pienenzza, traboccava, come si dice. Non mi era mai successo, così, spero proprio non sia l’ultima.
Devo ammettere che non ho avuto un’infanzia particolarmente difficile, ma allo stesso tempo non ha avuto un rapporto facile con la mia famiglia di origine, troppe diversità, proprio di fondo. E sono stata insoddisfatta e inquieta per la maggior parte della mia vita, per la maggior parte delle mie giornate, dei periodi. Ma lì su quel letto non mi sono soffermata troppo a pensare alla strada che ho fatto, alla fatica, al lavoro, al mettermi in discussione, in gioco, a ricordare quanto sono stata lontana e diversa da questa persona lì ad ascoltare in silenzio e penombra la sua felicità. Non volevo soffermarmi sugli aspetti pesanti, farmi raggiugere dalla malinconia, neanche dalla tenerezza per quella ragazzina, ragazza, giovane donna, giovane mamma che sono stata. Solo ricordare che quella gioia arrivava da lontano, che i doni se prima c’erano non riuscivo a vederli, a goderne, e che prima ho dovuto imparare a chiudere vecchi conti e ad aprire nuovi orizzonti. E che ne è valsa la pena.

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In queste ultime settimane mi ritrovo a pensare quanto sia necessario, eppure difficile per gli adolescenti di oggi trasgredire. Ovviamente questo mi viene in mente dal rapporto con mia figlia  di sedici anni e anche dai suoi racconti, da quello che vedo delle sue amiche e dei suoi amici, del suo mondo. E penso che non si scappa, in questa sua fase non si cresce se non si riesce ad andare oltre le regole, le scelte, le impostazioni dei propri genitori e del mondo adulto in genere. Non si può seguire la scia, ma faticosamente costruirsi la propria. Mi ritrovo sempre più a mio agio allora nel mio essere una mamma battagliera che dopo aver allentato il rapporto sul piano della confidenze, parliamo molto meno ora, certe conversazioni sono un po’ finite tra di noi, continua invece con le discussioni. Sono sempre pronta a rimarcare e soprattutto a pretendere il rispetto di alcune regole, da alcune spicciole, come non dire le parolacce in mie presenza, ad altre di fondo sul prendersi la responsabilità e la conseguente coerenza su quello che fa, se chiede e ottiene dei permessi, se propone di fare qualcosa per ottenere altro in cambio. E non ho nessun pudore, lo dico anche a voi!, a metterla in punizione o a ricattarla su ciò a cui tenga di più se non rispetta le mie richieste, i patti. Mio marito, il furbo, fa il genitore buono, ma anche quello che proprio per questo, è temuto di più. Perchè le sto così sul collo? Perchè se non tenessi duro non avrebbe muri da scavalcare, regole da trasgredire, impostazioni a cui andare oltre, niente aria nuova da respirare, niente mondo suo migliore e libero da noi da costruirsi, regole da inventarsi giuste per lei. La trasgressione diverrebbe solo distruttiva, negativa, di fuga, qualcosa soltanto e palesemente, senza essere contro di noi, contro di lei. E’ una sensazione che ho a pelle, mi viene d’istinto di comportarmi così, ormai è troppo grande, senza niente su cui lottare per se stessa, il suo essere contro, il suo bisogno di ribellarsi, di autonomia, sacrosanto alla sua età, le si rivolterebbe contro. In una cultura giovanile che propone lo sballo, il divertimento fine a se stesso, dove l’impegno è sinonimo di fatica e quindi senza valore, io e suo padre pretendiamo molto da lei, non in termini di risultati, ma di darsi da fare per la sua vita, per se stessa, per la sua felicità. Perchè per noi il vivere senza pensieri non è la gioia, divertirsi non è emozionarsi e, ho letto questa cosa che ho trovato illuminante, il contrario di noioso non è divertente, ma interessante. Se vuole vivere seduta, senza obiettivi, senza sfide, chiusa e lontana da un mondo deprimente come il nostro dovrà andare a farlo altrove, sarà comunque una sua scelta, non un nostro permesso nè eredità. Ecco perchè ci lotto tutti i giorni, spesso sulle stesse cose, certe volte urlandole contro, altre discutendone con calma, ma senza arrendermi, o almeno dicendoglielo quando sono troppo stanca per farlo. Lei si imbroncia, si indigna, poi torna, mi abbraccia, ci coccoliamo, scherziamo, non siamo nemiche, solo, sempre su due versanti distinti e diversi, lei di fronte alla vita che deve ancora costruirsi, io alle sue spalle, alle sue radici, dove può sempre tornare, ma che è ormai un altrove rispetto al suo mondo. Lei che gira e vaga esplorando, io il suo punto intransigente e brontolone, anche difficile da comprendere, e certo da condividere, ma fermo, fermo per lei.
“la vita non procede a ritroso e non s’attarda sul passato.
Voi siete gli archi da cui i figli, le vostre frecce vive, sono scoccate in avanti.
L’Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell’infinito, e vi tende con forza affinché le sue frecce vadano rapide e lontane.
Affidatevi con gioia alla mano dell’Arciere;
poiché come ama il volo della freccia così ama la fermezza dell’arco.”
(Gibran, Il profeta)

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Ritornare a casa, alla mia casa, la casa del mio cuore, non mi è facile. Ho passato queste ultime due settimane a sostenere la mia migliore amica, quella che in genere tranquillizza me, che mi  tampona nelle mie ansie, come io certo faccio con lei. Ma un’emergenza grave ora rientrata mi ha portato ad utilizzare tutte le mie energie per starle accanto, per reggere insieme a lei, per lei. E ora che la tensione sta calando io non riesco a tornare alla normalità. Io che in fondo non ero direttamente coinvolta. Ma funziono così, l’intensità mi accompagna in tutte le mie esperienze, nella paura certamente, nel dolore e per fortuna anche nella gioia, nella gratitudine. E sto vivendo in questi giorni molte altre esperienze intense, percorsi politici che procedono e mi danno un po’ di speranza, incontri da psicologa colorata con genitori e con catechisti da gestire, guerre puniche con mia figlia sempre più adolescente da combattere, crescite piene di parolacce e strafottenza di mio figlio primomedino da digerire e a cui abituarmi. E l’amore scoppiettante e tenero di un marito che non vuole arrendersi al romanticismo, il suo, prima ancora del mio, per il prossimo San Valentino. Ma io sono ancora in fibrillazione e non riesco a fermarmi, ad essere grata e felice, anche dell’emergenza risolta, continuo con la mente a cercare un altrove dove rifugiarmi, e anche se non ho niente da cui fuggire, istintivamente, come un animale abituato al pericolo, non riesco a mollare con la fuga, a smettere di voler scappare. Non mi è facile abituarmi alla felicità, a sentirla, ad accoglierla, a viverla. Va tutto bene.

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